Nonni part time

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    Abbiamo parlato di parecchi tipi di nonni questo mese, ma manca ancora almeno una categoria di nonni, quelli che non vogliono fare i nonni. Non voglio arrivare ai casi estremi di persone che rifiutano il loro invecchiamento, che sussultano al sentirsi chiamare nonni e preferiscono che il nipotino li chiami zio o zia. Parlo dei nonni che si, va bene nonni, ma non vogliono occuparsi dei nipoti tutto il tempo. Nonni part time insomma.

    Ne parlavo qualche tempo fa con un’amica che mi confidava che la suocera aveva dato la sua disponibilità a tenere il nipotino solo un pomeriggio a settimana dopo il nido, nonostante a loro avrebbe fatto molto comodo almeno due pomeriggi. La mia amica non era per niente scocciata da questa cosa e non giudicava in nessun modo la suocera per questa scelta, ritenendo più che legittimo il volersi dedicare ad altre attività.
    Pare che la suddetta nonna per giustificarsi abbia spiegato che poi i nipoti crescendo non avranno più voglia di stare con lei, e lei a quel punto sarebbe troppo vecchia per poter iniziare delle attività nuove.

    Inizialmente mi è sembrato un po’ strano pensare che ci fosse una nonna che pur avendone la possibilità non voleva stare più tempo con il nipote, forse perché so che i nostri di nonni farebbero qualsiasi cosa per colmare la distanza fisica che ci separa.
    Poi ho iniziato a riflettere e a cercare di liberare i miei pensieri dai vincoli culturali in cui sono cresciuta. Vivendo in Svezia spesso basta guardarsi un po’ in giro per ottenere punti di vista totalmente nuovi.
    Qui ad esempio è ben più raro vedere nonni prendere i nipoti al nido tutti i giorni. I più assidui lo fanno una volta a settimana, e sono in molti tra i miei amici a raccontarmi che non lasciano mai o quasi mai i figli ai nonni, perché non sarebbe giusto chiederglielo. Al limite sono più propensi a chiedere aiuto per un weekend o una serata da passare in coppia piuttosto che per un sostegno quotidiano. Certo una volta ogni tanto va bene, ed è pure divertente, ma non c’è quella richiesta continua, dovuta in parte all’esigenza contingente per come è strutturata la società italiana, in parte ad un’atteggiamento culturale (ma le due cose sono ovviamente collegate tra loro). La cultura della famiglia e degli individui che la compongono è molto diversa. Per semplificare possiamo dire che la famiglia in Italia costituisce il nucleo centrale della società, e la madre è la spina dorsale che tiene in piedi tutto. In Svezia l’individuo è il nucleo della società. Questa visione differente fa si che la mamma sia prima di tutto donna, individuo, con le sue esigenze personali da portare avanti (magari anche una carriera), e non è necessariamente la prima a sacrificarsi in nome dei figli. Insisto che sto generallizzando e semplificando, sia per quanto riguarda l’Italia che la Svezia, e che sono ben cosciente delle differenze a livello di ogni singolo caso, ma a grandi linee la differenza è proprio questa.

    Ma torniamo ai nonni. I nonni in Svezia hanno finito il loro ruolo di genitori nel momento in cui i figli hanno messo piede fuori casa (intorno ai vent’anni per la precisione). Al massimo hanno continuato a sostenere i figli a distanza, ma sempre con grande rispetto della loro autonomia individuale. Non si trovano a passare dal ruolo di genitore a quello di nonno senza soluzione di continuità, ma si sono allontanati più o meno gradualmente e hanno continuato a vivere la loro vita, incontrando amici, viaggiando, andando magari anche in palestra. Ora in veste di nonni non hanno quell’attaccamento al ruolo di cura che avevano come genitori. Provo a dirlo ancora più esplicitamente. Supponiamo che ci sia una mamma che ha sacrificato la carriera, i suoi amici, i suoi sogni, tutto per amore dei figli (conoscete qualcuno così?).
    Questa mamma una volta che i figli escono di casa a 30 o 40 anni si ritrova improvvisamente privata di un ruolo. Non sa più di chi prendersi cura. Nel momento in cui arriva un nipote finalmente può tornare a sentirsi utile, a riappropriarsi del ruolo di cura questa volta in veste di nonna.
    Mi piacerebbe dire che questa mamma/nonna è potenzialmente proprio il tipo di persona che genera più conflitti con la figlia/nuora in campo educativo. Ma non lo dico.

    Continuando la mia riflessione forse un po’ sconclusionata, vi pongo la seguente domanda: ma se una donna fosse prima di tutto donna, e poi moglie, mamma, nonna, non sembrerebbe più normale che scegliesse di dedicare solo un pomeriggio a settimana al nipote per poter portare avanti le sue attività?
    O dovrebbe desiderare a tutti i costi di passare più tempo possibile con il nipote? E come dovremmo considerare una nonna che non lo desidera?

    E se invece di una nonna si trattasse di un nonno?

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    23 COMMENTI

    1. Per Arya,

      Certo, ci sono anche nonni “moderni” che io non chiamerei con questo nome. Ma vedo anche nonni che stanno volentieri con i nipoti, vanno a prenderli da scuola/asilo, aiutano i genitori eccetera. E’ difficile se non impossibile dire che sono tutti uguali, saremmo certamente in errore se facessimo ciò. Per quanto riguarda il mito non sono tanto d’accordo pur non avendo nulla contro i miti, anzi. Voltare la testa all’indietro però, spesso non fa altro che bene, io direi che dovremmo avere molta più memoria. E memoria, persone anziane e nonni sono sinonimi. Dovremmo tenerli molto più vicini a noi, nelle nostre case. Sono loro che tramandano la cultura, valori e tradizioni ai nostri figli, molto più di noi genitori, dato che l’imperativo attuale è “lavorare in due”.

    2. Ho notato casualmente questo interessante articolo e seppure con netto ritardo, non me la sento di non esprimere la mia opinione di papà. Per capire le vere cause di questo “strano” comportamento dei nonni che non vogliono fare i nonni (io a questi ultimi gli cambierei nome) bisognerebbe andare indietro nel tempo e considerare l’evoluzione (o distruzione) della famiglia nel tempo. Io sono cresciuto in una famiglia numerosa in cui genitori e nonni vivevano nello stesso stabile e non si era mai sentita la necessità né di asilo nido né di baby-sitter e ultimo ma non per importanza, di badanti. Ora, nella società delle badanti e delle baby-sitter, in nome della “modernità”, la famiglia sta sempre di più sfasciandosi e insieme ad essa tutti i valori che solo la famiglia intera riusciva a trasmettere ai nuovi arrivati. Bisognerebbe leggere tutti i giorni Winnicott per capire che il bambino, per crescere bene, ha bisogno non solo dei genitori e delle quattro mura di casa ma di un intero ambiente affettuoso che gli circondi e che li faccia sentire amati. Ma se la “modernità” ci impone (con tante adulazioni, ovvio) che i nonni vengano mandati nelle “case di riposo”, come se l’unica esigenza delle persone anziane sia quella di riposare perché stanchi di avere vissuto una vita “troppo lunga”, come possiamo pretendere che curino i nipoti? Certo, il rapporto causa-effetto si offusca e non sappiamo più di chi è la responsabilità. Ma con un po’ di buona volontà possiamo farcela. Iniziamo a diffidare da chi dice “oggi bisogna necessariamente lavorare in due”.

      • a me pare un po’ un mito quello dei “bei tempi andati”. Mia nonna viene proprio da una famiglia contadina allargata che viveva tutta insieme. Però, con solo due nipoti figli del suo unico figlio, disse che era troppo impegno che andassi a pranzo da lei una volta settimana quando facevo la prima media. E parlo di oltre vent’anni fa. Ci voleva vedere regolarmente, ma per una breve visita, ben vestiti e accompagnati. C’è gente che semplicemente non ci è tagliata, a prescindere dalla generazione da cui proviene, e allora è solo un vantaggio vivere in una società che punta a renderci indipendenti dai parenti.

    3. e che dire invece di nonni completamente assenti? Che vengono una volta a settimana giusto mezzora x farsi vedere? Che non vogliono avere responsabilità da alcun tipo. Che “non se la sentono” di tenere i nipoti neanche 5 minuti? Nonni che storpiano il nome del nipote semplicemente Perché è un nome che non gli piace? Nonni che non portano rispetto. Possono essere chiamati nonni questi personaggi? Meglio stare alla larga ragazze. Non dovete avere bisogno di persone così.

    4. La nostra è una bella famiglia, abbiamo tre splendide bambine di 6, 4 anni e l’ultima di 18 mesi, ma la mia preoccupazione piu’ grande è quella di sapere che da soli, lavorando, purtroppo abbiamo bisogno di aiuto.
      Riconosco quanto sia difficile crescere i figli in Italia, con una società che purtroppo non aiuta abbastanza le famiglie, soprattutto quelle “numerose”. Noi lavoriamo entrambi a tempo pieno, due stipendi “normali” di circa 1000 euro ciascuno, le due bimbe piu’ grandi sono state iscritte in una scuola a “tempo Pieno” ed escono verso le 16,30 da scuola( scuola fortunatamente pubblica con un pagamento dei buoni mensa di circa 150 euro mensili); la piccolina, quando non è malata, va al nido fino alle 14.00 (l’unico trovato a 200 euro mensili di spesa altrimenti fino alle 16.00 si superavano i 450 euro di spesa mensili), mio marito fa i turni, io purtroppo non riesco a tornare a casa prima delle 18.00.
      I nonni…
      Purtroppo un po’ per mentalità, un po’ perchè ancora lavoratori si fanno vivi davvero poco, o meglio specifichiamo è difficile impegnarli con i nipotini perchè per loro è piu’importante altro.
      In una situazione come questa, io, trentenne, credo che la soluzione migliore sia quella di lasciare il lavoro…
      Eppure a fatica attraverso permessi, ferie alternate,supplichevoli richieste di aiuto soprattutto a mia madre(ancora lavoratrice e di giovane età), baby- sitter onerosissima… riusciamo ogni volta a concludere la settimana come incastri perfetti di un Tetris e con il fiato sospeso!
      A lavoro la concessione di flessibilità oraria per le donne è ancora lontana, i nidi troppo costosi, le vacanze estive troppo lunghe..
      I “campi estivi” super costosi (circa 250 euro a bimbo), le ferie annuali di un qualsiasi dipendente privato sono di sole 4 settimane…
      E SI DOMANDANO COME MAI I GIOVANI NON FANNO PIU’I FIGLI????

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