Nostalgia per un gemello

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nostalgia-gemelloCorre in cucina mentre sto preparando la cena, alza la testa e mi guarda con questi suoi occhi buoni, tristi, profondi.
Lo vedo, dentro di lui si scatena la guerra. Implacabile, a mesi alterni l’inquietudine lo imprigiona, la rabbia lo insegue stanandolo dai suoi nascondigli, non trova pace.
Mi cerca, mi chiede aiuto ma non direttamente, richiama la mia attenzione provocandomi in modo duro, brutale, severo.
Non gli rispondo, insiste.
Gli rispondo, mi attacca con richieste estenuanti.
Non mi arrendo, questa volta no, questa volta voglio prenderlo per mano e capire, voglio che si aggrappi a questo scoglio come un porto sicuro, senza spigoli che gli possano far allentare la presa.
“Cosa c’è?”, gli dico.
“Niente”, mi risponde.
Lo abbraccio, e’ rosso di rabbia, il suo gemello ci vede parlare e non ci interrompe. Il fratello più grande ci guarda in cagnesco, e’ stufo di queste richieste di attenzione continue, di questi attacchi gratuiti di cui non vede il motivo, di questa aggressività che esplode all’improvviso.
Erano mesi che non succedeva più, il suo sorriso era luminoso, mi sembrava più grande.
Lo guardavo da dietro andare a scuola, con il suo zaino di paperino, mi sembrava che i momenti difficili fossero passati.
Avevo tirato un sospiro di sollievo, l’avevo accompagnato in quest’inizio di scuola elementare con fiducia e speranza.
Avevo incrociato le dita sperando che avesse finalmente trovato la sua strada, la sua indipendenza.
“Cosa c’è? Me lo vuoi dire cosa senti?”.
Non parla.
“Voglio solo aiutarti”.
Silenzio.
Gli accarezzo la testa, i capelli corti, le orecchie morbide, il collo.
“Dov’è Tommy?”, mi dice.
Indico un’ombra che gioca a palla in corridoio, lui fa un sospiro e chiude gli occhi.
Lo guardo di nuovo, a lungo, studio i movimenti dei suoi occhi, le smorfie, il suo modo di muovere le mani.
All’improvviso mi sembra di vedere dentro la sua testa, entro nei suoi pensieri, una rete fitta e stretta che lo avvolge e lo rabbuia.
“Ti manca Tommy durante la giornata?”.
“Tantissimo”.
“Cosa vorresti più di tutto, lo dici alla tua mamma?”.
“Vorrei stare sempre con lui, a casa, a scuola, sempre. Tutto il giorno con Tommy”.
E’ così, lapidario, diretto, semplice.
Non è la scuola, non sono le maestre, i compagni, i compiti, gli amici, i genitori.
No, le sue non sono crisi perché si sente indietro, perché non si sente accettato, perché ha voglia di casa, perché la scuola è impegnativa.
Non è questo, qualcosa non quadrava in queste analisi, non può esserci qualcosa che non va ogni volta, se faccio il pesce invece delle uova, se ha quelle maestre invece che quella della classe a fianco, se il suo amico del cuore è in un’altra scuola, se Babbo Natale gli ha portato una maglia rossa anziché blu.
Il problema è solo uno: gli manca il suo gemello, gli manca come l’aria, come il pane, come il respiro.
Gli manca fino alle quattro e mezza, in cui li vado a prendere a scuola e finalmente si riuniscono.
Gli manca in classe, mentre con diligenza fa i compiti, mentre gioca all’intervallo con i suoi compagni, mentre fa ginnastica, mentre suona la pianola il venerdì. Gli manca per un numero di ore che gli sembra enorme, insostenibile.
E gli manca ancora di più quando vede che lui invece questo grande vuoto non lo sente affatto, e fa la sua vita chiedendo solo indipendenza.
E questa indipendenza lo fa soffrire, vede il suo gemello volare in alto mentre lui rimane a terra, con una zavorra sul cuore.
E soffre di nostalgia.
E’ questo, questo è vero il problema: la nostalgia.
La nostalgia, un sentimento capace di divorare le tue certezze, paralizzarti, mangiarti anche l’anima.
Lo conosco, sono capace di farmi sotterrare dalla nostalgia, per una persona, per una cosa, per un momento vissuto, per un tempo passato che ora non c’è più.
Lo capisco bene.
E comprendo solo adesso che questo figlio, che mi mette così tanto a dura prova, che mi succhia il sangue e richiede così tanto la mia attenzione, è forse quello che nel profondo mi assomiglia di più.

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8 COMMENTI

  1. @polly grazie! Anche da me l’altro gemello, Tommy, credo sia a volte soffocato, ha il nervoso, lo vedo. Lui vorrebbe percorrere la sua strada, pur avendo un amore sconfinato per Ricky, a tratti questa cosa lo sfianca. In questo le classi separate sono una sofferenza ma forse un percorso che può aiutare. Ma che fatica…

  2. @Close The Door a questo punto io credo di si’. Quest’anno in prima elementare questo problema non c’è più, non è secondo affatto, a scuola va benissimo, ha dei risultati che lo inorgogliscono molto, eppure quest’inquietudine a tratti furiosa permane. L’altro giorno era evidente che il problema era la mancanza insopportabile per il suo gemello.

  3. Vale, bellissimo post. Ho un problema simile. Le mie gemmy sono in classe assieme, perché c’è solo una classe quarta. Quest’anno, capendo come buttava, sono riuscita a far scegliere loro due sport distinti. Lucia non può fare a meno di Camilla. La coccola quando è malata, vince le gare di grammatica per dare alla sua gemella il premio. Chiede di essere accompagnata in bagno. Camilla credo non riesca a esprimersi, si sente soffocare. Non è semplice dover decidere per loro. La cosa più sensata mi sembra aiutarle a staccarsi un po’, ad andare sui propri piedi. Ma io che ne posso sapere, non sono nata da un ovulo spezzato in due parti identiche.

  4. @Vivian, hanno quasi sette anni. E’ netta ed evidente la differenza tra i due, uno autonomo ed equilibrato, l’altro più dipendente dal fratello e incapace a volte di stare solo. E’ una strada lunga, ma non mi perdo d’animo!
    @vitadimamma, sicuramente appassionato e nostalgico, e in questo e’ proprio uguale a me. Se sono brava non lo so, ti ringrazio molto, quotidianamente mi sforzo di trovare il modo di aiutarli tutti e rispettarli per quello che sono e per le loro diversità.

  5. anche io con due e con la paura di dividerli e fare scelte differenti. guardando le loro reazioni a momenti di distacco e gli equilibri che provano a mantenere stando con altri bambini. quanti anni hanno i tuoi bambini?

  6. Lacrime agli occhi! La nostalgia è davvero una delle emozioni più forti che esistano, a volte sembra ancor più dell’ amore stesso! Io ci vivo di nostalgia… Che bravo questo tuo figlio, così appassionato e problematico! E che brava tu…come ti capisco…ma i figli da qualcuno devono pur prendere, no?

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