Il “nuovo” congedo per i padri: nulla è cambiato.

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Si è parlato di giorni e poi di settimane di congedo obbligatorio e retribuito al 100% per i neo padri italiani, ma poi, questo congedo, dove è sparito?

A giugno 2010, alcune parlamentari di diversa estrazione politica, elaborano una proposta di legge bipartisan secondo la quale i neo papà avrebbero avuto diritto a quattro giorni di congedo obbligatorio, interamente retribuito, subito dopo la nascita (ma per loro sarebbe stato anche un dovere!).
Se ne parla, si discute tanto sul fatto che in altri Paesi europei anche un congedo così breve abbia spronato i padri a prendere quello facoltativo, oppure sul fatto che non sia servito a molto. Dopo un paio di settimane, comunque, non se ne dice più nulla.

A ottobre 2010, il Parlamento europeo emana una direttiva secondo la quale spetteranno ai neo padri due settimane di congedo, retribuite al 100%, da fruire anche in sovrapposizione alla madre. Contestualmente tutti i Paesi della Comunità europea dovranno riconoscere 20 settimane di congedo per maternità alle madri lavoratrici, retribuito, anche questo, al 100%. Le direttive del Parlamento europeo, però, hanno efficacia negli Stati membri solo se recepite in leggi nazionali.
Anche in questo caso si fa un gran parlare… Ehm… no, intendevo dire: se ne parla un pochino, in particolare sul web, ma praticamente nulla si dice sui media “classici”. Insomma, per i tg non è notizia interessante.

A dicembre 2010, però il Consiglio dei Ministri del lavoro della Comunità europea, respinge il testo approvato dal Parlamento, soprattutto per l’estensione del congedo di maternità a 20 settimane a stipendio pieno in tutti gli Stati membri, considerandola una normativa troppo onerosa economicamente.
Il Consiglio propone di riprendere il negoziato nel 2011, dalla proposta della Commissione europea, che si limitava a 18 settimane alle mamme e… niente per i papà!
I governi dell’Unione europea, infatti, avevano respinto in massa la proposta di congedo di maternità minimo di 20 settimane al 100% dello stipendio.

La normativa italiana, non avrebbe subito alcuna modifica per la durata dell’astensione dal lavoro delle mamme (che da noi è superiore al minimo di 18 settimane), ma avrebbe elevato il trattamento economico, portandolo dall’attuale 80% dello stipendio (salvo alcuni contratti nazionali o aziendali) al 100% e si sarebbe istituito il congedo per i padri.

L’eurodeputata portoghese, relatrice del testo approvato dal Parlamento e poi disatteso dal Consiglio, aveva utilizzato un’argomentazione semplice ed efficace per sostenere il suo testo: dato che i governi europei si erano già adoperati a sufficienza per salvare banche e imprese in tempo di crisi, ora avrebbero dovuto dimostrare la stessa disponibilità verso le famiglie, sulle quali la crisi economica si rifletteva da tutti gli altri settori. Troppo sano buon senso anche per l’Europa!
Le opposizioni maggiori alla direttiva del Parlamento, erano venute dalla Gran Bretagna e dal Belgio (insomma, per una volta eravamo tra i virtuosi o meglio tra quelli più tiepidi nell’opporci).

La probabile realtà della discussione e negoziazione futura in merito, sarà quella di partire dalla proposta originaria della Commissione, di un congedo di 18 settimane alle mamme e nulla per i papà, eliminando per sempre quello che aveva deliberato il Parlamento.
E così anche l’Europa mostra di avere ben poca lungimiranza: l’idea di innescare la ripresa investendo sulle famiglie è ancora un concetto atruso e stolidamente socialista, per essere considerato la rivoluzione possibile. L’economia è banca e impresa, non può essere famiglia… Certo, che poi le imprese siano popolate da padri e madri, che, se messi in condizione di lavorare al meglio, producono, è tutta un’altra storia. E che se poi questi padri e madri producono reddito e risparmio che alimentano il circuito bancario, be’… è del tutto secondario.
Del resto questo sarebbe un discorso serio, se l’economia fosse un dato reale: finchè l’economia sarà finanza, meglio accontentarci di giochi virtuali a suon di grandi bilanci. Ma questa è decisamente un’altra storia…

Allora, quale è oggi la situazione del congedo parentale in Italia? Ed in particolare di quello per i papà?
Sempre la stessa, di cui parlammo QUI, QUI e anche QUI, con tutte le obiezioni, le difficoltà e i limiti del caso.

Resta ancora in giro, nella nostra aula parlamentare, la proposta dei quattro giorni di congedo obbligatorio per i papà, ma chissà dove si è nascosta, quale ostacolo insormontabile ha trovato, o sotto a quale altra emergenza è stata sotterrata. Speriamo trovi una via per riemergere: magari sarà un inizio.

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8 COMMENTI

  1. grazie per il vostro contributo innanzitutto.
    Vorrei sapere se nel caso che la donna si trovasse nella condizione di gravidanza a rischio ” ovviamente certificata ” esiste la possibilità che il marito possa usufruire del congedo parentale o di congedo straordinario per gravi motivi di famiglia ?
    grazie 1000 Daniele Angelo

  2. Lorenza, ma quale imposizione dall’alto? O meglio, quale alto se neanche l’Europa riesce a dare due settimane???? Io la vedo proprio male…

  3. Io temo che l’analisi di Daniela sia estremamente corretta: chi lo vuole è ancora una minoranza… E a questo punto lo è anche in Europa considerata nel suo complesso.

  4. Io ci speravo, pensavo che da qui a ottobre magari mio marito ne potesse usufruire…vabbè, al solito.
    Anche se in generale non sono per le imposizioni, credo che a volte servirebbe un intervento dall’alto per scardinare una mentalità sbagliata: da un lato garantire anche ai papà un congedo obbligatorio retribuito ridurrebbe la discriminazione verso la donna, perché anche i papà a vrebbe un “costo”.
    E poi credo anch’io che ci siano tanti papà che vorrebbero stare con i figli soprattutto i primi tempi ed è giusto che sia previsto dalla legge.
    Ma la mentalità non cambia…un mio collega ha recentemente avuto un figlio e si è preso 3 settimane di ferie per stare in famiglia. In ufficio ho sentito dei commenti poco gradevoli, tipo “però se la prende comoda la moglie, le serve il cavalier servente!”. Io ci sono rimasta malissimi, anche perché era detto da donne…ma si può???

  5. Caspita anche io ci avevo sperato, anzi devo dire che il fatto di averlo sentito anche in tv mi aveva fatto pensare (illudere?) che fosse già legge…

    Certo che 4 giorni sono già qualcosa, ma davvero una presa in giro… Due settimane sovrapponibili invece sarebbero state un buon inizio davvero.

  6. Io ci avevo creduto poco. Insomma, tra tradizionalisti, chiesa, e pigri, qui vogliono la famiglia tradizionale. Stia a casa mamma e papà lavori. Che poi fosse ancora così facile…

    Continuo a dire che, checché se ne dica, di padri che stanno bene così ce ne sono ancora troppi. Io lavoro ai figli ci pensi lei. So che non è così per tutti, ne ho sposato uno che non è così, ne conosco tanti che sono ancora meglio e al pari con le mogli se non di più, ma quei tanti sono una percentuale troppo bassa. Ne conosco molti di più che tornano la sera, come è andata? Fine. Punto. La domenica si riposano. Durante le feste passano tempo con i figli. Magari senza sapere bene come. E di cambiare non ne vedono il motivo. Vedo donne che lasciano il lavoro subito, altre che non aspettano che la maternità per fare le casalinghe. Sento amiche che “tanto poi se abbiamo figli io non lavoro, sto a casa e così a casa e figli ci penso io”. Che non è sbagliato, se sta bene alla coppia, ma forse non è così giusto. Per le mogli, che perdono un pezzo di donna, ma anche per i padri, che perdono il loro ruolo, e per i figli, che continuano ad avere una mamma che parla dei loro compiti col papà. Io l’ho avuto un papà così. Non ce l’ho più. Non l’ho mai conosciuto.

    Eppure alla maggioranza non interessa. La minoranza fatica, urla il diritto di essere padre, si sforza, suda, e spera. Ma finche è minoranza, poco importa.

    Mi chiedo quanto ci vorrà ancora perchè i padri vengano considerati importanti come padri e non come fornitori di stipendio. Perché la legge pensi sia sacrosanto che passino del tempo con i figli, non solo se sono divorziati. Perché una donna che lavora non debba più essere vista come una superdonna (lo siamo, davvero, perché è una lotta, ma è questo che non è giusto). Perchè quel padre che c’è, che vedo a ogni riunione all’asilo, a ogni colloquio, non venga considerato strano “mai visto un padre così presente”. Ma non sono ottimista.

  7. Sono triste. Perché ci avevo sperato, e invece.
    A me ormai non interessa più, non voglio altri figli.
    Ma credo che in un paese civile anche i padri debbano godersi i loro figli, nel bene e nel male.

  8. Ehm, come commentare se non notando che se non c’è la volontà… non c’è possibilità…?
    Ma sono l’unica cretina che vede una grossa discriminazione fra padri e madri? Le pari opportunità dove sono finite, una volta tanto al contrario?

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