L’ invidia

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invidiaCi sono post che proprio non mi vengono: cincischio con i tasti in attesa dell’idea, delle parole giuste per iniziare a parlare e proseguire a ruota. Non sono brava, con le parole. Non sono ironica come … beh, sapete di chi parlo… Non sono capace e competente come…si, ecco, proprio lei. Avete capito no? Sempre lei, chissà come fa. Sicuramente ha qualcuno che le tiene i bambini mentre scrive. No, forse ha un santo in paradiso. No, meglio, le viene facile. Ecco, così facile che non sa quanto valore può avere davvero una scrittura soppesata.
Ah no?

Ne ho accennato parlando di istanti di felicità, l’abbiamo sfiorata ascoltando la rabbia. Ci infiliamo il naso nel mese in cui si parla di soldi, gestione di denaro, situazioni più o meno rosee e serene in un’epoca di crisi. Buongiorno, signori, vi presento Signora Invidia “Incapace di avere successo nel mondo, si vendicava parlandone male”. (Voltaire)

Ascoltare anche le piccole emozioni non è semplice né indolore ma d’altra parte ci siamo detti che l’avremmo fatto per evitare che le emozioni, lasciate da sole a sobbollire nelle nostre cantine interiori si ingigantiscano nella speranza di farsi sentire.

L’invidia, purtroppo, ha questa grande capacità di portare esattamente nella direzione opposta, rispetto a questo ascolto delle sfumature delle emozioni dentro di noi: ci trascina a guardare l’altro non per metterci in relazione, ma per un confronto, un paragone da cui noi, ai nostri occhi, usciamo svalutati e svuotati di valore.
E’ difficile, parlarci, con l’invidia perché fa due cose contemporaneamente: ci fa desiderare ciò che non abbiamo (e sentire inadeguati, perché non lo abbiamo) e ci fa provare sentimenti malevoli nei confronti di chi possiede ciò che desideriamo (ricchezza, potere, status sociale). L’una e l’altra cosa portano vergogna e senso di colpa, assieme a un grande imbarazzo: buoni motivi per seppellire il tutto sotto il tappeto, no?
Ma se proviamo a pensare che l’invidia è la prima componente del confronto che avviene nella relazione a due e che tutti quegli aspetti che temiamo possono essere tranquillamente disinnescati forse possiamo provare a dare un posto ad ogni sua sfumatura difficile.

Nella vita di genitore si incontra l’invidia tante volte: l’invidia verso chi sembra godere di un modello di genitorialità privo delle nostre stanchezze (chi il sonno, chi il bambino inappettente, chi troppo latte, chi troppo poco, chi un bambino vulcanico, chi un pigrone da stimolare..), l’invidia di un fratello verso l’altro, l’invidia infine verso i nostri figli, che ci portano via la gioventù.
E’ difficile essere oggetto, dell’invidia. E’ difficile provarla.

Quel che nega, l’invidia, è la nostra stessa natura umana: che tende verso la perfetta bellezza godendone nella piena imperfezione. L’invidia bisbiglia al nostro orecchio che chi ha quel che diventa oggetto del nostro desiderio l’ha avuto gratuitamente e senza operare alcuna scelta. E’ piovuto dal cielo: e perché allora, a te e non a me? Ma le cose non piovono dal cielo.

Ogni persona invidiata meriterebbe la possibilità di essere osservata appieno: nelle sue fatiche, nelle sue scelte, nelle sue rinunce, nelle sue notti insonni. Ogni qualvolta invidiamo, potremmo provare a darci il beneficio del dubbio che agendo in maniera diversa “guadagnandocela” anche noi possiamo avere o diventare la cosa più invidiata.

Proprio stamane leggevo una massima “You can do anything but not everything”: se scelgo, da genitore, di condividere il tempo con te, magari chiedendo un part time, non potrò soddisfare tutti i tuoi desideri. Se scelgo di guadagnare di più, o magari devo farlo, avrò meno tempo di altri. Trasformiamo il dolore di non essere come gli altri in qualcosa di costruttivo: faremo del bene agli altri – non sminuendo i loro sforzi –e a noi stessi. Alla fine, scopo del nostro viaggio su questa terra è quello di cambiare, sperimentarci. Ancora meglio se con e per i nostri figli.

– di Silvietta

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9 COMMENTI

  1. @LittleBungler: grazie, bel link

    @Vittore: grazie, bel rimando!

    @Lanterna: LOL !! 😀 penso lo stesso sai? magagna per magagna … meglio le mie 😉

    @Letizia: grazie delle parole di “conforto” per l’invidioso…

  2. Anche a me è piaciuto molto il post. Personalmente cerco di guarire da questa “malattia” cercando in tutti i modi di essere felice per gli altri, per i loro successi, il loro aspetto, la loro vita… È faticoso poiché non é un tentativo falso, ma pieno di buona volontà. Poi comunque elaboro la mia sofferenza, che nel tempo è diventata sofferenza di questo sentimento. Mi dico: perché sto ancora qua a rimuginare su questa faccenda?
    Molti trattano male questo sentimento (che per altri invece ha mosso l’economia mondiale)… Io invece non biasimo mai l’invidioso. Uscirne non è facile ed il male che porta non può essere curato con qualche seduta psicoanalitica. Ma tenerla a bada si può con tanto amore verso noi stessi. Amerò il mio prossimo come me stesso solo quando avrò imparato ad amarmi davvero!

  3. Ecco, l’invidia no, non celo: per fortuna manca all’appello, unico tra i peccati capitali.
    Adesso, perché da ragazzina ero molto invidiosa di certe mie amiche che sembravano avere tutto quello che interessava a me e disprezzavo ciò che invece avevo io, lo davo per scontato.
    Oggi mi posso arrabbiare per quello che vorrei e mi manca, ma non mi capita mai di invidiare gli altri. Non perché io sia migliore, intendiamoci, ma forse perché sono diventata consapevole del fatto che la facciata degli altri è quasi sempre solo un lato della situazione, quello bello. E sinceramente, magagna per magagna, mi tengo le mie 😉

  4. Mi piace il tuo post. Leggendolo ho collegato questo sentimento negativo con tutto il percorso che si era fatto sull’autostima. Secondo me lì sta il segreto per non lasciarsi prendere dall’invidia: se si è contenti con e di se stessi questa brutta bestia non la spunterà mai!

  5. @LittleBungler grazie!
    guarda, non so se sono stata brava, scrivendo questo post ho pensato a tantissime emozioni, sensazioni e parole connesse al tema dell’invidia e ho scoperto che tante sono così arrotolate su se stesse da non riuscire a descriverle.

    Quello che però ho capito (sono stata aiutata a capire) è che purtroppo l’invidia spesso è molto poco costruttiva. Quindi se il disprezzo che provi ti mangia dentro senza proteggerti o spingerti a dare il meglio può essere un’invidia che porta ad un nulla che senti. Rabbia,tristezza, paura invece spesso ci proteggono. E allora vanno accolte, più che elaborate.

    spero di non essere stata troppo confusa…

  6. Mah, sarà anche vero che con “non sei brava con le parole”, però a me questo post è piaciuto moltissimo!
    L’invidia è un demone con cui è molto difficile convivere, eppure bisogna imparare a farlo.
    Diverse volte mi sono chiesto, nel momento in cui provavo disprezzo verso qualcuno o qualcosa, se quel disprezzo non fosse pura e semplice invidia. Magari non è sempre così.

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