ISEE e separati “di fatto”

Quando, nei giorni scorsi, ho letto il post di Serenella, ho pensato che la sensazione di essere finiti ne Il Processo di Kafka, è comune e ricorrente per chiunque vive in Italia. Anzi, di più. Chi ha letto Il Processo avendo vissuto almeno un po’ in Italia, avrà ritrovato quella sensazione di smarrimento e frustrazione e impossibilità già nota.

Credo anche che chi scrive ha una responsabilità nei confronti dei propri lettori, dunque non vorrei essere disfattista quando parlo del Paese dove vivo, che sento “mio”, e che probabilmente non sto contribuendo a cambiare; al contempo vorrei fare emergere uno dei disagi quotidiani che dobbiamo affrontare noi famiglie di fatto, al cospetto dei regolamenti astrusi e ipocriti e dei potentati burocratici che ci discriminano a piacimento.
Come saprete ho tre figlie, con il cui padre non viviamo più assieme. Non ci siamo mai sposati, non ci siamo mai separati: generando figli senza formalizzare la nostra unione, non abbiamo contravvenuto alla legge italiana.

Foto Nokdie utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Nokdie utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

Contribuiamo economicamente alla crescita delle bambine secondo la regola: “Da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni” (è una regola che nella macroeconomia non funziona, a casa mia sì, e funziona perché l’obiettivo non è far quadrare i conti, ma far star bene le bimbe).
Quando io e il babbo delle bimbe eravamo una coppia di fatto, non avevamo diritti e vedemmo affossarsi nell’ipocrisia prima Pacs poi Dico poi Didore; ora che non stiamo più assieme, ci siamo visti attribuire dalla burocrazia lo status di “famiglia di fatto”. E tutto perché a una delle mie figlie è venuto in mente di farsi crescere i denti storti, e siamo entrati nel girone infernale della sanità pubblica per farle mettere l’apparecchio ai denti.
Dopo la prima visita, per la quale abbiamo aspettato mesi, siamo entrate in lista d’attesa per l’ortodonzia, e ci è stato detto di procurarci un ISEE.

Per chi non lo sapesse, ISEE è l’acronimo di Indicatore della Situazione Economica Equivalente: in pratica un indicatore che mette assieme redditi, patrimonio, numero dei componenti della famiglia e definisce la ricchezza di una famiglia, su una scala di valori.
Per avere appuntamento per l’ISEE ho aspettato alcuni mesi; ho toccato con mano, per l’ennesima volta, la mediocrità sul lato amministrativo-fiscale del sindacato al quale a vent’anni mi iscrissi piena di ideali; e infine ho fatto i conti con l’assurdità della nuova legge: dal 2015 sono tenuta a dichiarare anche i beni mobili (risparmi, auto, redditi) e immobili dell’altro genitore naturale. A meno che non ci sia una sentenza di separazione, oppure lui abbia generato altri figli, in seguito. Il sindacato mi ha proposto l’interessante alternativa di fare dichiarare il padre delle mie figlie un estraneo dalle autorità giudiziarie o dagli assistenti sociali. Avrei dovuto umiliarlo per spendere un po’ meno dal dentista. Ovviamente ho evitato e l’ho fatto includere nel mio nucleo familiare.

Grazie al nuovo ISEE, mi sono scoperta praticamente ricca. Con due auto, due case, due redditi, e qualche risparmio, alcuni benefit a cui prima avevo diritto sono spariti, e il costo preventivato per l’apparecchio è raddoppiato. Peccato che noi viviamo esattamente come nel 2014: cioè con una casa (per cui pago il mutuo), un’auto (di terza mano), uno stipendio che forse per l’Italia è medio, ma più verso il basso. Le bambine sono a mio carico al 100%.
Altra novità: l’ISEE fatto ad agosto 2015 non era valido un anno solare (fino ad agosto 2016), ma fino all’opinabile data del 15 gennaio 2016. E così, quando a febbraio è arrivato il turno di mia figlia, per mettere l’apparecchio dopo un anno di attesa, la documentazione non era più valida, e l’ho dovuta produrre nuovamente, con la stessa procedura, le stesse spiegazioni alle impiegate del sindacato, lo stesso biasimo spicciolo. Nel 2016, per l’Italia, sono ancora più ricca, e l’apparecchio costerà ancora di più.

Ma togliere i diritti a tutti con la scusa che se si regolamentassero certe unioni gli omosessuali affitterebbero uteri a destra e a manca, ha indubbiamente un appeal pruriginoso sui distratti che si informano solo su Facebook, e la retorica continua ad essere l’argomento preferito dalla politica.

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10 COMMENTI

  1. Io dopo svariati appuntamenti e mesi di attesa sono riuscita ad ottenere dall’impiegata de CAF la non inclusione nel mio ISEE del padre di mio figlio spiegando fino allo sfinimento la verità: che non ricevo contributi economici da parte sua, che abita da sempre a 150 km di distanza da dove sono residente io e che, last but not least, si rifiutava categoricamente di darmi qualsiasi documento fiscale che lo riguardasse. L’umiliazione, gli sguardi di compassione e la frustrazione provata mi fanno venire un conto di vomito al pensiero che tra pochi giorni devo ricominciare tutto da capo.

  2. E io che mi sono sentita dire che abbiamo “imboscato” i soldi dal momento che i miei tre figli sono risultati intestatari di un cospicuo numero di buoni postali (tra l’altro vincolati e quindi in nessun modo riscattabili da noi) fatti regolarmente dai nonni a nostra insaputa?!!

    • Per non parlare del fatto che per prendere appuntamento per l’isee 2016 ho scaricato una lista di tutti i caf di Faenza, li ho chiamati tutti, mi hanno risposto in due (forse erano tutti al bar): il primo mi ha detto che siccome davano la precedenza ai tesserati, non potevano darmi l’appuntamento, se non a Ravenna (40 km da casa); il secondo grazie a dio almeno mi ha ricevuto, ma per terminare la pratica senza presentarmi per la terza volta ho dovuto mandare un reclamo scritto.

  3. Il problema è che in Italia le leggi sono fatte a uso e consumo dei furbi, che riescono sempre a volgerle a proprio profitto (in passato mi è capitato di incontrare persone i cui genitori erano separati “per finta” allo scopo di avere agevolazioni fiscali), mentre chi si comporta onestamente sperando di vedere riconosciuti i propri sacrosanti diritti, rimane con una palmo di naso.

  4. Se ti può consolare io l’istanza di estraneità in quanto figlio l’ho fatta veramente ai Servizi Sociali invocando anche il potere sostitutivo, e pensi che abbia ottenuto risposta?!
    Vuoto totale…

    • Che poi ti fai biasimare dalla reception del sindacato, ti fai biasimare dall’impiegata, ti fai biasimare dagli altri avventori, ti fai biasimare dal servizio sociale. Il tutto per, banalmente, andare dal dentista o iscrivere i figli all’università.

  5. Tutta la mia comprensione… Io sto ancora attendendo l’ISEE richiesto a fine gennaio. So di certo che non potrò permettermi di mandare mia figlia al nido: l’indicatore si basa sulla dichiarazione dei redditi 2014 (quando ancora avevo un lavoro) e determina una rata altissima per una famiglia monoreddito di quattro persone. Ovviamente per il Comune sono disoccupata quindi, come se non bastasse, scivoliamo anche in fondo alla graduatoria…

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