Muuu! Beee! Quanto mi sento scema!
Pollicino ha 16 mesi. L’unica cosa che dice da poco più di 1 mese è kakakaka, oppure kaka, oppure ka. Ma a volte anche kakka. Ora vi sembrerà strano, ma con questa monosillaba lui ha costruito tutto un vocabolario.
Ad esempio kaka significa acqua, e questo è chiaro anche per gente capa dura come noi, che notoriamente poco ci intendiamo di lallismi e bablismi di un pochimesenne. Ma se siamo seduti a tavola e lui inizia “kaka” e indica la bottiglia dell’acqua, allora è anche difficile non capirlo. Se noi siamo presi nella conversazione, o nel cercare di tenere il Vikingo incollato alla sedia, allora Pollicino inizia con “kakakaka!” che significa più o meno “ma vi volete dare una mossa? Vabbè che sono buono e caro, ma vorrei proprio dell’acqua!”.
A volte però dice proprio kakka. Io le prime volte che lo diceva, lo piazzavo entusiasta subito sul vasino, e lui strillava, perché ovviamente non avevo capito un’acca (o una kakka?). In realtà è bastato lasciarlo libero di agire per svelare l’arcano. Lui è andato all’ingresso e ha preso le sue scarpe, si è seduto in terra davanti a me e mi ha porto la scarpa indicandomi il suo piede. E così abbiamo capito che kakka in pollicinese è scarpa.
Altre volte si limita al monosillabo ka. Questo è facilissimo perché avviene sempre quando uno gli chiede ad esempio “Pollicino, dove è il Vikingo?” e lui risponde “ka” indicandolo.
Per quanto con un solo monosillabo si riescano a dire così tante cose vorrei che ne imparasse altri a mio parere altrettanto utili. Ma come aiutarlo? Visto l’estremo ritardo del Vikingo nell’iniziare a parlare ho pensato di sentirmi in colpa per non averlo aiutato nel modo giusto a sviluppare il linguaggio. Con il Vikingo infatti ho sempre cercato di parlare “bene” nel senso come si fa con un adulto, cercando di evitare la classica vocina e i versetti, eccetera eccetera eccetera.
Con Pollicino ho deciso di lavorare diversamente e vincere la mia resistenza personale. Ho quindi pensato di iniziare ad insegnargli i versi degli animali. Il problema è che io mi sento veramente scema a fare quelle conversazioni tipo: come fa la mucca Pollicino? MUUUUU, la mucca fa muuuu. Non ce la faccio proprio. Ho una specie di blocco psicologico, come il saltare giù da un ponte, o mettermi a ballare in mezzo ad una piazza affollata di gente. Mi viene in mente l’episodio delle isole del film “Caro diario “ di Nanni Moretti. Quello dell’isola di Salina in cui i bambini avevano il comando della situazione, e del telefono, rendendo praticamente impossibile parlare al telefono con i loro genitori. Avete presente Moretti: “La giraffa non lo so. Grunf grunf, grunf grunf, il maialino. Grunf grunf, grunf grunf. La giraffa non la so, la rondine non la so.” ?
Ecco, a me questa scena mi è rimasta impressa, e non posso fare a meno di pensarci ogni volta che si parte con il muuu! e il bebeee!
Però indubbiamente mi rendo conto che imparare i versi degli animali non è altro che un esercizio vocale, molto utile per aiutarli a provare vari suoni. Quindi per amore di mio figlio, eccomi qui, con Pollicino in braccio a sfogliare un bel libro di animali.
- Ecco la mucca, come fa la mucca? MUUUUU. Lo sai dire muuu?
- …
- E il Cavallo? Il cavallo fa cloppete cloppete clopette
- …
- La pecorella fa BEEEE. Pollicino, lo sai dire BEEEE? BEEEE!
- ….
- E questa come fa?
- ka ka ka
- Giusto! E’ una papera! ![]()
Prova a leggere anche:
- Aiutare il bambino a parlare
- Crescere un bambino bilingue si può
- Quando i bambini ritardano a parlare
- Bilingue per finta
- Bambini bilingue


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Mah, io non ricordo di aver mai usato paroline storpiate o vocine strane, magari cercavo di scegliere parole semplici, ma gli parlavo come ad un “grande”, eppure ha iniziato a parlare abbastanza presto.
Secondo me dipende proprio dal bambino e dalla sua naturale predisposizione, voglia e curiosità. C’è poco da fare.
ka è bellissimo
per il mio all’inizio era tutto bu
La “ka-sintattica” è favolosa! E funziona egregiamente, a quanto pare… Neanche io sono mai stata una fautrice delle vocine e dell’eccesso di onomatopee animalesche, quindi ho scelto un’altra strategia che mi si attaglia meglio e che – a detta anche di esperti del settore – può ottenere buoni risultati, ovvero quella musicale. In famiglia cantiamo e suoniamo, quindi le canzoncine in questi anni si sono sprecate, da “Volevo un gatto nero” a “Imse vimse spindel” passando per “Londonbridge is falling down”. Il ritmo e le melodie pare che stimolino la produzione verbale, io mi sento meno scema e tutti e due i figli hanno apprezzato, Miranda in particolare ha sviluppato una capacità di memorizzare testi di canzoni da paura.
E la cosa buona è che non bisogna essere Cecilia Bartoli per intonare “O che bel castello”…
Eh eh il mio piccolino fa PA! PA, PAPA. PAPPA, PAAAAAAAA… tutto PA, tranne quando vuole fare qualche birichinata che allora diventa tutto MAAAAAMMMAAAAAAA
Ahahahah….
Anche la nana dice ACCA per indicare l’acqua oppure se vuole qualcosa.
Poi dice mamma e papà. E poi NA per dire NO.
Stop…..acca e agga però sono i must del momento!
Comunque anche io mi sento una demente a fare il verso degli animali…..ergo non lo faccio.
Mi scocciano anche un pò gli infantilismi “la manina, il piedino, il cagnolino”…..preferisco “la mano, il piede, il cane”…..a volte però mi scappano involontariamente. Lapsus.
Per insegnarle a parlare la metto davanti ai teletubbies oppure gli appiccico sul seggiolone la fattoria di Winnie the pooh clementoni.
Mamma degenere? Si grazie ^_^
@Claudia-cipi si, credo anche io che il Vikingo avrebbe imparato a parlare comunque tardi, ma forse se avessi adottato qualcuno dei consigli sul post per aiutare i bambini a parlare che ho scritto ieri, avrei potuto aiutarlo un pochino e rendere il tutto meno faticoso. Peccato che quei consigli li ho ricevuti dal logopedista quando ormai la situazione era parecchio complicata.
@MammainScania si, io ci provo a cantare perchè in effetti mi risulta più congeniale. Solo che per ora non vedo progressi, Pollicino fa solo kakakaka e ondeggia con il corpo
@elyweb PA o Ka, mi sa che il concetto è lo stesso
@Bismama mamma degenere perché la metti davanti ai teletubbies non direi proprio, soprattutto se serve a te per riprendere fiato. Però non ci contare che impari a parlare dalla TV o dai giochi clementoni. L’arte della comunicazione verbale si esercita solo facendo conversazione con altri essere umani. Hanno fatto molti esperimenti di questo genere, ad esempio mettendo bambini di varie età davanti ad un video con una signora che parlava cinese (o forse era giapponese?) a bambini che non conoscevano quella lingua. Altrettanti bambini sono stati messi lo stesso numero di ore davanti alla signora in carne e ossa, che diceva le stesse cose che nel video. Il bambini messi davanti al video non hanno imparato nulla, quelli davanti alla persona hanno imparato a parlare cinese. Insomma, ben vengano i teletubbies come intrattenimento, ma non sostituiscono il tuo aiuto per imparare a parlare.
Anche io odio manina, piedino, cagnolino. Ad esempio non capisco perché si debba dire “guarda il bau bau!” invece di “guarda il cane!”, però il Vikingo ha chiamato ugualmente il suo cagnolino di pezza bau bau per anni. A volte sembra proprio che loro riescano sempre ad andare oltre la nostra volontà
@Serena: Interessante questo esperimento! Comunque io non mi sostituisco con la tele o con i giochi solo che la intrattengo anche così quando c’è da canticchiare i versi degli animali etc. Per il resto mentre la vesto o faccio le cose tendo sempre a raccontarle cosa sto facendo. enso però che ogni bimbo abbia i suoi tempi.
First ha camminato e parlato prima senza gattonare. Second gattona velocissima e dopo due cadute ha paura di camminare da sola…parla anche molto meno ma è più attiva coi giochi.
Molto dipende dall’indole del bimbo e dalle inclinazioni naturali penso.
Io con le mie due pesti non ho mai usato parole storpiate e anche la piccolina, anche lei 16 mesi, indicando l’acqua dice baba (ma a volte anche abba…alla sarda! anche se noi non glielo abbiamo mai detto!!!) noi diciamo sempre:”vuoi l’acqua?”. Oppure baaa, per bicicletta e noi sempre “si quella è una bicicletta!”
Devo dire che questa fase è bellissima, praticamente si impara un’altra lingua, quella dei nostri cuccioli!!
Mi ricorda tanto il libro di David Grossman La lingua speciale di Uri, alla mia grande piace tantissimo e si vanta spesso di essere l’unica a riuscire ad interpretare i desideri della piccola.
Quando sento una mamma che dice “Visto l’estremo ritardo del Vikingo nell’iniziare a parlare ho pensato di sentirmi in colpa per non averlo aiutato nel modo giusto a sviluppare il linguaggio.” mi viene male…ma chi lo dice che è in estremo ritardo?
]
[In questa forma scritta posso suonare acida e vorrei sottolineare che invece lo sto dicendo con molta dolcezza
Anche noi cantiamo tanto e man mano che cresce interrompo la canzone in più punti così continua lui. Ora ha 20 mesi e parla…bo..abbastanza…come si fa a dire quanto parla, dice molte parole utili per farsi capire ed a volte dice cose incomprensibili, tipo “chieppa” che non so perchè ma per lui è la penna. oltre a mamma e papà una delle prime parole che ha detto è “billa” (acqua) e “billo” (libro)e variazioni sul tema
Io non ho adottato una tecnica particolare, almeno non volontariamente, gli ho sempre parlato in modo semplice ma senza alterare le parole, ho usato anche i diminutivi tipo piedino, ma usando frasi tipo “questo è il piede di matteo, è un piedino piccolino” (non proprio così, giusto per far capire il senso). ho cantato tanto…ma tanto…ma proprio tanto… ho letto libri e raccontanto storie partendo dalle figure ed inventandomene di nuove, ho sciorinato filastrocche ed ora più o meno parliamo anche se non si capisce tutto, comunque migliora sempre di più.
Ho un solo bimbo e non so se dipende da quello che abbiamo fatto il papà ed io o no ma non mi posso lamentare, credo sia nella media, ai controlli non ci sono stati problemi.
Mi piace molto il tema dl mese, anche perchè, pur non avendo avuto mai grandi aspettative sul linguaggio (anche perchè non notavo ritardi preoccupanti), c’è sempre stato il confronto con la cugina che invece parla benissimo e fa anche frasi piuttosto complesse (ha 22 mesi).
Ho notato una cosa in particolare, Matteo ha cominciato a migliorare il linguaggio dopo aver conquistato l’autonomia motoria, nel senso che era tanto concentrato ad imparare a camminare che, pur ascoltando, non si sforzava di parlare.
Con la prima di tre anni (la puledrina) non ho avuto di questi problemi, ha parlato molto presto adesso ha un vocabolario molto forbito, tanto che una mia amica insegnante alle scuole Medie, sostiene che alcuni suoi alunni sanno meno parole di lei! (Ma da chi avrà imparato dico io???). Il problema semmai è l’intonazione della voce che è ancora prettamente infantile, come dire cantilenante.
La seconda è un po’ presto per dirlo (ha solo 5 mesi), per adesso sta mettendo i primi dentini e già mi sembra troppo grande!!!!
Comunque penso che la seconda imparerà più termini nella cosiddetta lingua “mammese” perchè è la stessa sorella che le parla così. Come dire che abbiamo tutte lo stesso destino
Penso che l’indole conti più di tutto!!…io ho fatto vocine miagolicci e storpiato la voce (ebbene si non mi importa proprio di sembrare idiota neanche davanti ad uno stuolo di estrranei!!), ma penso Giorgia avrebbe comunque parlato presto e bene come fa!!..Ha camminato a 14 mesi senza aver mai gattonato…credo nel nostro ruolo di “esortatori a fare”, ma sicuramente il grosso lo fanno loro aiutandosi con le nostre attenzioni e il nostro amore!!….io miagoliccio ancora…lei no!!…ahahahahaa!!
@MammaCattiva ti ringrazio per averlo detto con dolcezza
diciamo che il Vikingo a 2 anni e mezzo aveva un vocabolario di 20 parole al massimo, e non tutte era parole vere, alcune erano versi, o suoni (brum brum per macchina ad esempio) Il “ritardo” è tale quando diventa frustrante per il bambino stesso, che non riesce a comunicare i suoi bisogni agli adulti che si prendono cura di lui, e non riesce a comunicare con gli altri bambini, al punto che deve ricorrere spesso alle “maniere forti” laddove per lui diventa una questione fondamentale (sai,se mi prendi il mio dinosauro, e io non riesco a dirti che è mio, alla fine potrei anche decidere di darti uno spintone, visto che la mia stazza da Vikingo me lo permette, e riprendermi quello che voglio). Insomma, il suo “ritardo” linguistico è totalmente giustificato se si pensa al bilinguisimo, al suo carattere schivo, alla sua timidezza, alla sua paura di mettersi in gioco, però pur essendo “normale” ci ha dato moltissimi problemi. E continua a darcene perché le sue capacità linguistiche non sono equivalenti a quelle di un suo coetaneo ne in italiano ne in svedese. Ora lo so che non c’è da sentirsi molto in colpa, però in effetti, forse avrei potuto aiutarlo di più. Quando lo abbiamo portato alla visita del logopedista a 3 anni e mezzo circa, ci ha dato una lista di indicazioni (molte delle quali le ho scritte nel post precedente), che in effetti ci hanno aiutato. Io ad esempio mi sono accorta che non facevo attenzione alla mia pronuncia, e tendo spesso a non scandire le parole (fretta di parlare?), e questo lui lo ha appreso come parte integrante dell’italiano. E’ per questo che ho scritto questi post, per cercare di aiutare altri che stanno attraversando questo passaggio.
Una delle prime parole di senso compiuto (per lui) del Sorcetto è stata “ganga”, che stava per “acqua”. In effetti anche oggi è un tipo che beve molto, quindi per lui uno dei primi termini inequivocabili da trovare era appunto uno che identificasse l’acqua.
Mi ricordo che la usava con tanta consapevolezza che, una volta, eravamo diretti a trovare dei parenti ad Acquasparta, paese umbro e quando gli ho comunicato, dopo un viaggetto in macchina: “siamo finalmente arrivati ad Acquasparta!”… lui mi ha risposto: “Ah”… Gangaspatta!”.
Quando ha sostituito il termine con un vero e proprio “acqua”, eravamo noi i nostaglici di “ganga” e quando chiamavamo ancora così l’acqua, lui ci guardava con una punta di commiserazione, come a dire: “beh, se proprio non sapete chiamarla acqua…!”.
Eccomi Sere e scusami per il mio tono sbrigativo. Ero a lavoro e non potevo dilungarmi. Seguo il corso dei tuoi pensieri e le motivazioni che ti (ci) spingono a trovare dei metodi. E’ che a volte ho la sensazione che rincorriamo metodi, tecniche e trucchi che sicuramente dimostrano i nostri buoni intenti ma mi chiedo “ne vale la pena”? I nostri bambini, in quanto normali, non arriveranno a un punto in cui si allineeranno da soli e nei loro personali tempi? Magari non è il tuo caso specifico, perché la tua esperienza può essere veramente stata atipica, ma quello che spesso osservo in giro è un eccesso di attenzione verso cosa fanno i figli nelle diverse fasi e spesso ci si rimprovera di non aver fatto abbastanza per questo o per quello. Come posso dire? Provo una certa insofferenza per la ricerca della precocità, laddove non è necessario, laddove sarebbe meglio far andare le cose senza troppo controllo. Spesso poi chi predica la capacità di scelta di dormire e mangiare come il bambino vuole, poi non predica la stessa libertà nell’apprendimento. Oddio mi sto impelagando e non so se sono riuscita a spiegarmi.
Mamma Cattiva ti sei spiegata benissimo… anche se non credo Serena abbia mai cercato di inseguire alcuna precocita’, come dici tu. Conosco il problema: ho visto amici bombardare il figlio di conversazioni addirittura registrate su audiocassetta per farlo cominciare a parlare presto.
Piuttosto, Serena, benvenuta nel regno del senno di poi!! A parte scherzi, chi di noi non ha scoperto Il Modo Giusto (o anche solo Il Modo Migliore) a problema risolto? Quello che voglio dire e’ che non si puo’ sapere tutto sempre. Se e’ per questo, non si puo’ neanche sapere tutto…
Comunque grazie dei consigli, soprattutto della tua definizione di “ritardo” che mi piace molto.
Ribadisco: “Magari non è il tuo caso specifico, perché la tua esperienza può essere veramente stata atipica, ma quello che spesso osservo in giro è…”
qui non mi sento di parlare direttamente alle custodi del sito ma spesso al mondo che mi gira intorno…che ascolto e mi mette un po’ di ansia.
Il tema della comunicazione è complesso.
MammaCattiva credo che tu sia andata a toccare un punto veramente delicato e che forse potrebbe ispirarci un intero mese di dibattito. E’ vero che c’è una certa spinta alla precocità, e questa è diffusissima. Sembra quasi che se nostro figlio non arriv primo in qualche campo, allora non sia degno di nulla. A volte c’è anche l’effetto opposto, quando il bambino se la prende comoda a camminare, o a parlare, pur di poter sfoderare un “primato” si arriva a vantarsi anche del ritardo. Io penso che sia un aspetto abbastanza naturale dell’essere genitori, che nasconde la voglia di comunicare al mondo che nostro figlio è proprio speciale. Così come è naturale scoprire che forse si sarebbe potuto fare diversamente per aiutare i nostri figli a raggiungere prima certe fasi dello sviluppo, soprattutto se loro stessi sembrano soffrire di questo “ritardo”. Gli svedesi sono particolarmente allergici a qualsiasi tipo di competizione dichiarata. Appena accenno loro una minima “lamentela” o considerazione su una qualsiasi caratteristica dei miei figli, cose che io considero assolutamente naturali, ma allo stesso tempo che mi (ci) rendono la vita un po’ difficile, mi sento rispondere “i bambini sono tutti diversi. Avrà bisogno di un po’ più di tempo!”. A me questa idea del tempo piace molto in teoria, ma in pratica, il tempo sembra sempre mancare, e prendersi (dare) del tempo sembra non essere più di questo mondo sempre di corsa. Però è sicuramente una buona cosa da tenere sempre in mente. Grazie per lo spunto!
Sarò mica un po’ svedese?
Sono d’accordo sul fatto che sia un punto delicatissimo (e anche sui record “negativi”: io stessa a volte mi sorprendo a decantare quanto sia sottopeso TopaGigia), perche’ credo che siano le nostre prove generali di aspettative sui nostri figli. Quindi a maggior ragione dovremmo cercare di rallentare un attimo e di chiederci se li spingiamo perche’ pensiamo che faccia loro bene o se e’ perche’ siamo noi che lo vogliamo. E il limite con la naturale preoccupazione di un genitore per un aspetto dello sviluppo che non e’ “nelle tabelle” e’ ovviamente sottilissimo.
Io sono terrorizzata dall’avere aspettative di qualunque genere, vorrei che TopaGigia crescesse il piu’ libera e indipendente possibile… non vedo l’ora di poterle chiedere cosa preferisce mangiare, mettersi addosso, fare… vabbe’, sempre piu’ fuori tema mi pare…
Anche io ho provato quella dei versi, confesso, figlio di amici coetaneo, con già un vocabolario di una decina di parole, e tutti i versi, ci sono cascata. Risultato
come fa la mucca? e sbuffa
coma fa il gatto? aaaa
come fa il cane? au
E poi se la ride!
Però, a parte i normali momenti in cui ci provi, non sono una che si scalda per i tempi! La prima ha parlato e camminato presto, era bello perché a 16 mesi già ci capivamo, potevo spiegarle le cose, certo non un vero dialogo ma ci comprendevamo bene, con la piccola sono ancora a uno stadio molto più basso, e mi spiace non riuscire, per esempio, a consolarla o a spiegarle, ora che ha ripreso il nido, cosa succede (come facevo con la grande) e cose simili. Ma c’è tempo per tutto!
@MammaCattiva purché tu non la prenda come un offesa
@Barbara il problema sono le tabelle!
Ah, si, senza dubbio il problema sono le tabelle. Ho cercato di indorare la pillola mettendole fra virgolette e volevo specificare che le tabelle ce le facciamo anche da soli, ma e’ un arrampicarsi sugli specchi: il problema sono certamente le tabelle!!
il mio fa beeee e bau o bobobobo ma solo perchè abbiamo un cane e abbiamo visto più volte le pecore!
poi c’è il contro che tutti i gatti hanno il nome del nostro… e che orsi, volpi, gorilla ecc sono tutti bau…
ogni bimbo è a sè, il mio primo a 3 anni non parlava bene, il secondo ha iniziato a fare brum brum a 7 mesi
io poi ho un pediatra che mi assilla sul peso e la crescita….
@Serena: secondo me (ma il mio non è un parere da esperto) non devi sforzati a parlare in un modo che ritieni innaturale o poco congeniale a te stessa. Penso che l’importante sia parlare tanto ai bambini in modo comprensibile e chiaro. A me sinceramente veniva spontaneo fare i versi degli animali e quindi li proponevo al Tato che effettivamente all’inizio chiamava il cane “il bau”, però per altri animali è andata diversamente ed ha imparato prima il nome dell’animale e poi il verso.
Credo però che se tu non ti diverti per prima mentre gichi con lui il bimbo lo percepisca…almeno col mio amplificatino succedeva (e succede ancora) così.
So però che c’è una cosa che i bambini imparano molto facilmente e che li aiuta a memorizzare i termini (questo è stato studiato scientificamente e poi, a bon senso, se ne accorge chiunque abbia mandato figli al nido): cantare. Io non sono molto intonata, ma visto che al Tato piaceva tanto e a me andava ho sempre cantato parecchio e di tutto…dopo tre anni di esercizi vocali prolungati pare (e questo a detta di estranei) che siano pure migliorate le mie performance canore!!!!!
Un abbraccio e un in bocca al lupo!
Ciao Serena, ho una curiosità che nasce un po’ da quello che scrivi tu ma anche dall’osservazione di persone che conosco: quanto incide il bilinguismo sul “ritardo”? E se il bilinguismo è “disordinato”? Mi spiego: le due lingue che vengono parlate senza distinzione di spazi/tempi/persone… Così, a naso, mi sembra che il “ritardo” potrebbe essere una sorta di difesa nel bambino che, in effetti, non sa quale dei due nomi dare al determinato oggetto…. Sbaglio?
Ciao,
io ho sempre preso alla lettera il consiglio di parlare ai neonati, penso che nel quartiere mi abbiano presa per matta vedendo che andavo in giro parlando alla carrozzina!
Non ho particolari ansie per l’attesa che la Piccola Peste parli, le ho sempre cantato molto, all’inizio non conoscendo il repertorio da pupi canzoni normali, ora purtroppo che so a memoria 12 volumi di Zecchino d’oro anche quelle…mi piacerebbe invece tantissimo che imparasse presto l’inglese, le dico i numeri e a volte le faccio vedere i teletubbies o peppa pig in inglese, ma mi rendo conto di non avere tempo a sufficienza.
Anch’io non sopporto quelli che storpiano i nomi, capisco che qualche diminutivo scappi ma dire “facciamo tatai” (che su da me credo voglia dire mangiare o dormire) genera ancora più confusione nel bambino.
Intanto ieri la mia Piccola ha detto la prima frase completa, le è caduta di mano una cosa e, guardandosi intorno, ha borbottato un “ma dov’è andato?”
Domani la iscrivo alla Normale di Pisa
Rossana come sempre non è bianco o nero. In effetti il bilinguismo può essere la causa del ritardo, ma non tutti i bambini bilingue parlano in ritardo. Per quanto riguarda il bilinguismo “disordinato”, intendendo il caso in cui non c’è una distinzione netta tra le due lingue è evidente che la situazione possa generare molta confusione nei bambini. Ho conosciuto più di un genitore che mischia 2 o 3 lingue nella stessa frase, e in questi casi non è raro che il bambino arrivi a rifiutarsi di parlare del tutto, nei casi più gravi. Poi come al solito, ci sono bambini che invece si adeguano benissimo alla confusione, e in qualche modo ne escono fuori, soprattutto se almeno una delle lingue viene costantemente parlata in un ambiente, tipo quello scolastico. Insomma il problema non è tanto che la stessa persona parla più lingue, ma di riuscire a dare una chiave di lettura al bambino per permettergli di capire la differenza tra le due lingue. Poi come sempre ogni bambino e ogni famiglia è un caso a parte.
Per noi la divisione è stata chiara sin dall’inizio, italiano a casa e svedese all’asilo con gli altri. Io parlo sempre italiano con i miei figli, anche davanti ad altre persone. E’ solo da poco che ho iniziato a leggere libri anche in svedese con il Vikingo, più o meno da quando aveva 3 anni e mezzo, proprio per evitare la confusione. Nonostante ciò il Vikingo ha iniziato a parlare dopo i 2 anni e mezzo.
Mi sa che mi sono incartata. Spero di essere stata chiara.
ciao scusate, ho cercato un post sullo sviluppo ma non so bene dove inserirmi.
oggi ho portato mia figlia dal pediatra per il bilancio dei 13 mesi. per fortuna va tutto benone
il pediatra oltre a visitarla mi ha rivolto una serie di domande sullo sviluppo psicomotorio e del linguaggio, e ha riempito una sorta di scheda.
fra i parametri c’e’ scritto “DENVER ADEGUATO”
ho controllato su Internet, sembra un parametro collegato alla sindrome dell’autismo, qualcuno per caso saprebbe dirmi di piu’?
[...] i contatti fuori casa con amici vari. Non diceva molto, ma quelle poche parole chiave tipo ka, kaka, e kakaka potevamo darle per assodate Iniziato l’asilo siamo entrati nella fase di immobilità linguistica, [...]
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