Mini-corso di autostima per genitori: 3 – I miei figli non sono perfetti

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Per la terza puntata del mini-corso di autostima per genitori, abbiamo pensato di trasferire i nostri dialoghi in video, in modo da rendere ancor più l’idea della chiacchierata tra amici, quale vorremmo che fossero questi post che abbiamo ironicamente definito “mini-corso di autostima”.
Serena e Lorenzo parlano di quel momento in cui ti rendi conto che i figli non assomigliano a l’immagine pensata e sognata di loro, ma sono persone con un temperamento proprio, un carattere e un modo di fare che possono non assomigliare affatto a quello dei genitori. Quando ti accorgi che sono persone con pregi e difetti del tutto diversi dai tuoi, perché un figlio è un’altra persona e non una parte di te. Questo significa forse che non sei un buon genitore, perché non lo stai crescendo come immaginavi e come ti eri ripromesso? No, significa che il “tasso di imprevedibilità” dei figli è molto elevato e tu puoi forse guidare il loro comportamento, educandoli, ma non il loro modo di essere.
Proseguiamo la chiacchierata nei commenti?


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8 COMMENTI

  1. E se invece vedi che tuo figlio ti assomiglia moltissimo, soprattutto nei tuoi difetti? Io soffro nel vedere in lui la mia stessa timidezza, insicurezza, chiusura verso il prossimo. Io cerco di non fargli fare i miei stessi errori ma spesso la non so cosa fare per farlo sentire piu’ sicuro di se’

  2. tanto per sollevarci un attimo dal post kick-in-the-marons 😛 (belli che siete comunque) ci sono anche le occasioni in cui il figlio, si, ti sorprende, si, ti sconvolge, si, non e’ come te l’aspettavi…. e tutto cio’ ti riempie di meraviglia al positivo, un po’ cosa dicevo tempo fa per il mio boy one (Lore’ ti metto il link, eh? qua: http://genitoricrescono.com/otto-anni/) che mi ha mostrato un modo di essere bambino, e persona, che io manco mi sognavo possibile

  3. … sentirvi parlare è un’altra cosa. Bella coppia.
    Credo molto (e ci ho scritto parecchio su) nell’orizzonte del figlio come “non proprietà del genitore” e quindi come presenza (voluta, amata, accolta, accudita… mettiamo tutto quello che giustamente merita) ma per sua natura libera di essere quello che è… pure nella sua imperfezione (benedetta imperfezione… altrimenti che gusto c’è?). La tentazione di vedere realizzato nei figli quello che come genitori non si è riusciti a compiere è un percorso che rischia una doppia frustrazione: nel genitore e nel figlio. La responsabilità di trasmettere ai propri figli quanto di più importante e utile al loro percorso da una parte è fondamentale. Quanto dall’altra, però, il sano distacco che permetta loro di crescere serenamente per quel che sono.

  4. L’ occhione stralunato di Lorenzo quando dice: ti fanno conoscere tuo figlio vale un’ enciclopedia sull’ autostima. Bravi a mettervi in gioco così su video (quanti take ci sono voluti?) 🙂

    • @Mammamsterdam non molti a dire il vero, dopo una falsa partenza abbiamo registrato tutto in un solo take. I tagli editoriali sono stati minimi. Ma la cosa più importante è che ci siamo divertiti a farlo 🙂

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