La spesa a Km 0

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Quest’anno ho scoperto che è possibile mangiare improbabili ciliegie alla fine del pranzo di Natale!
Ma, che io sappia, è anche possibile mangiare zucchine e pomodori in estate, zucca in autunno, broccoli in inverno e fagiolini in primavera…
Insomma, tutto sta nel decidere quanti chilometri dovrà percorrere il vostro cibo!
Vi confesso che io ho una passione sfrenata per la frutta che ha il sapore di frutta e per le verdure belle fresche e dall’aspetto vivace. Un modo per mangiarmi queste cose al loro meglio, sta nel comprarle da qualcuno che le produca da queste parti.
La carne la compro nel punto vendita di un’azienda che alleva nelle Marche e in Abruzzo, mentre frutta e verdura, quando non sono proprio di corsa, in un banco che ha solo prodotti coltivati nella campagna romana. Per il latte, scelgo quello della centrale che assicura la raccolta nel solo agro romano e che ha lo stabilimento di produzione solo qui vicino.
Nei mercati rionali delle città, ed ancor di più nei mercati dei piccoli centri, ci sono sempre banchi di rivenditori di frutta, verdura, formaggi, salumi e carni prodotti in proprio o comunque nel territorio. Su questi banchi troverete la produzione del vostro territorio e della stagione in corso.
Con un po’ d’occhio anche nei supermercati si possono scegliere quei prodotti che riportano sul cartellino la provenienza dalla vostra o dalle regioni limitrofe, dato che sempre più spesso si trova non solo l’indicazione di produzione “Italia”, ma anche quella della regione o, addirittura, del Comune, se è nelle vicinanze ed è particolarmente noto per quuella produzione (l’ho trovato nel mio supermercato di fiducia).
Questo ha dei vantaggi innegabili.
Prima di tutto i prodotti sono più freschi perchè non viaggiano lungamente stipati in cassette e vengono raccolti molto più vicini al momento della maturazione e non in anticipo, quando sono ancora acerbi.

i prodotti sono più freschi perchè non viaggiano lungamente stipati in cassette

Poi sono prodotti legati alle vostre tradizioni culinarie, perchè propri del territorio in cui vivete, e vi danno la possibilità di riscoprire i preziosi sapori non standardizzati e di insegnarli ai vostri bambini.
I prodotti alimentari che non viaggiano, non “consumano” carburante e quindi inquinano meno: basta il furgone che li porta dai campi della vostra regione al mercato, non serve davvero l’aereo o i tir che li scarrozzano su e giù per l’Europa.
non "consumano" carburante e quindi inquinano meno

Consumando prodotti delle vostre zone, con buona probabilità acquisterete da aziende medio-piccole, radicate sul territorio, legate a tradizioni familiari: quelle aziende agricole e zootecniche che, pur offrendo la qualità maggiore, stanno soffrendo della diminuzione dei prezzi all’ingrosso (che mai si ripercuote sui prezzi al minuto) e che possono differenziarsi dalla grande produzione solo offrendo prodotti di eccellenza.
Insomma, realizzando un comportamento ecologicamente corretto, potrete beneficiare di qualità per i vostri alimenti.
Dato che, da genitori, si sviluppa sempre una maggiore attenzione per la propria spesa, non trascuriamo questo aspetto, per offrire ai bambini degli alimenti sani. Anche per chi non è un fanatico della spesa “bio”, quello di consumare prodotti del territorio è un modo per garantirsi sempre una qualità maggiore.
Leggete però questo articolo e, di conseguenza, premiate tutti i rivenditori che sono in regola con le informazioni che vi offrono.
Cercate nelle vostre zone dei Mercati contadini, dove si vendono prodotti direttamente da coltivatori ed allevatori.
Il Comune di Roma, insieme alla Camera di Commercio, per esempio, ha creato l’Albo dei produttori agricoli in vendita diretta per consentire ai produttori di distinguersi nel mercati rionali, con appositi marchi.
Insomma, impariamo tutti a scegliere, per far mangiare meglio i nostri bambini e per far consumare meno chilometri al nostro cibo.

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11 COMMENTI

  1. ciao,
    bel post…Se ne parla parecchio, in giro, di consumare verdure a km 0, ma poi capita che, a fronte dei piccoli sforzi quotidiani della famiglia, ci si trova di fronte a scelte che coinvolgono centinaia di consumatori alla volta, come nel caso delle mense scolastiche, e così il nostro piccolo contributo viene totalmente vanificato.
    Un esempio l’ho citato nel mio post di ieri (http://linsalataeranellorto.myblog.it/archive/2010/01/07/il-nostro-orto-2009.html), legato al piccolo progetto orticolo mio e di mia figlia, e al fatto che alla mensa, ieri, servivano i fagiolini!
    ciao elena

  2. In effetti la distribuzione, con trasporti quasi interamente su gomma, quindi costosi ed inquinanti, fa le regole del mercato: consumare prodotti di piccoli imprenditori agricoli, comprando direttamente da loro o con un minimo passaggio (come la cooperativa che vende in cassette di cui parla Mammanews) consente di far arrivare i nostri soldi agli agricoltori, che spesso hanno margini di guadagno minimi.

  3. In effetti Roma ha tanti difetti ma in quanto a mercati l’offerta è veramente ottima. Io abito vicino al mercato di Val Melaina e molti banchi offrono prodotti del Lazio. In generale i prezzi sono molto bassi anche per prodotti che arrivano da altre regioni, se li confronto a quelli di Venezia, mia città di origine, la differenza è abissale! E poi il sapore è diverso, c’è poco da fare…
    Una cosa che mi è capitata è di trovare qui prodotti veneti meno cari che a Venezia, è assurdo, scusate ma penso che la catena distribuzione sia spesso una vera e propria mafia!
    Lorenza

  4. ciao a tutte. noi abitiamo a Napoli e abbiamo scoperto la Biocassetta: praticamente una rete di coltivatori diretti coltiva e produce solo prodotti di stagione e una cooperativa si occupa di realizzare cassette di ortaggi e frutta (ma anche prodotti tipici locali) e di distribuirla in vari punti della città. esiste senz’altro in tante altre parti d’Italia, ma se qualcuna ha bisogno dei contatti a Napoli sono qui 😉
    spesa a impatto zero e sostegno all’agricoltura del territorio

  5. ebbè, Clara, per forza! quelli sarebbero terribili se fossero fatti in Italia! basta che il cibo etnico non siano i faiolini provenienti dal Burkina Faso che c’erano oggi al supermercato!!!
    secondo me con un mercato a disposizione e con venditori di fiducia si può evitare il GAS.

  6. noi facciamo la spesa di frutta e verdura al mercato. cerchiamo di comprare solo prodotti di stagione e che provengano dall’italia, ma nessuno ci garantisce che l’indicazione sull’etichetta sia davvero vera. un po’ ci dobbiamo fidare. vorremmo iscriverci ad un GAS, gruppo solidale d’acquisto, ma purtroppo non abbiamo molto tempo da dedicare. quindi non abbiamo ancora deciso davvero.
    tuttavia ci piace mangiare anche cibi etnici equelli necessariamente vengono dall’estero.

  7. sono ormai 4 anni che faccio parte di un GAS ed è tutta un’altra cosa! ovviamente bisogna rinunciare a una certa varietà, soprattutto d’inverno, però ne guadagna il sapore e quando finalmente è tempo di melanzane, le si gusta diversamente (il valore dell’attesa…). Si imparano ricette nuove, perchè il cavolfiore lessato dopo un po’ stufa … Come ha detto Gloria però bisogna avere tempo oppure una organizzazione un po’ svizzera.

  8. Io da qualche settimana mi sono iscritta a un GAS (gruppo di acquisto solidale) di un’azienda che produce vicino a Torino. Non essendo una grande azienda non ha molta scelta sulla frutta, ma per la verdura c’è abbastanza scelta.
    Decisamente un’altra cosa mangiare verdura che ha sapore! E’ innegabile però che per avere uno stile di vita eco-compatibile serve tempo. E’ molto più comodo comprare la verdura nel supermercato dove si acquistano anche gli altri prodotti per la casa, magari in settimana dopo l’orario di lavoro. Ma qui anche i supermercati cominciano ad avere una politica più rivolta all’ecologico. In alcuni per esempio è possibile acquistare detersivi sfusi ecologici e depositare la plastica delle bottiglie ricavandoci buoni-sconto da utilizzare per la spesa.
    Cominciano anche a prosperare i negozi dove si può comprare pasta e altri alimenti a peso, così si evita di riempire il mondo di imballaggi.
    La strada per la perfezione è ancora lunga, ma l’importante è aver cominciato!

  9. Ma Caia, quelle sono prelibatezze sacrosante!!!!
    Mi sembra giusto, comunque, che ci siano produzioni che vengono vendute in tutta Italia: arance dalla Sicilia, mele dal Trentino e via dicendo. In fondo sono prodotti di eccellenza che meritano l’esportazione in tutto il mondo e che muovono la nostra economia.
    Sugli ortaggi, però, si può scegliere la produzione locale.
    Alessandra, grazie della segnalazione. Nei mercarti romani i banchi iscritti all’Albo dei produttori agricoli in vendita diretta, sono segnalati da un apposito cartello con un marchio.

  10. si si
    son d’accordo!!!
    io ho un ortolano di fiducia al mercato di piazza vittorio e ho imparato a gustare l’attesa dei prodotti di stagione, che secondo me è anche un modo per trasmettere ai bambini il disvalore del tuttoesubito (ampliando la questione dei regali di natale che non li aspetta quasi più nessuno come li aspettavamo noi, perché tanto non appena i desideri si formulano vengono già esauditi da genitori e nonni, va be’…)
    e poi gli unici vezzi a km 600 sono i carichi dalla puglia che mi portano i miei quando arrivano in auto, ma se si considera quel carburante avrebbe inquinato comunque per portare loro qui, vuoi andare per il sottile e negarti l’origano buono o i pomodori seccati al sole dalla mamma?!?!?!?
    😀

  11. Per chi abitasse dalla parti di pzza Bologna, a Roma, segnalo che al mercato di via Catania, nel corridoio “principale”, ci sono mamma e figlia che vendono i prodotti di stagione e della loro terra (sono di Palombara Sabina: e espongono un cartello che consente di riconoscerle) a prezzi straragionevoli e con una gentilezza che già solo quella basterebbe!

    Fanno anche un olio meraviglioso (sinora l’unico che piace a quella Puzzola di mia figlia): 8 €/l: non direi che è caro, no?

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