Italiani, figli unici. Perché?

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Sono arcinote le statistiche che illustrano le ultime generazioni degli italiani come tutti figli unici. L’ISTAT ha registrato il minimo storico delle nascite in Italia a metà degli anni ’90, quando si è toccata il numero di 1,19 figli per donna. Negli anni successivi, fino ad oggi, questo numero è risalito leggermente, fino ad arrivare a 1,37 nel 2008.
Questi numeri, però, meritano molte riflessioni.
Prima di tutto si deve evidenziare che sono moltissime le famiglie con due bambini. Quindi la media di “meno di un figlio e mezzo”, non è tanto influenzata dalle famiglie con un solo bambino, quanto piuttosto dalle molte donne “in età fertile” che non hanno figli, o che almeno non hanno ancora figli.
Infatti un dato molto interessante è offerto dall’innalzamento dell’età in cui le coppie decidono, o meglio, riescono ad avere il primo figlio. L’inizio “tardivo” della procreazione, non è bilanciato da un pari aumento degli anni in cui è fisiologicamente possibile, o almeno accettabile, procreare. Quindi, se abbiamo il primo figlio dopo i 30 anni, o anche spesso dopo i 35, avremo sensibilmente ridotto gli anni in cui possiamo avere altri figli.
In realtà il modello di famiglia desiderato dalle coppie (ma, non si sa perchè, le statistiche ISTAT in questo settore, hanno sempre come riferimento le “donne” e non le “coppie”!) è per la stragrande maggioranza quello con due figli: il numero desiderato di figli, infatti, è di 2,19 per donna (coppia?). E’ infatti il 61% delle donne a desiderare due figli, il 26% ne vorrebbe tre o più, e soltanto il 12% auspica di avere un figlio unico.
Allora forse è più interessante chiederci cosa si frappone tra questi desideri e quella realtà dei fatti che, poi, consiglia di fermarsi al primo figlio.
Le madri che rispondono di non volere altri figli perchè hanno raggiunto la dimensione familiare desiderata sono il 44% di quelle con due figli, ma solo il 25% di quelle con un figlio. Quindi è evidente che le italiane (e gli italiani?) non vogliono un solo figlio. I motivi per i quali non hanno il secondo sono essenzialmente economici e lavorativi: ed, ovviamente, delle due, l’una.
Fino a qualche anno fa i motivi principali erano di qualità del lavoro e di “costo” di un figlio in senso lato. Per costo si intende non tanto quello economico, quanto la perdita di opportunità che provoca la maternità, soprattutto in campo lavorativo, tra cui: la difficoltà di gestire il lavoro e le influenze negative sulle prospettive di carriera. Infatti ben oltre il 70% delle donne che lavoravano ha continuato a lavorare anche dopo la maternità, ma oltre il 40% ha sofferto le difficoltà di conciliare il ruolo di madre con quello di lavoratrice.
Ma non solo. Per costo si intendono anche le rinunce nella vita privata, dato che le madri non sentono il supporto di un’organizzazione sociale che le appoggi ed il timore di non potere contare sul sostegno dei parenti nell’accudire i bambini o nel sopportare gli eventuali problemi di una gravidanza difficile, dato che solo la rete di “solidarietà” familiare sopperisce alle falle di una politica di sostegno alle famiglie. Quindi, chi non ha nonni disponibili, nel nostro Paese, spesso ha paura di mettere al mondo un secondo figlio, perchè sa che nessuna struttura sociale supporterà la famiglia in caso di difficoltà anche minime.
Le famiglie italiane, dunque, tutt’altro che felici di avere un figlio unico, risentono dei gravi problemi causati da una normativa insufficiente e scarsamente praticata sui congedi di maternità e parentali e dalla carenza di assistenza nei primi anni di vita dei bambini: per la scarsità degli asili nido, per la difficoltà ad accedere ad un pediatra della mutua di fiducia, per l’inesistenza di strutture pubbliche di aiuto all’allattamento e di puericultura.
Ma c’è di più. Negli ultimissimi anni, la grave crisi economica ed il dilagare del lavoro precario, hanno introdotto nel nostro Paese una vera e propria preoccupazione economica nell’avere figli. Nel senso che, al problema di non conciliare lavoro e famiglia, si sta sostituendo il problema di averlo un lavoro e la preoccupazione di non poter proprio mantenere un altro figlio.
Anche il vertiginoso aumento dei prezzi degli immobili, che sembra aver avuto nell’ultimo anno un arresto solo sulla stampa economica e molto meno nella pratica, ed il difficile accesso al credito, costringono molte famiglie in abitazioni sottodimensionate rispetto alle loro esigenze, sconsigliando, così, fortemente la nascita di un secondo figlio.
Tra la fine degli anni’90 ed i primi anni 2000, almeno le famiglie immigrate hanno contribuito al leggero innalzamento della media dei figli italiani. Oggi, però, si rischia che anche chi è culturalmente più propenso ad avere una famiglia numerosa, deve rinunciarvi, dato che una famiglia immigrata, in Italia, soffre ancor di più le gravi conseguenze della crisi economica. Gli immigrati hanno, infatti, generalmente stipendi più bassi e solitamente non hanno una famiglia vicina che supporti la coppia. Quindi, piuttosto che sfruttare l’effetto “traino” della presenza di persone provenienti da culture abituate ad avere più figli, stiamo castrando la loro indole, costringendo anche loro ad adeguarsi ad avere un solo figlio.
Dopo tutti questi dati, possiamo concludere che alle famiglie italiane, per avere due o più figli, servirebbero buoni motivi per essere ottimisti: lavoro stabile per entrambi i genitori, rispetto per le scelte familiari in tema di astensione dal lavoro per le nascite, accesso a mutui sostenibili, buoni asili senza liste d’attesa improponibili e buone scuole.

(fonte ISTAT)

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8 COMMENTI

  1. @Fab forse dovevo parlare di motivazioni economiche in senso lato, cioè che includono anche le possibilità di aiuto familiari, i servizi nelle varie realtà eccetera.

  2. Avete ragione tutti. Sul posticipo, immagino che ci sia una differenza nel modo in cui una persona percepisce i rischi. Penso ad una mia collega 35 enne precaria con cui siamo entrate in discorso: mi ha detto che sta rinviando la gravidanza nonostante le domande sempre più pressanti degli aspiranti nonni perché non concepisce di dover crescere un figlio dipendendo dall’aiuto di qualcun altro. Perché la domanda che ti fai è “E se poi i nonni venissero a mancare?”

  3. @Barbara, mi ricredo. Anche se questa cosa della sicurezza economica non riesce a convincermi proprio fino in fondo.
    Non metto in dubbio il tuo caso, sia chiaro!
    E- solo che osservendo i miei conoscenti vedo che quelli che hanno 2 figli sono proprio quelli da sempre economicamente piu- deboli (non e- che hanno perso il lavoro dopo aver fatto i figli, erano precari gia- da prima per dire). E non e- che quelli piu- benestanti poi di figli ne abbiano di piu-. Anche loro al massimo ne hanno 2. Ecco, da qui nasce la mia perplessita-.

  4. @Fab, ti assicuro che per me e quasi tutti quelli che conosco è una scelta. Scelta fatta in base ai motivi citati nel post e quelli aggiunti da me e Close the Door. A me le motivazioni economiche e la collaborazione familiare mi hanno convinta altrochè, ti assicuro. Lo vorrei eccome un* altr* figli*, ma proprio non posso permetterlo, per motivi economici, lavorativi e organizzativi familiari.

  5. Non saprei, a me le motivazioni economiche e la collaborazione familiare convincono poco. A me sembra invece (vedendo in giro tra i miei amici, parenti, conoscenti etc) che si faccia proprio fatica a farli i figli. Vedo tante coppie che per anni cercano di fare figli e questi non vengono e quando (e se) finalmente arrivano si viaggia intorno ai 33 anni, che detto tra noi per fare un figlio non e- proprio il fior fiore della giovinezza.
    Io stessa ho avuto la prima a 32 anni e adesso a 35 aspetto la seconda. Le madri piu- giovani che conosco per dire hanno 28 anni.
    Una volta i figli si facevano a 20 anni, oggi a 30, insomma la finestra utile di fertilita’ si dimezza, c-e- poco da dire e fare.
    E cosi- forse diminuisce di molto anche il numero dei figli.

  6. Aggiungerei che sono davvero tante le donne che posticipano la possibiltà di avere figli sempre per la precarietà del lavoro, tanto che alla fine solo l’ipotesi di averne UNO per loro diventa un lusso.

  7. Aggiungerei la cultura della scarsa collaborazione familiare e il fatto che i compiti di cura ricadono soprattutto sulle donne. Per carità, lo so che ci sono in giro tanti bravissimi padri-mariti/compagni, ma il grosso purtroppo è ancora concentrato sul lavoro e di fatto coi figli ci stanno soprattutto le mamme. Con tutto ciò che questo comporta in ambito lavorativo e personale. Ed è una questione molto culturale, quindi tipica della nostra società.

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