Intervista ad Andrea: un papà in separazione

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Ecco l’intervista fatta ad un papà, la cui storia è un po’ speciale, e forse lo è proprio perchè è una storia di separazione come tante altre. Andrea ci racconta la solitudine di quei padri che si trovano davanti ad un vuoto, quello lasciato dalla famiglia che non c’è più, dai figli portati via, dalle ceste vuote che una volta contenevano i loro giocattoli. E sono sempre più i padri che vorrebbero esserci, ma a cui è negato farlo come vorrebbero.

Noi ci siamo conosciuti al liceo, ci siamo messi insieme dopo diversi anni, siamo andati a vivere insieme dopo la mia laurea e siamo rimasti insieme per 17 anni. Nel frattempo sono nati due bambini che oggi hanno 8 e 4 anni.

Siamo arrivati alla decisione di separarci all’inizio di quest’anno, dopo che negli ultimi 3 le problematiche erano talmente cresciute da divenire insormontabili.
Nonostante stessimo cercando di seguire un percorso che portasse ad una separazione consensuale, frequentando un centro di mediazione familiare, un giorno sono tornato a casa e non ho trovato più né lei, né i miei figli: le pareti senza i quadri, gli armadi svuotati, la cesta con i DVD dei bambini vuota. Credo che difficilmente si possa avere idea di cosa vuol dire passare una serata del genere.

Il papà è ancora oggi la vittima sacrificale in molte separazioni: qual’è la tua esperienza in questo senso?
Certo, per la mia esperienza, potrei dire che la figura del padre non è ancora riconosciuta, nei fatti, come paritaria all’interno di un nucleo familiare, soprattutto nei confronti dei figli. Al di là della legislazione, che si sta evolvendo in quella direzione (con l’affido condiviso), l’applicazione risente, a mio parere, di criteri che potevano avere un senso nell’affido esclusivo. Il padre quasi mai ottiene che i figli possano abitare con lui e spesso viene relegato ad un ruolo secondario con permessi limitati di visita dei bambini, il che mi pare contrario allo spirito che guida una legge sulla condivisione del ruolo di genitore.

La mia esperienza diretta, in questo ambito, è che, nonostante la mia disponibilità e l’assenza di riscontri negativi, il giudice ha deciso che io possa stare con i bambini in tempi e modi ridotti rispetto, non solo ad un teorico 50% del tempo ma anche a quanto avevo richiesto io, esprimendo il desiderio di stare accanto ai miei figli, imponendo tra l’altro una pianificazione asettica ed irrazionale che non tiene conto di una serie di fattori importanti (ad esempio, la continuità della mia presenza nella vita dei bambini).

Per carità, sono errori umani e correggibili, ma da organi competenti quale un Tribunale dei Minori, ci si aspetta anche una certa sensibilità ed attenzione a questi aspetti. Dire “tu devi pagare TOT e puoi vedere i bambini un pomeriggio a settimana”, senza neanche aver mai parlato con me, è un modus operandi anacronistico e irrispettoso delle esigenze dei bambini, prima ancora che delle mie.

La figura paterna è forse troppo sottovalutata nel processo di crescita dei bambini anche quando le coppie sono unite: aiutaci a
smentire il vecchio adagio “i figli sono delle madri”.

Questo è un tema dolente. Sentir dire ad una madre che il padre non conta ma che i figli sono solo un prolungamento di se stessa, porta non solo ad una reazione rabbiosa per essere stati sminuiti ma anche ad una preoccupazione seria su come una madre possa non rendersi conto della complessità delle personalità e delle esigenze emotive dei figli. Anche se poi, per dir la verità, sotto questo aspetto la mia esperienza forse è particolarmente negativa, perché conosco diverse ex che non si comportano così. Nessuno mette in dubbio il legame particolare tra madre e figlio, sicuramente anche più fisico, ma la crescita psicologica, affettiva ed emozionale dei bambini si nutre moltissimo anche della figura del padre, da sempre. Anche al di là del fatto che storicamente i padri hanno passato meno tempo con i figli, vuoi perché prima lavoravano solo loro, vuoi perché essi stessi hanno dovuto crescere emotivamente sotto questo punto di vista, oggi io vedo padri assolutamente presenti nella vita dei figli e, soprattutto, entusiasti di esserlo. Con grandissima gioia dei bambini. Forse, se i padri sono riusciti a trovare un ruolo più importante nelle vite dei figli, le madri stentano ancora a vivere questa novità come una risorsa e si sentono, invece, in qualche modo defraudate.

Come si costruisce una giornata con i propri figli quando li si vede solo un giorno ogni tanto?
Non è facile. Principalmente si risente dello stress di voler dare tutto in quel poco tempo, farsi vedere partecipi, autonomi, allegri, giocare con loro, aiutarli nei compiti, cucinare, fargli fare cose che li colpiscano così da rimanere impressi nella loro sfera emotiva. Magari, invece, si sta rimuginando cosa rispondere alla lettera polemica dell’avvocato di lei.

Trovo particolarmente difficile, in particolare, riuscire a non rinunciare al ruolo di educatore. Per cui anche se magari li vedo 3 ore in una settimana, devo sgridarli perché fanno qualcosa che non va o devo impormi perché loro mi sfidano. E, in condizioni di stress, è difficile mantenere la lucidità necessaria per trovare l’approccio giusto a situazioni delicate, per cui tipicamente o gli si fa passare troppo o parte la sfuriata punitiva. Con conseguenti sensi di colpa. Ci vuole parecchia forza d‘animo…

Parlare ai bambini per spiegare la separazione: quali sono le parole di un papà?
Io non ne ho avuto la possibilità. Pur avendo chiesto alla mia ex compagna di farlo insieme, per rassicurare i bambini, non mi è stato permesso. Quindi mi sono trovato a parlare con loro dopo che loro avevano comunque cominciato ad assimilare i discorsi della madre. È difficile trovare le parole per spiegare. Credo che la spiegazione loro se la daranno osservando i genitori, io ho cercato sempre di fargli capire e sentire che l’amore nei loro confronti non era cambiato né potrà mai cambiare, che avrebbero comunque sempre avuto un papà ed una mamma che gli vogliono bene. I bambini sono molto rassicurati quando hanno occasione di rivedere la mamma ed il papà insieme, che magari parlano civilmente e si riesce a trascorrere un po’ di tempo in armonia. Probabilmente dentro di loro si fa spazio la speranza, ma credo sia comunque un’esperienza positiva per loro. Purtroppo non è molto facile in separazioni conflittuali come la mia, ma sicuramente questo tipo di messaggio può essere importante.

Giudici, avvocati, assistenti sociali piombano nella propria vita privata in modo improvviso ed invasivo: come si impara a convivere con questo?
Io vedo che chi riesce a regolare la separazione in un contesto di collaborazione ha molti meno problemi e molti meno ne crea ai figli. Se si ricorre agli avvocati ed agli assistenti sociali significa che ci sono problemi insormontabili e che si pensa possano essere risolti da una terza parte competente. Di fatto, difficilmente ci potrà essere una piena soddisfazione delle proprie aspettative, ma ci si augura che almeno dei paletti di buon senso possano essere garantiti. Quindi, da una parte, si soffre dell’interferenza di estranei nelle decisioni che riguardano la vita dei propri figli, dall’altra, sinceramente, si spera che possano portare quel contributo positivo che non si riesce ad ottenere con il dialogo civile. Di una cosa sono sicuro: se non c’è la volontà, da parte di entrambi i genitori, di collaborare per trovare un equilibrio sostenibile ed armonioso per i figli, facendosi anche da parte in determinate scelte o situazioni, non c’è possibilità che i figli non patiscano conseguenze più pesanti (rispetta a quelle già drammatiche della separazione).

Da quanto tempo siete separati e cosa speri per il tuo futuro di padre?
Fisicamente siamo separati da quasi 8 mesi e, fino a che il Tribunale non mi ha garantito un minimo di continuità nel rapporto con i figli, vedevo un futuro molto critico. Sono ancora in una fase iniziale del percorso di separazione, anche giudiziale, ma ora ho potuto sperimentare che tra me ed i miei figli il legame di affetto e di emozioni c’è ed è, reciprocamente, ancora molto forte. Chiaramente ho timore di come, soprattutto quando diventeranno più grandi, possa essere difficile crescere dei figli con una vita separata. Anche lì, sarebbe molto positivo riuscire a farlo in collaborazione con la madre. Per cui spero che il tempo possa attenuare le conflittualità con la madre, lasciandoci le energie fisiche e mentali per dedicarci con intensità ed amore al ruolo di genitori.
 

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2 COMMENTI

  1. E’ strana la tua situazione, ci sono molte madri che invece, soprattutto in caso di separazone, ma non solo, farebbero carte false per vedere il padre più vicino ai figli.
    Paradossalmente ciò che le madri lamentano più spesso, soprattutto nel caso di separazioni, è l’assenza del padre, anche nei giorni a lui legalemente destinati.
    Assenza non solo fisica, ma soprattutto mancanza di quella compartecipazione reale nella vita dei figli che è propria dell’essere genitori.
    c’è solo da sperare che col tempo tu possa instaurare un dialogo positivo con la tua ex, per il bene dei tuoi bambini.
    In bocca al lupo!

  2. Caro Andrea,

    le relazioni di coppia possono finire in molti modi e i rancori e i risentimenti nei confronti del partner
    sono umani, come e’ umana la voglia di lasciarsi tutto alle spalle tagliando tutti i ponti. Quando ci sono i figli sarebbe ovviamente auspicabile che questi non debbano pagare l’immaturita’, l’irrazioanalita’ e rabbia motivata o immotivata che sia dei genitori.
    Spetterebbe quindi alle istutuzioni salvaguardarli dalle pazzia e dalla frustrazione dei grandi.

    Il comportamento delle istituzione e le regole che stanno a rappresentare sono di solito in ritardo rispetto al discorso pubblico e al sentire della societa’. Specialmente in Italia questo ritardo sembra essere devastante. In una gerontocrazia come quella Italiana e in mancanza delle casse di risonanza dei mass media, che mediamente esprimono posizioni conservatrici, le nuove sensibilita’ devono farsi strada lottando senza tregua.

    Io sono padre di due figli e sento il ruolo del padre essere, almeno dopo il primo anno di eta’, esattamente alla stessa stregua di quello della madre. Questa mia sensibilita’, che credo comune in molti padri, oggi, deve essere riconosciuta dalla legge e dalle consuetudini giudiziarie. Bada, che questo non vale solo in caso di separazione, ma ha ripercussioni nella cultura del lavoro, nella struttura dei contratti di lavoro e in tutto cio’ che regola e organizza la nostra convivenza.

    Credo ci sia ancora molto da lavorare in Italia prima di arrivare a una vera condivisione del ruolo di genitore; Prima che un padre possa dire ai colleghi, oggi devo cancellare la riunione di lavoro perche’ mio figlio sta’ male, e non gli sia rivolto uno sguardo misto tra il disprezzo e la commiserazione, come per dire, ma non hai una moglie? O prima che un padre abbia la possibilita’ di decidere di dividere il congedo parentale i parti uguali con la madre e non sia considerato un alieno o uno che manca di professionalita’ sul lavoro.

    C’e’ molto lavoro da fare per far evolvere questa societa’ ma e’ fondamentale far si che esperienze come le tue siano ascoltate. Apprezzo quindi molto la tua forza e voglia di far sentire la tua voce.

    Beh non mi voglio dilungare troppo, spero che la tua situazione possa “normalizzarsi” con il trascorrere del tempo e che tutti i tuoi sforzi per continuare ad avere un impatto positivo sui tuoi figli e per mantenere un legame forte e sano con loro siano ripagati negli anni.

    A te va tutto il mio incoraggiamento e supporto.

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