Io e mia figlia, un weekend a Ginevra praticamente perfetto

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Abbiamo trascorso un weekend a Ginevra, la Pulce (9 anni) e io, piacevolissimo.
A dispetto della fama, molto svizzera, di città ordinata, silenziosa e sobria, mi ha fatto molto pensare al tema del mese. Vorrei allora raccontarvi quali sono stati i nostri percorsi e perché, tutto sommato, si è rivelato una bella occasione per riflettere alla dicotomia ordine / disordine, obiettivi / sbando o che cos’altro vogliate.

Per semplificare il viaggio, ho cercato, considerato quanto ci sarebbe da vedere, le nostre forze e i nostri interessi, di costruire tre percorsi. Sono stata facilitata dal fatto che, dormendo in albergo, ti viene rilasciata una tessera valida su tutti i mezzi di trasporto cittadini per tutti i giorni del tuo soggiorno, cosa che ho trovato estremamente comoda considerando la puntualità e la diffusione dei mezzi sul territorio cittadino. A questo aggiungiamo che – in una delle città più care del mondo – molti musei offrono l’ingresso gratuito all’esposizione permanente.

Ginevra città delle religioni

Innanzitutto per il ruolo che vi ha svolto Calvino, occasione per parlare un po’ di tolleranza religiosa, accoglienza e le guerre dell’Europa nell’età moderna.
Ginevra offre l’interessante possibilità di visitare le chiese delle diverse confessioni cristiane a pochi chilometri l’una dall’altra – la basilica cattolica di Nostra Signora di Ginevra, tappa del pellegrinaggio per Santiago di Compostela, la Chiesa di San Pietro dove iniziò a predicare Calvino, una piccola chiesa anglicana e una piccola chiesa russa – oltre a ospitare due sinagoghe e una moschea. In un paio d’ore abbiamo notato le differenze estetiche, architettoniche ma anche i profumi e i colori (nella chiesa ortodossa si stava svolgendo una funzione) con cui vengono espressi i diversi credo religiosi. E abbiamo potuto parlare un bel po’ di differenze e concordanze, aneliti spirituali e momenti di piccolezza storica, oltre a giocare a dama nel parco dei Bastioni, proprio vicino alle statue dei grandi riformatori.

I 4 riformatori di parco dei bastioni

Ginevra città di scienziati

A poche centinaia di metri dalla città vecchia abbiamo iniziato il nostro percorso dal Museo di Scienze Naturali, tappa ormai obbligata dei nostri viaggi: è un piccolo museo, con una serie di diorama molto belli e suggestivi e alcuni percorsi didattici molto comprensibili e adatti ai bambini – la storia degli ominidi in particolare.
Le dimensioni ridotte probabilmente potrebbero deludere se si facesse un confronto con i grandi musei di New York o Londra: noi, in questo caso, l’abbiamo molto apprezzato. Abbiamo potuto attraversarlo tutto, scegliendo dove fermarci di più, concedendoci qualche deviazione se qualcosa ci attirava (le tigri, per esempio) senza timore che le ore scorressero troppo veloci o che la Pulce finisse per stancarsi anzitempo.
Avere la possibilità di sbandare un po’, talvolta, è un toccasana.
Con le mouettes (traghetti su Lago Lemano) siamo poi andate al parco del Jardin Botanique – giochi per bambini, serre e colture diverse, preziosa riproduzione di un giardino giapponese e altre piccole meraviglie – e con una bella passeggiata sul Lago al parco del Mon Repos dove ha sede il museo della Storia della Scienza, dove ci siamo divertite a osservare i diversi strumenti con cui l’uomo ha cercato di soddisfare la propria sete di conoscenza: telescopi, microscopi, orologi, mappe….
A questo punto, arrivate più o meno all’età contemporanea, con un bus ci siamo spostate alla sede del CERN. Con bimbi un po’ più grandi si può prenotare una visita guidata di un paio d’ore (in francese o inglese) e andare a osservare davvero come qui, al centro dell’Europa, ci si interroghi e si sperimenti per comprendere la nascita dell’universo e dove andremo a finire. Noi ci siamo accontentate di visitare le esposizioni del Globo della Scienza e dell’Innovazione e l’esposizione: dopo una chiacchierata molto generale con me e un paio di video di presentazione la Pulce ha esplorato da sola le diverse proposte e spiegazioni, senza capire tutto, ovviamente, ma intuendo un po’ della magia e della forza che sprigiona dall’entusiasmo di tante belle teste riunite per uno scopo.

Ginevra dei popoli

La sede dell’Onu, di migliaia di organizzazioni internazionali, le cinque o sei lingue che si sentono perennemente parlare ad ogni angolo: non è difficile capire perché è considerata la “capitale della pace”. Noi ci siamo limitate ad ammirare la parata di bandiere della sede delle Nazioni Unite, la sedia rotta simbolo della lotta contro le mine antiuomo e poi siamo andate al Museo Etnografico a giocare con una caccia al tesoro già predisposta per i bambini cercando simboli e oggetti caratteristici di tutti e cinque i continenti.

E la fonduta e gli orologi?

Dopo aver ammirato l’orologio fiorito – come faccia a essere puntuale, con la lancetta lunga 2,5 mt e tutto ricoperto di fiori è effettivamente un mistero risolvibile solo a uno svizzero, abbiamo preso una mouette per andare a mangiare la fonduta in un posto molto semplice: i bagni di Paquis, come troverete consigliato su diverse guide. Sono dei bagni proprio al centro della città e del lago, direttamente di fronte al getto d’acqua, oggetto di diversi tentativi di restauro ma alla fine sempre salvati per desiderio popolare.
Mentre mi rilassavo (e la Pulce giocava sulla spiaggia), sul giornale dei bagni ho letto questa frase, che vi dono assieme al resoconto di questo viaggio, una metafora – l’avventura di questi Bagni, così alla mano in una Ginevra così efficiente – della vita di ogni genitore, in equilibrio tra obiettivi e sbandamenti.
« …les Bains pourraient vouloir se poser comme une forme de modèle. Mais ils y perdraient leur substance et leur essence. Celle de se remettre en question, de s’inventer et se réinventer chaque jour, comme un équilibriste sur une corde raide. Pur ne pas oublier que l’équilibre n’est qu’une suite de petits déséquilibres »
«… i Bagni potrebbero volersi porre come modello. Ma perderebbero la loro sostanza e la loro essenza. Quello di sapersi mettere in discussione, di inventarsi e reinventarsi ogni giorno, come un equilibrista su una corda tesa. Per non dimenticare che l’equilibrio non è che una serie di piccoli disequilibri »

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