Home » Featured

Obiezione di coscienza: dall’aborto alla contraccezione

Scritto il 20 Jun 2012 da Silvia 92 commenti

Questo post non bastava per parlare dell’interruzione volontaria di gravidanza oggi in Italia.
Proprio nel momento in cui la legge n.194 del 1978 sembra attaccata dalle censure di incostituzionalità e dalle ipotesi di nuovo referendum da parte dei movimenti pro-life, si sente la necessità di mettere in luce le carenze di questa normativa. Perché dopo averla difesa, dovremmo vigilare sempre sulla sua reale ed efficiente operatività.

La legge 194 è di per sé una buona legge. Prevede però un istituto, contemplato da quasi tutte le leggi sull’aborto, in ogni Paese, ma che da noi è divenuto il punto debole che provoca la disapplicazione della legge: l’obiezione di coscienza.

L’art. 9 così si esprime: “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. [...]
L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e n necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione
anche attraverso la mobilità del personale.
L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.
L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge,[...]

In Italia si registra un numero tanto elevato di medici e personale delle professioni sanitarie obiettori di coscienza, da paralizzare sostanzialmente l’interruzione volontaria di gravidanza nelle strutture pubbliche, rendendo lunghissime le attese per praticarla.
Ci sono ospedali pubblici (e addirittura,in alcuni periodi, intere province) in cui il 100% dei medici è obiettore di coscienza e, dunque, è estremamente difficile garantire l’effettività del diritto all’IVG anche mediante la mobilità del personale.
I medici non obiettori, visto il loro numero esiguo e la loro coscienza (che non obietta, ma è sana e vigile!) sono costretti a dedicarsi esclusivamente all’attività di interruzione di gravidanza che, psicologicamente e professionalmente, per un ginecologo è estremamente pesante. I ginecologi non obiettori, soprattutto nelle strutture pubbliche, dove sono indispensabili, finiscono per essere considerati degli “operai dell’aborto”, dato che devono dedicarsi praticamente solo a questo, e così hanno maggiori difficoltà di carriera rispetto agli altri medici. Si tratta di una condizione professionale ingiusta e frustrante. Sono poi esposti continuamente al lato più doloroso della loro professione, ricavandone un fardello psicologico non indifferente da gestire.

Questa situazione spinge chi può a rivolgersi alle strutture private per evitare le lunghe attese. Perché, se si pensa a quanto realmente costi ad una donna decidere una interruzione di gravidanza, si capisce che attendere un mese per ottenerla è una tortura che si aggiunge al dolore.
E chi non può rivolgersi alla struttura privata o magari si fida di più dell’ospedale pubblico? Aspetta. Gira. Cerca. Chiede. Come se non fosse un diritto, il suo, ma un favore da ottenere.

Con l’avvento dell’aborto farmacologico, la così detta “pillola abortiva” RU 486, si sono create ulteriori questioni.
Prima si era addirittura posto un problema di compatibilità tra questo trattamento farmacologico e la legge n.194, risolto poi in modo positivo alla luce dell’art. 15 della legge stessa. Poi però l’uso della RU 486, considerata da molti più sicura per le donne e sicuramente meno invasiva, continua ad essere osteggiato.
Mentre un’IVG con metodo chirurgico prevede un’ospedalizzazione obbligatoria di poche ore, per la somministrazione del farmaco è necessario un ricovero di tre giorni.
Questo lo rende meno accessibile alle fasce più deboli della popolazione, soprattutto alle ragazze più giovani e alle lavoratrici meno tutelate.

C’è poi l’ultima frontiera dell’obiezione di coscienza. Quella contro la così detta “pillola del giorno dopo“, ovvero la contraccezione d’emergenza. L’obiezione dei medici nella prescrizione e addirittura dei farmacisti nella vendita è stata negata anche nel Rapporto sulla salute delle donne del 2008, in cui si legge: “La pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ma anticoncezionale, e come tale non può essere motivo di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari, compresi i farmacisti“.
La prescrizione di questa forma di contraccezione, che in altri Paesi è di libera vendita, deve essere effettuata a richiesta della donna, può essere effettuata anche alle minorenni (in quanto, appunto, è una forma di contraccezione) e non c’è alcuna norma di legge statale che preveda l’obiezione di coscienza.
L’associazione Vita di Donna ha rilevato però che nel 50,9% dei casi il medico nega la prescrizione della pillola del giorno dopo. In Italia, infatti, ricorre alla contraccezione di emergenza solo il 2,5 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni.
I medici si appellano ad una norma del codice deontologico professionale, la così detta clausola di coscienza, secondo la quale

Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino, ogni utile informazione e chiarimento“.

Il Comitato nazionale di Bioetica, riconoscendo questo diritto anche al farmacista, ha precisato che l’obiezione “deve essere esercitata in modo responsabile, in maniera tale da non interrompere l’iter che conduce alla libera risoluzione del paziente, e alle sue successive opzioni di assumere un farmaco, sotto la responsabilità morale e giuridica del medico.
Presupposto necessario per l’eventuale riconoscimento legale dell’obiezione di coscienza è, dunque, l’affermazione del diritto di ognuno di ottenere le prestazioni dovute per legge
.”
Ma rendere questo diritto così difficile nel suo concreto riconoscimento è legittimo? Girare per medici ed ospedali a elemosinare una prescrizione in tempi brevi, perché altrimenti il trattamento è inefficace, è dignitoso?

L’obiezione di coscienza è un diritto degli operatori sanitari, su questo non si discute. Ma se oltre il 70% dei ginecologi italiani (con regioni in cui si tocca l’81%) si dichiara obiettore, qualcosa non funziona: la legge non è operativa, il diritto di scelta non è concreto, le persone (donne e uomini) non sono tutelate.
Se poi l’obiezione di coscienza viene invocata anche al di là della legge, per opporsi anche alla prescrizione di farmaci contraccettivi, allora ancora di più qualcosa non funziona ed è più grave, perchè la clausola di coscienza confligge gravemente con il diritto alla contraccezione d’emergenza che potrebbe prevenire le interruzioni di gravidanza.
Rendere estremamente difficile ottenere un proprio diritto è come non riconoscerlo. La coscienza dei medici non si può scontrare così gravemente con la salute delle donne.

Questo video “Chiedo solo,l’applicazione della legge” fa parte della campagna “Il buon medico non obietta” della Consulta di Bioetica:

Prova a leggere anche:

Prova a vedere anche:

Categoria: Featured
Tags: , , ,

Tuo figlio non dorme la notte? E' uscito il nostro e-book sul sonno dei bambini. Clicca qui!

Lasciaci un commento!

Aggiungi un commento. Puoi anche iscriverti per ricevere una notifica via RSS. Sii gentile, niente spam.

Puoi usare queste tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

In questo blog puoi usare un Gravatar. Per registrare il tuo vai su Gravatar.

92 Commenti »

  • leonardo ha scritto:

    Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.

  • Barbara ha scritto:

    @lilla comprendo il tuo sfogo e mi dispiace molto per quello che hai dovuto subire, ma ti prego di tenere a mente che quello che non funziona non è la legge, ma le modalità di applicazione. La legge sul diritto all’interruzione di gravidanza (volontaria e terapeutica) c’è, e non è neanche male. Il problema è l’applicazione, come per molte altre nostre bellissime leggi, e in questo caso anche il lento e inesorabile lavoro di scardinamento che viene fatto da tanti anni in modo indipendente sfruttando l’istituto dell’obiezione di coscienza per arrivare, di fatto, a non poter godere di un diritto sancito per legge nelle strutture pubbliche. Ne parliamo e ne continuiamo a parlare proprio per sperare che la tendenza possa cambiare. Un abbraccio.

  • Lilla ha scritto:

    Volevo precisare che i miei sono stati aborti terapeutici

  • lilla ha scritto:

    Sono una donna di 35 anni. Purtroppo 2 anni fa ho vissuto l’incubo dell’aborto, sono stata in un. ospedale pubblico. Ero giunta alla 13 settimana, ció che fanno vivere è un piccolo travaglio dusumano!!!!!!Questa volta invece ero alla 12 settimana e sono stata in una clinica privata dove è stato fatto tutto in giornata, senza che sia la donna SVEGLIA E PIENAMENTE COSCIENTE ad espellere il feto. Mi vorrei complimentare con coloro che hanno fatto la legge augurando loro che possano vivere le orrende esperienze delle donne che si trovano ad abortire oltre i 90 giorni.Mi vorrei poi complimentare con i MEDICI OBIETTORI che si permettono di rendere ancora piú dolorosa questa pratica.L ‘obiettivo del medico DOVREBBE ESSERE QUELLO DI ALLEVIARE LE SOFFERENZE!!!!!!!

  • fab ha scritto:

    Stefano coraggio,
    Immagino che tua moglie sia sopraffatta dalla paura,paura di cambiamento,di un cambiamento inaspettato.
    Parlate,parlate tanto,cerca di starle vicino anche se ti e’ difficile,prova a spiegarle le tue di motivazioni e cerca di farle capire che non e’ sola,che puo’ contare sempre su di te,piu’ di prima.
    Spiegale che questo bambino e’ vostro,che non e’ solo suo,anche se lei lo porta in grembo.
    Io spero che con il tuo aiuto lei riesca a cambiare idea.
    Ve lo auguro di cuore.

  • Closethedoor ha scritto:

    Caro Stefano,
    si capisce che il tuo è uno sfogo di dolore sincero e mi dispiace molto per te, ti e vi auguro di trovare una soluzione che non sia quella di smettere di volervi bene. Anche se sembra triste, accade, una donna può rifiutare il figlio che porta in grembo, perché il corpo che si sente come “investito da un camion” è solo il suo. Se c’è il desiderio di un figlio, c’è anche la gioia, ma se non c’è il desiderio, nessun altro può veramente condividere lo sconquasso e imporre a qualcuno di farsi investire… non credo che porti a nulla di buono.
    Un sincero in bocca al lupo

  • stefano ha scritto:

    Sono un farmacista non titolare di 50 anni e ho fatto restare accidentalmente incinta mia moglie di 42 anni. Non sono credente e non sono mai stato obiettore di coscienza. Abbiamo già due bambine. Il bambino lo vorrei; mia moglie ora che è al secondo mese ha deciso di abortire incondizionatamente. In questo momento non so nenche se le voglio più bene perchè mi sembra impossibile che una madre, di qualsiasi razza di animale sia, rifiuti una creatura che ha in grembo.
    Questo in cui abitiamo è un vero stato del c..zzo se spende un sacco di soldi per distruggere i bambini che sono il nostro futuro prima ancora che nascano, invece di spenderli per aiutare le mamme per farli crescere sani e felici in un mondo migliore. Io pensavo che lo scopo di noi sanitari era quello di lavorare per favorire e migliorare la vita; ora, a oltre la metà della mia vita mi sento un fallimento totale sia come sanitario sia come padre perchà a causa di una legge dello stato non posso neanche garantire la vita a quello che sarebbe potuto essere mio figlio. Non ho più nulla in cui credere e non ho più parole…

  • Sunset ha scritto:

    Non mi sono mai trovata nella situazione di dover prendere una decisione tanto difficile…ma da sempre ogni volta che cambio farmacia o ginecologo chiedo espressamente quale sia la loro opinione a riguardo e non dò soldi agli obiettori di coscienza…se uno crede di avere degli ottimi principi da difendere può sempre andare a lavorare per Medici senza frontiere o presso qualche altra ONG. E’ troppo facile fare l’obiettore di coscienza con un ottimo stipendio a fine mese!!! Se più medici e farmacisti venissero penalizzati per la loro scelta, o dovessero pagare di tasca loro, sono sicura che diminuirebbero….la prossima volta che entate in farmacia prma di spendere 50 o 100 € chiedete se sono obiettori e se vi rispondono di sì uscite senza comprare.
    I medici hanno il diritto di boicottare l’aborto ma noi abbiamo il diritto di boicottare questi medici.

  • Alice ha scritto:

    Premetto che sono favorevole al fatto che l’aborto sia un diritto, perché in una società civile deve essere garantita la libera scelta. Premetto anche che per me, e per me soltanto, sono contraria all’aborto in ogni caso anche se terapeutico (se ti nasce un figlio sano che poi diventa invalido che fai l’accoppi?).
    Tante mie amiche hanno abortito e non è stato affatto come descritto nell’articolo. Sono andate al consultorio e hanno abortito anche da minorenni. O abito in un’isola felice della sanità o c’è qualcosa che non quadra…
    Trovo assurdo che si possa pensare di negare l’obiezione di coscenza, io se fossi ginecologa sarei obiettore, ma al 200%: è giusto essere libere di abortire, ma è anche giusto che se un medico desidera essere ginecologo ma non vuole uccidere, possa essere libero di farlo. E non conta l’obiezione attiva, secondo me è una scemenza. Il ginecolo già dimostra di essere a favore della vita, ne ha fatto un mestiere… In fondo è un medico no? Metodi per evitare gravidanze ce ne sono a ciuffi, se una donna non se ne cura e poi vuole abortire io non vorrei essere lo strumento attraverso il quale un bimbo non nasce. In fondo se uno va al mulino si infarina, basta prendere precauszioni… Non mi esprimo in merito all’aborto terapeutico perché in quel caso se si parla di pericolo di vita per la madre, probabilmente è difficile decidere di essere obiettori, in fondo se salvi il bimbo lo fai comunque a scapito di un’ altra persona…

  • Theyummymom ha scritto:

    @simplymamma mi dispiace per quello che ti è capitato.
    Io ho due amiche che hanno abortito feti sani perchè il fidanzato non era sicuro di voler diventare padre. E non hanno trovato nessun tipo di problema o impedimento. hanno organizzato tutto nel giro di una settimana-dieci giorni.
    Si sono lamentate perchè il personale sanitario non le ha trattate molto bene.

    Il tuo è un caso a parte, e nei casi come il tuo dovrebbe esserci una priorità e un’assoluta certezza di ricevere il servizio nel modo più adeguato.

    ma come una donna può decidere, per qualsiasi motivo di interrompere la gravidanza di un feto sano, anche un medico può decidere di non effettuare un aborto.
    Si questa libertà io non discuto (sia nella libertà della donna di abortire per qualsiasi motivo, che dei medici di essere obbiettori di coscienza).

  • Marilena ha scritto:

    Io seguo Genitori Crescono da poco soltanto, non so se si e’ gia’ parlato di anticoncezionali ma mi piacerebbe un bel post che informasse le donne su come evitare una gravidanza indesiderata. La prevenzione e’ l’unica arma che abbiamo. 125000 aborti all’anno e’ un numero troppo alto. C’e’ qualcosa di veramente molto triste in questi numeri. Ci sono troppi mezzi oggi per evitare le gravidanze e non mi sembra che vengano usati se questi sono i numeri.

  • Daniela ha scritto:

    Ecco, io invece non capisco tutta questa tutela dell’obiezione di coscienza. Lo ammetto, lo dico con senso di colpa, sembra così giusto avere una coscienza che andare contro mi mette un po’ in crisi.

    Ma… se una cosa non la vuoi fare, non la fai, non è che la fai a metà. Cambi. Insomma, fare il ginecologo vuol dire aiutare la donna nella sfera intima, dal primo rapporto, all’anticoncezionale, al parto, all’aborto. Tutto. Compreso. Pacchetto unico, perché qualcuno deve scegliere?

    il punto è che se c’è una legge che prevede l’aborto un diritto, e un’altra che prevede giusto che chi non vuole praticarlo non lo pratica, si scontrano!

    Per dire, se un ginecologo cristiano credente è contrario ai contraccettivi? Certo, non è una cosa “pesante” come l’aborto, ma è un pensiero personale, e ancora molto diffuso. Che si fa, si permette l’obiezione di coscienza? E’ un lavoro, non una fede, che forse poi per passione e per dedizione ci si avvicina, ma le tue idee le mantieni a casa tua, le segui tu, non le puoi imporre fuori. Non se è un diritto sancito dalla legge fare il contrario di quello che credi.

    insomma, l’obiezione di coscienza è sacrosanta laddove non c’è scelta. Devi fare il militare. punto. Non voglio. Ok, ti dò un’alternativa. Ma se decidi di fare il ginecologo fai il ginecologo, fino in fondo. Ti piacerà poco, ma lo sai prima no? Anche la storia degli anni dedicati a quello, ok, è vero, ma mica è un’imposizione, vuoi dedicarti alla vita? FAi il pediatra, studia patologia neonatale, fai altro, ce n’è di scelte. Anche la questione sulle percentuali, no, non mi va. Cosa vuol dire, che c’è un limite di privilegiati che possono dire “no, io non lo faccio” e gli altri o così o non lavori? Ma la storia che siamo tutti uguali?

    So che è una posizione molto impopolare. Ma appunto, decidere che l’aborto è un diritto, ma che chi deve praticarlo può dire di no, è come decidere che l’etaunasia è un diritto ma chi deve farla può dire di no. Che diritto è se può venirmi negato da chiunque?

    Certo, sarebbe bella una soluzione che facesse comodo a tutti. Ma stabilire un limite di obiettori vuol dire permetterlo solo a qualcuno. Imporre un servizio in più (volontariato) certo scremerebbe quella parte che lo fa solo per comodo, ma vuol dire imporre un peso in più a chi ci crede davvero. Pretendere che vengano accettati gli obiettori, ma che ci sia un numero sufficiente di non obiettori, è come tirare con i dadi e pretendere che esca sei un numero minimo di volte. E alla fine, chi sceglie un lavoro lo fa con consapevolezza. Se non fa per lui, faccia diversamente, e non è una malignità, è semplicemente assumersi la responsabilità del ruolo che si vuole rivestire, e non prendere solo la parte buona della crostata e lasciare la crosta ad altri, o magari anche a nessuno, se una vuole abortire si arrangi, diritto o meno.

  • Mammamsterdam ha scritto:

    Un mio amico appassionato di animali, volontario in tutta una serie di asili ecc. ha deciso a 18 anni di non iscriversi a veterinaria che era il suo sogno da una vita perché erano troppo alte le probabilità che l’ unico lavoro che sarebbe riuscito a trovare sarebbe stato nei mattatoi. Ha fatto medicina. Un aspirante ginecologo potrebbe farsi la stessa domanda e darsi la stessa risposta.

    Vorrei continuare ma tocca scappare. Ma mi sembra che non stiamo dicendo assolutemente nulla di nuovo in tutta la discussione, no? Quindi manco mi ripeto. Neanche parlando di tutti i casi documentati di medici obiettori nella struttura pubblica che poi in quella privata obiettavano meno.

  • Closethedoor ha scritto:

    Non so come sono riuscita a rintracciare la vecchia notizia su Google: era una signora di Corleone, già madre di tre figli, morta nel 1989 di aborto clandestino dopo aver scoperto che tutti gli operatori dell’ospedale erano obiettori

    http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1989_11/19891129_0009.pdf&query=Sara%20Lener

  • Closethedoor ha scritto:

    Sul disservizio dovuto alla % di obiettori, segnalo la notizia di marzo 2012: ginecologo dell’ospedale Federico II di Napoli muore in un incidente stradale, per due settimane quell’ospedale non ha operato Ivg perché si trattava dell’unico non-obiettore della struttura.

    Sul ritorno alla clandestinità: leggevo che sono in aumento le segnalazioni di emorragie e perfino morti per abuso di Cytotec, un farmaco anti ulcera che ha come effetto collaterale l’aborto spontaneo.

    Non ho fonti scritte da citare, ma provando a controllare credo che si possa risalire abbastanza facilmente alla relazione obiezione di coscienza > possibilità di essere promosso. Ricordo denunce circostanziate fatte dal PCI negli anni ’80 sul fatto che un ginecologo che voglia fare carriera deve presentare l’obiezione. Il picco di attenzione c’è stato nei primi anni ’90 quando una donna calabrese è morta girando per gli ospedali in cerca di un ginecologo non obiettore.

    Secondo me l’unica soluzione è creare un movimento di opinione che chieda la penalizzazione professionale dei ginecologi obiettori, in termini di orario di lavoro, ferie e stipendio. Contrastando quindi la tendenza attuale a premiare gli obiettori e ad isolare i non obiettori. Nessuno sarà obbligato a fare qualcosa che va contro la sua coscienza, ma dovrà assumersene la responsabilità.

  • mammaonthemove ha scritto:

    @MAria Angela:
    Credo che il figlio di 6 mesi sia della madre che ha dovuto abortire al quinto mese (in una gravidanza precedente a quella che le ha dato la bambina che non dorme la notte).
    Poi sai… quando ti fanno partorire dopo 5 mesi di gravidanza, in un reparto pieno di bambini vivi… e il tuo non e’ vivo, o una volta nato non lo sara’ a lungo… chiamarlo “feto” non e’ una cosa molto strana. Dopotutto mi sembra un buon compromesso.

  • mammaonthemove ha scritto:

    Io sono assolutamente pessimista e tendo ad essere radicale come Silvia.
    Secondo me ci sono pochi discorsi da fare, certa gente se non la tocchi nel portafoglio non la smuoverai mai di un millimetro.
    Saro´ volgare, ma l´unica soluzione che vedo e´ una riduzione dello stipendio per chi non pratica aborti. Dopo tutto si tratta di persone che decidono di non dare parte del servzio che la struttura per cui lavorano e´ tenuta a offrire. Diciamo un bel 15% in meno rispetto ai colleghi non obiettori. Se non 20%, numero che si potrebbe dedurre dalle statistiche (210 IVG su 1000 nati vivi, che equivale piu’ o meno al 20%). La percentuale potrebbe partire da una media nazionale e anche aumentare se nella struttura particolare ci sono piu’ IVG della media.
    Il 15% in meno non riduce nessuno alla fame, ma attribuisce il giusto prezzo a un ideale. E siccome, come disse qualcuno, ogni unomo ha il suo prezzo, e alcuni hanno anche lo sconto, forse si comincerebbe a vedere quanto sono forti questi principi morali.

  • Maria Angela ha scritto:

    sarò io che non capisco, ma… una che ha un bambino di 6 mesi, un anno prima andava in giro a cercare qualcuno che le prescrivesse “la pillola del giorno dopo”? cioè al 3° mese di gravidanza? (“madre” seduta a destra).
    e l’altra, che chiama sempre solo “feto” il bambino che si tiene nella pancia per cinque mesi? solo perchè è malato e non ha speranza di vita oltre un paio di mesi?
    scusate l’intervento un po’ fuori bersaglio, ma trovo questo video davvero malfatto e psicologicamente poco realistico.

  • Lorenza ha scritto:

    Scusate la domanda, ma leggendo in giro mi pare di capire che un medico possa essere obiettore nella struttura pubblica, salvo poi “ravvedersi” (o “corrompresi”, a seconda di come la si guarda) in una clinica privata. E’ vero?
    Questo fatto lo trovo agghiacciante, proprio tipico di un’Italia che non ha speranza. Non sono un avvocato, ma questi medici li perseguirei per qualche reato tipo falso ideologico o simili. Comodo obiettare in ospedale (così si fa carriera, perché è palese che sia così) e poi guadagnarci pure sopra. Forse chi invoca il giuramento di Ippocrate dovrebbe farci un pensiero…

  • Gloria ha scritto:

    @Close,
    quello che dici è in parte giustissimo, ma anche molto emotivo.
    Le mie perplessità nascono dal fatto che il pezzo così come è stato scritto e molti dei commenti che seguono sono “ideologici” e non tentano di spiegare qual è la reale portata del problema.
    Dico “ideologico” perché:
    1) Gli aborti vengono pur sempre effettuati e mi sembra che non ci siano esempi noti di donne che hanno dovuto partorire un bambino non voluto.
    2) Non ci sono studi che paragonano le difficoltà che le donne hanno ad accedere a servizi abortivi, paragonate alle difficoltà che tutti gli altri hanno ad accedere in generale ai servizi di sanità pubblica (e anche quello è un sacrosanto diritto)
    Inoltre bisognerebbe approfondire l’incidenza di dottori obiettori che lavorano in privato (sicuramente alcuni casi esistono, ma quanti sono? Boh).
    Un’altra cosa da sapere è cosa spinge così tanti operatori sanitari ad obiettare e se c’è un qualche meccanismo perverso all’interno della sanità pubblica che favorisce un tale comportamento, questo va certamente corretto. Magari si scopre che tutti agiscono secondo coscienza, ma anch’io ne dubito.

    @Lorenzo,
    non è un accanirsi a colpi di cifre, ma mi sembra che si stia facendo poco o niente per cercare di capire che le dimensioni e le cause del problema. Non si fa altro che gridare “Obiettore! Vergogna! Liberticida!”. Con le emozioni e le ideologie non si arriva da nessuna parte. Io per primo sono d’accordo che se un servizio è legale dovrebbe essere reso disponibile (ma quante cose sono legali e in teoria disponibili, ma non ci sono o sono deficitarie per mancanza di fondi, personale ecc.? Pensiamo, di nuovo, alla saluta pubblica e all’istruzione, ecc. ecc.)

    @ellagio,
    cosa intendi con il “rimpallo da uno specialista a un altro”?
    Tra l’altro, sì è vero che gli aborti sono leggermente diminuiti (ma niente se paragonato alla drastica diminuzione rispetto agli anni 80), ma anche questo è un fatto abbastanza diffuso. La domanda da porsi è se sono diminuiti perché sono diminuiti o perché non c’è accesso al servizio.

    Cito dal documento che ho postato ieri (pag 5, Conclusioni):

    “- Si conferma la tendenza storica alla diminuzione dell’IVG in Italia, che diventa ancor piu? evidente se si scorporano i dati relativi alle donne italiane rispetto a quelli delle straniere.
    - Si sottolinea come il tasso di abortivita? in Italia sia fra i piu? bassi tra i paesi occidentali; particolarmente basso e? quello relativo alle minorenni, agli aborti ripetuti, e a quelli dopo novanta giorni di gravidanza.
    - Si configura in questo ambito una specifica situazione italiana: il panorama dei comportamenti relativi alla procreazione responsabile e all’IVG in Italia presenta sostanziali differenze da quelli di altri paesi occidentali e in particolare europei, nei quali l’aborto e? stato legalizzato. Siamo in un paese a bassa natalita? ma anche basso ricorso all’IVG – dunque l’aborto non e? utilizzato come metodo contraccettivo – e insieme un paese con limitata diffusione della contraccezione chimica. Altri paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia, ad es.) hanno tassi di abortivita? piu? elevati a fronte di una contraccezione chimica piu? diffusa, e di un’attenzione accentuata verso l’educazione alla procreazione responsabile.
    In generale, il tasso di abortivita? sembra collegarsi non soltanto ai classici fattori di prevenzione (educazione sessuale scolastica, educazione alla procreazione responsabile, diffusione dei metodi anticoncezionali, facilita? di accesso alla contraccezione di emergenza), ma anche a fattori culturali piu? ampi.”

  • Barbara ha scritto:

    @ellegio che vuol dire prescrizione d’emergenza? Non lo è per tutti? si chiama farmaco d’emergenza…

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Supermambanana

    Mi domando come vengano fatte le stime per gli aborti clandestini. In ogni caso sono d’accordissimo che ci vorrebbe un giro di vite sugli obiettori che poi operano ivg privatamente. Questi sono la feccia della categoria

    (A chi interessasse, i non-giornalisti delle Iene hanno girato un documento su questa piaga http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/228281/gauthier-aborti-clandestini.html)

    @Andrea

    Cerco di seguirti nelle tue perplessità statistiche: la percentuale di obiettori del 70% o fino al 90% secondo i documenti del MInistero non influenzano l’erogazione del servizio ivg, ma questo è possibile solo perche’ chi non obietta viene praticamente messo a fare solo quello, chiamato da una regione all’altra per coprire il serivizo, e paga un prezzo personale sulla SUA salute. E’ la denuncia della LAIGA http://www.laiga.it/

    Senza contare il problema in prospettiva: l’aumento vertiginoso degli obiettori degli ultimi anni è probabilmente dovuto all’ingresso di giovani ginecologi che hanno capito l’andazzo e hanno deciso di obiettare in massa. Quando i vecchi saranno andati in pensione il problema del disservizio esploderà, e allora forse (forse) qualcuno si attiverà per mettere dei paletti alle assunzioni.

    @ tutti

    Posso concordare sul fatto che non si può costringere nessun medico ad operare contro la propria coscienza, né che si possa costringere i soli medici ginecologi a sapere che per loro non ci sarà la possibiltà di obiezione.

    Ma siamo passati ormai all’estremo opposto: già negli anni ’80 si denunciava che chi sabota la legge viene premiato con meno lavoro e più possibilità di carriera, e chi invece permette di applicarla viene caricato di lavoro in più, ostacolato nella carriera e sicuramente ostracizzato dai colleghi.

    Basterebbe solo questo a gridare vendetta ad un diritto negato in primis ai ginecologi stessi.

    Ma è indicativo di un clima generale italiano, che non riguarda solo le donne.

    Non credo di fare paragoni impropri pensando al passato lassismo verso il servizio di leva militare e agli inviti “dall’alto” ad evadere le tasse (oggi c’è Bossi, ieri Berlusconi, ecc.). Il singolo viene incoraggiato ad aggirare qualunque legge ritenga ingiusta, piuttosto che ad attivarsi per cambiarla.

    A completare il quadro, come ricordava Lorenzo Gasparrini, sono davvero troppe le testimonianze degli operatori che umiliano le donne dando per scontato che siano delle puttane senza coscienza, e dei movimenti pro-life che entrano nei reparti e aggrediscono verbalmente o peggio le donne presenti per fare un’ivg. Ricordo che la regione Lombardia è fra quelle che hanno autorizzato la presenza di banchetti dei “movimenti per la vita” (o meglio per la morte della madre, mi sento di aggiungere io) nei reparti di ostetricia.

  • ellegio ha scritto:

    @supermamb: lì nel solito rapporto c’è anche la percentuale che cerchi. Nel 2009, 210 ivg ogni 1000 nati vivi, in diminuzione. Ovviamente la natura fa molto peggio, la percentuale di aborti spontanei entro il primo trimestre è altissima.

    Sono abbastanza sicura che agli obiettori che operano privatamente un ritorno all’aborto clandestino non può che sembrare auspicabile, comunque.

  • supermambanana ha scritto:

    scusate se ritorno con un mio tormentone, l’aborto clandestino, ma uno dei motivi della 194 era anche arginare questa cosa diventata ormai insostenibile. Dati governativi dicono che nell’83 gli aborti clandestini fra le italiane erano stimabili a 100mila. Nel 2005, ultimo anno di cui si hanno notizie (OT: perche’ non si raccolgono piu’ dati, o per altro? Se la prima, perche? boh), sono scesi a 15,000 all’anno. Che sono sempre 41 al giorno, eh, ma insomma. La percentuale di obiettori, a occhio, dovrebbe far aumentare questo numero, e insomma questo sono sicura che neanche gli anti abortisti o gli obiettori vorrebbero, o no? O anche qui ci si nasconde sotto la sabbia?

    (Andrea, sui numeri, andrebbe anche fatto entrare nell’equazione una piu’ efficace, nonostante i rematori contro, campagna di informazione, prevenzione ed educazione sessuale, bisognerebbe guardare il numero di aborti in proporzione alle gravidanze, ma chi ce la fornisce questa statistica?)

  • ellegio ha scritto:

    (@Barbara: Per la pillola del giorno dopo, in alcune città c’è la possibilità di avere una prescrizione di emergenza.)

  • Barbara ha scritto:

    @ellegio e dopo il licenziamento magari una bella denuncia per falso in atto pubblico e provocata sospensione di servizio o come cavolo si chiama.
    @Andrea, capisci anche tu che se il 70 percento dei medici è obiettore, un problema ci sta. Che poi se ti serve un ginecologo, un anestesista e due operatori tra infermieri e assistenti e la metà di ogni categoria obietta, beh la probabilità di essere assistita in modo completo e quindi sicuro crolla. E infatti ci sono i racconti di chi il medicinale ha dovuto somministrarselo da sola, cosa veramente inqualificabile.

    @Silvia, salto un pò di palo in frasca, ma diciamo che voglio star tranquilla e tenermi a casa un pezzo di carta con gli estremi della non validità dell’obiezione per la pillola del giorno dopo da mostrare al medico di pronto soccorso (ma io ho la fortuna di abitare vicinissimo a una sede AIED, quindi questo pericolo dovrei scamparlo) o al farmacista. Cosa mi conviene mostrare per evitare il rischio di beccarmi una denuncia per lesioni personali?

  • Lorenzo Gasparrini ha scritto:

    Sinceramente, non capisco questo accanirsi l’un l’altro a colpi di cifre. Il problema dell’obiezione dei medici è soprattutto di chi dovrebbe ricevere assistenza medica. Non deve accadere neanche una volta che una donna che ha deciso per l’IVG si senta rispondere “io non posso assisterla perché sono obiettore” (nella realtà accade ben di peggio, con donne insultate e sottoposte a uno stress psicologico di cui certo non hanno bisogno; ma questo le statistiche non lo dicono, quindi chissenefrega). Semplicemente, come accadeva nel caso dell’esercito, l’obiettore deve essere destinato ad altri compiti, e fine lì. La sua scelta è rispettata, e il servizio erogato.
    Se non succede, è per il solito vecchio motivo: le credenze personali, in nome di una libertà di opinione mal capita, assurgono a diritto di non rispettare il dettato della legge. Quando quelle credenze, poi, trovano rispondenza in poteri in grado di gestire direttamente una carriera, quelle motivazioni assurte indebitamente a diritti diventano vere e proprie prassi esecutive consolidate dall’indifferenza altrui.
    Tipico italiano, direi.

  • ellegio ha scritto:

    Tutti i ginecologi sono in grado di operare, anche se la consuetudine porta nel tempo a una sorta di specializzazione. Non è richiesta nessuna qualifica extra. Oltretutto l’aborto non è un intervento particolarmente complicato, e si fa anche in day hospital. Mi rendo conto che 100000 sembra un numero enorme, ma se in ogni regione ci sono una decina di ospedali in cui si fanno ivg, vuol dire che in ogni ospedale se ne faranno 500 l’anno, che è un numero sopportabile anche con un solo operatore (sto facendo i conti con l’accetta, è per capire l’ordine di grandezza). Il problema è che quell’unico medico alla fine fa solo quello, pur non dovendo lavorare 12 ore al giorno.
    Il numero di aborti in Italia comunque non è rimasto stabile, negli anni è diminuito. Di contro, l’obiezione di coscienza ha allungato i tempi pre operatori, il rimpallo di donne tra uno specialista e l’altro (non basta mica presentarsi e dire che si vuole abortire, contrariamente a quello che molti pensano).
    Quanto a quello che fanno i medici nel privato, lasciamo perdere. Sarebbe un altro post. Tra l’altro penso che una prima verifica di chi opera privatamente essendo obiettore nel pubblico sarebbe doverosa, in un paese civile. Seguita magari da un licenziamento in tronco.

  • Andrea ha scritto:

    @ellegio,

    grazie per aver trovato l’informazione relativa a quanti vanno in privato.
    A essere sincero il numero non mi scandalizza più di tanto… quanti sono in generale quelli che vanno privatamente per farsi fare un’operazione o un trattamento di qualche tipo? Se mi avessero detto il 10% non mi avrebbe particolarmente sorpreso (anzi avrei pensato che erano di più).

    I vari documenti postati indicano che nonostante l’obiezione sia aumentata negli ultimi 10-15 anni (anche se ora è stazionaria), ciò non ha influito nel numero di aborti che è rimasto pressoché uguale (e più o meno in linea con gli altri paesi europei e con gli Stati Uniti). Questo potrebbe dire o che il numero sarebbe aumentato, ma non ha potuto, o che il numero sarebbe comunque rimasto lo stesso. Presumo che qualcuno questa domanda se la sia già posta e abbia provato a dare una risposta.

    Sarebbe anche interessante sapere chi è che obietta… intendo dire, il 75%-80% di ginecologi è certamente una cifra notevole, ma tutti questi ginecologi sarebbero stati in grado di effettuare aborti? (non so se essere ginecologo = poter operare o se serve una qualifica extra). Lo stesso dicasi per il personale “accessorio” quali anestesisti, infermieri, ecc. Tutti quelli che obiettano erano direttamente coinvolti in aborti o lo erano solo potenzialmente o affatto?
    Diciamo che se solo 1/4-1/5 dei medici preposti effettua aborti non capisco chi possa fare questi 100000 aborti negli ospedali pubblici (dubito che siano tanti questi martiri dell’aborto che lavorano 12 ore al giorno 7 giorni a settimana).

    Inoltre non bisogna fare l’errore di pensare che chi vuole abortire, ma trova difficoltà perché non trova il dottore, il letto, o quello che è, sia la persona più sfigata che ci sia… la sanità italiana è piena di casi dove se vuoi fare una cosa nel servizio pubblico ci vediamo tra nove mesi (ma magari sei già morto), se vai nel privato ci vediamo oggi pomeriggio (e l’ho visto personalmente con i miei occhi anche in casi di malattie gravi o di operazioni necessarie per alleviare dolori molto forti).

    Per capire l’ampiezza del problema bisognerebbe analizzare il comportamento di chi vuole abortire, se deve andare vicino o lontano, se deve aspettare, se non riesce a effettuare l’aborto in tempo, ecc. e paragonarlo a quella che è la media nazionale all’interno degli ospedali italiani per tutta una serie di interventi di simile difficoltà, durata e costo.

    Mi sono sempre dimenticato di aggiungere che naturalmente se uno è obiettore nel pubblico non è che può andare nella clinica privata e fare aborti a gogò… non so se ci sia una legge in merito e se non c’è ci dovrebbe essere.

  • Milena ha scritto:

    L’argomento è sempre complesso ed estremamente personali le valutazioni, ma mi permetto (e anche io mi scuso in anticipo) di essere altrettanto drastica di Serena: fare il ginecologo non implica di per sè il dover provocare aborti così come fare il poliziotto non implica il dover applicare la pena di morte qualora fosse legale in Italia
    , quindi non condivido assolutamente la posizione da te espressa sull’obiezione di coscienza. Perdonami inoltre ma trovo il parallelo con la sperimentazione sugli animali decisamente improprio:stiamo parlando di embrioni umani che, volenti o nolenti, se non abortiti diverrebbero persone.
    Per quanto riguarda la “contraccezione d’emergenza” ritengo la definizione fuorviante: contraccettivo è tutto ció che impedisce la fecondazione, mentre la pillola del giorno dopo interviene dopo per interrompere un processo e non per evitarlo. Sul fatto che l’uovo fecondato sia o no un embrione…ognuno la pensa come vuole,ma non è la stessa cosa di un profilattico o di una pillola anticoncezionale.
    Infine sulla RU486 esistono molte ricerche e dati raccolti in paesi europei dove si utilizza da tempo relativamente ai rischi per la salute delle donne che sono stati riscontrati in anni di utilizzo e che hanno portato alla preferenza per l’uso vigilato in strutture sanitarie (in Francia mi sembra siano stati pubblicati).Inoltre non ritengo sia nemmeno nello spirito della legge che la donna debba abortire con una pillola da sola in casa sua senza alcuna assistenza….Lo so che saró impopolare ma penso che purtroppo l’aborto di per sé non é una cosa “semplice” e non si puó pretendere di renderla tale con una legge.

  • supermambanana ha scritto:

    marcello, la tua risposta e’ tipicamente italica, mi perdonerai, il mostrarsi diverso, (o il cambiarsi tout court) per farsi assumere, o il vincolare i dipendenti ad un contratto contrario ai diritti umani. Io penserei, al contrario, che se fosse ben chiaro e trasparente e palese che ogni ospedale pubblico non puo’ assumere piu’ del, diciamo, 20% di obiettori di coscienza, per garantire la propria funzionalita’, allora si va a carte scoperte, e uno ci puo’ anche pensare prima di far domanda, oppure far domanda dove il 20% e’ ancora da riempire… oppure cambiare direzione a monte, voglio dire a parte chi ha il sacro fuoco della ginecologia fin dalla culla, immagino che sapere di queste regolamentazioni al momento della scelta della specializzazione universitaria (e avere la sicurezza che saranno implementate di li’ a n anni alla fine degli studi) potrebbe far indirizzare meglio certe scelte.

  • Barbara ha scritto:

    no @marcello, è che nel privato se non lavori non ti prendono, o ti licenziano. E invece è costituzionale impedire alla popolazione di accedere a un diritto? Se i numeri degli obiettori VERI fossero davvero quelli, avremmo problemi anche nel privato, ma guarda caso non è così…

  • marcello ha scritto:

    @silvia: “…Magari potrebbe incentivare le ASL ad assumere meno obiettori, ma, a parte che non si può vincolare l’obiezione nel tempo….”
    non credo sia possibile, non è costituzionale vincolare dei dipendenti ad una determinata scelta etica in cambio del posto di lavoro, anche se probabilmente nel privato è prassi comune.

  • supermambanana ha scritto:

    close sono daccordo, con pero’ il distinguo non insignificante che la leva era obbligatoria e per tutti.

    Andrea, gli aborti sono nel privato, come hanno detto sopra, quindi costringendo al pagamento per una cosa che lo stato ha dichiarato offrire gratis. O sono effettuati dai ginecologi non obiettori che lavorano a ritmi infami, non solo fisicamente ma anche moralmente. In entrambi i casi, un diritto civile che viene disatteso.

    Ma in tutto cio’, immaginiamoci per un momento in una nazione differente, con una diversa, per dire, religione preponderante, che rifiuta, sempre per dire, le trasfusioni. Con ospedali pubblici in cui un 80% di medici obiettori si rifiuta di trasfondere. Ecco.

  • ellegio ha scritto:

    In realtà gli aborti nelle strutture private sono circa il 10% (la fonte è sempre la stessa). Solo che la percentuale di obiettori a volte rende l’ivg un vero e proprio calvario, amplificando le sofferenze (e allungando i tempi di attesa e i costi, vogliamo parlare anche di questo? E’ un disservizio che alla fine paghiamo tutti, e sulla pelle di persone che stanno male e soffrono).

  • Barbara ha scritto:

    @Andrea, tutti quegli aborti si fanno in strutture private. I dati sull’obiezione ovviamente riguardano solo gli ospedali pubblici. Ma questo l’ho già scritto prima.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Dunque, Andrea, il problema dell’obiezione non c’è? Che ne dici di provare a chiedere un IVG in Molise o in Sicilia, con l’81% dei medici obiettori e l’87/82% di personale sanitario non medico obiettore?
    Immagino che non ci sarà nessun problema…

  • Silvia (author) ha scritto:

    Se poi ci fossero degli appassionati di tabelle, si trovano anche quelle (anche se il rapporto 2011 inrealtà elabora dati raccolti anche nel 2007…): http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1585_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf

  • Andrea ha scritto:

    Mi sa che abbiamo postato tutti la stessa cosa :)

  • Andrea ha scritto:

    Silvia, ho letto con interesse l’articolo della Stampa che dice:

    “In molte province si è arrivati alla totalità degli operatori, il che equivale a paralizzare l’attività e quindi bloccare nella pratica la legge 194. Da Viterbo a Terni passando per Basilicata e Campania, trovare un medico che voglia applicare un’interruzione di gravidanza e quindi soltanto applicare una legge è diventata una missione quasi impossibile.
    In base alle cifre fornite la scorsa settimana dalla Laiga solo nel Lazio sono 10 su 32 gli ospedali pubblici che non eseguono le interruzioni di gravidanza, e il 91% dei ginecologi è obiettore di coscienza. ”

    Ma allora la domanda che sorge, se questa è la situazione, dove/come avvengono tutti questi aborti l’anno? Capirei se ci fossero stati 1000 o 10000 aborti l’anno, ma se ce ne sono in eccesso di 100000, più o meno in linea con la media europea e nordamericana.

    Spulciando in rete ho trovato qualche dato statistico ufficiale, lo trovate qui:
    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1585_allegato.pdf

    Gli ho dato appena una scorsa e si legge che nel 2009 ci sono stati circa 120mila aborti e che:

    “Nel 2009 si evince una stabilizzazione generale dell’obiezione di coscienza tra i ginecologi e gli anestesisti, dopo un notevole aumento negli ultimi anni. Infatti, a livello nazionale, per i ginecologi si è passati dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007, al 71.5% del 2008 e al 70.7% nel 2009; per gli anestesisti, negli stessi anni, dal 45.7% al 51.7%. Per il personale non medico si è osservato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38.6% nel 2005 al 44.4% nel 2009. La tendenza, negli stessi anni, alla diminuzione dei tempi di attesa tra il rilascio della certificazione e l’intervento, sembra però indicare che il livello dell’obiezione di coscienza non ha una diretta incidenza nel ricorso all’IVG. ”

    Particolarmente interessanti sono le statistiche europee e la comparazione con altri paesi europei.

  • Silvia (author) ha scritto:

    “La tabella 28 mostra le percentuali di obiezione per categorie professionali. Nel 2009 si
    evince una stabilizzazione generale dell?obiezione di coscienza tra i ginecologi e gli anestesisti,
    dopo un notevole aumento negli ultimi anni. Infatti, a livello nazionale, per i ginecologi si è
    passati dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007, al 71.5% del 2008 e al 70.7
    nel 2009; per gli anestesisti, negli stessi anni, dal 45.7% al 51.7%. Per il personale non medico
    si è osservato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38.6% nel 2005 al 44.4%
    nel 2009. Percentuali superiori all?80% tra i ginecologi si osservano principalmente al sud:
    85.2% in Basilicata, 83.9% in Campania, 82.8% in Molise, 81.7% in Sicilia e 81.3% a Bolzano.
    Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al sud (con un massimo di più di 77%
    in Molise e Campania e 75.6% in Sicilia e i più bassi in Toscana (27.7%) e a Trento (31.8%).
    Per il personale non medico i valori sono più bassi, con un massimo di 87.0% in Sicilia e 82.0%
    in Molise.”

    Fonte Relazione Ministero della Salute sull’applicazione della legge n.194/78 http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/Ministero-Salute-relazione-2011-attuazione-legge-194.pdf
    Il rapporto è del 2011, ma i dati si riferiscono agli anni 2009-2010

  • ellegio ha scritto:

    Comunque, i dati sulle ivg, sulle percentuali di obiezione etc. si trovano anche nei rapporti al Parlamento, che sono pubblicazioni annuali. Da cui si ricava che 110000 è sotto il 10 per 1000 di donne fertili, che la diminuzione sarebbe più significativa se non ci fossero tante donne straniere (che evidentemente hanno molte più difficoltà anche economiche a trovare la strada per una contraccezione efficace), che in Italia le ivg sono meno che nel resto d’Europa, etc. etc. Con i numeri. Qui.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Hai ragione Andrea, a quanto pare ero stata ottimista con i dati, che forse non erano aggiornati: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1692&ID_sezione=274

  • ellegio ha scritto:

    Non ho letto tutti i commenti, me ne scuso. Fermo restando il diritto all’obiezione di coscienza – anche se io personalmente credo che valga quell’obiezione di buon senso per cui se mi si offre di lavorare in una fabbrica di armi magari obietto prima – secondo me vale la pena di riflettere su due dati. Il primo è che l’obiezione di coscienza è notevolmente aumentata nel tempo (crisi mistiche in previsione della fine del mondo?) il secondo è che il ricorso all’obiezione è molto più diffuso tra i ginecologi che tra le altre categorie di personale. E’ una mia ingenuità da atea quella di ritenere che se ci sono gravi motivi di ordine morale o religioso questi dovrebbero emergere a tutti i livelli, e non solo tra le figure chiave che rendono di fatto impossibile erogare il servizio? In altre parole sono solo io a vedere in questi numeri solo una buona dose di opportunismo?

  • Andrea ha scritto:

    @Close
    Che esistano le testimonianze che che queste siano autentiche non lo metto minimamente in dubbio. La questione è se il problema esiste, se è endemico o localizzato.
    Dubito tuttavia che ci possano essere 125000 aborti l’anno se il problema fosse endemico.
    Se è localizzato, bisogna sapere dove, in quali ospedal e sotto quali condizioni.
    Senza numeri alla mano non si può fare nessun discorso, in quanto non sappiamo neanche se il problema esiste.
    Che ci sia il caso singolo, non ne dubito, ma questo è semplicemente quello che gli inglesi chiamano “anecdotal evidence”, ovvero un caso personale che difficilmente può essere generalizzato.

    Ripeto, magari il problema esiste, ma questo lo possiamo vedere solo con le statistiche alla mano e non con storie personali (per quante siano).

    @Silvia:
    nel post dici: “In Italia si registra un numero tanto elevato di medici e personale delle professioni sanitarie obiettori di coscienza, da paralizzare sostanzialmente l’interruzione volontaria di gravidanza nelle strutture pubbliche…”
    e anche:
    “I medici non obiettori, visto il loro numero esiguo…”
    Mi sembra che sei abbastanza categorica in quello che affermi. Non dico che non sia vero, ma l’affermazione andrebbe dimostrata.

  • Closethedoor ha scritto:

    Leggo ora che la legge 194 è stata giudicata costituzionale. Sono sollevata, ma il problema del suo sabotaggio è grave e reale.

    @ Andrea

    Non sono a conoscenza di casi di gravidanze indesiderate perché la donna non ha trovato il modo di fare un’Ivg, presumo perché se la cosa si verificasse effettivamente, partirebbero le denunce per richieste di mantenimento ai medici obiettori… Leggendo le testimonianze invece è chiarissimo che le donne vengono rimpallate da un ospedale all’altro e da un medico all’altro fino a sfiorare il termine legale, momento in cui si trova il fantomatico non obiettore oppure la donna si mette paura e chiama un privato. Magari capace di dirle, come nel documentario de “Le Iene”, che lui normalmente “quelle cose non le fa”

  • Silvia (author) ha scritto:

    Nel post non si sostiene affatto che abortire sia impossibile, ma soltanto che, in molte province italiane, se non vuoi aspettare un mese, l’aborto te lo paghi. Tutto qui.
    E magari l’aborto lo fai anche perchè non hai trovato un medico che ha prescritto in tempo la contraccezione d’emergenza.

  • Closethedoor ha scritto:

    @ Supermambanana
    @ Marcello

    Come saprete sicuramente, fino a qualche tempo fa chi si rifiutava di fare il servizio di leva veniva condannato alla prigione. Poi si è creato l’istituto dell’obiezione di coscienza, ma l’obiettore veniva penalizzato con mesi in più di permanenza. Quest’ultima scelta secondo me era di un compromesso accettabile se si stabiliva che ogni cittadino aveva il dovere di difendere il territorio dello Stato.
    Dovrebbe succedere la stessa cosa qui, cioè il ginecologo che vuole esercitare la professione senza fare ivg dovrebbe poterlo fare ma impegnandosi con un carico di lavoro aggiuntivo. Invece è il contrario: chi non obietta ha un carico di lavoro abnorme e sicuramente viene ostracizzato dagli obiettori, talvolta con esiti grotteschi (nel blog di Loredana Lipperini si possono leggere testimonianze terribili di donne che hanno avuto aborti terapeutici senza nessuna epidurale perché… gli anestesisti erano obiettori. Per esempio).

    Ora data la drammaticità della situazione attuale penso che l’unica soluzione sia limitare le prossime assunzioni negli ospedali pubblici a ginecologi che si dichiarano non obiettori e di vietare le diagnosi prenatali (con relativi rimborsi) alle strutture dove i medici obiettori raggiungono o superano il 50%.

    IL problema reale è l’interesse economico: bisognerebbe limitare l’obiezione alle strutture private, mentre sono proprio queste ad assicurare il servizio ivg. A pagamento appunto.

  • Andrea ha scritto:

    Premesso che se c’è un problema derivante dal numero di obiezioni, andrebbe risolto in un modo o in un altro in quanto se la legge c’è, mi sembra giusto poterla sfruttare.

    Tuttavia mi piacerebbe leggere delle statistiche in merito… Come ho detto precedentemente, al 2007 (e per i 14 anni precedenti) ci sono stati circa 125 MILA aborti l’anno (prima di allora i numeri erano di molto superiori).

    Non so nulla delle dinamiche dell’obiezione e di come impediscano l’attuazione della legge. So solo che in tanti se ne lamentano. Ma allora come mai ci sono così tanti aborti? Mica vanno tutti nelle strutture private… Alla faccia dei preti e del Vaticano che (dicono) mettono i bastoni fra le ruote…

    Nel Regno Unito (che insieme alla Scandinavia ha il più alto tasso tra l’Europa occidentale e l’America) ce ne sono stati poco meno di 200MILA nel 2011. OK, sono di più, ma non in numero tale da poter far davvero pensare che in Italia l’accesso all’aborto venga impossibilitato come l’articolo invece asserisce. magari succede in alcune strutture, ma globalmente?

    Sì, se il problema c’è va affrontato, ma mi chiedo, il problema esiste veramente ed è della magnitudine che in molti vogliono far credere? C’è nessuno con statistiche alla mano?

    PS1

    Anche se mandassi a fare il podologo a tutte i personale che obietta, credo che al massimo ci si ritroverebbe con ospedali senza personale, piuttosto che con una sfilza di gente disposta a fare aborti.

    PS2

    Per quanto riguarda l’obbligatorietà a fare aborti, io direi di lasciarla alla Cina comunista…

  • Gloria ha scritto:

    Che tema complesso… Ero completamente ignara di questo genere di problematiche e mi pare tutto così assurdo. Concordo con Silvietta, se scegli una professione sai bene o male cosa essa comporta; hai la (relativa) possibilità di seguire la tua coscienza lavorando in ambito privato, quindi non ti mettere tra una persona e un diritto, no? Perché in effetti forse è illusorio pensare che due diritti come questi possano convivere. A un diritto in genere corrisponde un dovere, o facciamo come due poli dello stesso segno che si respingono.

  • supermambanana ha scritto:

    questa pero’ non e’ una discussione sull’aborto, ne’ sulla legge 194, per quella rimanderei agli altri post a tema. Questa e’ una discussione sull’obiezione di coscienza, e di come di fatto questa stia impattando su un diritto gia’ acquisito. L’obiezione di coscienza e’ imprescindibile, nessuno la puo’ negare a nessuno, perche’ e’ insita nel diritto umano di professare il proprio credo o il manifestare il proprio pensiero, credo che tutte le nazioni lo abbiano sulla carta (UK si, ne sono certa). Pero’ il medico obiettore in questo caso deve avere come suo onere quello di fare in modo (contattando un collega, organizzando in altro modo le cose, non so) che il trattamento cui il paziente ha diritto venga effettuato senza che il paziente venga penalizzato in alcun modo.

  • Barbara ha scritto:

    @Marilena mi sono fatta anch’io la tua stessa domanda e ho approfondito un pò. Questi dati riguardano gli ospedali pubblici, dove (in teoria) la legge 194 ci dà il diritto di richiedere un’IVG senza dover pagare e senza motivazioni particolari (Interruzione VOLONTARIA di Gravidanza, appunto). Data la situazione, e il trattamento disumano che in genere gli ospedali riservano alle donne che richiedono l’IVG, chi può permetterselo si rivolge ad una struttura privata, dove c’è tutto un altro mondo. I trattamenti sono meno invasivi possibile e il trattamento è umano. Questi centri resteranno, quella che si sta mettendo in discussione è la possibilità di abortire in strutture pubbliche, alla portata di tutti. Ma il motivo secondo me non è solo economico, quanto più filosofico e sociale: non si vuole che lo stato operi le IVG, chi vuole “peccare” in privato può farlo, ma lo stato no. Mi spiego? Il problema è che poi da lì si passa a non effettuare neanche gli aborti terapeutici e infine la contraccezione d’emergenza, ma tanto a chi obietta che gli frega?

  • marcello ha scritto:

    @close
    al di là delle considerazioni etiche o filosofiche sulla vita, il feto come individuo, ecc ecc. su cui possiamo dissertare all’infinito, io capisco benissimo un medico che si rifiuta di eseguire ivg. Ho anche puntualizzato di non essere essere antiabortista.
    Il mio intervento è stato relativo a quanto affermato da Serena e quotato da altri: “Il lavoro del ginecologo (pagato dallo stato) include l’aborto tra tutte le pratiche di cui deve occuparsi”.
    Trovo che non sia solo una posizione drastica ma addirittura più estremista di chi vorrebbe riportare l’orologio indietro di 70 anni. Mi stupisce molto che venga condivisa con questa leggerezza.

  • Close The Door ha scritto:

    @ Marcello

    La richiesta di considerare il feto un individuo con gli stessi diritti della madre ha portato negli USA all’approvazione da parte della House of Representatives alla fine del 2011 del provvedimento HR 358 altrimenti noto come “Let women die”.
    Se il HR 358 passasse anche in Senato, il diritto del medico a non intervenire per, appunto, non sopprimere una vita umana, verrebbe esteso anche alle situazioni in cui è la madre a trovarsi in pericolo di vita.
    Quindi non c’è nessun punto fermo nella discussione, anzi sono fermamente convinta che almeno una parte dei vari promotori italiani dei comitati pro-life puntino a questo: riportare le lancette dell’orologio a 70 anni fa, anzi forse perfino più indietro, ad un’epoca in cui la donna non aveva nessun controllo sulla propria vita sessuale e riproduttiva e sulla propria sopravvivenza psicofisica in caso di gravidanza indesiderata.

    Preciso che credo che nessuno parli volentieri del tema aborto, io per prima sono piuttosto a disagio, il mio sogno sarebbe che un giorno si possa ragionare anche sulla crudezza dell’intervento stesso… Però l’idea di permettere l’aborto solo a determinate condizioni (l’aborto terapeutico, l’aborto in caso di stupro o di rischio per la vita della madre), come dicevo nell’altro post lascia scoperte delle zone d’ombra dove la donna è l’unica ad attraversare un’esperienza fortissima e detestata, si troverà da sola ad allevare un figlio e quindi sarà l’unica a pagare un errore o una violenza, e si rivarrà sul figlio. Individuare come soluzione quella di tornare a rendere l’aborto illegale è senza dubbio la soluzione più stupida, quella che invece di permettere una sofferenza ne scatenerà altre con una reazione a cascata, come un domino.

  • supermambanana ha scritto:

    No, marcello, io non voglio eliminare l’obiezione di coscienza, voglio solo dire che se un ospedale preventiva di praticare N aborti l’anno deve mettersi nelle condizioni di poterlo fare senza oberare un numero limitato di individui costretti a fare turni alienanti, mi pare una conduzione di una impresa oculata, non c’entra niente con l’obiezione, o sbaglio io?

  • Silvia (author) ha scritto:

    Marcello, in effetti il rimborso a chi non trova assistenza nella struttura pubblica, potrebbe essere sensato, magari dopo un certo periodo d’attesa (ad esempio, se dopo due settimane dalla richiesta non si viene chiamati in ospedale per eseguire l’IVG), ma questo non scoraggerebbe i medici obiettori: non pagano mica di tasca loro. Magari potrebbe incentivare le ASL ad assumere meno obiettori, ma, a parte che non si può vincolare l’obiezione nel tempo (quindi il medico prima non obietta, poi, appena assunto, magari diventa obiettore), si sa che le ASL non sono certo gestite con mentalità imprenditoriale!

  • Silvia (author) ha scritto:

    i dati sono riassunti dai documenti della Consulta di Bioetica http://obiettoridicoscienzano.wordpress.com/about/ nella campagna “Il buon medico non obietta”, di cui vedete nel post anche il video.

  • marcello ha scritto:

    @simplymamma: sì, ho capito che il problema riguarda anche l’interruzione di gravidanza a scopo terapeutico. Prima di leggere quest’articolo ignoravo che l’obiezione di coscienza dei medici fosse tanto diffusa da creare un disservizio (per usare un eufemismo)

  • simplymamma ha scritto:

    @marcello l’obiezione è obiezione. io ero in uno stato psichico e fisico rischioso per la mia salute (come ho descritto sopra) ma lo stesso in ospedale (e in un capoluogo non in un piccolo ospedale di paese) ho avuto difficoltà; avrebbero agito solo i pochissimi non obiettori se li avessi trovati di turno.

  • marcello ha scritto:

    Comunque la soluzione è semplicissima: rimborso con soldi pubblici a chi è costretto a rivolgersi alle strutture private per l’ivg

  • Marilena ha scritto:

    Dimenticavo, prima che mi attaccate. E’ ovvio che e’ diverso quando si scopre che il feto ha gravi problemi e che comunque morirebbe alla nascita o sarebbe affetto da malattie gravissime.
    Comunque il punto che volevo fare e’ che faccio fatica a credere a questo articolo. Io ho avuto esperienze completamente diverse dove tante persone intorno a me hanno scelto di abortire e non hanno avuto alcun problema. Allora mi chiedo se esisto veramente due Italie cosi diverse? Forse va a zone a regioni. Non so sinceramente metto in dubbio questi dati. Pero’ ripeto di nuovo c’e’ qualcosa che non va se con tutti i metodi anticonzezionali ci troviamo di fronte a dottori che tutto il giorno fanno soltanto aborti. L’aborto non e’ un metodo anticoncezionale. Comunque sia e’ un’esperienza molto difficile per una donna. Per favore donne, usate ogni mezzo per non dover fare questa scelta. E’ traumatizzante. Sia che si decida di tenerlo che di abortirlo e’ una scelta difficilissima.

  • simplymamma ha scritto:

    @marilena non sono dati, io ci sono passata, la pensavo come te e invece ci son voluti più di venti giorni per uscire dal mio tunnel. la mia esperienza l’ho scritta sopra e purtroppo non sempre l’aborto riguarda feti sani, il mio era destinato a morire di lì a qualche settimana. quindi in Italia non si fa una selezione sull’obiettore che agisce su un feto sano e su quello che invece che sa che è destinato a finire o altre situazioni ancora che non sto qui ad elencare. insomma in certe scelte non si arriva solo con gravidanze indesiderate ma anche con figli voluti che pregherai per tutta la vita.

  • marcello ha scritto:

    @Barbara: se l’interruzione di gravidanza è motivata dalla tutela della salute della paziente, non credo ci sia obiezione di coscienza che tenga.
    @supermambanana: mi pare che il problema dell’obiezione di coscienza come scelta di comodo sia stato individuato nell’articolo. Però il problema non è l’obiezione di coscienza, diritto inalienabile di qualsiasi medico, ma il fatto che sia una scelta di comodo. Sono d’accordo che in termini di gestione imprenditoriale sarebbe più semplice se non ci fosse l’opzione di scelta e tutti i medici fossero dei bravi soldatini che eseguono gli ordini nell’interesse della collettività, solo che si tratta di persone come tutte le altre, che devono convivere con la responsabilità delle loro scelte, e la notte possibilmente riuscire a dormire. E anche il discorso “allora non doveva fare il medico” è una cavolata: fare il medico non ha niente a che fare con l’interruzione di una vita sana (in atto o potenziale che sia).
    Mi stupisce un po’ questa vostra posizione così radicale: eliminare l’obiezione di coscienza non credo che sia auspicabile in un paese civile, mi pare un discorso ancora più estremista di chi sostiene che l’aborto non dovrebbe essere legale (non sono tra questi, puntualizzo).

  • Marilena ha scritto:

    Ma io non capisco dove vengono presi questi dati. Mia mamma 20 anni fa all’eta’ di 42 anni rimase incinta e decise di abortire. NOn ha avuto alcun problema a trovare qualcuno disposto a farlo. E’ stato facilissimo. Conosco purtroppo tante persone che hanno deciso per un motivo o un’altro di interrompere una gravidanza e nessuna di loro ha avuto alcun tipo di problema. Io non sono sicura che questo articolo rispetti la realta’. Per me come la donna ha il diritto ad abortire cosi un dottore ha diritto a non farlo. I dottori diventano dottori per curare le persone. L’aborto puo’ e deve essere un diritto ma non cura una persone, uccide un feto e questa e’ la realta’. Scusatemi ma e’ cosi. La pillola del giorno dopo e’ diversa perche’ evita che un feto si crei e’ diverso. E andrebbe venduta in farmacia senza ricetta.
    Io ripeto la prevenzione e’ lunica arma che noi donne abbiamo. Ci sono troppi metodi anticoncezionali oggi giorno per avere un cosi alto numero di aborti. Le gravidabze indesiderate sarebbero molto ridotte se si usassere i metodi anticoncezionali.

  • simplymamma ha scritto:

    purtroppo l’obiezione non comporta la scelta di aborti dei soli feti sani, ma riguarda anche l’interruzione terapeutica di gravidanza. e solo chi lo prova può immaginare che peso lascia in una donna una cosa del genere …nonostante era l’unica scelta possibile, nonostante diversi specialisti ti avessero detto che il feto che portavi in grembo aveva solo altre 2 massimo 3 settimane di vita. e tu che stai impazzendo e non sai se pregare per un miracolo o pregare perchè quel cuoricino ci fermi il prima possibile. e non sai se tu farai mai pace con te stessa perchè la ragione ti diceva che dovevi intervenire prima che saresti impazzita prima che quei pensieri assurdi prendessero il sopravvento, prima che questa logorante attesa finisse per continuare a rendere invivibile i giorni per un marito e per un’altra figlia lì fermi ad osservare le tue lacrime, il tuo sprofondare sempre più in basso e quella voglia incredibile di uscire da un tunnel. e loro, i medici, ti dicevano che non potevi fare altro (e i risultati delle analisi post aborto hanno dato ragione a loro e a quella scelta), ma quella scelta resta tua, purtroppo neanche del papà ma sei tu che sei lì che preghi prima dell’interruzione che quel cuore si fermi da solo. perchè per me era un cuore che batteva e io credo fortemente nel valore di quel battito. anche se tutto per la scienza era scontato all’atto pratico tutto diventa quasi insormontabile e mi chiedevo come questa difficoltà , in Italia, fosse possibile. c’era bisogno di un certificato psichiatrico, c’era bisogno di trovare medici non obiettori, e se non li avessi trovati di turno avrei dovuto provvedere io alle candelette…come se già non bastavano tutta la mia disperazione e le mie lacrime.
    ho partorito quella mia bambina e ho subito anche un raschiamento. e ho subito mesi e mesi di difficoltà psicologiche superate solo quando ho accettato che non avevo scelta.
    ora, cari obiettori, se pensate che sia così facile sopportare tutto questo forse dovreste provarlo. so io quanto ho pianto e quanto ancora ho nel cuore quella situazione (di cui in questa settimana rivivo l’anno esatto) ancora ieri e con una nuova bimba in grembo versavo le lacrime per quella stellina nel cielo. l’unica consolazione era che da genitore mi sono assunta la responsabilità di mettere fine alle sue sofferenze e a quella dell’intera mia famiglia semplicemente qualche settimana prima che tutto avvenisse naturalmente. allora l’obiezione è un diritto ma lo è anche la salute e l’integrità mentale di una donna, facciamo che in ogni ospedale ci sia il 50 e 50? solo così daremmo l’esempio di un paese democratico e civile e che sta dalla parte delle donne che vivono drammatiche situazioni personali.

  • francesca ha scritto:

    Che argomento difficile! e con questo caldo, poi! C’è qualcosa che non funziona in questa legge, è evidente, ma non penso che la soluzione sia ‘abolizione dell’obiezione che mi sembra un altissimo traguardo civile. Io stimo e rispetto lo Stato che di fronte a questioni etiche così delicate (e ce ne sono, fortunatamente, poche di realtà dove il confine della propria coscienza faccia la differenza) faccia un passo indietro dalla rigida applicazione delle sue leggi.E allora mi chiedo perchè manca una terza via: se lo Stato concede un diritto, deve operarsi perchè questo sia realmente possibile; mettiamo un “numero chiuso” ai medici obiettori? sarò ingenua ma non vedo difficoltà di pratica, quanto piuttosto di concetto, di volontà. La 194 ha cercato di fare e non fare, di accontentare tutti, scontentando, ugualmente, tutti. Ho molti amici, cattolici, che sostengono che la 194 sia una buona legge, ma che alcuni passaggi siano stati pensati e non attuati, messi solo sulla carta per non deludere nessuno.

  • supermambanana ha scritto:

    allora marcello giriamo la questione: mi pare che a questo punto si debba concludere che la altissima (issimissima!) percentuale di medici obiettori sia dovuta a motivi che vanno al di la’ del singolo e della sua coscienza, magari dobbiamo riflettere sul fatto che deve risalire, non l’obiezione del singolo, ma la altissima (issimissima!) percentuale, a chi ha fatto le scelte per formare i team di ginecologi nei singoli ospedali, magari era un quiz che andava fatto a priori, e andava prevista l’ammissione di una percentuale stabilita di questi medici – io direi che (ma qui entriamo in altre questioni) si potrebbe anche risalire a prima, alle scuole che formano questi medici, a come selezionano gli studenti, a come li valutano, ma magari qui si va ancora oltre. Resta il fatto che se in una ditta mi servono 10 tecnici di laboratorio, perche’ mi sono fatto i conti come imprenditore sui miei bisogni, e poi assumo 9 tecnici su 10 che non possono usare delle sostanze in laboratorio, per vari motivi loro che non possiamo sindacare, come imprenditore ho fatto una scelta abbastanza opinabile. O no?

  • sara ha scritto:

    é un tema difficile su cui non riesco a prendere una posizione drastica,se è vero che l’aborto è un diritto penso a quante donne hanno pensato ad abortire per paura o perchè erano sole e non si sentivano di crescere un figlio e invece un medico obiettore le ha consigliate e le ha fatte tornare sui loro passi e ora sono madri felici,e ne conosco personalmente

  • Barbara ha scritto:

    @marcello, beh, può avere a che fare con la salute della donna incinta. Che in fondo è una persona anche lei :)
    @serena, Lorenza, Silvietta, mi avete quasi convinta.

  • marcello ha scritto:

    Scusate ma è terribile costringere un medico, magari una persona che ha dedicato anni di studi per poter aiutare le persone, ad andare contro il giuramento di Ippocrate e provocare intenzionalmente la morte in pazienti sani. Perchè di fatto l’ivg è questo, non ha niente a che fare con la salute.
    Quindi capisco benissimo che qualcuno, in coscienza, eserciti il suo diritto di non interrompere la vita di un feto.
    Trovo giustissima l’osservazione di Deborah : “Secondo me, la possibilità di obiezione va mantenuta, anzi, come dicevo va rafforzata”. Attualmente l’obiezione di coscienza è palesemente una scelta di comodo, se fosse affiancata dal dovere di un servizio civile, avremmo improvvisamente molti medici con una coscienza più pragmatica.

  • Silvietta ha scritto:

    mi aggrego a serena e aggiungo
    l’obiezione di coscienza al servizio militare nasce perché era introdotto come obbligo – per l’applicazione dell’art. 52 della costituzione “sacro dovere di difendere la patria” – quello di prestare un servizio allo stato se maschi tra 18 e 45 anni nella forma di servizio militare armato (ora sospeso).
    Un obbligo per tutti.
    uno può fare il ginecologo privato e obiettare, nessuno gli dice nulla, ma se lavora in una struttura pubblica, e lo stato pubblico ha fatto una legge di tutela di un diritto della donna, non capisco come si può lasciare uno spazio di obiezione. Non fai quel concorso. Punto.

  • Lorenza ha scritto:

    Anch’io concordo con Serena e ho una posizione piuttosto drastica sull’obiezione di coscienza.
    Non capisco proprio il concetto alla base: un medico dovrebbe curare tutti e prestare tutti i servizi/attività che sono previsti dal suo ruolo. Anche perché i protocolli medici derivano da leggi dello stato e a mio avviso rifiutare di compiere certe attività viola le leggi.
    Se capisco bene poi è un ambito circoscritto alla ginecologia, non ho mai sentito (faccio per dire) di un medico che ad esempio si rifiuta di fare una trasfusione perché è Testimone di Geova. Ma forse mi sbaglio.
    I medici hanno iniziato obiettando per l’IVG, poi per la RU486, poi per la pillola del giorno dopo. Prima o poi ci potrebbe essere qualcuno che si rifiuta di curare una persona per motivi religiosi o etnici, oppure rifiutarsi di curare una donna perché non è parente(come accadeva in Afghanistan con i Talebani).
    Ogni attività lavorativa è un insieme di mansioni e chi accetta tale attività dovrebbe accettarne tutto il contenuto. Pacchetto completo. E’ troppo comodo volere solo la parte bella/stimolante/che ti fa far carriera.

  • deborah ha scritto:

    Secondo me, la possibilità di obiezione va mantenuta, anzi, come dicevo va rafforzata. Davvero ti sta così a cuore il problema? Bene, allora adoperati in questo senso, dimostrami che il tuo convincimento non si ferma al “no”, ma diventa un sì alla vita e un’aiuto concreto ad essa.
    Chiaro che escluderei come bastevoli le eventuali e mere iscrizioni alle associazioni pro vita.
    Mi pare che si adoperasse questo metodo in qualche stato a proposito dell’obiezione civile al servizio militare. Non so dove, forse in Israele, (ma potrei sbagliarmi,) l’obiezione civile va provata. Non basta dire “sono pacifista” serve anche che ci si sia adoperati concretamente per mantenere la pace. Qualcuno si ricorda qualcosa di simile?

  • Barbara ha scritto:

    La mia non era una domanda provocatoria, solo la richiesta di un chiarimento. Grazie @Serena.
    Certo, è una posizione per molti versi condivisibile (sono tentata), ma mi spaventa l’abolizione dell’obiezione perchè ritengo che in altri campi sia invece un istituto da mantenere.

  • Serena ha scritto:

    Ad esempio ci sono lavori che includono esperimenti sugli animali, sono certa che chi fa quel genere di lavoro non può permettersi di essere contro l’uso degli animali nelle sperimentazioni. Sono molti i lavori in cui si debbono fare delle cose difficili, sgradite, contrarie alla propria morale. Ognuno può fare i conti con se stesso, e scegliere se fare o meno quel lavoro scendendo a patti con i suoi convincimenti più profondi (inclusi quelli religiosi). Non può funzionare al contrario.

  • Serena ha scritto:

    Si, se sei obiettore fai un altro lavoro. Il lavoro del ginecologo (pagato dallo stato) include l’aborto tra tutte le pratiche di cui deve occuparsi. L’ho detto che ero drastica, no? ;)

  • Mammafelice ha scritto:

    Sono completamente d’accordo con Serena. E non si tratta di abolire l’obiezione di coscienza. A quel punto vai a lavorare in una casa di maternità dove fanno solo parti naturali, così eserciti il diritto all’obiezione di coscienza senza interrompere un servizio dovuto in una struttura pubblica. Ovvero, dovrebbe essere esattamente l’inverso: obiettori che lavorano nel privato, e fanno ciò che desiderano; e non obiettori che offrono il servizio pubblico.

  • Barbara ha scritto:

    Quindi @Serena tu saresti per abolire l’obiezione di coscienza?

  • Serena ha scritto:

    Io sono assolutamente drastica su questo discorso, lo ammetto e mi scuso se urto la sensibilità di qualcuno. Ma per me il problema è semplicissimo:

    1. lo stato ha l’obbligo per legge di offrire un servizio
    2. lo stato assume gente che può dare quel servizio
    3. se la tua coscienza non ti permette di dare quel servizio fai un altro lavoro
    Punto.

    Quindi se scegli di fare il poliziotto, ma la tua coscienza non ti permette di mettere in galera le persone perché la ritieni una cosa contraria alla natura umana che ha bisogno di spazi liberi, fai un altro lavoro, non è che io stato mi invento il ruolo del poliziotto che non arresta, o no?

  • Barbara ha scritto:

    L’obiezione è un diritto, per carità, e in questo ambito è una convinzione molto difficile da controllare. D’altra parte effettuare aborti non è divertente, come dice Silvia, specialmente se hai a che fare con il dolore per la maggior parte del tuo tempo (anche se la stessa cosa potrebbe essere detta degli oncologi, ma tant’è).
    Purtroppo non funzionerebbero neanche delle quote riservate ai non obiettori (che pure sarebbero necessarie, visti i numeri), perchè un sacco di questa brava gente potrebbe farsi dare il posto e poi sentire la chiamata della propria coscienza e diventare obiettore a posteriori. E l’obiezione in sè è un meccanismo importante e democratico, e metterle delle limitazioni sarebbe pericoloso e secondo me sbagliato. Credo che una limitazioen economica potrebbe essere un buon incentivo (perchè no? non svolgi delle mansioni previste – ti pago di meno) e quello che dice deborah: se sei pro life siilo anche attivamente, non passivamente! Fai il baby sitter o lavora nella ludoteca dei bambini che hai convinto a far nascere, magari finanzia pure i consultori!

  • Silvia (author) ha scritto:

    @ mammasuperabile: ti ringrazio per la precisazione e mi scuso. Anche io ci tengo alla precisione dei termini. Appena possibile correggerò nel post (magari da pc e non da telefono, che anche a commentare ci metto una vita, figuriamoci correggere il post)
    @ Barbara: per quello che ne so il ricovero per la RU486 è previsto da normativa regionale, in tutte le regioni tranne Emilia R. e Liguria. Quindi dovrebbe riguardare tutte le strutture.
    @ deborah: non male come idea… Mi immagino le reazioni all’introduzione di un “volontariato obbligatorio”.
    @ mammafelice… Si, però sono ginecologi. Cime li convinciamo a cambiare specializzazione?

  • Mammafelice ha scritto:

    Io ho una soluzione molto drastica: che questi medici vadano a fare i podologi, dove non occorre fare obiezione. Così non faranno ciò che per loro etica non desiderano fare, ma permetteranno l’applicazione di una Legge che è un diritto della donna.

  • deborah ha scritto:

    Una soluzione potrebbe essere legare l’obiezione di coscienza ad un “volontariato obbligatorio” prestato presso i consultori familiari per aiutare le ragazze madri che hanno deciso di rinunciare all’interruzione di gravidanza. Sarebbe atto di coerenza e non avremmo più obiettori in circolazione. O solo quelli davvero convinti.

  • #salva la 194 e la pillola del giorno dopo | mammamsterdam ha scritto:

    [...] l’ avvocata nostra sull’ obiezione di coscienza. Io non andrei oltre l’ osservazione che se proprio hai seri motivi per obiettare, e non solo [...]

  • Barbara ha scritto:

    Una domanda: ma il ricovero per IVG con la pillola abortiva è previsto anche nelle strutture private? O nelle cliniche si può usare la RU486 ambulatorialmente? Qualcuno lo sa?

  • mammaonthemove ha scritto:

    Una mia conoscente di recente ha dovuto affrontare un aborto terapeutico. In ospedale in Italia le hanno detto che doveva ricoverarsi, le avrebbero indotto il parto, e che dall’induzione all’arrivo delle contrazioni sarebbero potuti passare anche giorni. Ciliegina sulla torta, l’infermira al telefono ha avvertito un familiare: “e’ possibile che al momento dell’induzione, se non e’ presente personale non obiettore, gli ovuli debba introdurli da sola”.
    Risultato: fuga in Svizzera, tutto fatto in 48 ore, senza umiliazioni e con gentilezza.
    Dalle (sfortunate) esperienze di persone a me vicine, mi risulta che negli ospedali pubblici si abortisca “partorendo” il feto. Nelle cliniche private si fa tutto in anestesia e in un quarto d’ora e’ tutto finito.

  • Barbara ha scritto:

    No no @Cosmic, ci sono strutture private autorizzate. Come per gli interventi chirurgici. E infatti il grosso delle IVG si fanno in queste strutture, dove ovviamente il problema dell’obiezione non si presenta perchè se offrono un servizio e tu paghi, poi il servizio lo trovi. E in molti casi si fa in modo ambulatoriale, come è possibile fare, perchè di nuovo se paghi per un servizio, ti danno un buon servizio.

  • Cosmic ha scritto:

    “Questa situazione spinge chi può a rivolgersi alle strutture private per evitare le lunghe attese” fra l’altro che io sappia praticare aborti in strutture private è reato…

    certo che dopo la notizia che non è vero che abbiamo la mortalità materna e perinatale più bassa del mondo ma anzi una delle più alte d’europa – unico dato riguardante la condizione femminile di cui potevamo andare fieri – se ci aggiungi la 194 messa in discussione… mi viene da piangere!

  • Mammasuperabile ha scritto:

    Post completissimo ma se posso muovervi una piccolissima critica -di parte- in italia non esiste il personale paramedico ma le professioni sanitarie quali infermiere, ostetriche, tecnici di radiologia, logopedisti, dietisti,… e il personale di supporto come operatori socio-sanitari, operatori tecnici addetti all’assistenza,…
    Non prendetela per spam ma noi professionisti del settore ci teniamo a questa distinzione!

  • aspirantemamma ha scritto:

    Oddio quant’è difficile questo tema. Per coem la vedo io i giudizi drastici e netti su questei argomenti portano a semplificazioni che non colgono la complessità del problema e non fanno bene a nessuno.
    Personalmente sostengo il diritto all’obiezione di coscienza (tranne che per la pillola del giorno dopo, per la quale sono d’accordo con voi, essendo contraccettiva e non abortiva)ma sono convintissima che – dal momento che la legge lo prevede e lo norma – gli ospedali, le regioni o le strutture che ne abbiano la responsabilità DEBBANO garantire assistenza e sostegno alle donne che lo richiedono. Altrimenti avere una legge buona non serve.

  • Barbara ha scritto:

    Che dire? non siamo un paese civile.