L’insegnamento dell’economia domestica nella scuola svedese

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Questo weekend mio figlio ha dovuto fare un compito a casa che prevedeva di lavare i piatti della cena e inviare foto (via snapchat) all’insegnante per provare di averlo fatto. Non avrei mai immaginato che il sesto anno di scuola includesse una nuova materia di studio: e che materia!

I nostri figli non sono nati solo nell’era dei cellulari, dei tablet, di internet. Sono nati anche nell’era della lavastoviglie praticamente in tutte le case. Mi ricordo ancora quando il mio primogenito a 6 anni, alla sua prima esperienza di campeggio, dopo l’entusiasmo iniziale per la tenda, il sacco a pelo e tutto il resto, si è seriamente posto la domanda: e i piatti come si lavano che non c’è la lavastoviglie? Ecco in Svezia a rispondere alla domanda di come si portano avanti le faccende domestiche ci pensa la scuola. Certo potrebbero pensarci le famiglie, come hanno sempre fatto, chi più chi meno, ma lo stato svedese si preoccupa di evitare che esistano studenti fuori sede che a 20 anni portano il bucato da lavare alla madre nel fine settimana perché non sanno usare una lavatrice, o che non siano in grado di cuocersi nemmeno un uovo al tegamino. E sappiamo bene quanti ce ne sono di casi così, vero? Insomma la scuola svedese al sesto anno prevede una nuova materia: economia domestica (in realtà in svedese si chiama Hem- och konsumentkunskap, che significa letteralmente conoscenza della casa e del consumatore).
Leggo da wikipedia che questa materia era inizialmente insegnata solo alle ragazzine, ma sin dal 1960 è diventata obbligatoria per maschi e femmine. E così ragazzini e ragazzine a partire dagli 11 – 12 anni si ritrovano ad imparare cose essenziali, quali cucinare piatti semplici, pianificare un pasto dall’inizio alla fine, imparare le base dell’educazione alimentare e quali sono i nutrienti fondamentali di cui il nostro corpo ha bisogno per funzionare bene.
E quando domenica mio figlio mi ha annunciato con entusiasmo che non avremmo dovuto caricare la lavastoviglie, perché ai piatti ci pensava lui, quello che più mi ha stupito non è solo il fatto che si sia messo a lavare i piatti con entusiasmo, ma che lo abbia fatto con cognizione. Mi ha spiegato come si fa, e perché. E’ partito dai bicchieri e ha finito con le pentole, insomma li ha lavati da manuale del bravo casalingo.

Non solo piatti

Si potrebbe pensare che l’importanza di saper lavare i piatti a mano sia tutto sommato una conoscenza superata, ma siamo solo alla prima settimana e so che la prossima settimana inizieranno anche a cucinare. Nel frattempo però mi sono incuriosita e sono andata sul sito del ministero della scuola a cercarmi il piano didattico di questa materia, per capire dove arriveremo.
Ecco la prima descrizione (tradotta a braccio da me, quindi potrebbe essere imprecisa):
La vita a casa e in famiglia ha un significato centrale per l’essere umano. Le nostre abitudini in casa condizionano sia il benessere dell’individuo e della famiglia, sia della società e della natura. 
La conoscenza delle problematiche dei consumatori e del lavoro a casa dà alle persone degli importanti strumenti per portare avanti la quotidianità oltre alla possibilità di fare scelte informate come consumatori in termini di salute, finanza e ambiente. (testo originale)
Insomma non si parla solo di saper cucinare un uovo al tegamino, ma di imparare ad essere indipendente, assumendosi responsabilità per il proprio benessere e il benessere dei nostri cari e l’impatto sul mondo che ci circonda.

Crescere consumatori consapevoli

Non vi sarà sfuggito il termine finanza nel paragrafo precedente, vero?

Io mi sono sempre chiesta a chi spetta il compito di insegnare la gestione dei soldi ai figli, di cosa significa fare un mutuo per comprare casa, di quali responsabilità e conseguenze ci sono dietro quella carta di credito che sputa soldi come se non ci fosse un fondo. Ecco qui la risposta nel testo del piano didattico di questa materia:

L’insegnamento aiuterà anche gli studenti a sviluppare conoscenze su consumo, risparmio, crediti e prestiti. In questo modo gli studenti potranno effettuare scelte informate sul proprio stato finanziario e saranno in grado di gestire vari problemi e situazioni che un giovane consumatore deve affrontare.  (testo originale)

Nelle specifiche del piano di studi per l’anno in corso di mio figlio (il sesto anno) leggo che impareranno la differenza tra la pubblicità e le informazioni oggettive rivolte ai consumatori, e impareranno a confrontare i prezzi di alcune merci comuni. Ma nelle scuole superiori tratteranno gli argomenti in modo più approfondito e parleranno di diritti e obblighi dei consumatori, dell’influenza della pubblicità e dei media sulle abitudini di consumo degli individui e dei gruppi, delle conseguenze sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale delle nostre scelte come consumatori nella selezione di beni e servizi, come ad esempio l’acquisto di abbigliamento, cibo e viaggi.

La democrazia inizia dentro casa

Non ci stancheremo mai di dirlo su questo sito: la questione delle pari opportunità inizia dentro le pareti domestiche. E le pari opportunità sono un segno di democrazia. Se una parte della popolazione svolge tutte le faccende domestiche, per vocazione o per cultura, perché si è sempre fatto così, non si arriverà mai alle pari opportunità, soprattutto se non si è mai riflettuto sulle conseguenze sociali di queste pratiche comuni.

L’insegnamento di Economia Domestica aiuterà gli studenti a sviluppare conoscenze e darà opportunità di riflettere sull’uguaglianza di genere e la divisione del lavoro a casa. L’insegnamento fornirà agli studenti anche le condizioni per sviluppare la conoscenza di differenze culturali e tradizionali nelle diverse famiglie. (testo originale)

Leggo nelle specifiche degli anni di corso 7-9, che gli studenti affronteranno l’argomento della distribuzione del lavoro domestico da una prospettiva di uguaglianza, e saranno invitati a riflettere su come i compiti siano distribuiti tra uomini e donne e di come questa distribuzione del lavoro domestico nel lungo periodo condizioni non solo la partecipazione delle donne e degli uomini alla vita famigliare, ma anche alla vita lavorativa e alla vita nella comunità. Insomma si creano spazi e presupposti per discutere la divisione del lavoro domestico dal punto di vista storico, culturale e sociale.

Vi dico la verità, non mi aspettavo tanto da questa materia, ma a questo punto sono davvero curiosa di vedere come evolverà.

Ora vi starete sicuramente chiedendo anche come è finita con il lavaggio dei piatti della cena. Non posso evitare di raccontarvi che è tutto andato esattamente come doveva andare: la cucina è stata sostanzialmente allagata da schizzi su pareti e pavimento, si è rotto un piatto (la cui foto è stata inviata premurosamente all’insegnante insieme alle altre), e i piatti e le stoviglie sono state lavate a dovere. Per ora ringraziamo di avere una lavastoviglie, e attendiamo con una certa ansia le prime prove sui fornelli 😉

(to be continued)

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1 COMMENTO

  1. Che figata! Più leggo del sistema scolastico svedese, più l’invidia (buona) aumenta. Sono conscia del fatto che non sono tutte rose e fiori, ma a fine articolo ho subito pensato a mio marito: consulente a centinaia di km da casa per oltre 10 anni, ma il venerdì sera tornava da mammà con i vestiti sporchi, lunedì ripartiva con il cambio pulito… nonostante la presenza di una lavatrice nell’appartamento di lavoro. Per non parlare del cibo. Pur di non sporcare piatti (e quindi lavarli) mangiava certe schifezze improponibili. Non ha la più pallida idea di come gestire un menu settimanale per tutta la family. L’ho sposata ben conscia dei suoi limiti in ambito domestico e dopo anni, qualche timido spiraglio si è aperto.
    Ma quanto bene gli avrebbe fatto una materia del genere!

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