Martina e l’assenza di memoria logica

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Oggi intervistiamo Sabrina, una donna forte e decisa con qualche asso nella manica, visto che oltre a lavorare, è anche mamma di 6 figli. Il più grande ha 17 anni, e il più piccolo ha poco più di un anno, ma la storia che vogliamo raccontarvi è quella di Martina, la secondogenita, che più degli altri ha richiesto alle sua mamma di tirare fuori le unghie e combattere al suo fianco.

Ogni bambino è unico, e forse tu lo sai meglio di chiunque altro, alcuni però sono più speciali di altri
Martina è stato un caso tutto suo. Ha cominciato a fare i primi passi che aveva 16 mesi passati e ancora inciampava in tutto, anche il più piccolo rialzo. Mia madre continuava a riprendermi perché diceva che il problema ero sicuramente io e la mia insicurezza, quante volte mi sono chiesta cosa intendesse! Fino a che siamo arrivate alle elementari. Martina risultava una bambina calma e giudiziosa ma molto introversa, e di nuovo per mia madre la colpa era mia. Secondo lei io ero troppo chiacchierona e la sopraffacevo. Quando arrivò il momento di sottoporla ad alcuni test per difficoltà scolastiche io accettai di buon grado la cosa, mentre mia madre no, dicendomi che gli avrebbero dato un’etichetta che non si sarebbe più tolta.

E i test cosa hanno evidenziato?
Dopo vari test venne fuori che soffriva di labilità attentiva e cognitiva, in particolare ha un problema di memoria logica, cioè quello che a noi sembra normale e logico in determinate situazioni per lei non lo è, come ad esempio il cercare il latte in un luogo diverso del supermercato se lo hanno spostato. Lei era in grado di imparare a memoria, ma poi nel momento adatto non sapeva dove collocarlo. Ad esempio le tabelline. Io ero quasi orgogliosa che lei le avesse imparate benissimo, però quando arrivava l’operazione da risolvere non ci arrivava da sola a capire che doveva mettere in pratica il suo aver imparato la tabellina e fare il conto. Abbiamo fatto analisi più mirate e siamo arrivate alla conclusione che aveva bisogno di una insegnante di appoggio per tutte quelle materie dove si trattavano concetti astratti. Il compito più duro era di riuscire a trasformare i concetti astratti in modo da poterli visualizzare. Tutto andava bene finchè studiavamo l’Italia in geografia: prendavamo la cartina e puntavamo i capoluoghi, i monti, i fiumi, ecc. ecc.
Adesso che siamo alle superiori, le cose si sono un po’ più complicate ma ha degli ottimi professori che dopo un po’ di guerriglia hanno capito il problema.

Un buon esempio di collaborazione tra scuola e famiglia dal quale escono tutti vincenti. Crescendo però la vita di Martina si sta complicando. Ci spieghi perché?
Ora che ha 15 anni, il problema salta fuori prevalentemente nella sua vita privata di tutti i giorni, nella relazione con i compagni, e nel fatto che ogni piccolo intoppo, cambiamento di routine per lei è una montagna insormontabile. Un giorno le si è bucata la bicicletta a scuola, invece di chiamare a casa come avrebbe fatto qualsiasi altro ragazzo o di lasciare la bicicletta là a scuola e venire a casa in bus, lei ha preso la sua bici e tenendola sollevata dove era rotta è venuta fino a casa. Era sudata e paonazza quando è arrivata, ma contenta di aver riportato la bicicletta a casa, e come questi aneddoti ve ne potrei raccontare a migliaia.
E poi ci sono le prese in giro delle sue compagne purtroppo, che si approfittano di lei, e l’umiliazione dei primi amorini, mentre lei sta ancora pensando alle bambole e tantissime altre questioni, incluso il nervoso che mi fà venire mia madre quando la riprende dicendole “ormai sei grande, è ora che usi la testa”.
Però in fondo la mia piccola le sue rivincite se le prende in classe: quest’anno su 19 sono state promosse in 4 e lei era una di queste. Si, è vero, viene valutata in base alle sue difficoltà, però fà anche il doppio del lavoro di una ragazza che la testa per pensare ce l’ha e io sono molto orgogliosa di lei.

Quale è il tuo ruolo di madre in tutto ciò?
Il doppio lavoro ce l’ho anche io con lei, perchè tutto quello che per noi è normale e logico per lei non lo è e devo sforzarmi di riuscire a pensare come lei per aiutarla. Però ho sempre il suo sorriso che mi incita ad andare avanti.
All’inizio le battaglie con mia madre e anche col resto della famiglia le facevo, anche se lei era lì con me, poi però mi sono accorta che tutto ciò comportava un altro duro lavoro e cioè mettere lei in uno stato di assicurata tranquillità, assicurarle continuamente che non era successo niente di grave e irrisolvibile. Ma mi sono trovata più volte bloccata, perchè mi accorgevo che le mie parole non la appagavano in pieno, togliendole tutti i suoi dubbi e domande e quindi ho imparato anche a non rispondere di impeto, ma veramente a contare fino a 100, ad aspettare che lei si allontanasse e a riprendere l’argomento pacatamente, o meno, con la persona interessata.

Questo situazione mi crea tanti spunti di autocritica, in quanto devo trovare strumenti idonei a lei per pensare con la sua testa e il suo cuore. Certe volte mi ritrovo a metterle in bocca le mie parole e trovo che non sia giusto. Per esempio certe volte critichiamo qualche cosa al telegiornale o della politica, poi magari sento lei che parla con una sua amica dell’argomento usando le mie stesse parole, allora lì capisco che ha preso un messaggio sbagliato e devo subito intervenire per farla ragionare da sola: forse sono solo io che vedo così nera la cosa e magari non lo è neppure tanto, però mi piacerebbe riuscire a darle tutti gli strumenti per pensare da sola e relazionare le sue risposte.

E quale è il suo rapporto con fratelli e sorelle?
In casa ho creato tabula rasa, nel senso che lei è una ragazzina molto brava e disponibile, ma questo ha fatto sì che i suoi fratelli si aproffittassero di lei. All’inizio ho lasciato perdere e davo le dritte a lei per stimolare una reazione da parte sua. Ma ho visto che non ce la faceva, allora ho preso gli altri e ho spiegato loro il problema e il supporto che possono dare a Martina. Ho toccato con loro anche argomenti molto piccanti in modo anche da responsabilizzarli rispetto alla situazione. Principalmente parlo di Simone, suo fratello più piccolo, che ha trovato in sua sorella un’alleata di giochi e amicizia, ma aveva anche capito che poteva sfruttare la situazione a suo vantaggio per lo studio o altro. Da quando ne abbiamo parlato però i sui fratelli si sono mostrati molto sensibili e protettivi nei suoi confronti, intervenendo anche contro i suoi coetanei se si approfittano di lei.

Che consigli ti senti di dare ad altri genitori che si trovano in situazioni simili?
Se dovessi dare dei consigli agli altri genitori, il più sensato è quello di chiedere aiuto a chiunque e di non vergognarsi, tutte le difficoltà che troviamo nel nostro percorso le spianiamo per i nostri figli, io non mi sono più fatta riguardo di niente, e non mi vergogno neanche ad ammettere che il mio livello di studio è scarso per riuscire a sostenere delle superiori come ha scelto mia figlia e quindi ai professori spetta di fare veramente il loro lavoro a scuola e darmi gli strumenti per aiutarla io a casa

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7 COMMENTI

  1. Ciao, come rispondere a tutte!! intanto grazie siete davvero carine e per i nostri figlio possiamo più che dobbiamo fare tanto e sono sicura che ognuno di voi come me si cimenta al meglio per un’ottimo risultato. Poi ci deve essere sempre la partecipazione di papà e famiglia ma il perno principale siamo noi se noi abbiamo pace e tranquillità tutto funziona, io continuerò a tirare fuori gli artigli per tutti i miei figli fatelo anche voi, ne vale veramente la pena

  2. “tutte le difficoltà che troviamo nel nostro percorso le spianiamo per i nostri figli”

    Grazie, grazie, grazie per queste parole. Me le ripeterò in tutti i momenti in cui mi chiedo cosa sto sbagliando se dopo anni di lotte in una famiglia normale, serena e felice, ancora ci ritroviamo gli intoppi per strada.

  3. Tiro a indovinare, fra tutto quello che hai raccontato, quello che ti fa stare peggio sono le cattiverie delle amiche-non-amiche, dico bene? Comunque, penso che Martina sia davvero molto fortunata ad avere una mamma come te e che malgrado certe “piccinerie” di chi incontrerà sulla sua strada, potrà essere molto felice. Grande Sabrina.

  4. E’ bellissimo vedere come accetti tua figlia così com’è, nella sua differenza e cerchi anche, al tempo stesso , di batterti per lei

  5. Complimenti davvero a Sabrina, una donna che sa usare tutta la sua forza e le sue risorse per stare accanto a sua figlia e sostenerla nelle piccole e grandi imprese di ogni giorno. In particolare trovo che riuscire a “darle tutti gli strumenti per pensare da sola e relazionare le sue risposte” sia un compito delicato, difficile, ma fondamentale, che tutti i genitori dovrebbero avere a cuore.

  6. Sabrina ci dai il resoconto di una esperienza unica e quanto sia estenuante lo comprendo, se già per me con un ragazzino che ha dei disturbi specifici di apprendimento è faticoso, immagino bene quali ansie, paure e difficoltà hai dovuto attraversare. Ma ciò che stai facendo con tua figlia è splendido, perché sono convinta che l’aiuto e il sostegno dei genitori e dei fratelli sia ciò che più serve ai ragazzi che hanno difficoltà per accettarle e superarle.
    Complimenti e un salutone

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