Nuovi mostri, vecchie paure

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La paura è sempre lo stesso sentimento, anche se ora ci coglie per nuovi pericoli tecnologici o per il nostro ruolo di genitori. Possiamo addomesticarla.

Pericle Fazzini - Grande donna seduta (nel cortile del Guggenheim di Venezia)
Pericle Fazzini – Grande donna seduta (nel cortile del Guggenheim di Venezia)
Facciamola semplice. La paura è un’emozione protettiva: serve a ricordarci la nostra fragilità e a proteggere la nostra vita. Ovviamente, avere paura per i nostri figli (e parenti, e amici, e nipoti) non è che l’ampliamento della nostra sfera protettiva: proteggiamo noi stessi e la nostra possibilità di “vivere in eternità” attraverso i nostri eredi.
È naturale.

Anche la resistenza al cambiamento è naturale: ci proteggiamo dal disperdere energie, proseguiamo su percorsi conosciuti, riteniamo così di mantenerci al sicuro.

Il cambiamento, però, avviene. Può essere la realtà attorno a noi (le persone, le tecnologie, i mezzi di comunicazione … ), possiamo essere noi (invecchiamo, oppure ci facciamo male, o dobbiamo mettere gli occhiali, o non riusciamo a piegarci…).

Qualunque sia il nostro atteggiamento nei confronti del cambiamento, intrepidi coraggiosi o restii ad abbandonare le nostre situazioni conosciute e tranquille, guardare negli occhi le nostre paure, invece di lasciarle rumoreggiare sconosciute e oscure in qualche stanza della nostra mente, può aiutarci a gestire meglio quelle resistenze che si rivelano controproducenti per la nostra stessa esistenza.

Avete presente quando i vostri figli avevano (hanno) paura del buio?
Lo sappiamo, noi e loro, che non ci sono mostri nell’armadio o sotto il letto. Sappiamo che una lucina può aiutare. Sappiamo che – nella più parte dei casi – sono entrati in quell’età in cui quando si addormentano riescono a farsi una lunga e beata notte “con il sonno dei bambini”.
Ma quando state per spegnere la luce e dal lettino arriva la vocina “Mamma, … io ho paura del buio”, non vi stanno chiedendo di ispezionare la loro camera, o un ragionamento statistico sulla paura del buio o sulla necessità di dormire. Vi stanno chiedendo di riconoscere con loro che certe paure fanno parte dell’essere uomini, e dell’essere vivi, di prendere loro la mano e rassicurarli, che questa paura, tutto sommato, la si può gestire.
C’è la lucina, un peluche tanto amato da essere rovinato, una coperta che magari profuma di mamma, un genitore pronto ad arrivare…

Così possiamo fare noi stessi con le nostre paure, visto che ne produrremo sempre, per ogni età ed epoca.
Sarebbe semplice se potessi dirvi che arriva qualcuno a rassicurarmi mentre me ne sto rannicchiata nel mio letto a dire “ma io ho paura… (del cambiamento globale, della disoccupazione crescente, dell’aumento del narcisismo via internet, dei device elettronici che potrebbero portare mia figlia a chattare su whatsapp con un maniaco …)”, qualcuno – magari – con le parole giuste e tanta tenerezza per abbracciarmi forte.

Posso dirvi, però, di usare quanto avete (un cervello, un cuore, la capacità di analizzare e quella di sentire) per fare un po’ di luce tra le ombre delle paure.

Pretendere, cercare, risposte razionali e magari positive a voci, fantasie, terrori infondati.

Ascolto vero e sincero per le paure irrazionali e naturalmente dolorose che sono alla radice dei terrori che fanno tanto rumore e vengono tanto diffusi.

Sono quelle, le paure da prendere sulle ginocchia e ascoltare per quello che di bello sanno raccontarci di noi: l’amore che ci fa temere di perdere i nostri figli, la fiducia in loro, che temiamo di veder rovinata da eventi e personaggi malvagi, la fiducia e la gioia nel futuro, che speriamo di condividere coi nostri cari, qualunque sia il mondo che verrà. Perché lo costruiamo al di là di tutte le nostre paure.

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