Io gioco da solo

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Tuo figlio che gioca da solo… Un sogno ancora irrealizzato per molti genitori o una spina nel cuore per quelli che vorrebbero dedicare più tempo ai bambini e si trovano, invece, a trafficare tra faccende domestiche nelle poche ore a casa…
Giocare da soli ha essenzialmente un valore positivo: è una fase della crescita, è un po’ una conquista. E’ indice di una raggiunta autonomia e di una certa capacità di organizzazione.

E' indice di una raggiunta autonomia e di una certa capacità di organizzazione

Proprio per questo i bambini raggiungono la capacità di giocare da soli ad età molto diverse, a seconda del loro temperamento, del loro grado di indipendenza ed anche della disponibilità di giocattoli adatti alle loro esigenze.
Ci sono bambini che, già intorno ai due anni, hanno la capacità di sarsene per conto proprio a giocare con qualche giocattolo che li interessa o con qualche oggetto di uso quotidiano, con grande soddisfazione. Più spesso è una capacità che si acquisisce più tardi. Certo, intrattenersi per qualche minuto da soli è facile che accada quasi ad ogni età, ma trascorrere del tempo di una certa consistenza a giocare veramente da soli, è un’attività che si comincia a far notare intorno ai tre o quattro anni. Per assumere poi profili di maggiore organizzazione e complessità dopo i cinque.
Il Sorcetto, ad esempio, non è mai stato un campione di gioco da solo: “mamma vieni“, “mamma giochi con me” risuonavano ad ogni ora in cui ero a casa. Ora però (alle soglie dei sei anni!) è come se fosse scoccata una scintilla tra lui e se stesso! Adesso molte volte, in particolare nei momenti di relax, non mi cerca affatto!
Un bambino introverso tenderà più facilmente a cercare degli spazi di gioco autonomo, perchè costituiranno un momento di “rigenerazione”, utile per ricaricare le batterie. Al contrario un bambino amplificato cercherà più spesso la compagnia di uno dei genitori, o comunque di un adulto di riferimento, perchè lo aiuti ad organizzare un ritmo ed uno svolgimento del gioco, per sfuggire ai risultati insoddisfacenti di una latente “sindorme del colibrì“.
Certo è che, per qualsiasi bambino, sarà più facile giocare da solo in modo soddisfacente se avrà imparato a giocare bene con adulti e coetanei.
Giocare da soli è piacevole ed educativo se è uno degli aspetti del gioco, non se al bambino non è offerta altra scelta. Se giocare da soli diventa un obbligo imposto dai ritmi degli adulti o comunque l’unica alternativa possibile, si trasforma in una bolla di solitudine e di isolamento. Al contrario, se è un momento, contrapposto al gioco collettivo e, soprattutto, al gioco con mamma e papà, può diventare motivo di orgoglio e di accrescimento dell’autostima: “guarda mamma, l’ho fatto da solo!”
Nella vita quotidiana di ogni famiglia sono necessari dei momenti in cui i bambini giochino da soli: la continua richiesta di giocare insieme con mamma e papà, che non può essere costantemente soddisfatta, porta a frustrazioni reciproche ogni volta che non si riesce ad esaudirla.
Perchè un bambino impari a giocare da solo, a meno che non ci riesca del tutto spontaneamente, bisogna spesso lavorarci un po’ su:
Iniziare ad ogni età: per insegnare che si può giocare da soli, non è mai troppo presto. Mettendo in assoluta sicurezza una palestrina o un tappetone con pochi oggetti morbidi e sicuri, perchè non consentire anche ad un bambino di sei mesi di sperimentare dei momenti di piacevole solitudine? Magari sarà più apparente che reale, perchè un adulto sarà sempre li con occhio vigile, ma senza intervenire, lasciando spazio alla sperimentazione autonoma e libera. Questo sarà un tesoro che vi ritroverete negli anni successivi, quando non dovrete seguire passo passo la torre di costruzioni che il vostro bimbo starà tirando su, proprio mentre dovreste essere a preparare la cena…
Insegnare che il gioco ha delle regole: è un concetto la cui evidenza è utile nel gioco collettivo. Rispettare le regole significa rispettare gli altri. Nel gioco da solo le regole possono essere più facilmente reinventate e rimescolate, senza urtare la suscettibilità di nessuno e senza creare tensioni. Ma conoscere delle regole-base inderogabili è una questione di sicurezza. Sapere che i giocattoli non si lanciano, che non ci si arrampica su una libreria, che un congengo elettrico non va smontato a mani nude, che insomma nel giocare bisogna rispettare se stessi, è un modo di essere liberi ed autonomi.
Aiutare a scegliere un gioco adatto Se vogliamo che il nostro bambino trascorra del tempo da solo, dobbiamo anche dargli dei buoni suggerimenti. Ci sono dei giochi adatti per un solo attore: costruzioni, disegno, giochi di invenzione e fantasia, pupazzetti o soldatini, accudimento di una bambola… Se conosciamo i nostri figli, sappiamo quali sono i preferiti: proponiamone qualcuno, se abbiamo bisogno che si intrattengano da soli per un po’.
Mettere a disposizione giocattoli adeguati Per giocare da solo, un bambino ha bisogno di giocattoli che possa gestire da solo. Per i più piccoli servono oggetti semplicissimi, anche non-giocattoli: servono cose che abbiano misure adatte per essere impugnate e manipolate e che si prestino ad usi diversi, così da conquistare l’attenzione e stimolare la sperimentazione. Se un bambino è frustrato dalla difficoltà di maneggiare un giocattolo o è iperstimolato dai suoi suoni eccessivi, non vorrà restare solo con quell’oggetto. Se l’oggetto si piegherà alle sue esigenze, si farà toccare, spostare e reinventare, la necessità di avere mamma o papà accanto sarà molto meno sentita.
Giocare da soli è un modo per sviluppare e far galoppare la fantasia: è nel momento del gioco singolo che nascono gli amici immaginari, i ruoli interpretati con voci diverse, le storie fantastiche raccontate a se stessi senza alcuna soggezione.
Quando giocare da soli non vuol dire essere soli.

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12 COMMENTI

  1. Anche io ho la piccola in piena fase di attaccamento! Ha quasi 15 mesi, e sono settimane che…beh, se dico che non la sopporto più va bene, vero? Quando era più piccola ovviamente non giocava da sola, ma un po’ che dormiva di più, un po’ che 10 minuti sulla sdraietta, 10 sul seggiolone, 10 nel lettino a giocare, insomma, avevo il tempo di fare il necessario!

    Ora non so che è successo, prima pensavo che fosse perché non camminava e voleva qualche “mezzo”, e speravo che camminando si sbloccasse, ma niente, ora cammina benissimo, ma è sempre attaccata a qualcuno, gioca bene, balla, ride, tutto se sei seduto in terra con lei. Come ti alzi arriva, braccia lunghe, si attacca a una gamba e lì mugola finché non la prendi in braccio. Quando è in braccio si dimena perché vuole andare qui o là o vuole scendere. E come ritocca in terra ti guarda, se non sei già seduto giù con lei ricomincia: si attacca alla gamba e mugola! NOn riesco più a fare nulla, per fare pipì me la tengo attaccata alla gamba, con la grande riesco a starci bene se lei dorme, sennò sempre in braccio, va meglio fuori, perché sta sul passeggino, e al parco giochi perché la segui, ma a parte quello è appicicosissima!

    Passerà, vero? E fra poco spero, perché se continua così dò i numeri!!!

  2. ops scusate.. ciao, non so bene se questo argomento c’entra ma non ho trovato un post che tratti esplicitamente il tema (o non l’ho trovato). Il mio bimbo di 6 mesi e mezzo, quasi 7, sta vivendo una fase davvero critica di ansia da separazione. E’diventato molto difficile per me fare qualsiasi cosa perchè lui vuole che stia SEMPRE con lui. Appena mi sposto, mi alzo in piedi, mi giro dall’altra parte -figuriamoci se cambio stanza- si mette a piangere. Quando sono lì lui gioca anche da solo, sembra quasi non guardarmi neanche, ma appena mi sposto si mette a piangere come un matto. Ho provato in mille modi: andandomene piano piano, andandomene parlando, tornare ogni tanto, fargli bau-cu cu, … Argh! E’ proprio complesso.
    Mi dico che è una fase (immagino…) ma vorrei affrontarla nel miglior modo possibile, per non fare errori che gettino le basi per problemi più grossi futuri.
    Volevo sottolineare che questa fase coincide con la fine dell’allattamento. Non pensavo che avrebbe reagito così perchè ho smesso in modo mooooooooolto graduale, ormai da un mese gli davo solo mezzo pasto al giorno e lui tra l’altro si lamentava perchè arrivava poco latte. quindi pensavo che non se ne sarebbe neanche accorto…
    Non so che fare. Tra l’altro la sett prossima abbiamo organizzato una cena fuori io e mio marito, e lui deve rimanere con la baby sitter (che conosce) che deve dargli da mangiare e metterlo a letto…sono molto preoccupata!
    Consigli?

    • Rossana mi sembra una fase assolutamente normale della crescita, e non è detto che dipenda dall’allattamento. Cerca di dargli tutta la sicurezza di cui ha bisogno senza forzare la mano. Ogni tanto prova ad allontanarti, come già fai, ma sempre dicendoglielo, mai di soppiatto.
      Vedrai che con la baby sitter andrà comunque tutto bene.

  3. Giusto, Piattins, attrezzarli mi sembra il minimo sindacale… se no poi non ci lamentiamo che non sono autonomi.
    Qui, per esempio, siamo in fase pupazzetti: si sentono le diverse vocine di tutti questi personaggi… Ogni tanto ho la tentazione di origliare, ma poi rispetto (quasi sempre) la sua privacy e tiro dritto.

  4. i miei l’hanno sempre fatto, il grande più del secondo, perchè è più riflessivo, ma anche perché il piccolo è cresciuto con il riferimento del fratello maggiore. da soli ci si rigenera, avete detto bene. i bambini sono diversi e quindi qualcuno avrà più biosgno di altri di rigenerarsi. quello che però vedo a volte è un horror vacui da parte di genitori, si deve sempre o stare in compagnia o fare unattività strutturata. il momento creativo, immaginativo del gioco in solitudine non viene considerato, si ricorre alla televisione. ma bisogna offrire delle possibilità, costruzioni, colori sono cose banali che però in molte case mancano. noi abbiamo lo scatolone fabbricone, dove tengo sempre forbici, carta, colori, colla, perle, bottoni ecc.
    insomma attreziamoli!

  5. Bel post, grazie.
    Credo che ai bambini, per scoprire la bellezza del giocare-da-solo, puó servire anche l’esempio del genitore. Non sto parlando di lavoro quotidiano che forse si preferisce fare da soli tipo cucinare, stirare, pulire; ma di qualcosa di piacevole e rilassante, che richiede la concentrazione e la serenitá, come appunto il gioco per un bambino. Possono essere tantissime cose: scrivere lettere, disegnare, incollare fotografie, lavorare a maglia ecc. L’importante é che si respiri l’atmosfera tranquilla, genuina, calma…
    Parlo di propria esperienza, ho notato con i miei due ragazzi(quando erano piú piccoli) che piú ero rilassata e tranquilla io e davo il “buon esempio”, piú loro cercavano di imitarmi in un certo senso. Sí, credo sia innanzitutto questione di atmosfera. E anche ora che sono grandicelli cerco di mantenere un’atmosfera tranquilla e invitante per tutti, anche se non é sempre facile…

  6. Il Vikingo ha ancora molti problemi a giocare da solo, anche se un giorno mi ha detto “all’asilo gioco da solo, a casa non voglio!” quindi a 4 anni suonati è evidente che per lui è una scelta quella di non giocare da solo. Però il gioco in solitaria l’ha sempre vissuto male, sin dall’inizio. Forse anche per la sua facilità a perdere il controllo, ad incaponirsi, a ipereccitarsi anche quando aveva solo pochi mesi. Pollicino invece a soli 8 mesi, passa già parecchio tempo a giocare da solo. Insoma anche in questo c’è un temperamento che aiuta o meno, però penso che noi genitori, soprattutto al primo figlio, tendiamo ad intervenire troppo nel loro gioco, togliendogli il gusto dell’esplorazione. Ad esempio capita spesso di vedere genitori togliere il gioco ad un bambino di qualche mese che lo stava esplorando a modo suo, per dirgli come usarlo in “modo giusto”. Ci dovremmo sempre ricordare che non c’è un modo giusto di giocare!

  7. Interessantissimo anche questo post, come tutti d’altronde qui da voi!
    Anche io noto ultimamente con stupore come mia figlia si diverta da sola, come sempre piu’ spesso non la sento piu’ e la ritrovo concentrata su un gioco. Ed anche lei adora il disegno, su foglio e su muro! Lei infatti ha un quadernone su cui disegna, ma da un mesetto abbiamo tappezzato il nostro lungo corridoio con della carta da pacchi bianca. Adesso quindi ora questo luogo della casa e’ diventato il suo atelier d’arte!

  8. Quest’anno imbianchiamo casa. Che c’entra? dirai tu. Centra, centra.
    Perchè quando era più piccola la nina era una specie di colibrì impazzito, se sta in piedi il paragone. Non stava ferma neppure davanti alla t.v. (che qualche volta, devo ammettere, ci ho provato.)Finchè non ha incontrato i colori. Avevo trovato qualcosa che la interessava. L’ho sempre incoraggiata, anche quando si esprimeva sulle pareti domestiche..Disegnava i suoi primi scarabocchi e i miei complimenti uscivano (con voce strozzata) anche davanti ai murales.
    Ora sa che non deve disegnare sui muri, ho cercato di portarla al foglio bianco senza traumi, almeno per lei.
    Però adesso la guardo mentre disegna. E’ concentrata in una sua particolare bolla “artistica”, dimentica di ciò che le sta attorno e, soprattutto serena!Allora penso sia valsa la pena di sacrificare qualche muro. Per Giotto!

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