Nonni e genitori-figli

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Oggi Serena ha pubblicato questo post sui nonni part-time ed io, da un po’, riflettevo proprio su un argomento che lei affronta. Quindi pubblico, in contemporanea, questo piccolo post che è, in pratica, un commento lungo a quello.

Parlando con tutte le persone che hanno bambini e che si ritrovano, spesso o saltuariamente, a condividere del tempo con i loro genitori in veste di nonni, mi sono resa conto che il motivo di conflitto può ricondursi sempre alla stessa origine: i nostri genitori, oggi nonni, non ci riconoscono fino in fondo il ruolo di adulti.
Magari non è sempre vero e non è sempre così evidente, ma normalmente il conflitto deriva proprio da questa sensazione di non venir riconosciuti come genitori, come adulti e come persone indipendenti.
Forse, perchè in moltissimi casi, non lo siamo proprio del tutto (non intendo economicamente, anche se a volte, purtroppo, può determinarsi anche una dipendenza economica di una famiglia da quella di origine; ma spesso non lo siamo come organizzazione e come gestione del tempo). Appoggiarci molto alla generazione precedente, ci sottopone in modo costante al giudizio e all’esame dei nonni dei nostri figli.
Il momento della rabbia, della ribellione adolescenziale ormai fuori contesto e fuori tempo, del conflitto, scaturisce sempre quando ti trovi davanti tuo padre e tua madre che ti considerano ancora nella “categoria” figlio e non in quella genitore, adulto, autonomo. E se riguarda la crescita dei tuoi figli, è ancora peggio: perchè l’effetto è la sensazione di essere scavalcati.

Ma perchè accade così di frequente?
Lo accennava anche Serena nel suo post: siamo rimasti lì troppo tempo ad incarnare il ruolo di figlio, siamo saltati da figlio a genitore senza passasare per adulto indipendente, ci siamo un po’ incancreniti nell’immagine di giovanotti ad oltranza. E a desso che vogliamo?
Fino alla generazione precedente, i figli uscivano di casa molto prima: ed anche se uscivano e diventavano subito genitori (noi siamo tradizionalisti: fuori di casa ci vai se ti sposi!!!!), la società accettava il loro ruolo adulto. Addirittura se la nuova coppia restava a vivere con i genitori di uno dei due (cosa molto frequente), gli si riconosceva il nuovo ruolo di coppia di adulti: magari con pesanti interferenze, ma tutto sommato era un comportamento consueto, almeno un figlio o una figlia restavano a vivere con i genitori anche dopo il matrimonio. Ma lì c’erano motivi economici, soprattutto nella società rurale: bisognava mandare avanti l’azienda agricola o artigiana di famiglia. Ed allora la nuova coppia e poi famiglia era la nuova leva dell’economia familiare, quella che doveva succedere nel produrre la maggior parte del reddito necessario a tutti: discendenti e ascendenti. Insomma, questi ruoli erano chiari, non confusi.
Poi, invece, l’idea di uscire di casa per percorrere la propria strada, a prescindere dal legame familiare, dal matrimonio, da una nuova coppia, è arrivata nel nostro sentire sociale… però non siamo riusciti ad attuarla! Forse siamo riusciti a farcela per poco più di un decennio: tra i primi anni ’70 e un po’ degli anni ’80. Poi era già finito tutto sulla spinta delle recessioni economiche: poco lavoro, poca possibilità di trovarsi una casa, forse poco desiderio di sacrificarsi.
E siamo tornati a soggiornare lungamente nelle famiglie di origine, ma questa volta non più con i ruoli chiari: non perchè dovevamo, ad un certo punto, iniziare noi a tirare la stessa “carretta” familiare. Ci siamo rimasti, così… a guardarci intorno… a farci trainare ancora dai nostri genitori, a decidere cosa avremmo fatto da grandi.

Insomma, non voglio perdermi in considerazioni sociologiche di cui non sono affatto competente, ma la sensazione è questa. Rimanere troppo in casa (ovviamente intendo come generazione, come maggioranza, per dati statistici. E’ evidente che ci sono numerosissimi casi singoli, tutti diversi) non ci ha fatto per niente bene. Vi ricordate? Ne parlavamo anche qua, in un diverso contesto.

Oggi dobbiamo rivendicare a gran voce che siamo grandi! Ma non ha senso: spesso siamo pure toppo grandi, da un punto di vista anagrafico, per essere genitori e dobbiam star lì a convincere i nostri che siamo diventati adulti?
Ecco, pensate un attimo a quei momenti in cui proprio non sopportate i nonni dei vostri figli, che siano i vostri genitori o suoceri: alla fine, gira che ti rigira, non è sempre questo il problema?

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13 COMMENTI

  1. Per carità,non so come fare. Ho 2 bambini di 5 anni che mi hanno dato tanto da fare,e non si è visto nessun aiuto…Adesso che sono grandetti i nonni pretendono di prenderli, portarseli a casa loro come e quando vogliono, magari se hanno voglia di farsi un giro in macchina, riportarli a casa mia all’ora che vogliono senzaa nessun avviso, tanto devo stare tranquilla, sono con i nonni… Ma non esiste proprio!Adesso siamo in conflitto da quasi un anno… Le cose vanno sempre peggio.Non vengono a trovare i nipoti neppure quando stanno male, ma appena guariscono pretendono che io li porti a casa loro e possibilmente soli,senza me o mio marito perchè dicono che si sentono controllati da noi. Non è vero che tutti i nonni sono più attenti con i nipoti, basta pensere che a mio figlio il nonno l’ha fatto cadere e sbattere la testa insegnandogli giochi stupidi,e non è la prima volta…o quando a un anno gli ha fatto mangiare ravanelli ed ha vomitato tutta la cena, o tutte le volte che li fa uscire nel portone a salutarlo con temperature gelide … tutte stupidaggini che mi lasciano perplessa, ma che gli frulla in testa? Come posso tranquillizzarmi e affidarglieli ditemi voi…

  2. Io tendo a non chiedere aiuto a mia madre perchè ho molte difficoltà a rapportarmi con lei.
    in particolare in occasione delle malattie di mia figlia..per lei è inconcepibile che io prenda permessi, ferie ecc per stare con la mia bambina. Tutte le volte mi chiede di lasciare a lei la bambina e non si dà pace se gli dico che penserò io a curarla. a questo punto di solito smette di telefonarmi e non si informa più della salute di sua nipote.
    L’ultima volta dopo sua grande insistenza ( ti voglio aiutare eccecc) le ho chiesto se veniva a casa mia per tenermi la bambina malata, mentre io andavo ad una visita medica.. apriti cielo!!mi ha detto con lacrime ed urla che la cerco solo se le servo, che lei non è la mia serva, ecc.ecc. quello che voleva era che facessi uscire la bambina malata e la portassi a casa sua ..altrimenti niente aiuto.
    Adesso la mi bimba ha il raffreddore…lo sapete che sono preoccupata per quello che devo dire/non dire a mia madre più che per mia figlia?? non è normale…

  3. Purtroppo anch’io mi accodo ai consensi di questo post, anche se i problemi maggiori li ho con mia suocera, mentre i miei genitori devo dire che sono fantastici: non mi hanno mai ritenuto una loro proprietà, sempre consapevoli che avrei dovuto crescere e diventare indipendente. Adesso per mio figlio ci sono e sono totalmente disponibili, ma la loro stessa educazione mi impone di non attaccarmi a loro come una cozza, ma chiedere aiuto quando ce n’è effettivamente bisogno. Tutt’altra cosa è appunto mia suocera che ancora oggi si presenta a casa nostra con pentole di cibo già cotto o prodotti vari tipo un tubo di dentifricio, un bagnosciuma, un detersivo per piatti…e continua convintissima a chiamarci “I miei bambini” anche e sopratutto in pubblico! Di quei nervosiiii! 🙂

  4. Sono d’accordo con Silvia, penso anch’io che tanti genitori di oggi si affidino troppo e troppo comodamente ai nonni. Non metto in dubbio le difficoltà, economiche, lavorative, di orario e quant’altro, ma quello che non condivido sono i modi, l’aspettarsi che i nonni siano comunque presenti e disponibili, anche se part-time. Ho un’amica che ha tre figli, di età molto diverse, e non ha mai avuto una baby sitter. Uscite serali col compagno nulla, nido certo, materna a tempo pieno anche. Lavoro part time ma lavoro, ovvero ogni malattia, ogni riunione a scuola dei più grandi e ogni “extra” la nonna è al chiodo. Con un margine di avviso minimo, telefonate alle 7.30 di mattina che il piccolo sta male e lei deve andare al lavoro, la nonna è lì che annulla i suoi impegni e si precipita. Ecco, io questo non lo concepisco. L’imprevisto ci sta, certo, ma non sistematicamente. Mia suocera fa la nonna in carriera degli altri nipoti, e a noi ci viene a trovare quando è libera da loro, e ci concede qualche cinema di sabato pomeriggio che la sera non se la sente (e noi scegliamo i film da vedere in base all’orario ma va benissimo, ci sembra già tanto…). Mia madre mi aiuta quando lavoro, ma raramente le chiedo altro e ogni domenica organizziamo tutta la settimana. Come dicevo già nel post di Serena, io ringrazio sempre, prima e dopo, e sto attenta a tanti piccoli dettagli che mi sembrano importanti anche per stabilire che lei mi sta dando una mano ma non le delego l’educazione di TopaGigia, e le ho messo dei paletti chiari. Sono io che ho il controllo, e se esagera minaccio di chiamare una baby sitter e lei si ghiaccia… e io una baby sitter ce l’ho, ci mancherebbe, anche se in effetti cerco di limitare le chiamate.
    Vabbè, scusate, sono uscita dal seminato ma vedo cose che mi fanno veramente girare le scatole e su questi argomenti mi scaldo un pò…

  5. Ho avuto una nonna meravigliosa. Non mi ha mai insegnato, ma si è sempre lasciata osservare. Non ha mai dato sfoggio della sua esperienza, l’arroganza dei vecchi non ha mai saputo cosa fosse. Con dolcezza e riconoscenza quando è stato il momento, dopo aver guidato tante vite, si è lasciata guidare. Ha saputo accettare con serenità e forza, in egual modo, tutto quello che il destino le ha tolto e regalato.
    Le ho dedicato un libro intitolato con il suo nome ” Ada” giraldi ed. che spero la faccia amare, a chi vorrà leggerlo, quanto l’ho amata io.
    Un abbraccio a tutti
    Elisabetta Setnikar

  6. @Marzia, i commenti che hai fatto su questo tema mi hanno molto toccata, si vede che per te è una situazione pesante.
    Premesso che la mia opinione non ha valore perché non ti conosco direttamente, mi sembra che tu stia facendo uno sforzo notevole di crescere in maniera equilibrata e con sensibilità un figlio che richiede molta attenzione, invece di usare la via facile della “disciplina”, mantenendo al contempo una relazione con tua madre per il bene del bambino.
    Purtroppo credo che le divergenze genitori/figli non si colmino solo per la presenza di un nipote, ma anzi si acuiscano le differenze di vedute e i giudizi.
    Non ti devi sentire in colpa per il fatto di essere diversa dai tuoi genitori, loro dovrebbero invece riconoscere che stai facendo un buon lavoro come mamma anche se agisci diversamente da loro.
    Non sentirti in colpa se ti fai aiutare dalla suocera, se a te va bene continua così, alla fine tu sei al lavoro mica a fare shopping!
    Non per questo sei meno matura, la maturità si misura da altre cose, ad esempio dall’ampiezza dei sensi di colpa che riesce a farsi venire una donna moderna! 🙂
    Spero di non essere stata invadente, un abbraccio

  7. Sono d’accordo e infatti con mio marito stiamo cercando una baby-sitter da affiancare al nido, perché l’effetto di avere grande aiuto dai nonni è quello di sentirsi dei genitori adolescenti. Mo’ vediamo…

  8. @Mammame: in effetti, come già mi aveva detto Silvia, alle volte occorre mettere in ordine di priorità le situazioni e al momento certamente viene prima il mio impegno come madre piuttosto che quello di figlia. Rimane un dispiacere di fondo nel vedere tante opportunità sprecate, forse anche da me.
    E dire che io mi sono staccata molto presto dai miei genitori, dovrebbero essere abituati a vedermi fare come penso sia meglio e invece ecco che persevero nei soliti vecchi errori! Comunque non dispero, mio figlio ha appunto una capacità incredibile di comprendere lo stato d’animo delle persone quindi potrebbe avere un’effetto alla lunga benefico sulla dura scorza della nonna.

  9. Anche io mi sento di essere totalmente d’accordo con questo post (e con quello di Serena). Personalmente i miei genitori sono molto lontani da noi ma anche se fossero vicini sarebbero troppo anziani e acciaccati: “inutilizzabili” anche se volessero! Solo che a me di “utilizzarli” non è mai passato per la mente, perchè penso anche io, come la mamma di stranamamma, che i nonni devono fare i nonni e fare quello che possono. I miei non si sarebbero mai offerti di fare i nonni full-time, anche potendo, perchè comunque sono dell’idea che i figli se li devono crescere i genitori. Poi, nella necessità, sempre disponibili, ma questo è un’altro discorso.
    Mia suocera invece – che è una gran persona – avrebbe molto volentiri badato dal pupo full-time ed è sicuramente un’ottima nonna, ma la verità è che ha più che altro bisogno lei di riempirsi le giornate di quanto ne avessimo noi di affidarle il bimbo (il nido per noi è sempre stata la prima opzione). Niente di male, per carità, è davvero un’ottima persona: ma a parte tutte le altre considerazioni io mi sentirei un aguzzino a costringere una persona di 70 anni a occuparsi a tempo pieno di un bambino piccolo che certe volte manco ce la facciamo noi che siamo più giovani. E infatti, quando è accaduto – per necessità varie – lei a fine giornata era stremata. Per il resto è sempre più che disponibile (serate, we, pomeriggi) e onestamente ci da’ un aiuto veramente enorme pur essendo una nonna part-time.

  10. Ricordo e concordo sul fatto che in fondo il nostro atteggiamento nel relazionarci ai nonni dal punto di vista pratico (cioè a proposito della delega dei compiti di cura dei nostri figli) ma anche affettivo è l’altra faccia della relazione che a suo tempo abbiamo avuto noi in veste di figli con gli attuali nonni. Il nostro modo di relazionarci a loro rispecchia tutti i limiti e i punti di forza di allora: è l’altra faccia del percorso che ci ha portato a prenderci la responsabilità della nostra vita staccandoci da loro e conta molto il tempo e il modo con cui l’abbiamo fatto. Questo fatto rimane sempre, secondo me, a prescindere dalle condizioni oggettive che comunque – va ribadito anche se non preso a giustificazione di tutto – in Italia sono peggiori che altrove. Se non si è stati in grado di crescere, le dinamiche saranno simili con la complicazione aggiuntiva che il terreno di applicazione sarà più vasto perchè includerà una serie di legami ancora più articolati (noi come figli e come genitori, i nipoti come figli nostri ecc) complicando a dismisura la situazione. Basti pensare alle divergenze di opinioni sui modelli educativi da applicare: se come genitori prendiamo le distanze da alcuni modelli che hanno messo in atto loro con noi, questo assume immediatamente il sapore di una critica nostra nei loro confronti. Ci vuole molta disponibilità, equilibrio, maturità e amore per superare tutto questo groviglio.

    Vorrei aggiungere però anche una cosa: questa volontà di elaborazione e di crescita deve esserci sia da una parte sia dall’altra. Penso che anche i nonni debbano crescere, non solo noi genitori. Voglio dire che se un nonno non ha creato una base affettiva solida con quel figlio che ora è diventato genitore, difficilmente potrà essere un nonno in gamba per suo nipote e per suo figlio nel nuovo ruolo di genitore (anche se a volte il salto generazionale dovrebbe mettere a posto parecchie cose e svuota di tensione le relazioni nonno-nipote) e questo non dipende dal figlio ma da lui stesso. Scaricare anche questa responsabilità sui nuovi genitori non ha senso.

    Infine (e scusate la lunghezza), non volevo farlo perché si parla di cose su cui è difficile entrare se non in punta di piedi, ma visto che Marzia mi ha preceduto aggiungo anche un’ultima cosa: il suo post dei giorni scorsi e questo mi hanno colpito molto. Parli di una grande assenza – quella di tua madre- o se preferisci di una presenza che non ha alcuna volontà di colmare la misura di un adattamento che dipende solo da lei. Questo adattamento però, se si è disposti a farlo, è anche un’opportunità (come dici tu, come hanno già detto altri e come sono convintissima anch’io) ed è la chiave di volta per la conquista di una relazione con un nipote così “complicato”. L’assenza di una volontà vera di sintonizzarsi e mettersi in discussione non puoi certo superarla tu al posto di tua madre perchè hai un altro ruolo e per te è necessario investire le tue energie in un altro modo. Credo che tuo figlio abbia antenne molto più sensibili di quello che tua madre riesca ad immaginare e capta questo senso di svalutazione che diventerebbe solo tossico per lui e anche per te. Dunque in un certo senso con la sua “maleducazione”difende se stesso e anche te. Forse tua madre è in buona fede e fa del suo meglio ma i tuoi bisogni e quelli di suo nipote lei non li comprende. Forse ad un certo punto occorre fare pace con questa realtà e, anche se non è facile, non permettere più che ti colpisca.

  11. Non posso che essere d’accordo con questo post. Il principale problema con i miei genitori è che non riescono a vedere in me i segni dell’essere adulto, perchè sono troppo diversi dai loro. Per mia madre occorrerebbe sempre essere in allarme, sempre pronti al peggio, sempre pre-vedere e pre-occuparsi … io invece sono abituata ad agire, ovviamente quando serve. Affronto i problemi personali con lo stesso spirito pratico che ho imparato nel lavoro, controllando il panico e non disperandomi per ciò che non posso modificare. E’ ovvio che con mio figlio è più complesso, non preoccuparmi per lui è decisamente più difficile, restare calmi ancora peggio … Però vado avanti, sempre. Non lo faccio come un generale che riordina le truppe ma lo faccio, ho preso innumerevoli iniziative e ottime decisioni che lo riguardano, ma è ancora un pò presto per vederne i risultati. Io sono disposta ad aspettare, i miei genitori no.
    Per questo sono nonni part-time. Il “part” sta per “quando tuo figlio è disposto a comportarsi bene”, il che è molto comodo quando hanno altro da fare. Non penso sia da biasimare il fatto che i nonni abbiano una vita, anzi, presi nei momenti buoni i miei riescono senz’altro a trasmette molto a mio figlio, molto più di mia suocera che si è votata tutta la vita solo alla famiglia senza evolvere come persona.
    Il primo punto dolente è essere due genitori con lavori a tempo pieno che non potranno mai essere fuori dalla scuola alle 16.15. Il secondo è avere un bambino complicato che esce dalle ore di scuola regolare già a pezzi e chiedergli di aspettare mamma al doposcuola fino alle 17.30-18.00 sarebbe dargli un peso enorme. Mi rimarrebbe scegliere una baby- sitter ma così entrerei in collisione con la suocera per la quale occuparsi del nipote poco più di un’ora al giorno è salutare.
    Non penso di chiedere troppo, di delegare, di approfittare. Io manco per mio figlio praticamente solo il tempo che dedico al lavoro. Non chiederei mai ai miei genitori di essere nonni full time però vorrei che entrassero nella mia vita come piccola stampella, che capissero che essere madre di un bambino come il mio non è solo un fallimento continuo ma una grande opportunità, un’avventura complicata che potrà portare a qualcosa di buono. Dandomi addosso non risolvono nulla. Rimanendo settimane senza farsi vedere non migliorano il rapporto con il nipote. Non considerandomi l’adulto di riferimento mi tolgono un ruolo che invece ho guadagnato con fatica.
    Non chiedo a loro tempo ma la forza di accettare ciò che è la mia vita, la vita di una mamma normale, fallace e testarda che fronteggia una battaglia quotidiana che non può perdere.
    Se poi si offrissero un sabato sera per far uscire me e il marito da soli … sarebbe molto bello!!

  12. Hai ragione Silvia, concordo in pieno! Sono già stata un po’ brutale commentando Serena….continuo qui.
    Io credo che molti della nostra generazione tendano ad appoggiarsi molto ai propri genitori, arrivando quasi ad approfittarne, e il bello è che pare che i genitori ne siano contenti! Purtroppo però se nessuno ha abituato i genitori di oggi a prendersi delle responsabilità è quasi scontato che essi continuino a fare i figli.
    Io sono figlia unica di una madre casalinga che mi ha avuta a 36 anni. Lei, se io mi lamento di qualcosa o, incautamente, mi azzardo a paragonarla, anche per scherzo, ad altre nonne più “servizievoli”, mi dice nell’ordine:
    che se i figli se ne approfittano troppo è perché i genitori glielo permettono;
    che lei alla sua età (e quest’anno son 70 e ha pure ragione) fa quel che può;
    che lei, quand’era ora ha fatto la mamma con le responsabilità da mamma ed ora fa la nonna.
    Devo ammettere che, per quanto brutale pure lei, ha ragione.
    Con ciò, i miei ci hanno sempre aiutati molto col Tato, ma da quando è nato è stato chiaro che non l’avrebbero tenuto sempre, tutti giorni, fino a quando fosse andato alla materna come fanno moltissimi nonni italiani.
    In realtà (e ora dirò una cosa scomodissima) in molti casi di subappalto totale dei figli ai nonni che ho sotto gli occhi, la scelta non è dettata da ragioni economiche o ponderata dal punto di vista educativo, ma da motivi di comodo che vannno anche oltre il bisogno connesso all’attività lavorativa.

    Ecco, ho sputato il rospo! Posso mitigare dicendo che, ovviamente, ho generalizzato, ma ho qualche caso sotto gli occhi che mi turba profondamente. E mi turba ancora di più il fatto che dal circondario quelle condotte di mero asservimento della manodopera nonnesca siano considerate “normali”!

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