L’intervista ad Emanuela, mamma di Alice

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Il tema del mese è il Sonno (con la S maiuscola, quello che tutti noi vorremmo!). Per l’occasione intervistiamo una mamma fantasiosa, che è riuscita a trovare nuovi metodi nel corso degli anni adattandoli alla sua bambina, ogni volta che le cose hanno iniziato ad andare “storte”. Ringraziamo Emanuela per questa bella intervista, e vi lasciamo subito con le sue parole.

A quale partito appartieni? Lettone, lettino separato, stanza sua sin dall’inizio?

Quando Alice è nata l’abbiamo voluta in mezzo a noi nel lettone, volevamo che sentisse tutto il nostro amore e poi non riuscivamo a staccarci da lei. Inoltre, dopo il parto ho avuto delle complicazioni che mi hanno tenuta a letto per qualche settimana, tenendola vicino a me era più facile
allattarla. Poco alla volta però abbiamo cominciato il distacco, che forse è stato più difficile per noi che per lei visto che si è adattata subito alla nuova situazione e infatti a quattro mesi già dormiva nel suo lettino in cameretta.

Tua figlia ormai ha 9 anni compiuti, e i problemi di sonno sono probabilmente ben superati. Ti ricordi ancora com’era all’inizio? E’ stata una bambina facile dal punto di vista del sonno?

Devo dire di si, siamo stati fortunatissimi perché ha sempre dormito senza grossi problemi, all’inizio ovviamente si svegliava per la poppata notturna ma si riaddormentava mentre succhiava il latte e siccome era un po’ ingorda mangiava velocemente, così nell’arco di circa cinque minuti al massimo tornava a dormire. L’unico neo era che, a differenza di quanto indicato dalle tabelle, dormiva meno di quanto avrebbe dovuto. Diciamo che in media si faceva un paio di orette in meno di sonno al giorno, ma era serena e probabilmente il suo organismo non ne aveva bisogno.

Già, e infatti noi sappiamo che le tabelle sono solo indicative. Raccontaci come procedevate all’addormentamento nei primi mesi

Fino ai quattro mesi si addormentava da sola quando era stanca, poi quando ha cominciato a dormire nella sua stanza mi sedevo accanto al lettino e le tenevo la manina finché non si addormentava, dopo un po’ di tempo mi sono limitata a sederle vicino e dopo un altro po’ ho iniziato a lasciarla da sola. I problemi sono arrivati verso gli 11 mesi quando ha deciso che non voleva più andare a dormire perchè pretendeva di restare alzata per continuare giocare fino allo stremo, così abbiamo cominciato a tenerla sul passeggino e a cullarla fino a quando non prendeva sonno, i primi tempi in un paio di minuti si addormentava ma nel giro di pochi mesi ci siamo ritrovati a spingere il passeggino su e giù anche per oltre un’ora. A un certo punto ho deciso che non si poteva più andare avanti così e l’ho rimessa nel lettino, ma lei non ci voleva proprio stare, così ho preso l’abitudine di raccontarle delle storie per farla stare buona, ma ottenevo l’effetto contrario perché si eccitava, ne voleva sempre di più mentre io ero stravolta. Ho provato anche a lasciarla piangere da sola ma andava avanti per ore provando a gettarsi fuori dal lettino con dei salti, avrei dovuto farlo prima probabilmente!!! Un giorno l’ho messa nel letto da grandi e le cose sono cominciate ad andare meglio.

Il passaggio dal lettino con le sbarre al letto da grandi a volte viene vissuto come drammatico. Te hai scelto un metodo molto graduale. Ci racconti come è andata?

È avvenuto perché ero stanchissima e lei non voleva dormire, forse aveva un annetto e mezzo. Avevamo comprato da poco una cameretta a ponte con un secondo letto a cassetto, una sera che ero più stanca del solito ho deciso di aprirlo, così ho unito i due letti singoli mettendo lei nel letto interno, io mi sono sdraiata accanto a lei nell’altro, le ho detto che era grande e che era giunto il momento di dormire nel letto nuovo. Incredibilmente ci siamo addormentate subito sdraiate una accanto all’altra,
il giorno dopo ci ho riprovato e quando si è addormentata ho creato una barriera di cuscini sul secondo letto nell’unico lato scoperto, per un po’ di settimane siamo andate avanti così, poi la ho lasciata sola circondata dai suoi pupazzi preferiti, la porta rimaneva aperta così poteva sentirci e
una lucetta accesa la tranquillizzava, mentre la barriera di cuscini sul secondo letto tranquillizzava me. Ogni tanto in questi anni la mammite è ritornata insieme ai capricci ma non ho più ceduto, anche se ogni tanto un’eccezione ci sta bene. Adesso Alice dorme con una bambola e due peluches.

Il periodo degli incubi intorno ai 2 o 3 anni, può portare a frequenti sveglie notturne. Oggetti magici, foto sotto al cuscino, appuntamenti nei sogni, so che ti sei fatta guidare dalla fantasia per trovare soluzioni e infodere a tua figlia un pò di coraggio. Ci racconti qualcuna delle tue soluzioni?

Alice non ha mai sofferto molto di incubi, certo qualcuno lo ha fatto, ma si è trattato di episodi isolati, in realtà il suo problema è sempre stato quello di non volere andare a dormire. Con il tempo ho capito che aveva paura di perderci e che prima di addormentarsi la sua immaginazione la
portava a fare una sorta di incubi a occhi aperti, infatti mi chiedeva spesso di non morire e di non lasciarla sola, ovviamente io l’ho sempre rassicurata e a tal fine sono ricorsa alla fantasia e al gioco. Ho cercato di parlarne con lei ponendole molte domande e facendole trovare delle soluzioni, in realtà tutte queste cose che tu hai citato me le ha suggerite lei inconsapevolmente. Per esempio sapevo che le piaceva una catenina che portavo sempre, così un giorno le ho detto che era magica e che finchè la portavo non potevo morire perché mi proteggeva perfino dai mostri, ovviamente bisognava trovare un oggetto magico anche per lei, un bel braccialetto è stato l’ideale, le ho raccontato che per procurarmelo avevo dovuto affrontare delle prove molto difficili e poi glielo ho prestato per
aiutarla a difendersi dalle sue paure. Verso i sei anni per superare l’ennesima richiesta del lettone siamo ricorse agli appuntamenti nei sogni. Quando la mettevo a letto le chiedevo: “Stasera dove andiamo? E chi siamo? Che missione abbiamo?” e lei mi rispondeva che eravamo sorelle sirene a caccia di un tesoro sommerso o fatine con i poteri magici che potevano volare sopra alle nuvole o ragazze grandi che andavano in discoteca o in barca e così via, poi mi spiegava dove dovevamo incontrarci e si addormentava. La mattina dopo a colazione commentavamo l’avventura che avevamo vissuto. La storia delle foto sotto al cuscino è stata un’iniziativa tutta sua, un giorno rifacendole il letto le ho viste e ce le ho lasciate perché ho capito che la tranquillizavano.

E il papà che ruolo ha avuto?

Mio marito lavora di notte per cui sono circa cinque anni che me la vedo da sola con lei perché passa con noi due o tre notti a settimana. Quando Alice era piccolina ci ha provato anche lui a farla addormentare ma abbiamo visto che erano più efficaci i miei interventi. Col tempo abbiamo imparato a dividerci i compiti e ognuno fa quello in cui riesce meglio, per esempio io che sono quella severa la seguo nello studio, mentre lui che è più paziente si immola in discussioni di ore sui Pokemon che io proprio non reggo…

I primi anni di sveglie notturne possono mettere a dura prova i genitori. Hai qualche consiglio da dare a chi ci sta passando ora?

Ogni bambino è un caso a parte ed è difficile generalizzare, in linea di massima direi che se il bambino è ancora piccolino è meglio non cedere al pianto anche se ti si stringe il cuore. Consiglio anche di evitare dei rinforzi materiali come ciuccio col miele o biberon perché innescano un meccanismo deleterio che aumenterà le difficoltà. Se il bambino è più grande per le sue sveglie notturne sicuramente c’è un motivo che si può scoprire, consiglio quindi di parlare con lui in maniera
giocosa lasciandoci guidare dalla fantasia, magari ponendogli il caso di un coniglietto che litiga con i sogni e di lasciare trovare a lui una soluzione. Attraverso questi dialoghi i bambini riescono a indicarci delle vie da percorrere per venire incontro alle loro necessità.

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