Lo sport non ha etnia

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sport-etniaCe l’hai il pallone che facciamo due tiri?

Dai sta a te contare, questa volta prova almeno fino a venti.

Tutti in fila, non fregare e non partire prima: chi arriva primo a quell’albero.

Oggi molto più di quando noi eravamo bambini (mi riferisco alla mia generazione, i quarantenni), i nostri figli si confrontano spesso con coetanei che hanno origini diverse; a scuola e ovunque ci sono ragazzi di molte etnie e colori, la bellezza di una società multirazziale è proprio questa.

C’è un modo bellissimo per superare le barriere ed è giocare insieme.

Che poi se vai in un parchetto te ne accorgi subito: loro giocano, noi guardiamo il resto. Nella classifica dei valori dei più piccoli in testa ci sono i supereroi e le principesse, a seguire la squadra del cuore e le canzoni di Violetta, poi da quanto tempo si è amici e solo all’ultimo il colore della pelle.

Che se vogliamo fare un raffronto con lo sport, questa cosa funziona proprio al contrario, nel nostro Belpaese dove le facce sono perlopiù bianche: i campioni in molti casi sono quelli di colore.
Se proprio dobbiamo rispondere a qualche domanda, questa riguarderà le prestazioni fisiche e i risultati: perchè quelli che vincono la maratona sono tutti piccoli e neri? Come mai in questa gara di canestri quel nero salta così in alto? Mi spieghi perchè quell’altleta marrone corre così veloce?

Volendo ci si può addentrare nelle specifiche fisiche delle fibre muscolari, o della conformazione corporea; oppure si può dire che alcuni sono baciati dalla fortuna e dalla scintilla del talento: poco importa, sono atteggiamenti e scelte personali. Resta il fatto che risulterà comunque impossibile anche per il più ottuso reazionario poter trovare un aspetto negativo della meravigliosa universalità dello sport.

Jessie Owens siamo tutti noi, anche se sediamo su un divano: possiamo spiegare facilmente che leggere su un giornale “mangiabanane” riferito ad alcuni sportivi che hanno la pelle diversa dal colore della nostra è semplicemente una stupidaggine, il risultato di un cervello che non funziona. L’occasione è giusta per sottolineare che non sono i colori che contano ma quanta passione e devozione si impiegano per ciò che abbiamo scelto di fare.

(foto credits: Steven Depolo su flickrCC)

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