La vita è una ruota

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Goditeli!
La voce chiara si erge al di sopra delle altre migliaia della confusione che vige nella mia postazione di madre ancora fresca di produzione. Percepisco che viene dall’alto e sollevo lo sguardo appena, quanto basta per non perdere di vista la situazione, ché qua va tenuto tutto sotto controllo. Capisco che viene da parecchi piani più sopra, non saprei dire quanti, ma devono essere tanti, visto che non distinguo molto cosa succede lassù.

Cazzo ne sai. E’ la risposta immediata, ma non la posso dire, né mandare a dire.

Mi giro a sistemare il ciuccio del pupo. Cazzo ne sai del casino della mia vita. Del fatto che questo non dorme MAI. Dello sfinimento di mandare avanti un giorno dopo l’altro. Dell’angoscia di non essere adeguata: gli ho dato il ciuccio, avevo giurato prima non l’avrei mai fatto. Prima, quando le giornate passavano a leggere DI lui, non A lui. Ma è l’unico modo per farlo dormire, e io DEVO fare in modo che dorma, o non arrivo viva al suo primo compleanno. O non arriva vivo lui.

Cazzo ne sai della solitudine infinita che mi sta distruggendo, della personalità mia che mi pare cambiata, mi sento parlare, ascolto i miei pensieri, e non li riconosco. Della serie chi è questa aliena che si è impossessata di me. Non riesco molto a vedere da dove mi stai parlando, tutti questi vetri in mezzo fanno perdere la messa a fuoco, ma mi pare tutto molto luminoso dai piani alti, scommetto che stai seduta sul divano a leggere un libro. Sai quanti CAZZO di mesi sono che non mi siedo a leggere un libro, giusto per il gusto di farlo? Che l’unica cosa che leggo sono o manuali di svezzamento o libri di filastrocche. E io ODIO le filastrocche. Scommetto che non ci sei mai stata quaggiù. O se c’eri, c’avrai avuto un sacco di aiuti, madri, suocere e sorelle che ti tenevano il pupo a turno. Qua invece non ci sta un cane, baby. All by myyyseeeeelf.

Seguire il flusso gente! Seguire il flusso!

Ci arrampichiamo tutti in fila su questa immensa scala a vetri che si inerpica a spirale, passo dopo passo.  Non si vede la fine, non si vede quasi più l’inizio. A volte chiacchieriamo con chi fa un pezzo di strada con noi, a volte cerchiamo di distinguere attraverso i vari piani a vetro cosa sta accadendo nelle altre rampe. Ma come fanno tutti i genitori a convivere con la consapevolezza di aver generato tanta bellezza? Perché deve essere per forza l’unico al mondo, questo qui, a parlare in questo modo, a sorridere in questo modo, a fare le faccette in questo modo, il primo al mondo ad aver camminato in questo modo buffo, il primo al mondo ad aver assaggiato la pizza ridendo. Che quando la senti quella risata ti pare che tutte le particelle di tutto l’universo saltellino all’unisono, nello stesso istante in cui il tuo cuore perde un battito.

Seguire il flusso, gente, seguire il flusso!

Qui invece siamo alle prime paturnie. Oddio, prime. Alle paturnie “vere”. La scuola, le prime arrabbiature serie: e sarà felice? E avrà amici? E si sentirà tranquillo mentre è in classe? Devo aiutarlo con i primi compiti o no? Le quintalate di materiale che leggo online, le quintalate di discussioni sui gruppi genitoriali, per zittire la coscienza, per attivarla, per confrontarla, per coccolarla. Questa è l’età più bella, dicono. Dice, per essere precisi, sempre quella voce là che viene da sopra, quel “Goditeli!” che ogni si sente ancora ogni tanto dall’alto. I see the point, ma lo sfinimento delle infinite contrattazioni. Per. Ogni. Cosa. E sempre quella tremenda sensazione di non essere all’altezza.

Seguire il flusso, gente, seguire il flusso!

Porca miseria stamattina lo avrei appiccicato al muro, ma che razza di rispostacce che tira fuori, ma da dove escono ‘ste cose. Dicono che è la i-Generation, ma boh. E si e si, certo, il cervello che non è sviluppato, e la consapevolezza che manca, e non sarà completamente maturo prima di tot anni (ma tu vedi chi lo avrebbe mai detto che mi facevo sta cultura, ma una laurea ad honorem ma me la danno o no) ma come cavolo si fa a vedersi davanti un coso grande e grosso eppure trattarlo come se non lo fosse, grande e grosso. Vabe’ fammi muovere va che c’ho un sacco da fare, organizziamoci per la giornata va, intanto controllo gli appuntamenti sull’autobus. Uh, il museo rimette la mostra sugli egizi per le feste, carina. Dobbiamo… ma che cazzo dico, mo’ lo porto alla mostra sugli egizi, proprio proprio. Mi è rimasto, oh, il collegamento automatico, vedo qualcosa e penso a come raccontargliela. La scala a vetri sotto di me è lastricata di tutte le cose che avrei voluto fare e raccontare e dire. Ma bisogna proseguire, camminare, salire, arrivare ai piani alti.

Seguire il flusso, gente, seguire il flusso!

Cazzo di angoscia che mi prende a volte, oh. E i professori, e gli amici, e quegli occhi cupi a volte che non so che hanno dietro. Che cozzano con le guance sempre tonde e i capelli che profumano di polvere. Ma non li leggo quegli occhi a volte. E certo è normale anche questo, che non vogliano agganciarsi ai miei, e che mi devo mordere la lingua. Non è tanto non esser più al centro, che tanto quanto, è il rendersi conto non di essere, al momento, in grado di dire LA cosa, quella che regala a quegli occhi la quiete. Proseguiamo, gradino dopo gradino, arriviamo ancora più sopra, dicono che sopra ci sia aria diversa, dicono che piangere sulla spalla dei tuoi figli sia un momento sublime, alfine. Ma non ci voglio pensare. Né al dopo, e manco all’oggi, e a questa rampa qua, che mi pare talmente pesante.

Seguire il flusso, gente, seguire il flusso!

Con la coda dell’occhio intravvedo tanti tanti TANTI piani più sotto qualcosa che si muove. E’ un momento speciale, è un momento in cui le particelle dell’universo stanno saltellando all’unisono, e un cuore perde un battito. Vedo, certo, vedo tanta fatica, tanto dolore, tanta ansia, tanta rabbia, certo, certo che la vedo. Vorrei tanto dirle qualcosa, e lo so che non ha tempo, lei, laggiù, lo so che sta combattendo la sua battaglia, lo so che sta pianificando e studiando e ponderando, vorrei dirle che va tutto bene, che sta facendo un lavoro pazzesco, che non deve preoccuparsi, che è bellissimo avere il superpotere di dire LA cosa, che fa addormentare due occhi, o che li fa brillare. L’angoscia mi chiude la gola, i rimpianti, i rimorsi, mi fanno perdere lucidità, come si fa a dirglielo in una parola? Mi aggrappo alla ringhiera e mi sporgo, col cervello in pappa dico l’unica cosa, cretina, che mi viene in mente.

“Goditeli!”

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4 COMMENTI

  1. a me questo monito (“goditeli” poi rimpiangerai questi anni” ” i figli poi cresceranno e ti mancheranno”) è stato detto tante volte, quando ero in difficoltà, e sinceramente mi ha un po’ stranita….e non mi ha confortata affatto. anzi. mi ha suonato come un appello al senso di colpa. perchè non è questione di non goderseli ma semplicemente di arrancare sotto quello che è il riovescio della medaglia. la fatica. il dubbio. la difficoltà. A me questo “goditeli” sa tanto di consiglio da persone che hanno rimpianti o romorsi, cosa che non sento appartenermi.

    • @primearmi, grazie per aver colto in pieno il sentimento di questo post. Aggiungo che però la vita mi ha insegnato il mai dire mai, e a considerare che certi sentimenti siano semplicemente parte di ognuno di noi, parte della nostra evoluzione di esseri umani, e che dobbiamo abbracciarli e trovare loro un posto e uno spazio

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