+ Sport per i bambini

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+sportTutto quello che so sullo sport me l’ha insegnato mio figlio.

Mi sono impegnata in diverse attività nella mia vita: lo studio, il lavoro, la famiglia. Ma lo sport no. Era prima un aspetto ludico ma residuale, poi una necessità (trascurata) per non morire di sedentarietà. Forse una reazione di protesta alla mentalità fortemente influenzata dallo sport di mio padre.
Poi è apparso mio figlio. Caparbio fino all’inverosimile solo verso le sue prestazioni fisiche. Un’attitudine personale, poco influenzata dall’educazione familiare.

Ha incontrato lo sport del suo cuore (ma il suo giovane cuore avrà tempo per innamorarsi ancora o magari per rafforzare questo vincolo) molto presto, a 7 anni. Da allora è passione pura.
Il Piccolo Jedi gioca, ama e vive la pallavolo.
Passione pura? No, sbaglio. Proprio perché io non ho la sua mentalità. Non è affatto passione pura (e semplice). E’ molto di più della passione.
E’ impegno, costanza, applicazione, sopportazione, adattamento, soddisfazione, tecnica, responsabilità, autocontrollo, gestione delle emozioni. E poi, sopra a tutto questo, al gradino più alto: divertimento.

Nessuno gli ha spiegato cosa deve essere lo sport per un bambino, eppure lui è lì, a farsi cambiare la vita e la testa da un’esperienza che lo coinvolge.
E io lo guardo vivere così intensamente il suo sport e mi rendo conto, una volta di più, che lui è proprio una persona diversa da me e da suo padre. Fortemente se stesso, con le sue strade da percorrere.

Giovedì scorso sono stata accolta al CONI per conoscere il progetto Kinder + Sport di Ferrero e ho conosciuto persone che allo sport e alla promozione dello sport giovanile hanno dedicato la vita. E nei loro occhi ho rivisto mio figlio.
Sembrerà un approccio troppo sentimentale, ma vi assicuro che loro, atleti professionisti, vertici di federazione e dirigenti del CONI, mi hanno parlato di ciò che ho imparato da un bambino di dieci anni.
Chi riesce a comunicare quello che un bambino può e deve avere occasione di provare, non è solo un grande comunicatore, ma è qualcuno che ha passioni autentiche da esprimere e convinzioni forti per parlarne.

I numeri dello sport in Italia sono apparentemente importanti, tra atleti tesserati nelle federazioni, atleti amatoriali e semplici praticanti. Eppure manca una vera cultura dello sport.
C’è un vuoto nella scuola, che ancora non considera l’educazione fisica come una “vera” materia scolastica, al punto di escluderla dai programmi della scuola primaria e di trattarla come un’attività ricreativa negli altri cicli.
C’è un vuoto nella famiglia, laddove a genitori sedentari corrispondono percentuali di bambini attivi molto più basse rispetto a famiglie con genitori dediti allo sport.
C’è un vuoto ancora più profondo nel sostegno delle istituzioni, che non prevedono alcuna forma di investimento nello sport giovanile e demandano alle iniziative private tutto quello che si fa di buono sul territorio.
Lo sport in Italia non sembra un’urgenza e neanche una necessità. E intanto le percentuali di obesità infantile e di diabete di tipo 2 crescono vistosamente.

Eppure i valori che insegna lo sport sono quanto di meglio vorremmo per i nostri figli: impegno, dedizione, divertimento sano, entusiasmo, passione, coinvolgimento, responsabilità, onestà, lealtà… Come si spiega l’incongruenza culturale di non considerarlo essenziale?
Dare a un bambino l’opportunità di muoversi in un’attività strutturata è un modo per offrirgli delle competenze. Il gioco libero non basta, perché comunque non è mai abbastanza: lo sport organizzato ha valori aggiunti alla semplice attività fisica.

Kinder + Sport è un progetto di responsabilità sociale Ferrero con questa missione: diffondere la cultura dello sport a partire dalle famiglie e dalla scuola, perché lo sport organizzato è la terza entità educativa, proprio subito dopo famiglia scuola.
Kinder + Soprt è quello che potete vedere in questo video: i dati che vedrete scorrere non sono solo numeri, sono bambini e ragazzi che hanno avuto un’opportunità.

Dopo la giornata dedicata a #mammepiusport (cercate l’hashtag su Twitter e vi prometto che scoprirete foto di un luogo meraviglioso e stralci di conversazioni interessantissime), sento l’esigenza di ringraziare.
Ringrazio Annamaria Marasi, nazionale di pallavolo, per aver ribaltato il mio punto di vista: un figlio si rispetta anche quando dice che preferisce allenarsi di meno e dedicare più tempo allo studio, perché ognuno di noi parte da visioni diverse della vita.
Ringrazio Carlton Myers, nazionale di pallacanestro, per avermi spiegato che il tempo dello sport è anche un tempo esclusivo tra genitore e figlio.
Ringrazio Francesco Soro, capo di gabinetto del presidente del CONI, per averci ricordato che noi genitori siamo le persone giuste per innescare un cambiamento culturale.
Ringrazio Carla Rossi, responsabile della promozione giovanile della FIPAV, per avermi suggerito che chi si occupa della formazione sportiva dei nostri figli è il miglior alleato per comprenderli e per capirli nella loro vita sociale, al di là della famiglia.
Ringrazio le persone che in Ferrero seguono il progetto Kinder + Sport, perché stanno colmando un vuoto istituzionale, credendo nella promozione attraverso le scuole e le società amatoriali.
Ringrazio le persone che ho incontrato, tutte, perché credono, come me, che la cultura dello sport può migliorare la società in cui cresceranno i nostri figli.

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4 COMMENTI

  1. E io ringrazio Kinder perchè per lo sport giovanile fa tanto, sul serio. Sponsorizza molte iniziative, che spesso poi sono tra le pochissime offerte, per praticare anche altri sport oltre al solito calcio, sport che non hanno mezzi e spazi adeguati.
    Mio figlio gioca in una squadra di pallanuoto e l’anno scorso ha partecipato ad un torneo Kinder, bellissimo, con tante squadre da tutta Italia. E’ stata una bella esperienza.

    • Colgo l’occasione di questo tuo commento per una notazione amara. Tutti, dico TUTTI i tornei di pallavolo a cui ha partecipato mio figlio, anche in palestre di scuole pubbliche, potevano svolgersi solo per il materiale offerto da Ferrero (reti e palloni). E’ un’opera meritoria dell’azienda, ma sarebbe bello se l’azienda potesse regalare un “di più” ai bambini, piuttosto che lo stretto indispensabile. No, non nel senso che Ferrero dovrebbe fare di più, anzi! Mi spiego: senza Ferrero probabilmente le reti non ci sarebbero proprio e così i tornei, che invece sono un momento molto importante per la formazione dei ragazzi. Possibile? Senza quelle reti non si potrebbero organizzare i concentramenti di minivolley?
      Il materiale minimo indispensabile non dovrebbe dipendere dalla buona volontà di un’azienda e dal suo progetto di responsabilità sociale. Avverto un vuoto istituzionale dietro il movimento dello sport giovanile, che invece è tanto importante per la crescita dei ragazzi.
      E comunque sì, Ferrero fa davvero molto e lo fa sostenendo le federazioni.

      • Concordo e poi ti confesso che mi amareggia vedere come gli istruttori sottolineino l’importanza di partecipare agli eventi sponsorizzati in genere, perchè se vengono bene la sponsorizzazione continua anche l’anno prossimo. Proprio perchè altrimenti non ci sostiene nessuno.

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