Un motore di ricerca imparziale tutela la privacy e ti porta lontano

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Da qualche settimana cerco regali di Natale online, così il mio motore di ricerca pensa che io non stia facendo altro che cercare regali online, in ogni momento della giornata, e mi propone, ovunque, pubblicità in linea con i prodotti che ho visto. Di per sé, nulla di male, potrebbe tornarmi utile, se non fosse che continua a propormi prodotti che ho già ordinato, oppure fantasiose interpretazioni dei mie gusti d’acquisto.
Se poi mio figlio usasse il mio computer, con il mio account, in tre o quattro minuti saprebbe cosa riceverà per regalo, da qui ai prossimi tre compleanni. Fortunatamente ha il suo account, sul quale sarà martellato dalla pubblicità dei prodotti che si ipotizzano più adatti a lui. Probabilmente una valanga di videogiochi.
Questi, però, tutto sommato, sono fastidi superabili con un po’ di buonsenso. Ma c’è qualcos’altro che non mi torna.

Cercavo degli articoli di approfondimento giuridico per il mio lavoro. Noto che il motore di ricerca mi propone sempre, come prime scelte, quei tre o quattro siti che sono solita visitare. Mi fermo a riflettere: ma perché sono abituata a leggere sempre quei siti? Perché davvero sono vicini alle mie necessità, o forse solo perché li trovo sempre ai primi posti della ricerca? E poi, sono sempre ai primi posti perché sono i più validi, oppure perché sono riconosciuti come i miei siti preferiti? In pratica, si è instaurato un circolo vizioso, che, se non superato con uno sforzo di buona volontà, mi porta sempre a leggere quelle due o tre voci?
Provo a scendere giù nella pagina dei risultati di ricerca e ad andare alla seconda o terza pagina. Anche lì trovo articoli attinenti a quello che sto cercando. Ne leggo un paio.
Alla ricerca successiva, per un argomento diverso, sempre nello stesso settore, noto che i siti letti l’ultima volta, sono saliti di posizione. In qualche modo ho “spezzato” il circolo, ma ora quello si sta ricreando su nuove “abitudini”.
Consiglio a tutti un esperimento del genere e vi propongo una riflessione.

Proviamo a ipotizzare lo stesso circolo chiuso di siti in un altro ambito: quello delle notizie. Ormai la maggior parte delle persone attinge notizie dal web, certa di disporre così di fonti più varie di quelle che possono derivare dai quotidiani o dalla televisione.
Ma se il mio motore di ricerca mi propone una selezione di siti basata sulle mie abitudini, mi ritroverò ad attingere informazioni sempre da fonti simili tra loro. Questo, se applicato alle notizie, significa che avrò sempre lo stesso punto di vista.
Insomma, il motore di ricerca mi lusinga, mi dà ragione e mi mostra sempre i siti che mi assomigliano. In questo modo ho conferme continue al mio punto di vista e facilmente mi convinco, non solo che sia quello giusto, ma che sia l’unico che rappresenta la realtà, se non addirittura la “verità”.
Esagero se penso che un meccanismo del genere, riprodotto su larga scala, rappresenti un problema culturale?
Senza pensare a scenari apocalittici da 1984, penso che un web così si risolva in un’occasione persa: ho una quantità smisurata di fonti di informazione, una miriade di punti di vista e di sfumature, e mi riduco a trovare sempre quelle che rappresentano, in qualche modo, quello che già so.

Questo problema culturale, può diventare anche un problema educativo. I nostri figli si stanno creando opinioni e identità culturale in gran parte attraverso internet. Noi quindi li immaginiamo proiettati in un universo vasto e, anzi, ci preoccupiamo che non lo sia troppo, che non sia fuorviante. Pensiamo mai che, invece, potrebbe essere fuorviante perché troppo ristretto?
Se guardo un video, la piattaforma su cui lo sto guardando mi proporrà video simili. Se ascolto un brano musicale, accadrà la stessa cosa. Se quel modo di fruire musica o immagini è il mio unico modo, io vedrò e ascolterò sempre cose simili tra loro. Come farò a scoprire altro? Se ascolto pop italiano, difficilmente mi verrà proposto rock inglese. Se guardo youtuber americani, difficilmente mi verranno proposti documentari del National Geographic.


Il problema della privacy online, dunque, si interseca con quello della parzialità dell’informazione. Entrambi sono un enorme limite dei motori di ricerca tradizionali. Se le informazioni raccolte per la profilazione dell’utente, vengono usate di continuo per orientare ogni attività che quell’utente svolge sul web, il problema diventa unico. Io posso fornire i miei dati, più o meno volontariamente, ma, quasi subito, perdo il controllo del loro uso. Posso senz’altro essere disponibile a farmi profilare, a far registrare le mie caratteristiche e le mie abitudini, posso anche essere disponibile ad accettare che mi si diano suggerimenti basati su questi dati, ma se tutto questo mi ingabbia e va a costituire un limite alla mia navigazione, è legittimo che cerchi un modo diverso di navigare. Perché il web è grande e vario e non ci sto che mi venga limitato così.

Per rispondere a una esigenza di rispetto della privacy e di imparzialità dei risultati delle ricerche in internet, è nato Qwant, il motore di ricerca sviluppato interamente in Europa, che si fonda su una filosofia nuova: rendere la rete più affidabile, sotto diversi punti di vista.

Nelle note legali sulla riservatezza di Qwant, si legge:
Non tentiamo di sapere chi sei o cosa fai quando utilizzi il nostro motore di ricerca. Nei casi in cui ci vediamo obbligati a raccogliere dati, ci asteniamo dal comunicarli o rivenderli a fini commerciali o di altra natura, ma li utilizziamo solo per fornirti i nostri servizi.”

“Su Qwant non riceverai mai pubblicità che si intromettono con prepotenza nelle tue ricerche.
In questo modo, vogliamo dimostrare che la pubblicità può essere responsabile e rispettosa.”

Infatti il modello di business di Qwant prevede, ovviamente, che ci sia pubblicità nelle pagine di ricerca, ma gli annunci saranno orientati solo all’argomento della ricerca effettuata e non alla persona che la sta effettuando. Insomma, chiunque farà quella ricerca, riceverà la stessa pubblicità, oltre che gli stessi risultati.

Questo perchè nelle ricerche Qwant privilegia la coerenza dei contenuti e l’attendibilità dei siti, non le caratteristiche personali dell’utente.
Qwant indicizza il web nella sua totalità, senza discriminazioni di sorta, applicando i propri algoritmi di classificazione delle informazioni sulla base di questo presupposto. Con Qwant, le informazioni sono trattate con la massima imparzialità. Oltre tutto, poiché non sappiamo e non vogliamo sapere chi è l’utente, non cerchiamo di presentargli risultati che siano in linea con le sue opinioni. Qwant offre la realtà di un mondo complesso, ricco ed interessante proprio per la diversità delle opinioni che lo popolano.

Qwant Mobile
Ho fatto una prova con un argomento del tutto innocuo e banale: ho digitato “cosa fare a Roma questo weekend” sul consueto motore di ricerca e poi su Qwant.
Di solito cerco questo genere di informazioni sempre su uno stesso sito, che ho scelto probabilmente perché mi è stato spesso presentato in cima alla pagina dal motore di ricerca. Il motore di ricerca tradizionale mi ha proposto risultati da quel sito al primo posto e poi anche al secondo e al terzo. In pratica, se sono di corsa, guarderò solo quel sito, il solito, quello di sempre. Qwant mi ha proposto tre scelte diverse prima di quello. E’ possibile che in siti diversi, troverò proposte diverse per il mio weekend, magari fuori dai miei consueti itinerari.
Visto? Magari questo weekend andrò a una mostra che non avrei considerato altrimenti e poi, hai visto mai le sliding doors della vita dove portano?!

Qwant non è solo un motore di ricerca che ci mostra la complessità del mondo, è esso stesso un mondo complesso. Infatti esistono diversi ambienti all’interno di Qwant, tra cui Qwant Junior, il motore di ricerca dedicato ai più piccoli, che rappresenta un ambiente protetto e affidabile. Non solo, infatti, filtra i risultati in modo da estromettere quelli inadatti, ma compie una vera e propria selezione di contenuti didatticamente rilevanti, che vengono presentati per primi. Dietro la selezione di Qwant Junior non ci sono macchine, ma persone qualificate all’analisi dei siti con contenuti adeguati e certificati da Qwant. Un luogo sicuro nel quale muoversi in libertà.

Un’ultima nota sull’esperienza con Qwant: per deformazione professionale sono andata a curiosare tra termini di utilizzo e policy di riservatezza, tutti quei documenti che di solito nessuno legge e che si accettano senza pensarci quando si apre un account. Quelli di Qwant, a differenza di molti altri, sono perfettamente comprensibili, chiari e destinati a essere compresi da qualsiasi utente.

Io ho deciso di usarlo per la mia navigazione. Provate anche voi Qwant e Qwant Junior, fate qualche esperimento di comparazione con altri motori e raccontateci la vostra esperienza.

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