Pensieri notturni aspettando il parto

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Trascorro un paio di ore insonni questa notte, o meglio da un po’ di notti a questa parte. Sarà il cocktail micidiale di ormoni all’avvicinarsi del parto, la cena che lo stomaco ormai ridotto alle dimensioni di una polpetta fatica a digerire, o i brutti sogni del Vikingo che chiama dall’altra stanza con frasi in lingua mista il cui significato rimarrà oscuro ai posteri. O forse i movimenti dall’interno che non permettono ai miei polmoni di incamerare tutta l’aria di cui hanno bisogno. Chissà. Di fatto un paio di ore a notte devo cercare di passarle in qualche modo. Leggo libri, passeggio su e giù, sgranocchio qualcosa. Stanotte ho avuto la splendida idea di dare un’occhiata ad un libro di preparazione al parto, scritto da una ostetrica svedese, che giace da un po’ intonso e impolverato sul mio comodino.
Mi immergo in letture di aperture in centimetri, rotazioni della testa, passaggi di spalle attraverso pertugi, accompagnate da spiegazioni di come il dolore aumenta di intensità e carattere con il passare del tempo. Ci sono molte parole di conforto. Venti ore di travaglio, ma solo quattro di dolore, il resto è tempo per riprendere fiato e forze. Riposare tra una contrazione e l’altra. Il libro consiglia di visualizzare il dolore.
Visualizzare il dolore.
Ecco che lo visualizzo il dolore, sulla faccia di GG quando l’altra sera mi vede un po’ sofferente alle prese con una di quelle contrazioni finte, che l’utero fa tanto per darci un assaggino di quello che sta per avvenire. Vedo il terrore nei suoi occhi: “tutto bene?” mi chiede come se stessi per partorire all’istante. Fino a quel momento l’ho supplicato per 10 giorni di mettere le sue cose in valigia, soprattutto la macchinetta fotografica, perchè delle sue mutande non è che me ne importi molto a dire il vero. E lui nulla. Diceva si si, ma poi rimandava. Quasi come se la cosa non lo riguardasse. Manca ancora molto. Non c’è fretta. Non vuole pensarci. Dicono sia l’effetto di auto-difesa dei mariti al secondo parto.
Visualizzare il dolore: ogni contrazione è un passo in avanti.
Qualche settimana fa abbiamo discusso del piano per il parto, io e GG. Una specie di lista dei desideri da lasciare in ospedale, spiegando come vorresti che andasse. Se vuoi sapere tutto e partecipare alle decisioni, se vuoi suggerimenti dalle ostetriche su come fare, se vuoi assumere posizioni diverse. Una gran cosa il piano del parto. Ti aiuta a focalizzare la dinamica, a discuterla con il tuo partner, che poi starà li con te, ed è meglio che sappia cosa vuoi, quando non avrai fiato per dirglielo. Saremo un team perfetto insieme.
Visualizzare il dolore: ogni contrazione che passa è una in meno.
Come ad esempio se vuoi l’epidurale oppure no. Ecco io non la vorrei l’epidurale, perchè l’ho avuta per il primo parto, e so che dopo non è la stessa cosa. E il Vikingo l’hanno dovuto aiutare con la ventosa. Lo dico a GG mentre scriviamo il piano del parto. Lui mi guarda con l’occhio allarmato e mi dice: “ma sei sicura? E un bel cesario, no?”
Visualizzare il dolore: ogni contrazione è il segno che tutto sta andando come deve andare
Sono contenta che il parto non debba farlo GG. Che non debbano farlo gli uomini. Perché ho l’impressione che loro con il loro “coraggio” non ce la farebbero mai. Ho i suoi occhi spaventati davanti ai miei quando al primo parto l’ossitocina ha iniziato il suo effetto prorompente. Il dolore è aumentato di dieci punti tutti di un botto. Mi sono attaccata alla maschera del gas esilarante come se la mia vita dipendesse da quello. Sentivo l’ostetrica dire a GG che ne stavo prendendo troppo, di togliermelo. Lui non c’è riuscito. Me lo ha lasciato prendere, e poi mi ha detto “ora basta. Ora epidurale!”. E io gli sono stata grata per questo. Per non dover prendere io la decisione.
Visualizzare il dolore: nell’ultima fase, quando il dolore aumenta, il ruolo del patner è determinante per dare coraggio alla donna e ricordarle quale è lo scopo finale
Penso a GG e mi chiedo se ce la farà. Sono mesi che cerco di farlo concentrare sulla scelta del nome, e lui fa orecchie da mercante. Non ci pensa, non ci vuole pensare. E io invece ci penso per forza. Perchè quando la tua pancia cresce, e te non riesci più a muoverti, e senti la vita prendere forma dentro di te, è difficile fare finta di niente. Quell’emozione che cresce piano piano. Che ti porta alla fine a non vedere l’ora di incontrarla quella vita.
Visualizzare il dolore finchè il dolore svanisce ed entra a far parte di te.
E’ a quel punto che il dolore lo controlli, è rimasta solo la necessità di spingere. E’ difficile spiegarlo ad un uomo che ti sta accanto. All’uomo che ti ama e non vorrebbe vederti soffrire. Perchè il dolore fa più paura quando si vede negli altri, quando non si può fare nulla per alleviarlo. Noi donne invece la forza di sopportarlo ce l’abbiamo dentro, anche se non lo sappiamo. Ma al momento di spingere, diventa tutto più chiaro.
E allora sappiamo tirare fuori l’energia che ci serve.
O almeno, questo è quello che dice il libro.

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10 COMMENTI

  1. Vi informo che Serena ha partorito. E’ nato Luca in quel di Stoccolma e pare che ci sia stata un’epidurale (ed io, che ho una felice esperienza di epidurale, ne sono contenta per lei).
    Per ora non ho altre notizie. Diamole il tempo di organizzarsi un po’ e leggeremo sicuramente bei post su questa esperienza.

  2. Ciao sono Milena,new entry di Roma,ex compagna di classe del liceo di Gabriele.Chissà se avrai già partorito mentre ti scrivo…Come ti capisco,leggere queste tue parole mi ha fatto ricordare le ultime settimane del mio ultimo parto,l’unico su 3 senza epidurale,nè ossitocina,nè niente:solo l’ostetrica a casa mia per tutto il travaglio e poi in ospedale solo all’ultimo io,lei e mio marito.Anche io dopo l’ultima volta avevo rischiato la ventosa per un’epidurale fatta male e anche se l’ostetrica è stata fenomenale ad evitarmela,non ho voluto rischiare di nuovo.Che dirti?ogni parto e ogni donna è diversa,ma una sola cosa posso testimoniarti essere vera di quelle che ho letto su tanti libri di parto naturale:si tratta di un’esperienza di vera “rinascita” e quasi di onnipotenza, quella di trovarti nell’arco di pochi secondi da un sensazione del tipo”oddio non ce la faccio più” a “sono viva e ce l’ho fatta e questo figlio l’ho fatto nascere”.Niente a che vedere con quello strano senso di “estraneità” che ho provato anche quando l’epidurale del primo parto è andata bene ma io mi sentivo come se mi avessero derubato di qualcosa a stare lì senza sentire niente guardando uno strano tracciato che diceva l’intensità delle contrazioni…Certo anche a mio marito era piaciuta di più l’epidurale,dopo questo parto era stravolto (LUI!)!^__^ In bocca al lupo!

  3. @ Pamela e Silvia Oddio non vorrei essermi espressa contro l’epidurale senza volerlo. La ritengo una splendida invenzione e certamente è meraviglioso avere la possibilità di sceglierla. Nel mio caso, il parto si è fermato per 2 o più ore. Poi dopo ripetute dosi di ossitocina è ripreso, e sono riuscita a sentire tutto e a spingere come dovevo. Il mio dubbio è sul fatto che il parto si sia fermato per un pò e che ha probabilmente portato all’uso della ventosa. Ma non credo sia stata fatta male. Comunque credo che i dubbi pre-parto siano la cosa più normale di questo mondo, e chiedersi se riusciremo o meno a spingere nel modo giusto. E il confronto con altre donne che ci sono passate aiuta a prendere sicurezza e a sentirsi più forti. Quindi: un milioni di grazie a tutte le donne che hanno il coraggio di raccontarsi.

  4. A proposito di epidurale, io ne sono una fan. Sarà che la mia prima e unica esperienza è stata un successo. Con l’ossitocina in circolo non ho dovuto neanche dare io l’ok: hanno deciso i medici. Ovviamente avevo dato un consenso preventivo ad eseguirla dopo colloquio con l’anestesista ed incontro a tema al corso preparto. Sarà che la dose di analgesico era azzeccata, ma, seppur il dolore sia rimasto, è diventato magicamente sopportabile, la mia presenza di spirito è aumentata ed ho rimediato anche i complimenti delle ostetriche per l’efficacia delle spinte! (erano ovviamente di incoraggiamento). Ed allora anche in questo caso ogni epidurale ha una storia a sé. È anche vero che ho partorito in un ospedale che è stato tra i primi ad introdurre l’analgesia epidurale in Italia, dove gli anestesisti hanno un’esperienza superiore alla media. Quindi ero in ottime mani ed ho avuto fortuna. Sarà per questo che, se fossi in Serena, il pensiero che prima o poi l’epidurale arriva, mi darebbe un bel po’ di coraggio.

  5. io dono fan assoluta dell’epidurale, anche dopo tre parti ! Il primo ando’ un po’ come Serena : avevo preso una dose da cavallo di anestesia e non riuscivo a spingere efficacemente, tant’é che dopo ore e ore di travaglio, dopo spinte in gola (si spingevo nella gola !!! non sapevo piu dove era la pancia), alla fine l’anestesista, omone di 1 metro e 90 per una tonnellata…si e’ messo a spingere sulla mia pancia e il ginecologo e’ andato a cercare il bebé con il cucchiaio. Ma non mi sono dininnamorata dell’epidurale : se non ci fosse, non so neppure se avrei il coraggio di …andare in sala parto !!!!!! La seconda volta sapevano gia maneggiare meglio il prodotto anestetico e conservai tutte tuttissime le sensazioni e in due spinte il bebé fu fuori. La terza volta volevo fare l’eroe e sopportare il massimo prima di chiedere l’anestesia…ma quando mi inalarono l’occitocina, vidi le stelle. Impossibile di respirare come avevo imparato (con mio marito) al corso : la pancia era di cemento armato e il respiro completamente mozzato. Con grande flemma inglese (!) chiesi a mio marito di trovarmi subito l’anestesista e l’anestetico !! Evviva : arrivo dopo 3 minuti. E via con l’epidurale, e via a spingere senza piu paura al ritmo indicato dall’ostetrico. Sentii il bebé uscire e avevo il viso riposatissimo e felice. Viva l’epidurale!!

  6. @janila E si, dicono che ogni parto sia unico. Forse è per questo che i timori non passano con il secondo. In bocca al lupo per giugno!

    @wonder quanto mi piacerebbe avere quell’incoscienza che aiuta per il primo parto 😉
    Grazie per il sostegno ragazze! Vi farò sapere.

  7. Bhe…sarà che a me mancano ancora 11 settimane al parto… che inizio ora ad avere qualche pensiero sul momento del parto! Di certo ogni gravidanza, ogni parto, ogni bambino è un mondo a se e i paragoni non si possono fare perchè dipende da troppe variabili… però credo che l’angoscia che inizio ad avere è solo quella di “saprò fare le cose al momento giusto? Mi farò prendere dal panico? Andrà tutto bene?”

    Vi dirò… a fine giugno 😛

  8. Assurdo… anche io mi sono preparata per mesi… una paura fottuta… ma questa bambina doveva uscire, no? E quindi alla fine vado con una sorta di beata incoscienza sopraggiunta last minute e invece… il mio corpo ha smesso totalmente di collaborare. Il cordone ci ha messo del suo. Il suo battito scendeva. Cesareo. Adesso non so se mi terrorizza piu l’idea di avere un secondo figlio o affrontare un secondo cesareo, anche se la ripresa e’ stata ottima.
    Intanto in bocca al lupo. Ti seguiro. Aspetto notizie.
    Wonder

  9. In fondo sono convinta che se gli uomini potessero biologicamente partorire si comporterebbero, in quel momento, esattamente come noi. Perchè in fondo il coraggio non c’entra molto: se una cosa è ineluttabile non ci vuole coraggio ad affrontarla, accade e basta. E tu puoi avere solo lucidità, presenza di spirito… ma il coraggio è un’altra cosa. Il coraggio è scegliere, e qui c’è poco da scegliere.
    Quando decidi di avere un figlio, perchè poi, a parte il grado di consapevolezza, è sempre una decisione, non stai certo decidendo di partorire: mica ci pensi al parto. Al parto ci pensi dopo, quando ormai non puoi far altro che, un giorno dopo l’altro, arrivare al giorno in cui ti toccherà partorire.
    Che poi quella storia che i dolori del parto te li scordi è sia vera che falsa. Tutto quello che accade durante ilparto te lo ricordi, per filo e per segno. Ma il dolore, l’intesità, come è fatto, dove e come risuona, da dove comincia e dove finisce, quello in fondo lo scordi in fretta…
    Sarà poi che ogni parto è una storia, come lo è ogni bambino…
    Sarà che in fondo mi stai facendo venire un po’ di nostalgia…

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