Marzia, una mamma che ha deposto le armi

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Quando ho proposto a Serena e Silvia di intervistare Marzia, l’autrice del blog L’ascia sull’uscio, l’entusiasmo è stato travolgente: “Marzia è un po’ figlia nostra!” e mi hanno ricordato il post meraviglioso che aveva scritto qui per raccontare la sua storia di mamma di un bambino amplificato. Io la ammiro in modo sconsiderato per quanto è forte e coraggiosa nell’affrontare questo viaggio e nel raccontarlo mettendo a nudo le sue emozioni in modo così coinvolgente e costruttivo. E, se non la conoscete già, so che ve ne innamorerete senza ritorno.

Il tuo blog è nato meno di un anno fa, dopo una lunga frequentazione del web. Perché hai deciso di metterti in gioco e scrivere un blog tutto tuo?
Io ho sempre amato scrivere, ho tenuto un diario per quasi un ventennio. Non so perchè ad un certo punto io abbia smesso, l’auto-riflessione mi era (e mi è) molto cara.
Poi è arrivata la maternità tanto desiderata. E non è stata esattamente come me la immaginavo, anzi, diciamo che sono stata travolta da un uragano. I primi anni sono stati terribili, non lo nego, mio figlio era lontano da qualsiasi criterio di “normalità” e quindi esattamente l’opposto di me. Non ci capivo nulla e i supposti esperti da cui cercavo aiuto (dalle maestre della materna agli psicologi) non sapevano darmi risposte utili.
Allora mi sono messa a cercare in rete e, circa tre anni fa in una sera buia e tempestosa, sono approdata su Genitoricrescono. Leggendo i post di Serena e Silvia, aiutata dal libro Raising your spirited child, mi si è aperto un mondo e da lì è cominciata la seconda fase del mio essere mamma: sempre stanca ma molto molto più consapevole.

Ad un certo punto ho realizzato che il mio percorso avrebbe potuto essere più leggero se non mi fossi sentita così sola, isolata. Perchè se hai un bambino complicato come il mio deve per forza essere colpa dei genitori e alla fine diventa una “malattia” da cui meglio stare distanti. Ho pensato che se avessi raccontato un po’ del nostro percorso forse qualche altra mamma, leggendolo, avrebbe potuto per un attimo pensare “non sono sola”.
Così durante le scorse vacanze natalizie ho convinto mio marito ad aiutarmi nella creazione del mio piccolo blog. Nella pagina “Perchè qui” ne spiego il titolo:
Per molti anni essere madre è stata una guerra, faticosa e senza vincitori.
Poi ho deciso di lasciare la lotta fuori da casa, l’ascia fuori dall’uscio. Ed è andata meglio.
Ma l’ascia è sempre lì a ricordarmi quanto il mio equilibrio attuale sia fragile e quanta fatica sia costato.

È un’esperienza bellissima, sto incontrando persone meravigliose (e non solo virtualmente) che mi regalano tanto e mi aiutano a tenere a freno le mie paure.

Cosa è cambiato nel tuo approccio con tuo figlio nel tempo? Cosa ti ha aiutato ad affrontare il suo temperamento senza viverlo come una sconfitta tua personale?
Ho ammesso di avere un problema che non poteva essere risolto solo con la disciplina e ferree regole educative. E ho ammesso con me stessa che non ne potevo più, che essere la madre di mio figlio era la cosa più difficile che mi fosse capitata. Quindi ho letto alcuni libri fondamentali che hanno spostato i miei punti di vista (oltre a quello che ho già citato aggiungerei “Amarli senza se e senza ma” di Alfie Kohn), ho preso tutti i miei sensi di colpa e ne ho fatto un falò, non servivano a niente solo a tenermi bloccata in un circolo vizioso.
Infine ho guardato mio figlio e ho promesso di amarlo al meglio delle mie capacità, senza cercare di cambiarlo, accettando. L’accettazione è un viaggio lungo che probabilmente non finirà mai. Ma intraprenderlo è stata la miglior scelta che abbia mai fatto.
Certo non posso fingere che mio figlio non abbia bisogni speciali e che la nostra vita – soprattutto quella sociale – non sia decisamente diversa da quella del 99% dei suoi coetanei. Sto ancora cercando qualche risposta a questo proposito ma sarà solo una eventuale stampella da dare a lui nei momenti più difficili, non una giustificazione a me stessa.
So di aver commesso molti errori, e molti ne farò ancora, ma adesso ho capito di essere una buona madre per mio figlio perchè non mi arrendo mai. Sono certa che arriverò a fargli amare la sua vita e fargli vedere la meraviglia che si porta dentro.

Il mio mantra è “cresceranno, non può che migliorare“, il tuo qual è?
Il mio decisamente è “Un giorno troverò la chiave ed entrerò”. Io vivo molto di interpretazioni per quanto riguarda Alessandro, lui parla poco di sè e soprattutto nasconde le sue emozioni. Per questo sono curiosa come una scimmia e vorrei poter dare una sbirciatina ogni tanto nei suoi pensieri. Non è politicamente scorretto, vero?!

Il tema di questo mese è l’autostima. Che cosa mina la tua autostima di madre e che cosa invece la accresce?
E qui si apre un mondo dalle mille sfaccettature quotidiane.
Io lavoro fuori casa, mi confronto con il mondo e con me stessa senza grossi problemi. Insomma non sto messa così male ad autostima, talvolta mi considero persino brillante.
Come madre invece attraverso momenti di scoramento assoluto, in cui mi pare di restare immobile su posizioni che invece dovrei aver superato da tempo. Mi aggroviglio ciclicamente negli stessi fili del senso di fallimento. Ciò accade normalmente nelle occasioni pubbliche, quando usciamo o amici vengono a trovare noi. Alessandro non è molto bravo a gestire la sua ansia “da prestazione” e finisce per mettersi nei guai. Negli anni siamo scappati da cene, teatri, cinema… perchè i tempi di resistenza sono molto limitati. E lì di solito io mi flagello nel veder andare in pezzi la vita sociale che tanto mi piaceva, per la mia incapacità di prevenire e sostenere. Mio marito è più bravo di me nel fissare l’attenzione su nostro figlio e sulle sue difficoltà, non le vive come una sconfitta personale ma anzi riesce sempre a vederne i miglioramenti. Io sto imparando molto da lui in questo senso.
Ma non è tutto nero, ovvio. Mi impegno parecchio nell’ascolto attivo e vedere mio figlio che sempre più spesso mi racconta pezzi della sua vita scolastica e li analizza insieme a me mi riempie di gioia. Certo occorre saper leggere tra le parole ma sento che si fida di me e questa è una grande spinta per la mia autostima.
Un altro aspetto che mi rende fiera di me sono le scelte di questi ultimi anni, soprattutto quella della scuola e … prendere un gatto … ok, forse è poco pertinente con l’autostima ma ho dovuto lottare parecchio per avere un animale in casa, mio figlio lo desiderava tanto e sono assolutamente certa che lo aiuterà moltissimo nella definizione dei suoi limiti. Vedo Alessandro estasiato nel vedere la micetta seguirlo per la casa, cercare le sue coccole, fargli le fusa e nel suo ripetere “Mamma, mi vuole tanto bene vero?” capisco quale aiuto enorme sia per la sua di autostima, che nel confronto diretto con i compagni abitualmente gli vola sotto le scarpe.
Insomma, sì, talvolta imbrocco!

– di chiaradinome

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10 COMMENTI

  1. Cara Marzia,
    è sempre un piacere leggerti! Sono l’anonima mamma di Daniele che ha scritto sul tuo blog. Finalmente, grazie a te, a voi, anch’io mi sento meno sola e più agguerrita nella mia battaglia.
    Un abbraccio.

  2. Marzia, io adoro il tuo blog e lo sai. Non riesco a visitarlo spesso come vorrei, però non è necessario rinnovarti la mia stima nei tuoi confronti. Qui mi limito a scrivere: Potter per tutta la vita! 🙂 Tu sai perché. Vabbe’, lo dico anche a chi si affacciasse da queste parti prima che qualcuno faccia impazzire google alla ricerca di connessioni fra te e la Rowling. Potter è il nome della gatta. Vedi, stavolta me ne sono ricordata.
    Grazie per questa bella intervista. A te e a Chiara.

  3. @Serena e Silvia: allora grazie davvero per l’ospitalità! Qui mi sento sempre a casa.
    E grazie a chi si è avventurato nella lettura, i commenti mi servono sempre tutti.
    @Mammamsterdam: sciaguratissima, io?! Hai ragione, ho anche un paio di colleghe che adesso sono tentate dall’esperienza animale domestico. Per ora va bene, a parte il fatto che non ero più abituata ad avere qualcuno tanto desideroso delle mie attenzioni alle 6 di mattina!

  4. Cara Marzia, complimenti per il post e per la tenacia con cui cerchi costantemente di sintonizzarti su tuo figlio, di cercare di trovare il modo di non farlo sentire speciale…perché lo è veramente, dai tuoi racconti si capisce che tuo figlio ha realmente qualcosa in più, anche se questo qualcosa purtroppo gli pesa perché non lo fa essere uguale agli altri.
    Mi rivedo in alcune caratteristiche di tuo figlio, da piccola gli assomigliavo molto, seppure in versione “non arrabbiata”. A scuola mi annoiavo e giocare non mi divertiva, lo sport…mah se proprio toccava. Potevo passare le giornate a leggere e a guardare le stelle sull’atlante. Mi piaceva stare con gli adulti più che con i coetanei. Non ero un genio, solo avevo una sensibilità un po’ diversa dagli altri e fino all’adolescenza e oltre sono stata “diversa”. All’epoca avrei pagato per essere come gli altri, ma proprio non riuscivo a interessarmi alle cose “normali”.
    Però, l’ho già detto in altri post qui su genitoricrescono, se posso darti un messaggio positivo si sopravvive, alla fine si riesce a trovare una dimensione e un percorso, soprattutto con il supporto di genitori come voi. Sei una mamma super!

  5. Cedo volentieri cane e gatta gratis. Volendo anche il marito… 😉
    In bocca al lupo, Marzia.

    P.S. Il cane, o meglio il cavallo, è un angelo. La gatta di soprannome fa Stronza. Si considerano solo volenterosi veri amanti degli animali.

  6. trovo i racconti di marzia molto intensi. l’ho letta parecchio, silenziosamente e sempre a piccole dosi perchè c’è qualcosa che mi tocca a tradimento e quindi qualche volta devo guardare dalla distanza. “un giorno troverò la chiave ed entrerò”…per esempio..ma che viaggio è? e poi anch’io ammiro molto, come chiara, la sua generosità nel mettersi a nudo che non è proprio comunissima.
    il gatto, guarda, se lo avessi saputo ti ragalavo la nostra che non è un gatto, ma un koala, il figlio 1 apprezza e se la tiene lì ma la seconda ienetta la manda via senza pietà …:)

  7. Tu lo sai, vero, sciaguratissima Marzia, cosa mi ha fatto la vostra storia del gatto? che qui da un paio di settimane sto seriamente considerando di prenderci un cane il prossimo anno, soprattutto per figlio 2 che a volte sembra il gemello pochino più tranquillo di tuo figlio. Soprattutto quest’ estate in Italia abbiamo avuto un weekend socialmente bello e distruttivo, in cui mi sono ritrovata a dover giustificare me e lui con sconosciute ottimamente intenzionate senza potergli dire: ma i figli vostri, ne vogliamo parlare? Magari anche di quelli che non avete? Per me era la prima volta e adesso capisco meglio cosa succede a voi.

    Insomma, il tuo blog è una boccata di aria fresca e gli sviluppi gatto li seguirò da presso (purtroppo noi in casa abbiamo un allergico e mezzo ai gatti, o altrimenti avremmo provato).

    Grazie.

  8. Magari potesso fare un falò dei sensi di colpa…almeno però ci voglio provare.
    Secondo me è ottima la scelta di un animale in casa, sono capaci di dare affetto incondizionatamente, non hanno filtri e ti amano per quello che sei: che insegnamento!
    Moltissimi auguri.
    Anna

  9. Commovente!
    Mi è piaciuto molto il passaggio dove Marzia elogia il marito per le sue capacità di “non viversela con un senso di colpa”. Credo che proprio in questo stia il senso di essere in due genitori, supportarsi, completarsi, alla pari. Fossimo in tre sarebbe complesso, ci sarebbe sempre una minoranza.
    Brava la Chiara!

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