Nonni a geometrie alternative

6


Monica Cristina Massola, consulente pedagogico e psicomotricista, è l’autrice di più di un blog: primo tra tutti quello personale pontitibetani. Qui è nostra ospite in veste personale, di donna che vive una famiglia complessa e “a geometrie alternative”, e di autrice di un blog dedicato a questo argomento: famiglia a strati. In queste geometrie, in queste ricostruzioni familiari, anche i nonni costruiscono nuove identità.

E’ una bella proposta quella di Silvia, di parlare anche dei nonni, del loro modo di esserlo anche nelle famiglie ricostruite, o “a strati” come le definisco io.
Famiglia a strati come una cipolla, con tante relazioni che vanno presidiate, o almeno tenute in conto.
Io e il mio nuovo compagno, la mia prima figlia (e quindi un ex-marito con la sua nuova compagna, sua figlia e il figlio di entrambe) e la nostra seconda figlia.
E quanti nonni?
Non molti, in effetti: mia madre e i genitori del mio compagno. Mentre i genitori del mio ex marito non ci sono più e non hanno conosciuto la loro nipote.

Ma prima di raccontare di “questi nonni”… vorrei ricordare i miei nonni, veri e quelli putativi.
Mio nonno era vedovo, ma molto disponibile ad ospitare al mare me e le mie perenni bronchiti da bimba milanese; in questo ruolo svolto con ruvida cura, attenzione, gioia e libertà, si faceva aiutare da una vicina di casa e amica.
Che io ho chiamato, per anni, nonna. E lo è stata per me e poi anche per mio cugino.
La nonna del mare, una signora senza marito o figli, che con delicatezza e discrezione si prestava a surrogare la nonna di sangue, che non c’era più.
Mi ha insegnato a fare i cruciverba, usando l’enciclopedia per trovare le parole difficili, spiegandomi che era un modo di imparare parole nuove, per sapere sapere, per non rimanere ignoranti.
E’ stata lo splendido alter-ego di un nonno che mi ha regalato un milione di bei ricordi e esperienze.

Ecco invece i nonni “a strati” delle mie figlie.
Mia madre che suddivide abbastanza equanimente l’affetto per le due bimbe. Ma in fondo sembra ovvio e naturale, sono entrambe figlie mie. Per M. (la mia prima figlia) il ruolo di nonno putativo, visto che mio padre è mancato molti anni prima della sua nascita, lo ha svolto – finchè è vissuto – il compagno di mia madre.
Insomma, nella faccenda “nonni”, la mia storia familiare mi ha insegnato che esistono molti nonni “di cuore”, e che alcuni hanno pienamente goduto di questo ruolo verso i cuccioli della “famiglia”. E il piacere è stato reciproco.

E poi ci sono i miei suoceri.
Premetto: sono i nonni nonni classici, quelli che mai penseresti esistano davvero. Lo ripeto spesso ultimamente.
Sono quelli che si commuovono ogni volta che vedono la piccina (ed essendo i miei vicini di casa, ciò accade giornalmente). Sono nonni felici ed entusiasti, del tipo di quelli che non dicono mai no, che cedono ad ogni volere della piccola (tiranna), che non hanno cuore di farla piangere.
Si, sono i nonni che viziano e stravedono per la nipotina.
Ma paradossalmente sono anche i nonni che sanno stare lontani con discrezione, e mia suocera è di una sensibilità particolare; non ha mai, nemmeno, una volta insidiato il mio ruolo materno, accogliendo le mie ruvidezze di mamma in “difesa”.

Sono genitori che hanno accolto con calma olimpica la nuova compagna di loro figlio (io), benché separata e con una figlia grandicella (la grande aveva 7 anni), in un contesto di piccolo paese.

Per loro, la mia figlia grande è una nipote “di cuore”. Mio suocero si rabbuia quando, nei fine settimana, lei non c’è perchè va da suo papà; e aspetta vigile il suo rientro. Non me ne parla mai, ma è abbastanza evidente che lui è contento quando anche lei è qui. La aspetta al pulmino della scuola, nelle giornate più fredde, e la riaccompagna a casa. Quando parla di lei, con i conoscenti, ne parla come di sua nipote.
Ma non è una negazione, è un modo di accogliere.
Mia suocera, d’estate vince la pigrizia preadolescenziale della grande, per portarla nell’orto ad imparare le cure che vanno offerte alle piante: le ho viste spesso parlottare e raccogliere i pomodori, ho visto M. (mia figlia) tornare a casa sudata e soddisfatta di questa esperienza pacata e serena.

So di non essere una nuora particolarmente easy, eppure con il loro piglio costante e tranquillo mi hanno insegnato ad apprezzare la loro capacità di essere nonni, e vicini di casa.
Non è una favola, non è un menage perfetto, non è scevro da irritazioni, che a volte sono persino più intense nel mio compagno (e loro figlio) che non in me; alle volte vorrei fossero più capaci di fermare la piccolina che è veramente vivace.
Alle volte torna, dopo un paio di ore trascorse dai nonni, completamente ingestibile; e lì parte inevitabile l’insofferenza.

Spesso, se faccio un bilancio, lo trovo infinitamente positivo; abbiamo accanto nonni affettuosi, attenti, disponibili, allegri e capaci di includere. Siamo fortunati.
Ho apprezzato tantissimo il lancio di questo mese, e la prospettiva che genitoricrescono ha usato per parlare dei nonni: “Ed, in fondo, è un modo anche per affidare i nonni ai loro nipoti: spesso da questa relazione i nonni traggono nuove energie, motivazioni ed esperienze diverse da quelle vissute da genitori.
Scoprirsi educatori con meno responsabilità, conferisce una piacevolezza diversa al ruolo e magari un’allegria che genitori stanchi non sono in grado di garantire.

Sembra, o almeno a me, che questa esperienza di affetto “da nonni” riesca a travalicare il singolo legame di sangue, e quindi ad insegnare molte cose. A tutti.

Monica Cristina Massola – Pontitibetani

Prova a leggere anche:

6 COMMENTI

  1. Riflessione ruvida.
    In futuro non mi piacerebbe fare la nonna “a tempo pieno”.
    Se dovesse capitare preferirei le classiche visite di piacere, legate alle feste e agli anniversari.
    Mi prefiguro, se in salute, con interessi e, finalmente, alla scoperta di mondi nuovi, libera da impegni famigliari e lavorativi.
    I nonni e le nonne cosi disponibili hanno ancora una loro valida vita sociale?
    Avere troppo tempo libero da dedicare solo ai nipoti non è forse un buon segno…
    L’amore non è certo in discussione, penso piuttosto ad una propria autonomia emotiva/economica/culturale.
    Come gestiscono, di norma, il distacco dai nipoti?
    I/le bambin* crescono rapidamente e già verso i 9 o 10 anni non stanno più tanto volentieri con i nonni (il gap culturale spesso è troppo ampio).
    Quoto l’ultimo intervento di mammadicorsa:
    “Inoltre essere nonni è come essere genitori, è una scelta che si fa, è un’oppotunità che si può o non si può cogliere.”

  2. Essere nonni è come essere genitori. Il legame di sangue non c’entra, è l’amore che ti rende genitore o nonno. Se una persona sa amare e vuole amare, essere genitore o nonno è una cosa meravigliosa perchè i bambini non desiderano altro che sentire di essere amati. Inoltre essere nonni è come essere genitori, è una scelta che si fa, è un’oppotunità che si può o non si può cogliere.

  3. Che bello parlare dei nostri nonni, ci fa ricordare i tempi in cui, prima di diventare genitori, siamo stati figli e nipoti anche noi! E, in questo clima di ricordi, non posso non dedicare un pensiero ai miei due meravigliosi nonni: il nonno Sandro, che, durante la villeggiatura in campagna quando ero bambina, non mi faceva mai mancare una tazza colma di mirtilli appena colti a colazione e, qualche anno dopo, pur essendo devastato dalla malattia, non dimenticava mai di contribuire all’affitto della mia stanza all’università… e il nonno Giovanni, con cui da bambina ho trascorso moltissimi sabato sera e, all’età di quasi 94 anni, ha fatto un figurone con una lettura impeccabile durante il mio matrimonio! Senza nulla togliere alle mie due mitiche nonne, che ho la fortuna di avere ancora con me

  4. Zia Filomena, la sorella di mia nonna paterna, secondo mio papà è stata il suo vero padre, visto che lui il suo lo ha perso prima di nascere, e anche per me, adesso che mi ci fai pensare, è stata più di una nonna.

    Come lo sono stati gli zii di mia madre, senza figli che ci hanno tirati su a botte di sciroppo di lamponi autocoltivati e autoprodotti, servito con la magica bombola del seltz. Il nome di questo zio, Stefan, è stato a lungo sulla short-list dei nomi dei miei figli, per dire.

  5. Che bella famiglia, complimenti!
    Mi hai fatto ricordare che anche io ho avuto una situazione nonni un pò particolare: due nonne, un nonno (l’altro fece in tempo a vedere mia sorella maggiore ma non me), due prozie (sorelle di mia nonna) vedove e senza figli e abbastanza presenti e una zia di mio nonno anzianissima ma incredibile (anche lei vedova senza figli). In compenso ho un’unico zio che si trasferì in un’altra città quando avevo un anno, quindi la mia era una famiglia allargata “verso l’alto” ma tutta per noi, che eravamo gli unici membri giovani in città. Coccolatissimi, ovviamente, ma mai viziati.
    Ricordo ad esempio (scusate la lacrimuccia) mio nonno che quando ci invitavano a cena faceva trovare a me e mia sorella un cioccolatino come segnaposto, le ore passate a disegnarci gli animali più incredibili e il suo studio elegantissimo con i nostri disegni attaccati alle pareti. Le zie che ci lasciavano mascherare con le loro collane di perle e i cappelli con la veletta. La nonna che mi teneva un’ora due volte a settimana ma non di più, che poi era troppo per entrambe… Ma ricordo anche il serissimo discorso che mi fece mia madre il primo giorno che nonno sarebbe venuto a prendermi in terza elementare: ricordati che nonno ti fa una gentilezza venendoti a prendere, ringrazialo come si deve e non permettergli per nessun motivo di portare le tue cose. Ecco, nella nostra famiglia regnava un grande affetto ma anche un enorme rispetto. Spero continui così.

LASCIA UN COMMENTO