Il mito del razzismo inverso

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© foto flickr.com utilizzata in licenza Creative Common
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Esiste il razzismo contro i bianchi? O il sessismo contro gli uomini? Se ne sente spesso parlare, e spesso anche con veemenza. Cerchiamo allora di chiarirci un po’ le idee.

La maggior parte dei discorsi sul razzismo inverso, o sessismo inverso, si insinuano quando vengono messe in atto misure specifiche a favore di una certa parte della società. Se si percepisce per esempio che i bambini stranieri possano essere “favoriti” da certe politiche scolastiche, scatta il “ma allora questo è razzismo contro i bambini italiani!“. Oppure (perdonatemi se metto insieme le due cose, ma gli “ismi” vanno sempre a braccetto) si commentano alcune politiche, tipo le famigerate quote rosa, per favorire un miglior equilibrio fra i sessi con un “ma questo è sessismo contro gli uomini”. Oppure ancora si prendono ad esempio dei casi in cui uno straniero è stato particolarmente ostile verso la comunità, nelle parole o nei fatti, come la dimostrazione concreta che il razzismo inverso esiste, eccome.

Allora, chiariamo subito una questione terminologica importante. La differenza cioè fra “pregiudizio razziale” e “razzismo”. Il pregiudizio razziale, cioè la convinzione che la propria etnia sia superiore, o che l’altro vada visto con sospetto e diffidenza, è qualcosa da cui nessuna etnia è immune. La caratteristica di avere o meno pregiudizi razziali, così come l’essere o meno onesti, intelligenti, spiritosi, violenti, educati, prepotenti, solidali eccetera eccetera, viene distribuita in modo equivalente fra tutte le etnie, le popolazioni e i sessi, su questo aspetto la democrazia impera, per fortuna. Ma, come si suol dire, il razzismo è un’altra cosa.

La cartina di tornasole fondamentale che ci deve aiutare a decidere se qualcosa è razzismo oppure no, è il “contesto sociale”. Cioè il passaggio dal particolare al generale, dall’individuo alla collettività.

Dimenticare il contesto sociale, cioè i secoli di predominanza, oppressioni, e privilegi della “razza bianca” rispetto alle altre, è la grandissima “falla” nel ragionamento di chi parla di razzismo inverso. Quindi, sebbene un nero possa avere altrettanti pregiudizi razziali di un bianco, non potremo mai parlare di “razzismo verso i bianchi” fino a quando il nero non avrà lo stesso peso politico, sociale ed economico del bianco. Parlando ovviamente di bianchi e neri in termini di popolazione generale: ancora una volta nominare Obama come esempio di nero di successo non conta, così come parlare della famiglia bianca vicina di casa che vive alla soglia della povertà non conta. Non contano perché stiamo parlando di contesti, non di particolari, non di individui.

Una volta appurato che il razzismo inverso non esiste (anche se possono esistere pregiudizi razziali verso i bianchi da parte di singoli), io credo che una cosa fondamentale di cui è importante rendersi conto è proprio la mole dei privilegi di cui noi godiamo, soltanto per l’appartenenza alla nostra etnia.

Ora, il discorso sui privilegi è anche lungo e complesso ed è, come il razzismo inverso, causa di molti equivoci dal punto di vista proprio dei termini da usare e del loro significato.

Perché anche in questo caso, quando si parla di privilegio, non si può confinarlo a quello di un singolo, né di una famiglia, e neanche di una élite. I grandi patrimoni tramandati dalla famiglia, che consentono ai figli di vivere una vita di agi, non sono privilegi, sono, appunto, beni. La possibilità di andare a studiare in scuole esclusive non è un privilegio, è, appunto, una possibilità, garantita dall’appartenenza ad una famiglia agiata. Il privilegio razziale, invece, è qualcosa che non proviene dalla storia personale, da una posizione di prestigio dovuta ai propri antenati o alla propria famiglia o classe di appartenenza, o semplicemente dal proprio successo personale, ma è qualcosa di cui godiamo a prescindere, che siamo ricchi o poveri, che siamo influenti o non contiamo nulla, che riusciamo a sbarcare il lunario a stento, o abbiamo un lavoro stabile e sicuro, e qualunque sia il nostro cognome.

Una metafora che ho trovato utile per capire questo concetto, applicata al sessimo in particolare, ma ancora una volta estendibile a tutti gli “ismi” è questa: non ce ne rendiamo conto, ma noi bianchi siamo molto ingombranti. Occupiamo spazio, anche se siamo piccoli e come individui poco influenti, occupiamo un sacco di spazio. In che modo? Proviamo a fare la classica lista, la comincio io ma sono sicura troverete tanti altri punti da aggiungere a questo elenco.

Noi bianchi, quand’anche personalmente vivessimo in una situazione di grande disagio:

  1. Troviamo facilmente per i nostri bambini dei libri o delle immagini che propongono modelli di riferimento da seguire che siano della nostra etnia.
  2. Possiamo parlare senza che la nostra opinione sia automaticamente attribuita a tutta la nostra etnia. E allo stesso modo, non ci vengono chieste opinioni su un argomento “a nome della nostra etnia”.
  3. Se troviamo lavoro, o se i nostri figli entrano in una scuola o corso universitario selettivo, a nessuno verrà automaticamente in mente che possa essere successo per via della nostra etnia.
  4. Possiamo circolare senza preoccuparci di essere scambiati per delinquenti o attaccabrighe o accattoni o approfittatori,  prima ancora di dire o fare qualsiasi cosa.
  5. Noi e i nostri bambini possiamo vestirci come ci pare senza che la scelta di vestiti o il taglio di capelli venga automaticamente associato alla nostra etnia.
  6. Noi e i nostri bambini possiamo scegliere di essere trasandati nel vestire, o usare linguaggio volgare o offensivo, senza che questo venga automaticamente attribuito ad una situazione di presunto degrado culturale proprio della nostra etnia.
  7. Possiamo riuscire bene in qualcosa, o i nostri bimbi possono essere bravi a scuola, senza che la gente ne sia “sorpresa”, e lo faccia notare.
  8. Possiamo essere sicuri che i nostri bambini verranno esposti a scuola a molto materiale riguardante la loro etnia, e le conquiste della loro etnia, e che non saranno gli unici rappresentanti della loro etnia in classe.
  9. Se dobbiamo parlare con un nostro superiore, o se un nostro bambino è convocato dal preside, possiamo essere abbastanza sicuri che ci troveremo davanti qualcuno della nostra etnia.
  10. Se emettiamo un assegno, o usiamo una carta di credito, possiamo essere abbastanza sicuri che il nostro colore di pelle non sarà usato per giudicare se siamo solvibili o meno.
  11. Possiamo criticare delle politiche o decisioni governative senza passare per terroristi.
  12. Possiamo parlare di razzismo senza essere tacciati di avere un interesse personale nella questione.
  13. I nostri bambini possono frequentare gente della loro stessa etnia senza difficoltà.
  14. Possiamo parlare di qualcosa di controverso, o persino compiere atti criminali, senza che questo metta in pericolo automaticamente gli altri appartenenti alla nostra etnia.
  15. Se ci trasferiamo in un nuovo quartiere, o se i nostri bimbi entrano in una nuova scuola, possiamo essere sicuri che la prima impressione dei vicini, o dei compagni di scuola, sarà neutrale, se non positiva.

… continuate voi.

Volendo riassumere: il grande privilegio di essere bianchi è che possiamo vivere la nostra giornata senza essere costantemente consapevoli del nostro colore di pelle. Certo non siamo responsabili di questa situazione, né dobbiamo cercare di sminuirci per questo, o far finta, o pretendere, di vivere in un ambiente diverso. Ma almeno, sempre nell’ottica di avere sempre meno pregiudizi cercando di capire profondamente l’altro, possiamo tenere sempre bene a mente questi privilegi, e cercare di occupare meno spazio, o essere coscienti dello spazio che occupiamo, quando ci troviamo ad interagire con persone di altra etnia.

(foto credits @ Emilian Robert Vicol )

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8 COMMENTI

  1. Il “mito del razzismo all’incontrario” è a sua volta probabilmente un mito, visto che se fosse vero che non può esistere razzismo contro i bianchi a causa del fatto che i bianchi sarebbero i più potenti e ricchi, non esisterebbe nemmeno l’antisemitismo, visto che gli ebrei sono sempre stati tra i popoli più potenti e ricchi.
    Che poi, non è nemmeno vero che i bianchi abbiano tutti questo “privilegio” o siano stati tutti colonialisti, ad esempio i sardi, i baschi, gli irlandesi, gli scozzesi e ancora buona parte dei popoli slavi che sono tutti europei e bianchi (per quanto parlare di razza come fanno i presunti “antirazzisti” così come i razzisti negli USA è alquanto sbagliato perché non esistono razze umane, ma la razza umana) di certo non hanno chissà quale storia del colonialismo (anzi, alcuni di questi popoli sono stati solo vittima di colonialismo bianco e anche nero o olivastro, si pensi ai popoli colonialisti dei Mori o dei Fenici,Cartaginesi ecc).Il colonialismo “bianco” è semplicemente quello dell’Inghilterra, degli USA e in passato della Francia e della Spagna, e in piccola parte (rispetto al contesto)della Germania e dell’Italia(in linea di massima posto più colonizzato che colonizzatrice), e al confronto di queste due ultime bisogna ricordare che nazioni non “bianche” come Turchia,Cina,Giappone hanno una storia di colonialismo non così diversa(la Turchia è stata più colonialista dell’Italia, si pensi all’impero ottomano), tanto che per capire che le generalizzazioni sono sempre sbagliate, e senza dimenticare che l’odio indiscriminato verso un’etnia considerata “privilegiata” (veramente o meno) non è poi così peggio di che non è considerata così, si pensi solo agli ebrei, autoconsiderati “superiori” rispetto agli altri in quanto “popolo eletto” ma di certo vittime di razzismo (anche se secondo la definizione data del “mito del razzismo al contrario” praticamente sarebbero stati vittime “solo” di pregiudizi razziali, essendo un gruppo etnico e religioso potente) o agli armeni, visti male perché considerati troppo ricchi.

    L’estremismo è sempre deleterio così come il razzismo, sia quello “tradizionale” che quello “politicamente coretto” o, secondo alcune ideologie estremiste “giusto”(si fa per dire) .

    Scusate per il commento kilometrico, ma penso che ne valeva la pena e penso che possa aiutare a una riflessione visto che il razzismo e in generale la discriminazione di cui è figlio sono problemi reali che non vanno in un certo senso strumentalizzati per questioni ideologiche, come fanno le destre o le sinistre….

  2. Non vorrei dire, ma quell’elenco è solo un esempio in cui c’è una “razza” predominante.
    Se dovessi portare il mio esempio, manco io rientro in quella lista: ho i capelli rossi. Ma quando mai si incontrano persone con capelli rossi? É più semplice incontrare un nero.

    Cerchiamo di non attribuire etichette a forme di violenza fisica o psicologica solo al fine di semplificare il pensiero.

    Il razzismo è violenza.
    Il sessismo è violenza.

    L’uomo è violento. Accettatelo.

    • Certo, sarà difficile incontrare persone con i capelli rossi, ma la vera domanda è, la cosa ti impatta socialmente o no? Lo “noti”? Ne risenti? Perché alla fine della fiera la storia è sempre quella.

      Comunque io trovo immensamente utile parlarne, e usare anche etichette se vuoi, proprio perché (come dicevo nel mio post precedente sulla scala del razzismo) in verità ci sono molte sfumature di come percepiamo, viviamo, e agiamo, i nostri pregiudizi razziali, ed è importante non solo chiarirlo con noi stessi, ma anche chiamare a raccolta tutti, non allontanarli. Se dico a qualcuno, sei violento, lo sto chiudendo al dialogo, e invece voglio che ne sia preso, sia coinvolto, lo prenda a cuore, il dialogo, non si senta escluso o ostracizzato. Stessa cosa per il discorso sessista, e la bellissima “call” di Emma Watson di cui parlavamo ieri. Se non escludiamo nessuno ne guadagniamo tutti, penso.

  3. Bellissimo post, e molto utile ! Mentre scorrevo la lista sui vantaggi dei bianchi, di cui non godono in non-bianchi, mi sono sorpresa a pensare che quasi tutti i punti sono applicabili alle donne in quanto non-uomini: porca miseria quante volte mi è toccato sentire la cattiveria per cui se una donna riesce bene è perché si è ingraziata il capo in varie maniere, dalla semplice bellezza fisica a concessioni più concrete – e più il paese è misogino e sessista più i punti aumentano di numero, quindi una donna in banca sarà considerata non solvibile a prescindere, ecc ecc ecc

    • ma certo Close 🙂 e infatti esistono liste simili per i privilegi degli uomini. Come dicevo, l’idea del privilegio come “ingombro” mi era piaciuta in un post antisessista in particolare, di un uomo attivo nell’antisessismo, che faceva notare ai suoi “colleghi” che bisognerebbe occupare meno spazio, sia fisicamente (dice che notava come gli uomini si siedono sugli autobus per esempio, aperti e spavaldi, mentre le donne tipicamente tendevano a stringersi sulla sedia) o nelle conversazioni (parlare sugli altri, parlare per primi, non dare la possibilità di infilare una frase, fare gli spiritosi) e questo anche da parte di chi parte con tutte le buone intenzioni 🙂

      • Non è un caso infatti che il movimento “One Billion Rising” si sia espresso in un ballo, che equivale a occupare spazio. O magari era proprio questa la riflessione da cui eri partita ? 🙂

        (OT: non c’entra niente ma questa nuova impaginazione, che pure mi piace molto, mi incasina davvero per trovare i commenti! Il link in alto a destra è semi-trasparente e devo superare cinque/sei link per arrivare alla discussione. Non so se altri hanno il mio stesso problema, o forse adesso tutto il dibattito si è spostato su Facebook)

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