La legge sul web

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leggeInternet non è un luogo che ha leggi proprie. Internet è un mezzo e uno spazio in cui vigono le stesse leggi che regolano la nostra vita in ogni ambiente.
Questo era l’incipit dell’altro post sulla prevenzione dell’illegalità in rete e lo copincollo qui perché ci tengo proprio tanto a ribadire questo concetto, che a me sembra abbastanza ovvio, ma che purtroppo vedo contraddetto molto spesso.
Di questo tema si è parlato anche nella tappa di Cagliari di Navigare Sicuri di Telecom Italia e sento di avere ancora qualche argomento da trattare.

Molto spesso si pensa che le espressioni diffuse in genere su internet e ancor di più quelle diffuse tramite il proprio profilo su un social network siano meno impegnative, meno personali e comportino meno responsabilità di quelle manifestate “dal vivo”.

Per esempio, non mi verrebbe mai in mente di insultare pesantemente quella persona guardandola in faccia, perché ho timore delle conseguenze, ma scrivo cose indicibili sul suo conto dalla mia tastiera, dietro il mio monitor, nell’intimità della mia stanzetta.
Non mi metterei mai a sbeffeggiare un amico colto in una situazione imbarazzante, ma se vedo il filmato di quel fatto pubblicato dal bulletto di turno sulla sua bacheca, be’… un “mi piace” ci scappa, è divertente!
Non mi permetterei mai di esprimere commenti razzisti di persona, tra colleghi o compagni di scuola, perché comunque ho amici stranieri e con loro mi trovo bene, ma caspita, quella frase letta e linkata da un gruppo ultranazionalista è proprio una figata e mi fa sembrare un duro, quasi quasi condivido.

E se questo è piuttosto evidente alla maggior parte degli adulti (ehm… ad una discreta parte degli adulti…) può essere poco comprensibile ai più giovani, che sono più impulsivi e meno abituati dall’esperienza a ragionare sulle conseguenze dei loro gesti.

Per questo ci tengo a lasciarvi alcuni spunti di riflessione.

– Da un documento pubblicato sulla pagina facebook della Polizia di Stato: “Reato di diffamazione a mezzo Facebook

– Da un parere legale sul sito La legge per tutti: “Facebook e la diffamazione aggravata

– Da un fatto di cronaca riportato da Il Resto del Carlino: “Vigile urbano razzista su Facebook

Ho scelto dei testi semplici, di facile lettura e con un linguaggio non troppo tecnico. Si tratta solo di esempi, limitati ai social network perché sono mezzi molto usati e dei quali è facilmente sottovalutata la portata.
Perché non li leggiamo tutti insieme ai nostri figli adolescenti?

Quello che siete in rete non è altro da voi: è una parte della vostra vita. Abbiatene cura.

(*foto con licenza cc di vonderavisual)

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2 COMMENTI

  1. Gloria, in questo campo le interpretazioni sono ancora in fieri. Suppongo che potrebbe essere considerata una diffamazione “semplice”, cioè non aggravata dall’equiparazione della diffamazione a mezzo stampa. Quella pubblica è più grave perché più diffusiva. Comunque l’esprimere un contenuto diffamatorio a terzi, anche se sono limitati, integra il reato di cui all’art. 595 c.p.

  2. Grazie Silvia, preziosissimo. Io credo che sia ancora tanto difficile non dissociare il vero se stesso da quello che naviga dietro allo schermo, abbiamo ancora l’illusione dell’anonimità, poca coscienza che dall’altra parte in effetti ci siano persone proprio vere come noi, e la scarsa percezione che il pubblico dall’altra parte è davvero vasto e che ciò che scriviamo è quasi sempre indelebile. Io faccio fatica, dico la verità, e a volte quasi mi scoccia che non si può più commentare in pace che devono sempre sapere chi sei :)) eh eh
    Faccio una domanda prima ancora di cliccare sui link, dove probabilmente troverò la risposta, ma mi chiedo: e per quanto riguarda i gruppi chiusi di Facebook? Se interventi diffamatori o simili avvengono in un ambiente semi pubblico come quello di un gruppo al quale si può accedere solo su autorizzazione, le cose cambiano?

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