La piccola bellezza: 4 film sullo sguardo

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“La bellezza è negli occhi di chi guarda” diceva mia nonna, dando scacco matto a secoli di discussioni filosofiche intorno alla percezione, all’estetica, all’oggettivismo e quelle cose lì.

A distanza di tanti anni, non posso che darle ragione. Sebbene la nostra capacità di guardare sia imperfetta (la mia, poi, in particolare, sempre più scarsa), e dubiti fortemente che sia davvero possibile capire il senso ultimo che si nasconde dietro le apparenze, sono convinta che il rovesciamento dei punti di vista, l’urgenza irrefrenabile di grattare la patina delle cose, l’esplorazione delle possibilità dell’essere, siano i soli veri viaggi che vale la pena di intraprendere, altrimenti è inutile muoversi dal divano di casa propria.

Allenare lo sguardo ad andare oltre è l’insegnamento che vorrei lasciare ai miei figli, dove per oltre intendo i pregiudizi, gli stereotipi, le “idee ricevute”, le paure, le abitudini e la fretta, o la distrazione.

Come personalissimo programma di allenamento, oggi vi propongo quattro film che ho molto amato (d’altronde, vista la mia proverbiale pigrizia, non potevate aspettarvi un altro tipo di work out).

Due sono godibilissimi a tutte le età, a partire dai più piccoli (5/6 anni); gli altri due invece li consiglio a partire dai 10/11, sempre tenendo conto delle sensibilità individuali. L’ultimo non è facile da reperire, ma, se siete veri cinefili, già sapete che la strenua e forsennata ricerca della pellicola introvabile fa parte della goduria del gioco.

Charlotte's_Web_2006 La tela di Carlotta (USA)regia di Gary Winick – 2006

La Tela di Carlotta è un classico della letteratura per l’infanzia. Scritto nel lontano (?)1952 da E.B. White, è ancora letto e straletto nei paesi di lingua inglese. Da noi è arrivato anche grazie a questo film, e merita davvero. La storia è quella del maialino Wilbur, che verrà salvato dal destino di arrosto grazie a Carlotta, un ragno (o meglio una ragna) che vive nella sua fattoria,  e che insegnerà a tutti ad essere coraggiosi e a non giudicare dalle apparenze. Una tecnica di animazione all’avanguardia, voci di attori da Oscar (nella versione inglese) e una sceneggiatura impeccabile ne fanno un film che è qualcosa di più di un film “da famiglia del sabato sera”. Qui “lo sguardo” Vi lascio il link di un commento di una ragazzina di 13 anni, e ditemi se non vi viene voglia di vederlo subito.

Arrietty-bellezzaArrietty (Giappone) – – regia di Hiromasa Yonebayashi – 2010

Produzione Sudio Ghibli con sceneggiatura di Miyazaki, per gli appassionati del regista questo film è una garanzia. Tratto dal classico inglese “The Borrowers” di Mary Norton, il racconto viene arricchito dalla sensibilità e dall’estetica degli anime giapponesi. E il fulcro centrale diventa il rapporto di reciproca scoperta e fiducia che si crea fra Arrietty, quattordicenne piccola come un pollice che vive con la sua famiglia sotto il pavimento di una grande casa, e il ragazzo che la abita, malato di cuore e molto solo. Sono due mondi, due diverse prospettive sul mondo, non solo spaziali, ma anche culturali. Arrietty e i suoi sono, infatti, dei prendimprestito, ma la vecchia governante, ossessionata dalla loro presenza, li considera dei rubachiotti, malfamati e pericolosi. “E’ il mio prendermi cura di te che mi ha fatto tornare la voglia di vivere” è forse la frase più bella del film, quella che sigilla un amore impossibile da vivere nel quotidiano, ma che è profondo ed eterno come le cose più preziose. E ora smetto perché solo a pensarci mi viene da piangere.

Valentin-bellezzaValentìn (Argentina) regia di Alejandro Agresti – 2003

Valentin è un film fortemente autobiografico, nel quale Agresti racconta la sua infanzia nell’Argentina degli anni ’60 (quella di Mafalda, praticamente). Il protagonista, un bambino di 8 anni che vive con la nonna (Carmen Maura) guarda il mondo attraverso i suo grandi occhiali neri, poggiando lo sguardo sugli adulti che lo circondano, in cerca di una famiglia normale dove crescere, di amici e “donne” (di qualunque età) che lo amino. E alla fine troverà la sua strada, assolvendo tutti, e capendo che la sua vocazione è quella di raccontare. Vi avverto, però, alla fine del film, anche se avete già 6 figli e una depressione da mancanza di sonno, voi vorrete adottare Valentìn. Subito.

simplesimon-bellezza“Simple Simon” (Svezia) – regia di Andreas Öhman – 2010

Simon è un ragazzo di 18 anni affetto dalla sindrome di Asperger. Per sopravvivere alla vita, Simon ha bisogno di non uscire mai dai propri binari: stessi vestiti, stessi pasti, stessi orari, stesse frasi tutti i giorni. Appena qualcosa va storto l’unico rimedio è ficcarsi in un bidone-astronave dal quale solo suo fratello Sam, che ha con lui un rapporto privilegiato, riesce a farlo uscire fuori. Ma quando Sam è messo con le spalle al muro dalla fidanzata (o me o tuo fratello: questo è il succo del discorso) capisce che è arrivato il momento di cambiare le cose. Così mette a punto un piano diabolico per far innamorare Simon ed emanciparlo da sé. Le conseguenze saranno esilaranti ed imprevedibili, ma le cose alla fine cambieranno in meglio grazie ad una ragazza capace di guardare Simon con occhi nuovi. Meravigliosa la scena in cui le gli fa indossare le cuffiette e lui vede il mondo muoversi al ritmo della musica.

Anna aka Piattinicinesi

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3 COMMENTI

  1. i primi due, anche se per bambini più piccoli, finiscono con una separazione. nel primo c’è la morte del ragno, e in Arrietty c’è la separazione inevitabile dei due protagonisti. sono separazioni feconde, ovviamente, ma se tua figlia è così sensibile aspetterei, allora. paradossalmente i film per i più grandi, che hanno tempi più duri, finiscono con maggiore speranza. tra l’altro non bisogna essere genitori per vederli, eh? li consiglio davvero a tutti

  2. Sembrano tutti interessanti… Arietty già mi ispirava, mentre la Tela di Carlotta non lo ricordavo, ma quest’ultimo ha una fine troppo triste per la secondogenita che si immedesima troppo nei film che guardiamo… e che non sopporta le separazioni (che siano per morte o altro non importa).

    Per dire, una volta ha pianto guardando il LIbro della Giungla, perché Mowgli è il cucciolo di Baloo e non avrebbe mai dovuto andarsene nel villaggio degli uomini!!

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