Piccole relazioni duenni

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L’interazione tra i bambini evolve insieme alla loro crescita e non c’è chi non abbia sperimentato che, nei primi anni, è spesso di conflitto più che di collaborazione ed empatia.
Pensiamoci bene: un bambino interagisce da sempre con gli adulti, sa come si fa fin dalla nascita, si gode questa relazione sbilanciata in suo favore, ma spesso inizia ad interagire con altri bambini “estranei” (intendo diversi dai fratelli) solo intorno ai due anni.
Ovviamente i bambini che frequentano l’asilo nido, vivono insieme ad altri bambini da molto prima, ma interagire è un’altra cosa: normalmente, prima dei due anni, i bambini si vivono accanto, giocano allo stesso gioco, ma non realmente insieme. Mostrano interesse per gli altri bambini, ma è quasi un interesse “scientifico” da esploratore: “toh, un non-mamma piccolo!!“.
Con il contatto costante con gli altri bambini, nella maggior parte dei casi, appunto, intorno ai due anni, per la prima volta un bambino si trova di fronte ad altri pari a lui: altri che hanno gli stessi bisogni e che reagiscono più o meno allo stesso modo, che sanno più o meno le cose che sa lui ed hanno abilità fisiche e mentali più o meno alla sua altezza.
E adesso che si fa con questi qui come lui? Se gli è caduto un gioco dove non riesce a riprenderlo non può chiedere a questi qui di aiutarlo, non ci riescono neanche loro. Se vuole la palla colorata questi qui non gliela danno perchè la vogliono anche loro…
Accidenti com’è difficile repportarsi con uno uguale a te!!! O meglio, con uno PARI a te, ma tutt’altro che uguale! Perchè la diversa personalità dei bambini è già ben delineata.
E se un adulto è disposto a mettere da parte i suoi istinti naturali in nome della pazienza e della convivenza, un bambino non ci pensa proprio.
Non dimentichiamo poi il problema costituito dalla barriera linguistica: un bambino intorno ai due anni spesso riesce a farsi capire perfettamente dai suoi familiari, ma, appena esce dal suo ambito, si rende improvvisamente conto che il “suo” linguaggio non è compreso da tutti. Men che meno dai suoi coetanei. I vari linguaggi “personali” spesso non coincidono e, se molti già si esprimono in modo comprensibile per tutti, altri hanno ancora un codice tutto loro.
Quindi pensiamo per un attimo a questo terribile conflitto visto dagli occhi del nostro duenne: si trova di fronte uno come lui, con le stesse esigenze e le stesse abilità, ma spesso molto diverso da lui perchè, in base alla sua personalità avrà voglia di fare cose completamente diverse e con ritmi e modalità diverse. Questi due bambini non riescono a confrontarsi a parole ed il modo per esprimere interesse verso un oggetto spesso si racchiude nell’unico fonema: “émmio!!!” che, francamente, sentito da uno che sta pensando esattamente un identico: “èmmio!”, risulta un po’ irritante…
E vogliamo dimenticare che, in molti casi, questi due bambini a confronto non si sono neanche scelti, perchè magari sono figli di due mamme amiche che hanno ingenuamente gioito della fortuna di avere due bimbi coetanei e di poter così trascorrere del tempo insieme?
Sarà per questo che intorno ai famosi terribili due anni i bambini hanno il più alto tasso di litigiosità riscontrabile?
Con questo non voglio dire che i bambini piccoli non siano socievoli e non si frequentino volentieri. Anzi, questa è l’età in cui iniziano a sentire proprio il desiderio di frequentare altri bambini, perchè in realtà sono affamati di questo difficile confronto che è il motore della loro crescita. Vi è mai capitato di vedere i bambini quando si guardano intensamente tra loro, magari da lontano, sperando di attirare reciprocamente l’attenzione per poi avvicinarsi ed iniziare un dialogo strano di condivisione di attività? “ciao bambina” “giochicommè?” ed è fatta.
Come sono strani i bambini piccoli! Spaventati dai loro piccoli se stessi uguali e diversi eppure così desiderosi di vedere come sono fatti e come funzionano…
Oddio! Ma non è che questa timorosa fame di relazioni umane resta uguale ed intatta per tutta la vita, ma subito dopo quell’età cominciamo a costruirci sopra muri ed infrasrutture di convenzioni sociali?
Sarà che forse anche noi adulti, ogni tanto, vorremmo iniziare con un semplice “giochicommè” e finire quando siamo stanchi con un deciso “èmmio“?

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14 COMMENTI

  1. @Lorenza, anche io mi comporto come te quando c’è di mezzo un altro bimbo, ma mi sto convincendo che questo atteggiamento di mediazione e di compromesso finisce per essere deleterio proprio per mio figlio. Da qualche tempo ho deciso che se la deve sbrogliare, anche se alla fine ne esce quasi sempre sconfitto e un po’ demoralizzato. Ho provato a spiegargli anche che deve un po’ reagire quando qualcuno lo morde o lo spinge, anche solo verbalmente “Brutto!”, ma non ce la fa…

  2. @Manu, mia figlia ha 2 anni e 9 mesi, va al nido da quando aveva 11 mesi ma posso dirti che a 2 anni interagiva poco con i coetanei, il problema come diceva Silvia è che in genere i bimbi di quell’età i giochi se li rubano piuttosto che condividerli.
    Pian piano sta diventando più interattiva, però ad esempio la palla in piscina non la dà a nessuno!
    Anche lei se le portano via un gioco non replica e piange, ti confesso che in queste situazioni non so ancora bene come comportarmi, mi verrebbe da dirle di farsi valere, ma mica posso dirle di picchiare l’altro bambino!
    Di solito cerco di intervenire con il bambino per trovare un compromesso, sperando nell’aiuto dell’altro genitore, ma a volte mi sembra un negoziato al di sopra delle mie possibilità!

  3. Mio figlio (di due anni) invece subisce i morsi e le relazioni e non riesce a reagire. In realtà sono un po’ preoccupata perché evita proprio gli altri bambini, e a volte sembra proprio disinteressato agli altri e all’ambiente circostante, pur andando al nido dall’età di un anno. Preferisce giocare da solo e sempre con le stesse cose (principalmente moto e macchinine). Se lo porto al parco non è assolutamente attratto dai giochi (no altalena, no scivolo, solo un po’ di cavalluccio) e dagli altri bimbi, ma preferisce isolarsi, sebbene io cerchi di proporgli delle attività alternative che può fare con altri bimbi. Per esempio: gioca a palla con un adulto ma non riesce a giocare con un suo coetaneo. Non lancia la palla ad altri bimbi, quasi per paura di perderla definitivamente. Mi aspettavo che a questa età diventasse un po’ più esuberante e iniziasse ad azzuffarsi con gli altri e invece aggira il problema. Spero che sia solo una fase e che non sia niente di più grave.

  4. Laura, il morso è comunque dato per insofferenza, per impossibilità di comunicare altrimenti. Comunque anche un bambino di due anni si rende conto di non aver istaurato una comunicazione costruttiva, fosse solo per le reazioni di tutti quelli che lo circondano.
    Riuscire ad impedirglielo è comunque più vantaggioso: ovviamente significa stare di punta come un cane da caccia, ma senza che il bimbo abbia troppo la sensazione di essere controllato a vista (dovessimo minargli il senso d’autonomia!!)…
    Che fatica…

  5. Buona idea! Ne avrei bisogno. Mi spieghi ancora una cosa: perché genera frustrazione nel bambino che lo compie? Il mio sembra tutto felice di morsicare qualcuno!

  6. Laura, mio figlio ha morso tutti! Ad un anno e mezzo, sulla spiaggia, non ne ha risparmiato uno… Ti assicuro che capisco benissimo. Il primo anno d’ asilo mi hanno fatto sentire la madre (colpevole) di un disadattato!
    Da li ho iniziato la mia serrata battaglia contro il senso di colpa.
    Ovviamente è passato con la crescita, ma sono convinta che sia bene prevenire il gesto, non solo perchè spiacevole in sè, ma anche perchè genera molta frustrazione nel bambino che lo compie.

  7. Tranquilla Silvia: sia a me che a mio marito non piacciono i comportamenti della piccola peste. Le maestre, però, dicono che al nido fanno tutti così, che è una fase di crescita e che poi passa. Con la prima figlia è andata così, speriamo anche con lui. Nel frattempo, quando ci vediamo con altri bambini, lo sorvegliamo. Ma i tuoi figli non hanno mai avuto questi comportamenti? Non sono mai stati morsicati o graffiati da altri bimbi?

  8. Leggo… le mie esperienze passate, gli inutili sensi di colpa che mi hanno e che mi sono buttata addosso, un po’ di sano buon senso e qualche buon libro sull’intelligenza emotiva… 🙂
    Ehi, però occhio anche tu: morsi, graffi e spinte devi assolutamente prevenirli. Non fanno bene a chi li da: generano frustrazione ed incomprensione.
    Previeni e spiega, norme imperative!

  9. Grazie Silvia! Non avevo mai pensato che il comportamente della mia amica fosse sbagliato per suo figlio.. Ma come fai a sapere tutte queste cose? Cosa leggi?

  10. Beh… non è che la sua mamma che sgrida il tuo sia proprio il massimo delle buone maniere! E soprattutto non è particolarmente costruttiva neanche per suo figlio.
    Credo che dovreste congiuntamente intervenire sulle due piccole canaglie. Tu devi intervenire prontamente ed in modo deciso per evitare morsi, spinte e graffi. Lei dovrebbe comunicare a suo figlio che può “resistere” agli “attacchi” del tuo con le sue forze e con le sue capacità. Intervenendo sul contendente per sgridarlo, non aiuta suo figlio a crescere, ma si sostituisce a lui.
    Non è questione di nido o meno, ma di dare delle norme di comportamento semplici, serie e definite a tutti e due.

  11. Quando dici “perchè magari sono figli di due mamme amiche che hanno ingenuamente gioito della fortuna di avere due bimbi coetanei..” descrivi bene la mia situazione. I due bimbi in questione sono due maschi: il mio va al nido, l’altro no. Puoi immaginare cosa si scatena quando si vedono: il mio morde, spinge, graffia, grida “èmmio”, l’altro per ora non reagisce, piange e urla disperato, interviene la sua mamma, sgridando ovviamente il mio… Brutta situazione!

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