“La Famiglia X” un libro su tutte le famiglie

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Matteo Grimaldi è un giovane scrittore (lo vogliamo definire giovane? Quando si smette di essere giovani, in proprio o professionalmente? Ad ogni conto Matteo Grimaldi è un ragazzo simpatico, comunque vogliamo delimitare questa definizione) che seguo da parecchi anni e finalmente sono riuscita a leggere il suo ultimo romanzo, “La famiglia X” edito da Camelozampa. Si tratta del suo esordio nella letteratura per ragazzi, mi è piaciuto moltissimo e mi è sembrato in un certo senso il libro perfetto da consigliare ai lettori di Genitoricrescono.

Copertina de “La Famiglia X” di Matteo Grimaldi – Camelozampa ed.

La cosa che mi interessa di più è condividere con voi delle riflessioni fatte con Matteo, sia prima che dopo l’uscita del libro, perché si riallacciano a molte riflessioni che facciamo non solo sul siti Genitoricrescono, ma anche nel gruppo Facebook. E alcune di queste hanno a che fare con il tema “genere o gender” di cui ci aveva parlato Supermambanana.

Il libro gira intorno a una domanda molto semplice: una famiglia quanto e quando è adeguata a crescere figli? Intorno a questa domanda si svolge un mondo di preadolescenti con problemi di comunicazione con genitori, insegnanti e coetanei, alcuni tipici, altri meno tipici. E, assieme agli adolescenti, i loro genitori, insegnanti, amici, tutori, persone insomma che, o per convinzione o per mestiere, si preoccupano di come possano e debbano crescere dei ragazzi. Si parla di famiglie naturali, famiglie atipiche, famiglie disfunzionali e famiglie di fatto, in breve: del villaggio che serve per crescere un figlio. Si parla anche del fatto che non è mai troppo tardi per crescere e cambiare idea come genitore.

Si tratta insomma di una storia che non solo mi è piaciuta tanto in proprio, ma come l’ha definita mia madre, a cui era sfuggito il carattere di letteratura per ragazzi del libro “Un po’ naif ma carina”, e che sicuramente vorrei leggere insieme ai miei figli, anche se ormai sono grandi e potrebbero leggersela anche da soli. È anche il tipo di storia carina, naif, per ragazzi, come vi pare, che potrebbe aiutare a sollevare certe questioni in famiglia, che ormai con questi figli preadolescenti e adolescenti il genitore medio moderno si sente allo sbando come non mai.

Ho fatto qualche domanda a Matteo a proposito di come è stato accolto “La famiglia X”.
Come ti è venuto lo spunto per questo libro? Volevi scrivere un libro per ragazzi, o questa è stata una scelta successiva?
La miccia l’hanno accesa le mie editrici e me l’hanno lanciata come una sfida. Io venivo dalla narrativa, avevo pubblicato due raccolte di racconti e un romanzo che davvero con i ragazzi ci azzeccano poco, e mai avevo valutato l’opzione di scrivere per i lettori più giovani. Inizialmente ho storto il naso; non avevo mai letto molta letteratura per ragazzi e perciò non ne conoscevo la bellezza e la potenza. Poi mi sono immerso in questo incredibile magma di storie, ne ho fatta indigestione. Nel corso dei mesi, l’idea di poterne pensare e scrivere una ha preso sempre più i connotati di una grande opportunità, per parlare innanzitutto alle ragazze e ai ragazzi, e di riflesso ai grandi attraverso di loro.
Un giorno mi sono imbattuto in un’intervista molto intensa a due donne innamorate che raccontavano la loro esperienza di affido con un ragazzo di 13 anni. Raccontavano le difficoltà, le gioie, i passaggi emotivi della loro famiglia in evoluzione, la consapevolezza che, nonostante l’affido sia destinato a terminare, questo certamente non sarebbe mai successo al rapporto che avevano instaurato con lui. Alla fine dell’articolo ho sentito un vuoto e ho deciso che quel ragazzino era uno dei tanti che meritava voce. Così è arrivato Michael, con Davide, Enea, Zoe e tutta la sua famiglia X.

Nel libro ci sono situazioni in cui si mette in questione l’adeguatezza al compito genitoriale di alcuni adulti. Era questa che volevi esplorare?
Anche, senza però esprimere alcun giudizio. Mi capita di sentire spesso qualcuno dire che quel padre è troppo permissivo, quella madre non è in grado di educare, e via dicendo. Giudizi. La verità è che nessuno sa quale sia la ricetta per diventare un genitore perfetto. E meno male, mi viene da dire. Ma soprattutto nessuno, quando diventa genitore, è preparato. Davide ed Enea sono due ragazzi con una generosità grande, perché non ci si mette a disposizione di un minore che stravolge la vita, se non si è disposti a metterlo in cima alla propria lista di priorità. Questo non vuol dire che non abbiano anche loro molto da imparare da un’esperienza straordinaria qual è quella della genitorialità.
Nessuno dovrebbe avere voce in capitolo quando si parla delle famiglie degli altri. Nel mio libro gli abitanti di Girone a questo non pensano. Decidono di organizzare una protesta contro l’affido a due uomini, per poter dare a Michael una famiglia che appartenga a una tipologia da loro considerata giusta. Una famiglia tradizionale.

Il tuo libro ha avuto accoglienze estremamente contrastanti, alcune decisamente aggressive e negative, oltre a quelle entusiastiche. Te lo aspettavi, nel bene e nel male?
La famiglia X è una storia di amicizia, di rapporto padre-figlio, anzi padri-figlio. Una storia breve, semplice, ma inaspettatamente luminosa, a tal punto da infastidire chi invece si adopera affinché l’Italia non esca dall’ombra, affinché resti l’ultimo Paese al mondo a non riconoscere uguali diritti a tutte le coppie che si amano. Ricevo quotidianamente insulti sulla mia pagina Facebook. Mi domandi se me lo aspettavo. La risposta è sì. E mi sono domandato a lungo, ancor prima che il libro uscisse, se fossi o meno pronto. Metterci la faccia è faticoso. È faticoso dover rispondere sempre agli stessi attacchi, dover sopportare parole che definire sgradevoli è poco, giudizi che nulla hanno a che fare con la storia che hai scritto, piuttosto con le proprie credenze radicate che impediscono qualunque tipo di confronto costruttivo.
Quello che davvero non avrei mai potuto immaginare invece è l’ondata di affetto che mi ha travolto. I lettori de La Famiglia X crescono e con essi i messaggi di apprezzamento e incoraggiamento. Questa storia sta diventando per molti l’opportunità, anche attraverso una semplice condivisione, di mettersi dalla parte dei diritti.

Secondo te le persone che hanno attaccato il tuo libro, lo hanno davvero letto?
Chi mi attacca parla di famiglia contro natura, di Dio che non vuole, del fatto che sia meglio che i bambini restino nelle strutture di accoglienza piuttosto che ritrovarsi due genitori dello stesso sesso. Questo non ha niente a che vedere con la mia storia. Se lo avessero letto parlerebbero di Michael, del suo carattere, del suo modo di vivere la vita, dell’ironia, della matematica come scudo, del rapporto coi due papà o con Zoe. Quando i lettori, quelli veri, avanzano critiche sui miei scritti, io sono felicissimo di discutere con loro delle scelte che ho fatto.

Ci racconterai in futuro come è andata a finire con tutti i personaggi de La famiglia X?
La famiglia X ha già una propria conclusione. Ho sempre creduto che non ci sia bisogno di chiudere tutte porte. I libri sono racconti di segmenti di vita lunghi giorni, mesi, talvolta anni, ma comunque segmenti. Poi ci sono quelli che raccontano un’esistenza intera. Io fermo dei momenti, punto la luce e seguo i personaggi nelle loro vicende. Oltre la fine del libro la vita va avanti, come dopo un indimenticabile anno, ma non sta a me raccontarla. Amazon.itCertamente torneranno i genitori naturali di Michael, certamente Davide ed Enea continueranno a volergli bene, ad esserci per lui. Con Zoe chissà come andrà a finire. Quindi per ora no, nessun sequel, ma sono sicuro che ognuno sarà felice di costruirsene uno proprio. Qualcuno mi ha persino scritto come si immagina Michael fra cinque o sei anni.

Se ti fosse venuta voglia di leggere La famiglia X di Matteo Grimaldi fallo utilizzando questo link e aiuterai questo sito a crescere.

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3 COMMENTI

  1. E’ provato scientificamente che la “teoria gender” è falsa (es: “Il “Paradosso Norvegese”). Quindi due papà non fanno una mamma (e viceversa) indipendentemente se vogliono bene o no ad un bambino (e comunque se gli vogliono bene prima ci sarebbero i bisogni del bambino che i desideri dei più grandi)

    • Fabio la “teoria gender” detta così non significa nulla, come abbiamo spiegato qui: http://genitoricrescono.com/genere-gender-facciamo-chiarezza/ Tra l’altro questo post non parla di fantomatiche teorie gender per cui il tuo commento sotto questo post è fuori luogo. Invece su una cosa siamo assolutamente d’accordo: due papà non fanno una mamma, infatti due papà fanno assolutamente e semplicemente due papà e ci sono molti studi che riportano il fatto che bambini cresciuti da famiglie monogenitoriali sono esattamente uguali ai bambini nati da famiglie di genere misto.

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