Passa, non passa, passa…

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Passa, non passa, passa, non passa… ma passa o no il tempo dei tuoi primi tre mesi?

Passate le prime tre settimane dalla nascia delLaPulce, settimane in cui “funzionavo” alla grande grazie a un mix di adrenalina, gioia, ormoni e novità, iniziai a perdere i colpi. La stanchezza di non dormire mai abbastanza, la routine poppata-cambio-gioco-nanna, la nostalgia, il dolore per le ragadi e soprattutto il fatto di non sapere quando avrebbe avuto fine tutto questo, quando la lancetta dell’energia avrebbe smesso cioè di continuare a scendere verso il basso e si sarebbe decisa a salire un po’, mi facevano sentire “imprigionata” in una situazione da cui non sarei mai uscita.

La mia cara amica F. cercava sempre di scrivermi dopo quanto avrei potuto attendermi dei cambiamenti e di che cosa si sarebbe trattato, ma io, me ne accorgo ora, facevo fatica a crederle.
Non so se sia una sensazione diffusa, quella di essere finiti in un “buco spazio -temporale” in cui le cose non cambieranno mai, comunque: io mi sentivo così. Anche contro ogni logica, anche contro la mia stessa osservazione – annotavo ogni giorno cambiamenti, spostamenti, evoluzioni e si, anche miglioramenti di me stessa.
Non era un baby blues (di cui si inizia – per fortuna – a parlare): era l’incapacità di relativizzare quella grande fatica che mi “rubava” il quotidiano.

era l'incapacità di relativizzare quella grande fatica che mi “rubava” il quotidiano

Non conoscevo ancora il libro di Marilde, che andrebbe – lo abbiamo detto tante volte – distribuito in maternità, accanto alle macchinette del caffè, dell’acqua e dei panini… indubbiamente, mi sarei sentita meno sola, più compresa, a leggere un passo come questo
I mesi successivi al parto sono spesso vissuti in solitudine, e la ritualità del nutrire-cambiare-sonnellino-nutrire è troppo lontana dallo stile di vita di una donna che lavora. E oggi molte donne lavorano. Inoltre è inevitabile perdere ore di sonno e cominciare a fare i conti con il fatto che il tempo per sé diventa esiguo. C’è sempre un altro che ha – giustamente – la precedenza, e che dipende totalmente per ogni piccola cosa. Quando tutto va bene e non ci sono problemi di coliche, alimentazione o altro questa dipendenza può anche essere gratificante – certo questo è uno degli aspetti che fa sentire onnipotente una madre – ma è anche faticosa. Fatica che viene sempre sottovalutata, come se il fatto di diventare madre prevedesse in automatco il diventare oblative.
[…] Ciò che viene sostenuta, invece, nella maternità, è di solito la parte fusionale della madre che “non può fare a meno” del bambino. Sempre. In ogni istante della vita. Solo così, secondo ciò che pensano in tanti – troppi – si è delle “buone madri”. Ma non è questa un’incessante illusione che richiederebbe una traformazione?”

In mancanza di questo, mi appellai a Silvia-MammaImperfetta e al suo concetto di dimissioni s-protette.
Tra i commenti che risposero al mio appello, ci fu quello di My, che mi annotai sul diario e rilessi e rilessi e rilessi … fino a quando non ce ne fu bisogno.
Il commento diceva così:
Ciao Silvia.
Sai che, dopo essere sopravvissuta al puerperio e ai primi mesi del bambino, c’è solo un consiglio che VOGLIO dare sempre alle amiche che partoriscono: “pensa solo e sempre che PASSA”
Vedo che quasi mai lo capiscono, bisogna passarci.
Ma tu stai facendo la domanda specifica. Si’si’Si’Si’ passa!
un giorno per volta
un pianto per volta
uno sfogo per volta
un urlo per volta
un’imprecazione per volta
i giorni passano
tu ti riscoprirai migliore di prima.
RESISTI!!!
e rimani con noi
ti abbraccio
my

Pochi mesi dopo, sembra incredibile, la Pulce non aveva neanche sei mesi, ripensavo sorridendo a queste parole, e arrivavo a scrivere sul blog questo post:
“Ieri passeggiavo con LaPulce e cantavo, complice l’ipod e il passeggino.
Mi è venuto da pensare al post di My sulla colonna sonora dell’allattamento.
Allora sono andata a rileggere quello che mi aveva scritto My nel periodo più buio del puerperio.
Ho deciso di copiarlo in questa galleria di ricordi per farmene tesoro.
E anche se non è particolarmente originale, ho pensato di dedicare a lei, a Caia, a Ondaluna, a Wwm , a tutte le mamme in attesa e in puerperio e a tutti coloro che si stanno dando da fare per superare i momenti duri e vivere nella maniera migliore questa canzone qui, che mi ricorda tanto quello che mi ha scritto My.

“You Learn”
I recommend getting your heart trampled on to anyone
I recommend walking around naked in your living room
Swallow it down (what a jagged little pill)
It feels so good (swimming in your stomach)
Wait until the dust settles

You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn

I recommend biting off more then you can chew to anyone
I certainly do
I recommend sticking your foot in your mouth at any time
Feel free
Throw it down (the caution blocks you from the wind)
Hold it up (to the rays)
You wait and see when the smoke clears

You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn

Wear it out (the way a three-year-old would do)
Melt it down (you’re gonna have to eventually anyway)
The fire trucks are coming up around the bend

You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn

You grieve you learn
You choke you learn
You laugh you learn
You choose you learn
You pray you learn
You ask you learn
You live you learn

perchè, come continua Marilde “Dovremmo forse cominciare a pensare che la naturalità della maternità e l’abusato concetto di istinto materno non esistono a priori, per ogni donna, come si è diffusamente dato per scontato, che le difficoltà esistono, sono sempre esistite, stanno anzi aumentando parecchio e che dar loro un nome è un modo per iniziare a circoscrivere ciò che non funziona da ciò che funziona. E per coloro che non hanno avuto in dono dalle circostanze della vita l’istinto materno, esiste la possibilità di “apprendere la maternità”. Con gli inevitabili errori, le molte cadute, i frequenti dubbi presenti in ogni apprendimento. Errori, dubbi e cadute che preservando dall’arroganza di essere sempre nel giusto, sono più positivi di troppe certezze.”

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14 COMMENTI

  1. Che bella la divisione in episodi, fasi, abitudini. Ci sono arrivata anche io, con la piccola (11 mesi) anche se ancora non avevo dato una definizione, ma avrei voluto arrivarci prima anche con la grande (quasi 5 anni).
    HO passato i primi anni di sara preoccupata per ogni episodio, e così mi sono persa tutto… le coliche e i pianti la sera, e io pensavo sempre “ecco, sempre in braccio, si abituerà così…”. La nanna nel lettone, e io peroccupata di non riuscire più a toglierle il vizio. Buttava le cose in terra, e io preoccupata di come insegnarle a non farlo.
    Poi le coliche sono passate, poi lei dormiva nel suo lettino, poi si è abituata da sola, poi le cose in terra non le ha buttate più, ma anche dopo questo ogni episodio faceva scattare la molla del “non va bene, e ora come faccio?”.

    Con Alessia ora ho capito di più, ma è un meccanismo duro a morire. Si sveglia una notte, e io sono lì a pensare come fare a toglierle il vizio. POi mi calmo e realizzo che è una notte, che a pensarci posso aspettare… ed è vero, i problemi dei bambini passando molto spesso solo aspettando.

    Io inizio a capirlo ora, eppure ancora adesso ci casco. Sara ha avuto crisi di rabbia qualche giorno, e io ero già disperata “come faccio? Come reagisco? Se faccio così chissà che succederà?”. Ora siamo nella fase del “non ti ascolto” e mentre pensavo al solito come-faccio-a-toglierle-questo-vizio-così-non-va-bene, improvvisamente mi rendo conto che le crisi di rabbia sono sparite, svanite, bolle di sapone che mi ero già dimenticata.

    Certo questo non vuol dire assecondare tutto, ma se riuscissimo a reagire solo nel modo giusto, senza per forza affrontare tutto come un problema, spesso le cose si evolvono da sole. Io mi sto allenando..

  2. Diana, Barbara, Rossana … grazie! grazie a Silvia e Serena per questo spazio e per questi confronti.

    Vi ringrazio per come rendete quanto ho scritto più completo e reale. Ogni vostra riga ogni vostra esperienza credo abbia una grande potenzialità: quella di tendere una mano a chi in questo momento pensa “mò non gliela faccio più” per dirgli che alla fine, con tutti i limiti (di cervello, razionalità, iperanaliticismo…. 😀 ), le forze possono bastarci, giust giusto fino alla fine della giornata e del periodaccio. accettando anche i nostri interrogativi e cabale alle 4 del mattino 😀

  3. Barbara, GRAZIE! : )
    La tua risposta mi e’ piaciuta tanto e mi ha fatto sentire tanto bene!
    Proprio la notte scorsa mi sono ritrovata con la mia figliola con occhioni e sorrisoni alle 4 a.m. hahahaha… rido. Ma qualche ora fa ero li’, a guardarla chidendomi PERCHE’, PERCHE’??… ripassando la giornata. Un po’ sono come te, io sono architetto e sicuramente gli architetti non siamo come le ricercatrici, ma io sono fatta in un modo che voglio sempre soluzionare tutto, qualsiasi cosa la voglio sistemare e passare oltre. Mi trovo cosi’ con la piccola “Paposa” (la chiamiamo cosi’, non chidermi perche’ : P), ogni cosa che non va come voglio io (fatidico errore), la voglio sistemare hehehe…
    Insomma, che lo so che Paposilla e’ un’altra persona che non c’entra con me, che ha i suoi bisogni propri e le sue proprie ragioni, che devo attendere, ma… MAAAA!!
    Adesso dorme beata.
    Mi sono stampata il tuo commento, l’ho messo sul frigo e me lo rileggo sempre. Grazie ancora!!

  4. Barbara, ma con calma, quando ti senti ispirata! Manda pure a serena oppure alla mia email silvia @ genitoricrescono.com

    Grazie.

  5. Silvia: ok, ci provo, ma sono in partenza per qualche giorno (la fortuna di avere un marito insegnante…). Lo mando a Serena via email? Non credo di avere la tua, di email.

    E io direi che si passa dalla disperazione alla gioia nel tempo di un ruttino, non viceversa!

  6. Barbara, la tua divisione in episodi, fasi e abitudini merita un approfondimento maggiore… Vuoi scriverci un post per noi? (te lo chiedo senza neanche consultare Serena, ma figuriamoci se non sarebbe contenta di un post scritto con la mentalità scientifica di una sua collega).

    “si passa dalla gioia alla disperazione nel tempo di un ruttino…” Rossana, questa me la segno!

  7. Che bello, ci si sente meno sole… Forse poter dire le cose con il filtro del pc e del nick-name ci rende più sincere. Perché a parlare con le altre neo-mamme è tutto un “che bello, che gioia” e ci si sente sempre mammaimperfetta o mammasnaturata.
    Anch’io il ritornello “passa-passa-passa” me lo sono ripetuto di continuo, notte e giorno, nei primi due mesi… E continuo a ripetermelo ora, dopo 3 mesi e mezzo, nei giorni-no (ho scoperto che essere mamma significa anche essere estremamente volubili…si passa dalla gioia alla disperazione nel tempo di un ruttino…!)
    E sono anch’io convinta che abbiamo “le forze che ci vogliono. Non una di meno ma neanche una di più”. Un po’ come i dolori del travaglio: ce l’ho fatta ma se fossero stati anche solo un pochino più forti, giuro che mi sarei arresa, sarei uscita dalla porta di servizio con un bel “no, grazie!”.

  8. Diana, per dirti il livello di psicosi a cui si arriva, forse puo’ aiutarti un’altra riflessione che ho fatto in quel periodo. Uno dei miei stress maggiori era costituito dal fatto che ogni cosa nuova potesse diventare la norma (esempio: oddio stanotte topaGigia si e’ svegliata 4 volte, sara’ cosi’ finche’ non diventa maggiorenne!!) e ho finito col dividere i problemi in tre grandi classi: gli episodi (succede una volta sola o una volta ogni tanto), le fasi (che durano da qualche giorno a qualche settimana) e le ab itudini (comportamenti che si stabilizzano nel tempo). Io avevo deciso di non reagire agli episodi, e di trattare i problemi che si presentavano per la prima volta, appunto, come episodi. Il che aiuta, quando sono le 4 e mezzo del mattino e tu passeggi con in braccio il fagotto di 4 chili da due ore e mezza, perche’ ad ogni passo alterni i mantra “passa, passa, passa” e “e’ solo un episodio, e’ solo un episodio”. Le fasi me le segnavo, alle abitudini reagivo (sempre per quanto possibile).
    Infine, l’altra cosa con cui bisogna far pace e’ che coi bambini capisci il problema quando ormai e’ risolto (caso classico, pianto isterico a cui finalmente segue liberazione intestinale e passa tutto come per incanto), il che per una persona come me – ex ricercatrice in fisica, un animale da laboratorio abituato a reagire prontamente ai problemi insomma – e’ oltremodo frustrante… ma cosi’ e’. A volte, quando piangeva disperatamente e avevo provato tutto quello che mi veniva in mente, finivo per mettermi l’anima in pace e aspettare che il problema si spiegasse cercando solo di starle vicino e consolarla per quanto potevo. Questo pero’, ti assicuro, passa: adesso TopaGigia ha 10 mesi e le situazioni inspiegabili non si presentano quasi mai. Ormai lei si spiega abbastanza bene e noi la conosciamo abbastanza bene da capire cosa sta succedendo, quasi sempre.
    In bocca al lupo!!

  9. Io sono proprio li’!
    Qualche giorno dopo il secondo mese… e ho sentito tante volte che tutto passapassapassapassa, ma mentre ci sei dentro, non senti che passa un bel niente hehehe… vabbe’, arrivera’ il giorno in cui saro’ passata “oltre” : )

  10. davvero, Barbara: “non una di meno, non una di più”…
    me ne ricorderò e cercherò di regalare questa frase ad altre mamme.

  11. Io ho avuto la fortuna di capirlo presto e da sola. Non mi sono mai sentita in colpa per essere stanca, e nessuno dovrebbe.

  12. grazie, Barbara, è un commento bellissimo: le citazioni, certo, ma soprattutto la considerazione “non una di meno, non una di più”, rivedendomi all’indietro credo che se me l’avessero donata prima avrei preteso moooooolto meno da me stessa (anche e soprattutto nelle giornate in cui ero più riposata ;-))
    grazie,
    s.

  13. “Non ci sono madri snaturate perche’ l’amore materno non ha nulla di naturale” (Simone de Beauvoir)
    Io questa storia dell’istinto materno la vedo come una grossa presa in giro. Non siamo brave madri solo perche’ abbiamo un bambino. Ci mettiamo, o cerchiamo di metterci, tutto l’impegno possibile, ma sono d’accordo: non c’e’ NIENTE di naturale, tanto che ci sono miliardi di modi diversi di essere madri (e genitori, non scordiamoci dei papa’!) come ci sono miliardi di bambini diversi. E le due cose in genere vanno a braccetto.
    Sul fatto che passa, e’ verissimo. Ho imparato anche, sulla mia pelle, una cosa: abbiamo le forze che ci vogliono. Non una di meno ma neanche una di piu’. Avete mai visto una puerpera riposata? Io no, mai. Neanche quelle che hanno bambini angelici che dormono otto ore di fila appena usciti dall’ospedale e fanno i loro bei pisolini senza mai svegliarsi.

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