Papà si prende il congedo

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Siamo sempre a parlare di padri che non prendono il congedo parentale e che partecipano solo di sfuggita all’accudimento dei figli, oppure di ripercussioni, per quei pochi che lo prendono, sulla carriera e della difficoltà di rinunciare a quello che spesso è il reddito maggiore.
Ma di papà che questo congedo se lo prendono ce ne sono, eccome!
Ecco allora l’esperienza concreta di Giorgio, un papà che, al secondo figlio, ha approfittato del congedo parentale al posto della moglie. Mi piace il tono rilassato e naturale con cui ce ne parla: non come di un’impresa nobile ed eroica, ma come la scelta più normale.
La normalità di un papà per qualche mese a tempo pieno.

Quale è stata la storia della tua decisione di usufruire del congedo per il tuo secondo figlio?
Prima di rispondere devo essere sincero e dirvi che non appartengo (per ora) alla categoria dei padri in carriera e con il reddito maggiore, ma più semplicemente a quella dei non più giovani precari con contratti a termine. Tuttavia anche in condizioni lavorative diverse avrei fatto le stesse identiche scelte.
La motivazione principale che mi ha spinto a chiedere il congedo facoltativo è stata la voglia di aiutare attivamente mia moglie, visibilmente stanca dall’arrivo del secondo che sta richiedendo più attenzioni della prima.
Così la soluzione migliore che ho trovato è stata quella di sostituirmi (per quello che posso) al “pianeta mamma”, costretto a girare vorticosamente intorno alla nostra piccola stella “nana”, per lasciarle il tempo di riposarsi, di farsi un bel bagno caldo in pace, di godersi un po’ di meritato silenzio e leggersi un libro… In pratica tutto quello che difficilmente si può fare con un piccolo dolce koala avvinghiato addosso.
Inoltre, forse perché ho perso mio padre in tenera età, l’idea di lasciare mio figlio con un estraneo/a e perdermi tutti i suoi piccoli progressi giornalieri mi infastidiva parecchio. Come si dice “figli e grulli, chi li ha fatti se li trastulli” (cfr: “Amici Miei”)
Infine da buon economista è stata la scelta ottimale anche dal punto di vista economico.

Quali sono state le reazioni al lavoro? Ti hanno posto delle difficoltà? Hanno cercato di dissuaderti?
Sul lavoro le reazioni non sono state proprio entusiastiche: da un lato non mi hanno posto ostacoli, anche perché mi spettava di diritto, ma i commenti (soprattutto in mia assenza) non sono stati benevoli, soprattutto da parte del mio responsabile. Sicuramente per loro la mia richiesta era una novità e come tale vista con una certa avversione. Anche molti colleghi sono rimasti stupiti, alcuni in positivo mentre altri hanno manifestato una certa perplessità.

E quali sono state le reazioni in famiglia e tra gli amici?
I nostri amici si sono congratulati per la nostra scelta, ho ricevuto complimenti e manifestazioni di stima anche da parecchi conoscenti. In famiglia invece la notizia è stata accolta come una sventura: purtroppo mia madre è piuttosto all’antica e non riesce a concepire che un uomo non “porti a casa il pane”. Non capisce che i tempi sono cambiati, eppure mio padre era una persona che si occupava della famiglia, nonostante fosse medico e facesse i turni di notte era sempre pronto ad aiutare in casa ed era molto presente con noi.
La vicenda per certi versi è singolare, mi sembra che quello che ho fatto venga considerato con troppa enfasi in entrambi i sensi: alla fine ho solo scelto di stare a casa qualche mese, non sono il Paladino dell’uguaglianza tra i sessi né, credo, ho attentato alla all’ordine costituito screditando il Maschio Italiano. O sbaglio?

Quale è il ruolo sociale di un papà che decide di accudire i figli? Viene considerato un uomo anomalo?
Indubbiamente nel nostro paese spesso la mentalità è ancora ferma agli anni ’50, con un contributo molto pesante dato purtroppo dalla televisione e dai media in generale. Fortunatamente l’argomento dei papà che si occupano dei figli al momento va di moda e molte trasmissioni, compresi i calderoni dell’intrattenimento domenicale e le rubriche pomeridiane della TV “per casalinghe”, vi si sono dedicate. Spesso con risultati al limite del grottesco, come l’intervista a un papà che, con grande stupore della giornalista, sapeva finanche azionare una lavatrice, merito ovviamente della moglie che con tanta pazienza gli aveva mostrato l’utilizzo dell’interruttore on/off. Anche il termine “mammo”, che sento spesso in questi programmi, ha una connotazione a mio avviso vagamente dispregiativa, come se il papà fosse solo un surrogato della madre, sciagurata, ovviamente, a lasciare i pargoli in mano a un uomo. Alla fine però, come si dice, l’importante è che se ne parli…
Mi sembra che molti si trovino spiazzati da un padre che vuole essere presente, come se scardinasse un equilibrio precostituito e quindi rassicurante. Non basta il desiderio di occuparsi dei figli a 360°, per l’uomo serve una motivazione in più. Quando spiego che alla fine anche dal punto di vista economico per noi è conveniente, tanti tirano un sospiro di sollievo, come a dire “ah, ecco perché!”.
Voglio dire però che di papà come me sono tanti, basta guardarsi intorno: magari non chiedono il congedo e non vanno in giro a gridare quanto sono bravi, ma portano i figli a scuola o al parco, dal dottore o in piscina, li cambiano, li fanno addormentare e ci giocano insieme (così almeno c’è una scusa per la Playstation).

La tua personale esperienza di questo periodo di congedo, al di là di tutte le reazioni del contesto, quale è stata?
Senza retorica e a parte la fatica, credo che stare con i figli sia una delle esperienze più belle che una persona possa fare, lo raccomanderei a tutti i padri e le madri e a tutti ne dovrebbe essere data la possibilità. Stando a casa mi godo in esclusiva le piccole cose e mi diverto con loro: posso osservare tutti i progressi del piccolo (che modestamente, non per vantarmi…) e passare il tempo con la grande, spiegarle le cose, lei che a 3 anni e mezzo è in una fase in cui sta scoprendo il mondo e diventa sempre più consapevole (e ha già il fidanzato, ma ci rendiamo conto?).

Se avessi un terzo figlio, rifaresti questa scelta?
Ommamma un terzo figlio, non ditelo a mia moglie che sviene! Per ora mi avvalgo della facoltà di non rispondere altrimenti appena si riprende mi arriva una padellata…

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2 COMMENTI

  1. @Barbara, in qualità di orgogliosa moglie dell’intervistato 🙂 di dico che fregarsene non è facile, però alla fine va bene così, le decisioni si prendono in famiglia e gli altri possono dire quello che gli pare.
    E poi da quando lui fa il papà tempo pieno io sono rinata e riusciamo anche ad avere quei 5 minuti per fare qualcosa insieme senza troppi assilli…

  2. Eeeeeehhhh Giorgio, quante cose giuste che dici! Complimenti per la serenità con cui parli delle difficoltà sociali, si vede che la tua decisione ha motivazioni profondamente radicate e te ne freghi, come è giustissimo che sia. Quante difficoltà inutili, eh? Buon congedo!

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