Paternità, non paternalismo

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papà-paternaleIl  luogo comune vuole che il papà sia l’autorità suprema e finale dell’amministrazione casalinga della giustizia. La tradizione – e una certa comodità – vuole il papà come Cassazione, a sancire nei suoi insindacabili e inappellabili giudizi le sorti delle vicende. Cominciamo dunque col dire che se in famiglia la giustizia è monocratica, alla lunga una delle due non resiste più – o la famiglia, o la giustizia. E’ bene passare subito ad altri sistemi che tengano conto degli attori in gioco.

Le opposizioni e i conflitti in famiglia sono ovvi: si tratta di un insieme di persone diverse, con storie diverse ed esigenze diverse. La volontà di stare insieme, la forza del legame affettivo, non è che da sola sia sufficiente a evitare gli scontri. La questione è che, abbandonata la situazione dispotica del padre unico giudice supremo, tutta la famiglia si fa corte, testimone, spettatrice e parte lesa, e i conflitti si complicano immediatamente.

Se le opposizioni da sistemare sono tra i due adulti, si può stare certi che figli e figlie saranno testimoni pronti a intervenire o a sfruttare l’eventuale risultato finale del conflitto. Se questo invece sorge tra prole e genitore, gli altri presenti corrono il grosso rischio di essere giudicati complici, oppure di venire sollecitati a prendere una posizione – situazione che potrebbe creare discussioni come “spin off” da un altro conflitto. Purtroppo gli scontri tendono a dividere il campo familiare – con chi stai, tu? – e sono concesse poche zone neutre. Proviamo a tenere presenti alcuni punti fermi per cavarcela senza offendere l’amor proprio di nessuno.

I bambini hanno un problema a quantificare il tempo, si sa. Opporsi alla loro volontà, a un loro desiderio o a un loro capriccio a lungo, magari posticipando di giorni o settimane l’avverarsi di ciò che hanno richiesto, è vissuto sempre come una grande ingiustizia – cosa che, nell’immediato, compromette i rapporti. Sarebbe meglio trovare una soluzione immediata che faccia cambiare idea, o anche lavorare affinché i bambini comprendano le ragioni di un “no”, di una opposizione irremovibile, piuttosto che rimandare a tempi migliori e lontani. Questo modo di fare li lascia insoddisfatti e li fa sentire presi in giro – e un po’ hanno anche ragione.

Ricordiamoci sempre che, in quanto genitori, dobbiamo aderire a un altissimo standard di qualità morali. Quindi se è vero che spesso inventarsi una spiegazione può farvi vincere la discussione oggi, attenzione che potrebbe farvi perdere la credibilità domani. Non appena i bambini padroneggiano il linguaggio, cominciano a chiedere spiegazioni a tutti, e mettono alla prova tutti gli adulti che conoscono (vi siete mai chiesti perché fanno a tutti la stessa domanda? Sono piccoli, mica sono scemi!). Risolvere i conflitti con loro tramite una balla è facile quanto pericolosissimo.

I conflitti tra genitori possono essere fonte di grande angoscia per figli e figlie. Per quanto inevitabili, bisognerebbe sforzarsi non di nasconderli, ma di viverli apertamente (anche rumorosamente, se proprio è inevitabile) in modo da far assistere tutti allo svolgimento e alla soluzione finale. Che andrebbe trovata sempre di fronte a loro – possibilmente scambiandosi un proverbiale “gesto di pace” – oppure cominceranno a essere assaliti da dubbi e fantasmi forse peggiori delle discussioni alle quali assistono. Ricordate poi che le sfumature di profondità e di serietà della discussione tra genitori possono essere molto difficili da percepire per i più piccoli; che voi stiate parlando del colore della nuova macchina, del prossimo licenziamento di uno dei due o della scelta tra amatriciana e carbonara, sembrerà sempre “mamma e papà che litigano”. Attenzione, da quando ci sono altri occhi e altre mani, la casa è un palcoscenico. Che va in scena, stasera?

Insomma, papà: metteteci la vostra paternità, non il vostro paternalismo.  Quell’atteggiamento di benevola protezione e condiscendenza, che dimostra tanto bene la differenza gerarchica verso il più giovane e indifeso, viene comunque percepito per quello che è: una forzatura, una gabbia, un compromesso. Siate i primi non a barattare il vostro potere con l’ubbidienza, ma a consolidare il reciproco rispetto tramite la trasmissione di un’esperienza. Voi potete farlo, loro no: mettetevi nei panni dei vostri figli. Ma in questi tempi, non nei vostri – dirgli “quando ero bambino io…” non serve.

– di Lorenzo Gasparrini

(foto credits @ David Amsler )

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2 COMMENTI

  1. Posso sostituire ovunque papà con mamma e appendermelo in agenda?
    io faccio abbastanza fatica a litigare, però ovviamente talvolta mi viene da dire “si fa così e basta”. Nella pratica, lo vedo, so mettermi nei loro panni, quindi mi metti fortemente alla prova perché le due cose, vedo bene, non vanno assieme. elaborerò una terza via, per evitare di lasciare che accada che si sentono “insoddisfatti e li fa sentire presi in giro – e un po’ hanno anche ragione”.

    non facile, ma grazie

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