La felicità è una bussola

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La felicità è una bussola, tra gli strumenti del mio cuore.
Sono convinta che ciascuno di noi abbia dentro di sé una scintilla, chiamatela anima, chiamatela vocazione, un’impronta sua propria e unica da lasciare sulla terra, possibilmente sostenibile. Qualcosa che se non facciamo ci lascerà un senso di rimorso ineluttabile, una tristezza profonda.

Non credo sia facile dare voce a quella scintilla, presi come siamo a guadagnarci o a difendere uno spazio vitale, a riconoscere e aggirare condizionamenti sociali, psicologici e ambientali, ad arrivare più o meno interi a sera, per ripartire il giorno dopo.

Foto LB utilizzata con licenza Flickr CC

Un tempo credevo che la scintilla interiore segnasse passaggi e scelte da imboccare contrassegnandole con un colore tutto mio, un segno di riconoscimento, e che bastasse individuare quel segno per poter proseguire e portare a compimento quanto mi spetta senza dover patire rimorsi.
Ma pretendere che sia cosi semplice non è che un rifugio creato dalla mia razionalità Sminuirebbe per altro sensazioni e attributi che amo cosi tanto nella vita, come creatività, improvvisazioni, innovazioni, scarti improvvisi, errori e ricostruzioni.

Cosi tra scelte razionali, errori, scelte di pancia che ho voluto profondamente e in cui mi sono ritrovata a respirare con maggiore serenità e polmoni più ampi e aperti, ho individuato come filo rosso da seguire non quello che credo di dover fare perchè solo io lo posso fare ma quello che sento di voler fare perchè solo cosi percepisco la mia gioia di esserci.
In mezzo a tutti i condizionamenti, le cose giuste e le cose possibili, usare la felicità interiore per scegliere di fare ciò che mi consente di essere quello che sono.
La felicità, in questo senso, è la bussola che c’è stata consegnata per rintracciare quella scintilla quando ci sentiamo spenti dentro.
La felicità, infatti, la conosciamo e la sentiamo improvvisa e sorprendente fare capolino qua e la’ nel nostro quotidiano: traspare nella meraviglia di cui godiamo al primo sguardo di un figlio, ma anche nel profumo di un caffè ben fatto. C’è felicità nel calore balsamico di un abbraccio o di una parola cara quando siamo in ambasce ma anche in un sorriso da uno sconosciuto o in una porta tenuta aperta inaspettatamente per cortesia. E’ felicità la soddisfazione quando chiudiamo un lavoro ben fatto, non importa quanto complesso sia, ma anche poter contare in un angolo caldo e comodo – la famosa stanza tutta per sé, sia una poltrona, uno scrittoio o un pouf – in cui poterci sistemare e finalmente riposare quando ne abbiamo bisogno.

Quando i percorsi diventano ripidi, tortuosi, faticosi, o quando le fatiche e i doveri protratti giorni e giorni e giorni di seguito mi fanno sentire come se il cuore si fosse spento, l’unica scelta possibile e coerente con ciò che sono davvero, interiormente, diventa quella di fermarmi e respirare fino a che non arrivo a quell’angolino del cuore dove si sente la felicità.
Da lì, seduta, mi guardo intorno e punto l’ago della mia bussola interiore: luoghi e scelte dove sento possibile respirare la felicità diventano la direzione verso cui muovermi, la mia prossima meta, il luogo dove davvero posso lasciare la mia impronta inconfondibile.
Perchè forse, questa, non può essere lasciata che quando abbiamo i passi lievi, leggeri, come di quelli che sono trasportati alti dalle ali della felicità.

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