Paura di un ricordo

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Giro la chiave ed entro in silenzio per non svegliarli, in lontananza sento solo il loro respiro. La luce della stanza e’ ancora accesa, il libro per terra che sa di oceani lontani, la nave di lego appena iniziata sul tappeto azzurro.
Ho fatto troppo tardi per una sera qualunque, un martedì che trascina a lungo la settimana verso un week end che sa ancora d’estate e di vacanza finita in anticipo.
L’ anno per me parte da qui e ne sento tutto il peso. E’ il 20 agosto e sono già al lavoro, il caldo mi si appiccica al vestito giallo che sa di sabbia rovente e di onde lontane.
La nostalgia è una bestia feroce, ti entra nelle viscere quando meno te l’aspetti, ti ritrovi in casa ma una fitta ti colpisce improvvisamente al petto.

La nostalgia di una sera, di un giorno, anche solo di un istante, la paura di non ritrovare più quella stessa atmosfera, quei minuti preziosi in cui tutto sembra avvicinarsi più possibile alla felicità, quella vera.
Quella sera di agosto, tante voci, mani, corpi che si sfiorano nella cucina che si affaccia sul giardino immenso. La tavolata imbandita e il vino rosso nei bicchieri, la mia collana rossa che tintinna mentre danzo al ritmo della mia musica.
Prepariamo la cena tutti insieme, amici, fratelli, cugini. Enrico le melanzane, Alessandro le seppie, Elena e Carolina l’impepata di cozze, io taglio i pomodori e l’aglio abbondante.
Mattia scende le scale e per un attimo mi sembra di guardarmi allo specchio, i suoi occhi severi sono quelli che ho con mia madre da sempre, apro la bocca e poi sto in silenzio, lo vedo con un mazzo di carte in mano e sorrido.
La confusione intorno alla tavola e’ un richiamo felice, ci attardiamo ad ascoltare canzoni senza curarci delle ore che passano, le parole sono il nostro nutrimento. Ci trasciniamo sulle scale per andare a letto con addosso il rumore delle onde in lontananza, il maestrale e’ arrivato puntuale e ci ha avvolto con la sua aria severa e imponente.
Il ricordo mi tiene compagnia ma si unisce alla paura.
La paura di perdere ciò che è già passato, quei momenti in cui tutto sembra convergere nel suo punto perfetto.
Sento i brividi di freddo, mi trascino verso la finestra per respirare, in testa un martello arroventato mi picchia sulle tempie.
Suona per errore la sveglia di Riccardo, e’ passata mezzanotte e sento il suono solitario rimbalzare tra le pareti di casa.
Non mi accorgo di Mattia alle mie spalle, e’ tardi ma mi ha sentito arrivare, a volte ha il sonno leggero e sente il rumore della notte che incombe.
Mi giro e lui mi guarda, gli faccio un cenno con la mano e un sorriso.
“Mamma cosa c’è?”, mi dice curioso e addormentato.
“Niente. E’ solo la paura di un ricordo”.
Un ricordo.

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