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	<title>Comments on: Il periodo difficile del perchè</title>
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	<description>per imparare insieme il mestiere di genitori</description>
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		<title>By: silvia</title>
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		<dc:creator>silvia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 08:36:50 +0000</pubDate>
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		<description>Me lo ricordo perfettamente il primo “pecchè?”: pecchè c&#039;è il rumore e la luce quando arriva il temporale? Stavamo cercando di tornare a casa di corsa proprio per non prendercelo quel temporale estivo al mare, e toccava anche trovare una risposta al primo pecchè... Ora, io più o meno so perchè c&#039;è il rumore e la luce in cielo quando arriva il temporale... però più meno. Si, lo so che è una questione di elettricità, ma, insomma, mi sembrava proprio di essere disonesta a rispondere a casaccio al primo pecchè. Ho imbastito una spiegazione per sommi capi e poi ho spiegato al Sorcetto che certe cose è meglio chiederle a papà, altre a mamma. E quella era proprio una di quelle da papà.
Insomma: al primo pecchè io ho fatto una clamorosa figuraccia.
In realtà però a me piace la “catena dei pecchè”, che ormai sono diventati peRchè da un bel pezzo e, anzi, più spesso sono diventati “come funziona?”
Io e il Sorcetto ci divertiamo ad allungare a dismisura la catena dei perchè: è un esercizio dialettico e, quello si, mi piace. Le prime risposte sono coerenti e concrete, poi iniziamo a giocarci su e io mi invento le risposte agli ultimi perchè: ovviamente con il Sorcetto consapevole di cosa è vero e cosa è inventato.
Il problema è che le curiosità dell&#039;ingegnerino in erba non sono quasi mai letterarie, ma sempre tecniche, e così molto spesso dopo una spiegazione arraffazzonata... confesso che non  lo so e che è meglio chiedere  papà. Anche perchè sul “come funziona?” io mi do per vinta.
E papà come spiega? Usando tranquillamente termini tecnici ed ingegnerese puro. E il Sorcio? Non fa una piega: a lui l&#039;ingegnerese gli va bene, anche se non lo capisce. Ma io lo so perchè: perchè le parole sono evocative e molto spesso sono più belle e misteriose del loro significato. E questo, se lo capisci da piccolo, forse non diventi neanche un ingegnere...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Me lo ricordo perfettamente il primo “pecchè?”: pecchè c&#8217;è il rumore e la luce quando arriva il temporale? Stavamo cercando di tornare a casa di corsa proprio per non prendercelo quel temporale estivo al mare, e toccava anche trovare una risposta al primo pecchè&#8230; Ora, io più o meno so perchè c&#8217;è il rumore e la luce in cielo quando arriva il temporale&#8230; però più meno. Si, lo so che è una questione di elettricità, ma, insomma, mi sembrava proprio di essere disonesta a rispondere a casaccio al primo pecchè. Ho imbastito una spiegazione per sommi capi e poi ho spiegato al Sorcetto che certe cose è meglio chiederle a papà, altre a mamma. E quella era proprio una di quelle da papà.<br />
Insomma: al primo pecchè io ho fatto una clamorosa figuraccia.<br />
In realtà però a me piace la “catena dei pecchè”, che ormai sono diventati peRchè da un bel pezzo e, anzi, più spesso sono diventati “come funziona?”<br />
Io e il Sorcetto ci divertiamo ad allungare a dismisura la catena dei perchè: è un esercizio dialettico e, quello si, mi piace. Le prime risposte sono coerenti e concrete, poi iniziamo a giocarci su e io mi invento le risposte agli ultimi perchè: ovviamente con il Sorcetto consapevole di cosa è vero e cosa è inventato.<br />
Il problema è che le curiosità dell&#8217;ingegnerino in erba non sono quasi mai letterarie, ma sempre tecniche, e così molto spesso dopo una spiegazione arraffazzonata&#8230; confesso che non  lo so e che è meglio chiedere  papà. Anche perchè sul “come funziona?” io mi do per vinta.<br />
E papà come spiega? Usando tranquillamente termini tecnici ed ingegnerese puro. E il Sorcio? Non fa una piega: a lui l&#8217;ingegnerese gli va bene, anche se non lo capisce. Ma io lo so perchè: perchè le parole sono evocative e molto spesso sono più belle e misteriose del loro significato. E questo, se lo capisci da piccolo, forse non diventi neanche un ingegnere&#8230;</p>
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