La nanna secondo Tracy Hogg

211

Se l’idea di dormire tutti nel lettone per anni non fa per voi, e il metodo descritto dal Dott. Estivill (o metodo Feber o del controlled crying) vi sembra crudele o per lo meno troppo rigido, benvenuti nel club dei genitori alla ricerca della sana via di mezzo. Dopo una rapida analisi delle esigenze personali di ciascun membro della famiglia, abbiamo fin dall’inizio chiarito con noi stessi e con il Vikingo che a ognuno spetta il suo letto. Uno proprio spazio in cui sentirsi al sicuro, riposarsi e dormire quelle ore necessarie a vivere meglio durante il giorno. Dopo aver letto vari libri sull’argomento, abbiamo deciso di seguire quello di Tracy Hogg nel suo libro Il linguaggio segreto dei neonati(in realtà il libro non parla solo di sonno, ma è una guida completa anche per allattamento e molto altro). E’ un metodo facilmente adattabile ad ogni tipo di bambino, tiene conto delle esigenze del genitore che vive nella società moderna, ed è “ragionevole”.

Anzi più che un metodo, oserei dire che è una guida per il genitore che vuole insegnare a dormire al suo bambino in modo indipendente. Ma è anche una guida per capire come dormono i bambini. Perchè per quanto sia difficile crederlo, tutti i bambini passano delle fasi per l’addormentamento che vengono descritte con precisione nel libro.
L’autrice li chiama I tre stadi del sonno, e si possono riassumere più o meno così.
1. L’attimo. Quando il bambino inizia ad avere sonno, sbadiglia. Proprio come noi. Qui Tracy Hogg suggerisce di cogliere l’attimo e di mettere il bambino a letto, al più tardi al terzo sbadiglio. Se non si fa, allora il bambino inizierà a piangere, evitando di passare alla seconda fase.
2. La zona. Il bambino assume uno sguardo fisso, verso un punto lontano non definito, che lei definisce sguardo delle mille miglia. Questa fase dura 3 o 4 minuti.
3. Lasciarsi andare. Il bambino si comporta con un viaggiatore in treno che si sta per addormentare. Si appisola e la testa gli cade da un lato. Quindi riapre gli occhi per qualche secondo, poi si appisola di nuovo e la testa gli cade di nuovo svegliandolo. Riapre gli occhi e così via per 4 o 5 volte prima di addormentarsi completamente.

Se osservate il vostro neonato quando si sta addormentando vi accorgerete che la descrizione è assolutamente accurata. Ci si rende immediatamente conto che se non si riconoscono le 3 fasi, è facile che si facciano delle azioni che impediscano l’addormentamento. La prima fase, quella degli sbadigli, potrebbe essere molto breve per un bambino molto sensibile agli stimoli visivi, e c’è un forte rischio di perdersela. Quando poi si sta nella fase del ciondolamento della testa, i continui risvegli potrebbero essere presi per una difficoltà ad addormentarsi invece che per delle fasi necessarie all’addormentamento. Se interveniamo ad esempio infilandogli il ciuccio in bocca, o prendendolo in braccio rischiamo facilmente di ottenere la reazione opposta, impedendogli di addormentarsi invece di aiutarlo. Per quanto tutti i neonati passano queste fasi, ci sono delle differenze a seconda del temperamento del bambino. I bambini più tranquilli potrebbero avere una prima fase di sbadigli sufficientemente lunga , e si può attendere più a lungo prima di metterli a letto senza rischiare che inizino a piangere. Potrebbe anche verificarsi che un neonato del genere riesca ad addormentarsi da solo in un ambiente pieno di stimoli e luci, in quanto è perfettamente in grado di isolarsi. Al contrario un bambino molto vivace potrebbe sbadigliare solo un paio di volte, ed entrare in crisi velocemente, iniziando a piangere in modo convulso sbarrando gli occhi e agitando le braccia. Per questo tipo di neonati è ancora più importante cogliere l’attimo, e interrompere gli stimoli visivi. Questo è il tipo di neonato che non si addormenterà mai in una salotto pieno di gente.

Insomma conoscere questi 3 stadi dell’addormentamento non è sufficiente. Dovete conoscere anche chi è il vostro bambino. Sapere quali sono i suoi ritmi è un aiuto incredibile. Come ho suggerito nel post Le regole base di un buon sonno, provate a tenere un diario in cui annotate tutti gli orari di sveglia e addormentamento per qualche giorno. Questo vi servirà come riferimento.

Potete aspettare di entrare nella fase degli sbadigli oppure iniziare un pò prima se il vostro bambino è molto vivace e rischiate di perdere il momento. Qualsiasi tipologia sia il vostro bambino, seguite una routine che dica al bambino che ci si sta preparando ad andare a letto.

  • Per un neonato basteranno pochi minuti: cambio pannolino, pigiamino, si tirano le tende, lo si mette nella culla e si canta una ninna nanna. O qualsiasi cosa vogliate voi, purchè sia sempre la stessa routine. Un consiglio, se cantate una ninna nanna, sceglietene una che vi piace veramente, io sono già 3 anni che la canto! Lo scopo è quello di calmarli, e non di farli addormentare. Se vedete che il neonato è entrato già nella seconda fase, quella dello sguardo fisso, è arrivato il momento di smettere le coccole e qualsiasi altra attività rilassante che avevato intrapreso. All’inizio della terza fase, quella del ciondolamento, mettelo nel lettino dicendo una frase tipo “ora ti metto nel tuo lettino, così potrai riposare bene” o qualsiasi altra frase il vostro senso materno o paterno possa suggerirvi.
  • E’ possibile e probabile che il bambino abbia un sobbalzo. Dopotutto sta nella terza fase quindi è normale. Provate a vedere se si riaddormenta da solo senza il vostro intervento. Se non lo fa, potete provare a calmarlo dandogli pacche leggere al centro della schiena e sussurrando “shh shhh!”. Provate a non prenderlo in braccio a meno che non stia piangendo.
  • Se si calma, si spenge la luce e si esce dalla stanza. A questo punto molti neonati sono in grado di addormentarsi da soli, seguendo gli ultimi stadi descritti sopra.

Questa è la teoria. E funziona anche molto bene per moltissimi bambini. Ma sappiamo bene che altrettanto spesso le cose non vanno come dovrebbero andare. Nel caso in cui non riconosciamo i segnali della prima fase ad esempio, il bambino portebbe essere troppo stimolato per addormentarsi, e il pianto è il suo modo per isolarsi. Ecco quindi alcuni consigli su come agire quando le cose non vanno secondo le aspettative.

Prendetelo in braccio, e senza cullarlo, sussurrategli nell’orecchio con voce decisa “va tutto bene! Mamma (o papà) è qui. Dobbiamo imparare ad addormentarci da soli. Ora ti insegno come si fa.” Aspettate che il bambino smetta di piangere e poi mettetelo subito nel lettino. Ma come si fa a farlo smettere di piangere senza cullarlo? Tracy Hogg sostiene che gli si possono dare delle leggere pacche al centro della schiena, mentre si emette un suono sussurrante “shh shhh!” vicino all’orecchio del bambino. Non dentro l’orecchio! Lo sh sh sh deve essere appena più forte del volume del suo pianto. Pacche ritmate sulla schiena e shh shh nell’orecchio sono una specie di miracolo. Il neonato non è in grado si sostenere più di 2 stimoli alla volta. Se ci aggiunge il terzo, cioè il suo pianto, non ce la fa. Quindi è costretto a smettere di piangere. Voi a quel punto lo rimettete nel lettino, magari un pò di lato, e continuate a dare pacche e a fare sh shh per un pochino. Prima che si addormenti del tutto, smettete, e uscite dalla stanza.

Tutto questo è solo un assaggio della ricchezza descrittiva del linguaggio dei neonati proprio del libro di Tracy Hogg. Ci sono descrizioni del linguaggio corporeo a seconda dell’età del neonato che lasciano a bocca aperta quando si riconoscono nel proprio frugoletto. I consigli pratici sono moltissimi, e si adattano ad ogni tipo di bambino, perchè partono sempre dall’osservazione del bambino, e non dall’assumere che un comportamento sia giusto a priori. Della stessa autrice ci sono almeno altri due libri (disponibili solo in inglese) che vanno a completare il primo, e che sono utili nel caso in cui le cose non funzionino a dovere: The Baby Whisperer Solves All Your Problems per il primi mesi, e

Secrets of the Baby Whisperer for Toddlers per bimbi un pò più grandicelli. Sono ricchi di suggerimenti estremamente utili ed esempi di come lei sia riuscita a risolvere casi più o meno difficili. Ma la cosa più importante di tutta la filosofia di Tracy Hogg, è che i suoi libri insegnano al genitore a fermarsi ad osservare il bambino prima di agire, per capire quale è il problema, come è iniziato, e quindi riuscire a trovare la strategia più utile per risolverlo. Un atteggiamento che penso possa tornare utile per moltissimo tempo.

Se ti fosse venuta voglia di leggere questo libro, compralo utilizzando uno di questi link e aiuterai questo sito a crescere:
The Baby Whisperer Solves All Your Problems

Ti potrebbe anche interessare Il linguaggio segreto dei neonati:
inMondadori.it
lafeltrinelli.it

Il linguaggio segreto dei bambini – da 1 a 3 anni

O l’e-book di genitoricrescono sul sonno dei bambini.

Prova a leggere anche:

211 COMMENTI

  1. È appena uscito un nuovo libro, di Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale, che si chiama “i cuccioli non dormono da soli”. È il suo secondo libro dopo “e se poi prende il vizio?”. Lei è davvero fantastica!

  2. Mi spiace, ma a me proprio questi metodi americani non piacciono. Io non sono una di quelle mamme apprensive e continuamente addosso ai propri figli. Anzi, al contrario sono molto propensa ad abituarli presto all’autonomia. Non sono neanche una mamma che ha cullato i propri figli in piedi, andando avanti e indietro finché non si addotmentano. I primi mesi può essere piacevole, ma come si fa quando cominciano a essere più pesanti? Ma dall’altro lato non sono mai riuscita a metterli nella villa da solo e andare via. Proprio non ce la faccio. Mi sembra crudele. I bimbi hanno bisogno di contatto, di coccole,di conforto. Il sonno è un momento terribile. È il momento di distacco dalla cosa che amano di più : la mamma. Allora perché non renderglielo meno traumatico? Io li metto nel lettino mi metto accanto a loro, è canto una canzoncina. Ora che la grande ha 4 anni le racconto una breve storiella, preghierina e nanna. Ma resto con loro finché non dormono. È se la notte di sveglia è viene nel lettone la accompagno a letto e resto con lei finché non du riaddormenta. Mi sembra un metodo più dolce ma non stancante per la mamma.

    • Mi spiace, ma a me proprio questi metodi americani non piacciono. Io non sono una di quelle mamme apprensive e continuamente addosso ai propri figli. Anzi, al contrario sono molto propensa ad abituarli presto all’autonomia. Non sono neanche una mamma che ha cullato i propri figli in piedi, andando avanti e indietro finché non si addotmentano. I primi mesi può essere piacevole, ma come si fa quando cominciano a essere più pesanti? Ma dall’altro lato non sono mai riuscita a metterli nella culla da solo e andare via. Proprio non ce la faccio. Mi sembra crudele. I bimbi hanno bisogno di contatto, di coccole,di conforto. Il sonno è un momento terribile. È il momento di distacco dalla cosa che amano di più : la mamma. Allora perché non renderglielo meno traumatico? Io li metto nel lettino mi metto accanto a loro, e canto una canzoncina. Ora che la grande ha 4 anni le racconto una breve storiella, preghierina e nanna. Ma resto con loro finché non dormono. E se la notte di sveglia è viene nel lettone la accompagno a letto e resto con lei finché non du riaddormenta. Mi sembra un metodo più dolce ma non stancante per la mamma.

  3. Serena e Silvia, ciao 🙂
    torno a farvi visita dopo un bel po’ di tempo.
    Ho a che fare con due bimbe, la grande di tre anni e mezzo e la piccola peste di 18 mesi, tap vivace.
    Il problema è lei, si addormenta bene solo se è SFINITA.
    Ha mostrato il suo temperamento già appena nata, quando urlava come un’aquila se contrastavo il suo dormirmi addosso.
    Adesso è ancora così.
    Il riposino del pomeriggio lo fa, ma casca sfinita, mentre a volte ancora urla come una matta.
    La routine è che la porto nella sua camera, mettiamo il sacco, canzoncina, lei nel frattempo si accascia sulla spalla, coccolino, poi la metto giù e lei protesta, la tiro su solo una volta e poi la rimetto giù. Dopo di che esco. A volte urla da fare tremare i muri.
    Vorrei chiedervi un parere su ime gestire l’addormentamento di una ripa vivace come lei. 🙂 grazie!!

  4. Ciao Serena, sono Stafania, mamma di Tommaso di quasi 4 mesi e Alice di 28 mesi.
    Avevo già scritto circa due anni fa per la prima bimba e devo dire che il metodo di Tracy Hogg circa l’addormentamento ci ha aiutati molto. Infatti Alice era ed è tutt’ora un bimba vivace e all’epoca faceva fatica ad addormentarsi anche in braccio: in questo modo invece in pochi giorni si addormentava nel suo lettino tranquilla. Tommaso invece è un bambino più tranquillo, fino ai due mesi si addormentava nella carrozzina da solo, se si svegliava si guardava un pò intorno e poi si riaddormentava senza tanti problemi, un vero angioletto.Da un mese e mezzo a questa parte invece la maggiorparte delle volte che gli viene sonno invece di rilassarsi come faceva prima si agita parecchio e si rilassa solo in braccio e si addormenta. Io un pò per comodità ma soprattutto perchè in questo caso c’è anche Alice che richiede la sua bella dose di attenzioni (non va al nido ed è casa tutto il giorno con me e Tommaso) lo prendo in braccio e lo faccio addormentare cosi, ma spesso i suoi sonnellini sono brevi (45 minuti guarda caso) e cosi si sveglia e si riaddormenta solo in braccio.
    Ora è giunto il momento di spostarlo nel lettino in camera della sorella (il lettino non ci sta in camera nostra e lui comincia a stare stretto nella carrozzina nella quale è stato fino’ora) e sia per lui che per Alice che di pomeriggio ha bisogno di un adeguato riposo, sto provando a farlo addormentare di nuovo nel suo lettino secondo il metodo Tracy Hogg.
    Il problema però è uno solo: per la gestione dei due piccoli in settimana a volte capita di andare da mia mamma o da mia suocera cosi che mi danno una mano con Alice, le quali hanno un lettino da campeggio nel quale Tommy dorme. Secondo te può essere un problema se le prove di addormentamento le faccio un pò da mia mamma, un pò da mia suocera e la sera a casa? Rischio di farlo confondere? Credo che il punto di forza cn Alice sia stata la costanza durante i primi tempi, costanza purtroppo che in questo caso mi risulta difficile mantenere.
    Grazie mille per il tuo aiuto.
    Stefania

    • @Stefy secondo me non è un problema se il luogo cambia, ma la modalità resta la stessa. A dire il vero secondo me non è nemmeno un problema se la modalità cambia in base al luogo in cui avviene l’addormentamento, Insomma vai tranquilla. L’importante è dargli l’abitudine a dormire, e agire sui punti in cui si può agire, senza stressarsi del resto. In bocca al lupo!

LASCIA UN COMMENTO