Intervista ad Elastigirl: vita da mamma di “nonsolomamma”

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Elastigirl, la nonsolomamma autrice dell’omonimo blog e libro, oltre che giornalista e mamma di 3 hobbit, ci racconta di come cambiano le prospettive con la maternità.

L’elasti-casa a Wisteria Lane, 3 hobbit maschi, Mr. Incredibile che conduce una vita parallela a Londra, amici immaginari che vivono nel muro della cucina. Ma te la tua vita da mamma te la immaginavi così?
Volevo una famiglia numerosa, una casa incasinata e un uomo di cui fossi innamorata. Direi che c’è tutto ma inspiegabilmente la vita riesce ad essere ben più folle, complicata e variopinta di quanto non la si immagini.

Quale aspetto dell’essere mamma in generale non ti immaginavi, e quale aspetto di te stessa come madre ti ha sorpreso maggiormente?
Non pensavo che essere mamma potesse essere così appagante e rasserenante, né che la maternità potesse darti equilibrio.
E poi non immaginavo che essere mamma potesse significare avere solo maschi per casa ed essere costretti a giocare con i gormiti.
Mi aspettavo che sarei stata più rigida e bacchettona e invece il poliziotto cattivo della famiglia è sempre Mister Incredible. Non mi sarei mai immaginata che avrei messo al primo posto i bambini e la mia famiglia e che il lavoro avrebbe assunto un ruolo secondario. Mi immaginavo donna in carriera e invece della carriera non mi importa proprio nulla, anzi sogno il part time. Sto anche imparando la lentezza, che a me, milanese un po’ nevrotica e ipercinetica, era del tutto estranea.

Tra le sorprese della tua mammità immagino ci sia quella del successo del tuo blog. Cosa significa per te essere letta da tante persone ogni giorno? Migliora il tuo ego di mamma?
Una blogger non è una star televisiva. Scrive nell’intimità di casa sua e rimane comunque nell’ombra, anche se i suoi lettori sono tanti.
Certamente è gratificante sapere che molte persone ti leggono ma non credo di averne la consapevolezza sul serio quando scrivo la sera in pigiama sul lettone con gli hobbit che russano nell’altra stanza. Il blog è un gioco, il mio ego di mamma fa i conti solo con il mio senso di inadeguatezza. Non mi sento una mamma migliore perché ho tanti lettori. Fare per bene la mamma è altro dall’avere creato un blog di successo.

Scrivere un blog e scrivere un libro. Due mezzi diversi per parlare delle stesse cose. Quale ti risulta più congeniale? Quali sono i pro e i contro di ciascuno dei due?
Io non mi sento affatto scrittrice. Mi sento blogger. Il libro è stata una estensione e una “nobilitazione” del blog, ma il terreno a me più congeniale resta il blog.
Il blog consente continuità, è perennemente in evoluzione e cresce con te. Inoltre la cosa più bella del blog è il dialogo con i lettori, i commenti, lo scambio continuo. Un blog è frutto della partecipazione di tante persone, del contributo dei lettori. Un libro è lì, statico e compiuto. Con questo non voglio assolutamente sminuire il valore di un libro. Io per prima leggo tanti
libri e pochissimi blog perché da “utente” non sono a mio agio a leggere su uno schermo. Un libro raggiunge un pubblico che magari non leggerebbe mai un blog, perché non sa cos’è o diffida del mezzo.

Al di la degli evidenti problemi pratici, cosa hanno cambiato di profondo i figli nella tua vita? Che persona sei diventata?
I figli hanno cambiato le mie priorità e la mia visione del mondo. E anche da un punto di vista professionale mi hanno insegnato a cercare la soddisfazione e la felicità più che il lavoro universalmente considerato prestigioso.
E poi mi hanno tirato fuori la creatività: senza di loro non avrei mai aperto il blog e pubblicato un libro.

Il nostro immaginario di mamme prende spunto dalle famiglie che ci circondano, dal nostro background culturale, ma forse anche un po’ dai media.
Che responsabilità pensi che abbiano i media nel condizionare l’immagine che abbiamo della maternità?

Ultimamente mi sembra che da parte dei media ci sia molta più attenzione al problema della conciliazione e alle difficoltà delle donne che provano a essere mamme e lavoratrici contemporaneamente. I media ne hanno preso atto, forse è un buon punto di partenza per un cambiamento. Pertanto ho l’impressione che anche la visione della maternità veicolata dai media sia un po’ più realistica e meno angelicata rispetto al passato. Ciò non toglie che certi stereotipi di famiglia felice e madre perfetta sono duri a morire e che quando qualcuna dichiara “a volte mi trasformo in strega, a volte i bambini sono un inferno” è come se avesse svelato chissà quale indicibile segreto, quando io sono convinta che il disagio e l’esasperazione siano problemi di tutte noi.

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