Le scuole sono di tutti

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Questo guestpost è scritto da Monica – Pontitibetani.
Monica, la scorsa primavera, è riuscita a muovere la rete parlando della scuola italiana, organizzando una giornata di blogging collettivo, in cui ognuno esprimesse i suoi pensieri sul mondo della scuola italiana. L’hastag #scuolaitaliana ha invaso twitter, ed è riuscito a raccogliere moltissimi pensieri. Proprio per questo abbiamo pensato a lei per aiutarci in questo mese di riflessione, non solo sulla scuola, ma intorno all’educazione.

Quando Serena mi ha lanciato il sasso di parlare della nostra esperienza di una giornata di blogging sulla scuola italiana, ho pensato che fosse una splendida occasione di tirare il filo dei tanti bei post, tanti pensieri, e spunti di riflessione.
Poi mi sono bloccata.
Rendendomi conto che non era possibile fare sintesi.

Allora provo a restituire alcuni pensieri nati prima, durante e dopo quella giornata …

In Italia, non so all’estero, quando si parla di scuola (e non solo) sembra di dover affrontare logica di schieramento, di confronto tra pro o contro: Scuola Pubblica o privata, modello italiano o modello straniero, buono o brutto, genitori o insegnanti.
Inoltre da un paio di anni si aggiunge la percezione di un attacco (vedi Riforma Gelmini etc) alla scuola intesa come scuola pubblica, cui si vanno aggiungendo i vari tagli ai finanziamenti, che si percepiscono e pesano “a macchia di leopardo”. Ci sono scuole con 40 alunni e dove si sta senza banchi, o scuole dove basta che i genitori portino un pacco di carta igienica. Ci sono scuole che hanno mille progetti, e scuole depresse e deprimenti. Insomma scuola come terreno di scontro.

Ma la giornata, nel suo inizio, voleva evocare la scuola nel suo essere davvero di tutti, scavalcando le differenze tra scuola pubblica e scuola privata; sfuggendo ancora una volta tanto alla dicotomia politica, che a quella mediatica; per arrivare a raffigurare la percezione che si ha della scuola come luogo di formazione, di cultura, di crescita ed incontro.

Credo che sia stata proprio la pluralità di voci raccolte il 12 Aprile 2011, che riportano voci e pensieri alle volte dissonanti, altre volte convergenti, a dichiarare che la scuola è prima di tutto complessità, e che quindi ha necessità di una pluralità di voci, parole, pensieri, confronti, e incontri.

la scuola è prima di tutto complessità, e quindi ha necessità di una pluralità di voci

Fra le tante immagini che ho accumulato sulla scuola c’è la asimmetria tra la scuola entusiasticamente raccontata da mio padre e mia madre, e quella che vivo oggi come professionista che incontra la scuola, come genitore rappresentate di classe nella scuola media, come madre di un piccolina inserita alla scuola dell’infanzia.

Per i miei genitori ci fu (per la prima volta negli anni 70) il primo incontro tra scuola e famiglie, con i primi consigli delegati. Le storie che mi hanno offerto raccontano di come i genitori entrassero in una scuola per pensarla insieme ai docenti. Per noi figli fu una esperienza formativa, che veniva dal vedere come gli adulti pensassero e parlassero tra loro, per noi, ponendosi su un fronte comune.

Oggi la scuola, con cui mi confronto, non è così, e genitori – miei simili – non si sentono così. Ci sono due fronti (docenti/famiglie), che a volte si incolpano reciprocamente di torti ed errori, in parte veri, ma sono indicativi di un mancato dialogo.
La scuola sembra un fatto individuale e privato, tra il docente e la famiglia, implicati in un gioco testa a testa.

Eppure è una mia impressione (e la giornata del blogging sulla scuola italiana mi conforta nei numeri) che la scuola sia invece molto pensata e desiderata, sia un atto culturale, e collettivo, e debba esistere nella testa di tutti come un progetto comune, una co-progettazione, che investe i nostri figli e quelli altrui.

un progetto comune, una co-progettazione, che investe i nostri figli e quelli altrui
Gli insegnanti blogger che hanno scritto non mi pare si sentano solo fornitori di contenuti ma co-responsabili e co-formatori di una cultura condivisa, di un patrimonio civile, di un futuro che ci riguarda ed appartiene.

Se la scuola è davvero questo, e se noi genitori non riprendiamo il dialogo e l’incontro, se non portiamo alla scuola il bisogno forte di cultura, e se la scuola non ci impegna, ci chiede con chiarezza di farlo… mettiamo in difficoltà non solo il futuro dei figli, non solo dei nostri, ma anche del nostro futuro. Se la scuola non produce cultura, non produce nemmeno idee di futuro.

Rileggendomi ora, e me ne scuso, mi sembrano solo chiacchiere molto ideologizzate e tanto appassionate.
Ma la scuola, quella che ho vissuto “da alunna” mi ha mostrato ciò che non riesce più a succedere nella scuola che vivo “da genitore”, ossia quella costruzione comune che tanto mi ha dato come persona, come donna, come cittadina.

Se è quella la natura rivoluzionaria della scuola, è inutile quindi intestardirmi e irritarmi su valutazioni e giudizi, dilaniarmi tra ciò che pubblico e privato, tra buono e cattivo, tra genitori e docenti, allora significa ri-partire dal bisogno di scuola che viviamo. Un bisogno di scuola come cultura a 360° e come luogo e tempo per un “incontro tra cultura e famiglia”. (Che è il motto di una ottima scuola pubblica dell’hinterland milanese, impegnata in una notevole opera di integrazione multi-culturale).

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3 COMMENTI

  1. Noi abbiamo iniziato 3 settimane fa. Io dalla scuola ho avuto tanto, di tutto… Tanto tanto tanto alle elementari, preparazione, cultura, affetto, comprensione, allegria, severità, tutto quello che la scuola dovrebbe avere, tutto insieme. Non ho un ricordo negativo che sia uno… Ricordo insegnanti fermi ma dolci, ricordo quanto quello che ho imparato me lo sono portata dietro, quanto ha reso, ricordo le risate e le interrogazioni, a volte mi chiedo se sono io che ho tenuto solo il buono.

    POi sono cresciuta, e dalla scuola ho avuto anche il resto. Delusioni e amarezza… Forse è un’impressione mia, ma più sono andata avanti, meno avevo… come se il meglio sia alla base, e poi finito. Più distacco alle medie, ma non è solo il rapporto umano, meno entusiasmo, meno impegno, più “sono qui per insegnarti, se vuoi imparare ascolta sennò cose tue”. I prof parlavano noi ascoltavamo. Fine rapporto.

    Alle superiori peggio che mai. Ho avuto un paio di professori fantastici, quelli che hanno gli occhi che brillano, che parlano e ti sembrano in un altro mondo, quelli che ti fanno emozionare, quello che ci ha portato fuori e ci ha detto “sentite? Qui c’è la storia” e in un’ora ho sentito quante cose erano passate proprio lì sotto i miei piedi, pelle d’oca e voglia, anzi sete di imparare.

    Ma sono stati due. Per gli altri era chiaro “per avere lo stipendio devo stare qui, se non mi date fastidio andiamo d’accordo, sennò problemi vostri”. Rapporto? Si, a chi disturba meno.

    Ecco, ora ha iniziato mia figlia e non sapevo cosa aspettarmi. Ho trovato tanto, molto più di quel che speravo. Ho trovato maestre che sanno giocare e far ridere, che sanno punire e sgridare, ma anche premiare e consolare, che suonano la chitarra, che cercano i maghi del silenzio, che fanno scrivere tanto e raccontano ancora di più. Sono contenta, molto contenta, di tutte e 4 le maestre con cui mia figlia passerà i prossimi 5 anni. E considerato quanto sono polemica non è poco…

    Ma qualcosa manca. Il dialogo ecco… Sono 3 settimane che ho tante domande da fare… O tante cose che vorrei sentirmi dire. Ho già bisogno di un colloquio, per sapere cosa fanno loro quando mia figlia piange in classe (io sono contenta, lei un po’ meno…), per sapere come valutano, avrei voluto che mi dicessero prima che stavano per cambiare le classi (hanno spostato molti bimbi da una prima all’altra, ma l’ho saputo a cose fatte da mia figlia, anche se la possibilità ce l’avevano preventivata), avrei voluto fossero loro a dirci che da lunedì si passa ai voti (da uno a 10) invece dei giudizi (brava, bravissima & co). Vorrei sapere cosa pensano, perché di quei cambiamenti delle classi, insomma, forse sono piccolezze, ma vorrei ci fosse un dialogo, uno scambio, un qualcosa che unisce genitori e maestre. Poi mi rendo conto che è difficile… ma almeno qualche comunicazione sul diario, boh, non so…

    Forse sono solo romantica io. Che aspetto la prossima riunione, sperando che ce ne sia una, per sapere anche dall’altra parte cosa si pensa, cosa vogliono fare, cosa vedono…

  2. Io mi sono avvicinata alla scuola da genitore con grande entusiasmo, proprio perchè sono una persona che dalla scuola come studente aveva ricevuto molto.
    Devo ammetterlo, sono delusa. Delusa dalla mancanza di un progetto e dall’atteggiamento di difesa del proprio orticello che ho incontrato.
    Mi manca il dialogo, come tu dici Monica. Mi manca la possibilità di confronto, di parlare di educazione e cultura, piuttosto che di orario o carta igienica o troppi compiti.
    Eppure il disagio più grande lo provo nei confronti degli altri genitori. A volte anche degli insegnanti, ma lì un barlume, lo colgo.

    La “nostra” Silvietta, in questi giorni, ci sta proponendo una sua idea più concreta di dialogo, magari organizzandolo in una piazza di discussione in rete, sui temi concreti della vita scolastica. Forse dobbiamo dar corpo a queste occasioni di incontro, e sappiamo che nella rete possono crearsi, magari rendendole un luogo permanente, per far riprendere il dialogo.
    Io sento il bisogno di parlare di scuola e con la scuola.

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