Mangiare sano con le regole della nonna

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mangiare-sanoCosa definiamo come cibo? Quello che mangiamo a casa nostra, suppongo. Le barzellette sono piene di viaggiatori perplessi alla scoperta di piatti nuovi in paesi stranieri, quindi non ci mettiamo manco a scomodare il fatto che il cibo sia l’ espressione culturale più semplice e tangibile di un qualsiasi gruppo. Guardate i Romani e le loro puntarelle, per esempio (noi di GC siamo fortunati ad averne tanti di Romani in redazione, che ormai le puntarelle non hanno segreti neanche per i Milanesi tra noi).

Quello però di cui forse non ci rendiamo conto è quanto del cibo sembra, ma non è più, quello che pensiamo. Una discussione su Facebook di pochi giorni fa mi ha fatto apprendere che quella che tutti noi conosciamo come “colla di pesce” molto spesso è prodotta con ossa di suino. Alla faccia dell’ alimentazione kosher o halal.

E prendiamo il burro, per esempio. Mia madre, polacca, che viene quindi da una cucina del burro, non ha mai trovato in Italia quello che veramente le andava bene. E insisteva sempre: “Compra solo quello dove c’ è scritto burro di panna centrifugata”.

Cos’ è, una tautologia? Il burro è panna. Io a volte lo facevo in casa con i bambini, per giocare. Prendete due confezioni di panna da montare, mettetele in due contenitori di plastica con coperchio, in uno solo dei due infilateci dentro un paio di biglie di vetro ben lavate, chiudete il coperchio e iniziate ad agitare. Prima o poi la panna si separa in burro e siero. Fate a gara se ciò avvenga prima nel contenitore con le biglie o in quello senza. Poi imburratevi un panino (liberando prima le biglie) e godetevelo. Quello è burro. Per chi ami le analisi comparative, comprate anche un qualsiasi panetto di burro generico e spalmateci un’altra fetta di pane. Assaggiate tutti e due e poi mi direte.

Allora qual è il problema? Semplicemente che commercialmente si può definire burro anche un prodotto fatto con panna di affioramento, ovvero la panna di scarto del latte che viene scremato per produrre certi formaggi. La qualità della panna di partenza è minore, il contenuto di grassi anche (per legge minimo 80% ma di più è meglio) e dal sapore si sente. In fondo alla mia strada ha aperto da poco un supermercato polacco, e beh, chiamatelo effetto placebo o sapore indotto, ma il burro polacco è molto meglio. Persino meglio di quello olandese. Secondo me, ma me la sto inventando qui per qui, semplicemente perché nei paesi dove piove molto l’ erba cresce meglio e il latte è più grasso. E il burro quindi viene meglio. Ma è un problema mio, eh.

Tante volte al supermercato, in coda alla cassa, guardo gli acquisti degli altri e mi faccio dei film sulla loro vita o la loro cena (ditemi che lo fate anche voi). E a volte mi rendo conto che ci sono dei prodotti che nel mio carrello proprio non ci sono mai, ma nel senso che neanche mi verrebbe in mente di comprarli. Tipo la maionese, o le patatine, o le minestre in scatola. I pomodori pelati o la passata, perché me li faccio da me. Il dado, dolci e succhi di frutta neanche per sbaglio, al massimo la cioccolata, e meglio se quella equa e solidale (poi i miei figli se trovano spicci in giro scappano di nascosto dal panettiere a comprarsi le caramelle, ma quello al limite mi sta bene. Purché passi il messaggio che le caramelle non siano parte della normale spesa quotidiana). Figlio piccolo, per dire, odia la cioccolata, mentre figlio grande vuole solo quella bianca e odia la Nutella. In compenso dopo 8 anni di lotte strenue mi hanno fatto passare il burro di arachidi, perché su qualcosa bisogna cedere.

Quello che noto è che la mia spesa, a parte il burro di arachidi, in genere è composta di ingredienti primari. Uova, latte, farina, pasta, verdure. Carne, poca. Faccio parte di quelle persone che in ottimo inglese dicono che loro cucinano from scratch. Ovvero dalle basi.

Non arrivo a farmi il pane da me, anche se spesso me lo faccio, ma il panettiere lo fa meglio. Il panettiere, non il forno industriale che lo vende al supermercato.

Diciamo che le mie spese al supermercato sono noiose e prevedibili perché almeno una volta mi sono letta le etichette di tutto, anche del pane biologico, e ogni volta ci trovo cose che non mi convincono, tipo l’ olio di palma. Me lo dite a che serve l’ olio di palma nel pane biologico?

Ora, lungi da me il voler dare lezioni di nutrizionismo a chicchessia, sono pure enormemente sovrappeso, e che parlo a fare?

Però so esattamente da dove mi viene tutto questo: dal fatto di essere cresciuta in un paese dove tutte le amiche di mia nonna avevano l’ orto, l’ olio veniva dalle nostre quindici piante di olive, i nostri vicini erano pescatori e il macellaio in fondo alla strada macellava bovini che conosceva per nome. Prima ancora di sentir parlare di filiera e tracciabilità, noi la praticavamo.

Poi come sempre ognuno vuole quello che non ha. Noi non avevamo l’orto e non ammazzavamo il maiale, e la mia amica Paola che aveva tutto questo sdegnava i salumi di casa e si sognava la mortadella del negozio. Io invece mi sognavo le loro salsicce nel lardo, per dire. Sono dovuta venire a vivere in Olanda per scoprire che al supermercato posso comprarmi tutti i finocchi che voglio, mentre prima quel paio che le amiche di mia nonna le regalavano sporadicamente ce li dividevamo nell’ insalata, perché tutti adoriamo i finocchi.

Per questo mi ha particolarmente colpita il primo dei 12 comandamenti di Michael Pollan che vi traduco di seguito. Pollan è l’autore di libri ed articoli come Unhappy Meals, Il dilemma dell onnivoro, In difesa del cibo. Ecco, già a me l’ idea di un libro in difesa del cibo fa impressione. Ma eccovi quindi i dodici comandamenti di Pollan:

  1. Non mangiare nulla che tua nonna non riconosca come cibo (tipo il burro di arachidi, il ketchup, l’avocado? Ecco, cosa penserebbe mia nonna dei nachos al guacamole?)
  2. Evita i cibi che contengono ingredienti che non sai pronunciare (noi siamo cresciuti con gli “amburghi” del macellaio Mario, ma mi dicono dalla regia che si tratta piuttosto di additivi dai nomi strani, tipo glutammato. Ma voi, il glutammato, ma lo avete mai visto in faccia? Io non me lo saprei neanche immaginare. Ma daccapo, basterebbe leggere le etichette con gli ingredienti per farsi un paio di domande e darsi delle risposte)
  3. Non mangiare nulla che prima o poi non riesca a marcire (avete presenti i filmini su youtube che dimostrano come gli amburghi di quel fast-food lì famoso dopo un anno non solo non marciscono, ma anche le formiche li schifano? Ecco, mi sa che pensava a quelli. O al dado da brodo. Lo avete mai visto andare a male?)
  4. Evita i prodotti che pretendono di far bene alla salute (no, ma la lotta con un paio di persone a cui voglio bene sui prodotti light, i succhi di frutta addizionati di vitamine e la pasticchetta al posto dello zucchero nel caffè? Ma fatevi una spremuta di arance e finiamola con le vitamine, disse la madre del bambino a cui non comprano i succhi di frutta e che ha appena scoperto che le pastiglie effervescenti nell’ acqua la rendono dolce, colorata e buona. “Ma se mi sto prendendo le vitamine”, dichiara lui imperterrito. Non so se ero più contenta quando si comprava le cingomme facendo la spesa al supermercato)
  5. Quando vai al supermercato evita di fare la spesa al centro, compra nelle periferie (oddio, come fa questo a sapere quali sono le corsie del supermercato dove proprio non metto mai piede?)
  6. Anzi, cerca proprio di fare la spesa da qualche altra parte, tipo il mercato, o dal contadino (Ditelo a me che abito di fronte a uno dei supermercati migliori e più convenienti d’ Olanda e compro quasi tutto altrove, alla faccia della comodità e della convenienza)
  7. Paga di più, consuma meno (e non mi fate il discorso elitario, per cortesia. La carne delle mucche chiamate per nome una volta erano il singolo ingrediente più costoso della spesa di casa. Uno si regola e adesso grazie al marito vegetariano compro solo carne bio e ne mangiamo pochissima. Va bene, sono elitaria, ma ancora non quanto certi vegan di mia conoscenza. Cioè, ma la pasta di mandorle vi rendete conto di quanto costi rispetto al burro?
  8. Mangia una varietà ampia di specie (ma gli insaccati di maiale, quelli senza additivi e di bestie che si conoscono, posso mangiarli un po’ più spesso del resto?)
  9. Nùtriti di animali che si nutrono a loro volta di erba (e con una botta sola abbiamo risolto anche la diatriba del mais OGM con cui nutrire le mucche. Che poi il burro della mucca che si nutre d’ erba è più buono e lo abbiamo già detto)
  10. Il tuo cibo è meglio se te lo cucini e ancora di più se ne produci almeno una parte (e non vi devo citare una certa blogger di Roma con l’0rto sul balcone, vero? Silvia dico a te)
  11. Mangia dei pasti (e non degli snack) e consumali seduto a tavola (non fa una grinza, e allora tutte quelle molliche che mi tocca regolarmente aspirare dai sedili della macchina da dove vengono? Mistero)
  12. Mangia con intenzione, possibilmente insieme ad altre persone tutte le volte che è possibile, e sempre con piacere (anche se, dico la verità, ho un’ ammirazione incredibile per degli amici che, anche se vivono da soli, ogni giorno si cucinano cose meravigliose. Per fortuna ogni tanto mi invitano).

Insomma, adesso non è che sono diventata atea per mettermi ad obbedire a questi 12 comandamenti, ma noto che poi alla fine è quello che faccio spesso senza quasi rendermene conto.

E più leggo di sane abitudini che tutti dovremmo adottare, più mi rendo conto che come mangiava mia nonna:pochissima carne, un sacco di insalata e verdure autoprodotte, mezzo limone spremuto sempre dentro la brocca dell’ acqua (alla faccia di chi l’ha scoperta adesso la dieta alcalina), uova delle galline ruspanti e mezzo bicchiere di vino, è forse la ricetta per superare i 90 anni in buona salute.

Come spero di tutti noi.

Ah, dimenticavo la barzelletta di quello che negli anni 70 andò a trovare dal paesello sperduto in Abruzzo il compare in America. E il compare lo portava di qua, e di là, e gli faceva vedere New York che loro ovviamente pronunciavano Nèvijòrke. E a un certo punto il compare gli disse:

“Ah, adesso ti faccio assaggiare una specialità tipica americana”.

Certo, pensa l’ altro, sono in America, fammi assaggiare la specialità americana.

Vanno al baracchino, il compare ordina due hot-dog.

“Vedi, questi sono gli hot-dog“.

“Ah, si? Interessante, e che sono?”

“Eh, aspetta come ti posso dire, letteralmente significa Cane caldo”

Il nuovo arrivato resta perplesso, ma poi vede che il compare se lo mangia e si dice: e va bene, sono in America se loro si mangiano il cane caldo adesso me lo mangio anch’ io. Ma poi per sicurezza apre il panino per vedere cosa c’ è dentro e non si può trattenere:

“Senti compà, siamo in America, mangiamo le specialità americane, cioè il cane caldo, a me va benissimo, sono in America e mi mangio il cane caldo. Ma senti, proprio quella parte del cane mi devo mangiare?”

(Qualcuno gentilmente mi ricordi la ricetta del guacamole. Senza lanciarmi addosso gli avocado, che i pomodori non è ancora stagione).

– di Mammasterdam
(foto credits @ Ginny )

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10 COMMENTI

  1. Il primo comandamento mi ha fatto pensare, ancora ricordo una mia prozia andata a far la spesa per conto della nonna che sulla lista aveva scritto ketchup, ma come sapeva scriverlo lei, cioè qualcosa tipo “Checio”. Mia zia è tornata a casa con un cotechino.
    Bel post Mammamsterdam, grazie 😀

  2. Grazie per le ricette, io sono ancora più pigra a sbatto tutto in frullatore senza pomodoro, ma adesso ci riprovo, e pure i frijoles.

    Lasciamo perdere gli gnocchi, mi consolo con i pancakes autogestiti

  3. Ciao!
    Meno male che mia nonna ha vissuto vent’anni in Costa Rica, così il guacamole posso mangiarlo!! 🙂
    Scherzo!
    Pollan ha scritto libri interessanti, anche se a volte prevale la pigrizia

    Per il guacamole io faccio così
    Avocado maturo, spetasciato (schiacciato) con la forchetta e il succo di mezzo lime o limone (la ricetta prevederebbe lime, ma vien bene anche con i limoni). Viene una cremina con dei pezzetti più grossi
    Pomodoro a dadini (a me piace con pomodori sodi tipo perini, ma vedi un po’ tu – come dosi circa uguali pomodoro e avocado)
    Volendo se il giorno dopo non ho impegni, un quartino di cipolla (al mio gusto meglio dolci tipo Tropea e come dicevano prima meglio se prima le lasci con un po’ di sale)
    Se le mangio con le chips di busta non aggiungo sale, al Max un po’ più di limone.
    Se hai l’accortezza di mettere un po’ di lime sopra puoi anche preparare prima.

    Ti regalo anche la crema de frijoles che è sempre un successo ed è imbarazzantemente facile:
    Rosolare un quarto di cipolla o uno scalogno
    Aprire una scatola di fagioli neri o di borlotti
    Frullare tutto insieme con sale e pepe – al gusto aggiungere un po’ di peperoncino
    Prima di servire intiepidire 30 secondi al microonde
    Se la tieni “dolce” (senza peperoncino) vs benissimo per placare le arsure da jalapeño

    Mi chiedevo ultimamente ma piatti tipo spatzli o gnocchi vengono considerati “punto 10 – pasti cucinati personalmente” ? Perché secondo me non molto, ma mi salvano tante cene da preparare in 5 minuti con una tre enne affamata e un neonato di tre settimane appeso al collo (ancor più prima che lavoravo) e di solito si trovano con liste ingredienti ottime.

    Ah fantasticare sulle spese degli altri è fantastico!! Io lo faccio spesso e a volte mi vergogno di certe mie spese

    Ciao
    V

  4. Guacamole, ottimo, imparato da tata sudamericana di amici di mia sorella:

    – Avocado

    – Cipolla (mettere un po’ di acqua e sale per farla essere meno forte, poi scolarla)

    – peperoncino fresco

    Poco pomodoro fresco a pezzetti

    Qualche goccia di limone

    – Dragoncello fresco

    Il limone serve per non annerire. Allo stesso scopo si lasciano i noccioli dell’avocado.

    da mangiare con Tacos ma anche con verdure, come pinzimonio.

    Ma accidenti, dove la trovo in provincia di Roma la carne di mucche cresciute mangiando erba? Un’amica che alleva chianine mi ha confessato che, pur avendo un sacco di terreno, superata una certa età le mettono in stalla, altrimenti la carne resta dura!

  5. Noooooo, mi avete scopertaaaaah sulle salsine tex mex (pure io). E concordo con Supermambanana, sai quante cucine emravigliose ci saremmo perse? però anche lì universializziamo le nonne e mangiamoci le cose buonissime delle nonne thai e indiane ecc.

  6. Mi trovi molto in accordo, anche se devo dire che schifezze qualche volta nel mio carello ci entrano eccome, ma è un una tantum che mi concedo, tipo appunto la serata tex mex con salsine e burrito oppure la serata cibo d’asporto che può essere pizza, ma anche paninazzi o cinese.
    Comunque la guacamole si può fare tranquillamente in casa, mia madre una volta l’ha fatta, unica accortezza cercare degli avocado molto molto maturi.

  7. abbastanza in sintonia, tranne il primo comandamento, se avessi dovuto dar retta alla nonna mi sarei persa sai quante cose meravigliose? Diciamo che almeno potremmo metterci un distinguo tipo “dipende dalla nonna”. Sul burro (e il latte) non posso che concordare, il burro inglese è una favola.

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