Madri: Dal complesso di Edipo alle madri reali

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“La funzione materna non è pensabile come individuale e non si può circoscrivere esclusivamente alla figura femminile.” Il libro “Madri” ci aiuta a capire in che modo le relazioni familiari contribuiscono alla funzione materna, un elemento così importante per la crescita dei nostri bambini.

Foto Lon Martin utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Lon Martin utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi è piaciuto molto, che parla di madri e di funzione materna, ma parla soprattutto di tutte le relazioni familiari che contribuiscono al benessere psicologico dei bambini. Il libro è scritto da due psicologi, Massimo Giuliani che abbiamo ospitato su questo sito, e Luca Casadio, entrambi psicologi e psicoterapeuti, con il gusto della scrittura. E voglio proprio partire dalla scrittura, perché in questo libro gli autori uniscono abilmente la divulgazione delle teorie psicologiche, con le loro personali riflessioni, al gusto della narrazione che si sviluppa attraverso dieci racconti di madri; queste madri rappresentano varie tipologie incontrate negli anni grazie alla loro professione, o anche viste dall’esterno, come nel caso di due madri famose descritte nei primi due racconti. Il libro infatti è diviso in due parti: la prima è una descrizione dell’evoluzione del pensiero psicologico sulla figura materna, da Freud alla psicologia moderna. Il secondo è una raccolta di racconti di storie di madri.

Siamo talmente abituati a pensare ai bambini in termini del rapporto con la loro madre, che quasi ci si stupisce quando, leggendo la prima parte del libro scopriamo che gli autori prendono le distanze da una certa visione della psicologia. Già dal titolo infatti “La complessità della funzione materna” si capisce che la faccenda non può essere ridotta ad una equazione matematica, come se la coppia mamma-bambino vivesse all’interno di un vuoto cosmico, senza legami e relazioni con il resto del mondo. Il modo di essere madri è condizionato dal modo in cui siamo state figlie, ma non solo. Come ogni genitore di più bambini sa bene, ogni bambino viene al mondo con un suo temperamento, un suo modo di essere e di sentire, e questo condiziona noi madri nella relazione con i figli forse più di ogni altra cosa. Poi ci sono i padri, i nonni, gli insegnanti che spesso trascorrono più ore con i nostri bambini di quello che ci piace pensare. E ognuno porta qualcosa, un piccolo o un grande pezzo di relazione che contribuisce alla relazione madre-figlio. E’ per questo che non esiste un unico modo di essere madre, e non esiste un unico modello di madre possibile. Le madri reali sono ben diverse tra loro e presentano tante di quelle sfaccettature alla relazione, che diventa abbastanza semplice vedere come tentare di creare un modello unico, nonché perfetto, di madre è impossibile.

Freud, e dopo di lui Lacan, con le loro teorie sul ruolo materno (e paterno) hanno contribuito ad appendere una spada di Damocle sulle nostre teste, e concedetemi, a farci sentire perennemente in colpa. La madre è la madre di ogni problema. E’ lei che accoglie, protegge, nutre, cura. Il bambino non mangia? E’ colpa della mamma che gli sta troppo addosso. Il bambino non studia? E’ colpa della mamma che si sostituisce a lui. Il bambino mangia troppo? E’ colpa della mamma che ha sempre paura che mangi troppo poco.
Ma non è solo il mondo esterno che ci addossa colpe, abbiamo talmente interiorizzato questa cultura psicologica legata alla figura materna, che noi madri siamo le prime nemiche di noi stesse e alimentiamo i nostri stessi sensi di colpa; ci caliamo nel ruolo di uniche detentrici della verità, e ci facciamo totalmente carico emotivo e psicologico del benessere dei nostri figli, grazie al famigerato istinto materno che dovrebbe guidarci in questo nostro compito.

Luca Casado e Massimo Giuliani prendono le distanze da tutto ciò, liquidano il complesso di Edipo, saltano a piè pari il rapporto simbiotico madre-figlio, e ci portano nella psicologia moderna, aiutandoci ad estendere gli orizzonti.
E così grazie a questo libro possiamo smettere di parlare di madri, e iniziare a parlare di funzione materna: una locuzione che è utilizzata moltissime volte in queste pagine. La funzione materna nella psicologia moderna smette di essere una prerogativa della madre e diventa la funzione dell’insieme delle persone che si prendono cura del bambino. In questo modo l’individuo madre perde la sua unicità, e non a caso il libro si intitola Madri, al plurale, a sottolineare quella pluralità di madri possibili.

Ed è con grande naturalezza che si arriva quindi nella seconda parte del libro ad incontrare storie di madri, che mi hanno colpito per una caratteristica: in molte delle storie mi sono ritrovata a pensare all’inizio che quella madre stesse facendo un pessimo lavoro con il figlio o la figlia di turno, per poi arrivare alla fine del capitolo a pensare esattamente l’opposto. In ogni storia riconosciamo tutta quella serie di relazioni che sono importanti per il bambino. Noi genitori siamo stati figli primi di diventare madri e padri, e la relazione che noi abbiamo avuto con i nostri genitori è funzionale al nostro ruolo genitoriale, ed entra prepotentemente nella relazione con i nostri figli. Allo stesso modo le storie personali e di relazione di tutti gli adulti che si prendono cura dei nostri bambini contribuiscono ad un pezzo piccolo o grande della funziona materna.
Tutto questo diventa ancora più evidente quando tra i capitoli che raccontano storie di madri, troviamo in realtà la storia di un padre, o la storia di genitori omosessuali, o la storia di nonne. Non voglio raccontarvi nulla in dettaglio perché non voglio togliervi il piacere della lettura di questo libro, ma ognuna delle dieci storie di madri aiuta a comprendere a fondo il senso della funzione materna.

Questo libro insomma ci aiuta non solo a capire meglio il ruolo delle madri nella crescita dei figli, ma ci alleggerisce l’anima e parte della responsabilità. La funzione materna non è più solamente compito della madre, intesa come individuo unico e insostituibile, ma è naturalmente creata da tutte le persone che si prendono cura dei nostri figli. La saggezza popolare del resto ha sempre detto che ci vuole un villaggio per far crescere un bambino; è bello scoprire che lo sta dicendo anche la psicologia.

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4 COMMENTI

  1. Lo leggerò senz’altro. Ho sempre pensato che la funzione materna nella mia famiglia (almeno nel rapporto con me) l’abbia assolta soprattutto mio padre. Ma erano altri tempi e non si andava al di là del discorso sul complesso di Edipo per cui io femmina ero naturalmente propensa a legarmi al papà e mio fratello – maschio – alla mamma.

  2. La tua descrizione del libro mi fa pensare che mi piacerebbe molto, sperando che non sia eccessivamente tecnico per una persona priva di preparazione in campo psicologico.
    Lo cercherò senz’altro, grazie!

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