L’incubo dei comitati di genitori in UK

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L’Inghilterra non è solo patria della divisa scolastica, ma anche di un altro fenomeno scolastico (e non), che coinvolge direttamente i genitori: i comitati.
L’ansia da comitato mette a dura prova il genitore non presenzialista (per scelta, per carattere o magari per mancanza di tempo) e instilla il solito tarlo del senso di colpa.
Alessandra Libutti, ogni tanto viene a trovarci con i suoi cameo d’autore.

comitati_genitoriNel Regno di Her Majesty molte delle attività extrascolastiche sono gestite da associazioni non a fini di lucro, leggi: volenterosi genitori che si fanno in quattro e anche in cinque. Per attività s’intende un po’ di tutto: dal comitato per la raccolta fondi per la scuola (che organizza feste ed eventi di varia portata), agli scout, alla compagnia teatrale che organizza corsi di recitazione e spettacoli per bambini e ragazzi, fino ai circoli sportivi. Ciascuno di essi ha un proprio comitato, le proprie assemblee annuali, i propri incarichi e le corvé (o rote, come le chiamano qui) per assicurarsi che ciascun genitore faccia la propria parte. I pro sono ovvi: costi bassi e ampia disponibilità di attività; i contro ancora più scontati: o limiti volontariamente le attività ai figli, o sei wonder woman oppure appari come una madre mezza sega. Tu che hai figli che vogliono fare tutto, non sei wonder woman e non ti va di apparire una schiappa, ti ritrovi con una pezza davanti ed una di dietro, perché se non riesci ad apparire metodicamente impegnata, i tuoi figli rischiano di essere trattati da paria.
Qual è il problema? Per la mamma casalinga con un figlio unico oppure anche due che svolgono la stessa (UNICA) attività, nessuno. Ma sono queste le mamme che ti fregano. Le ritrovi un po’ ovunque: al comitato della scuola sono delle iper-manageresse, organizzatrici instancabili, creative, attive, tuttologhe; agli scout sono collaboratrici fisse, tanto che alcune, per anni, le hai pensate parte della truppa; al teatro sono sarte, scenografe, registe, ragioniere, manager: al club di nuoto hanno figli promettenti olimpionici, girano per gli spalti vendendo attrezzature sportive o lotterie casalinghe, raccogliendo iscrizioni alle gare, compilando le presenze. Con figli che si allenano 8-10 ore a settimana, queste mamme vivono in piscina, tanto che spesso ce le ritrovi anche quando i figli non ci sono. E’ grazie a loro che tutto funziona con la perfezione di un orologio svizzero.
Per la mamma con un lavoro a tempo pieno, due figli con quattro anni di differenza, impegnati ciascuno in tre attività (ovviamente in gruppi diversi) però tutto appare smisuratamente complicato: i comitati si moltiplicano per sei, gli impegni per trentasei e via così a livello esponenziale. Senza contare che per poter aiutare in ciascuna di queste attività occorre il CRB check (controllo della fedina penale) e non basta averne uno che vale per tutto, no: ciascuna attività richiede il suo, e giù moduli da compilare.
Tale mamma è una che dopo il lavoro non ne ha più per nessuno.
Tale mamma deve apparire almeno un tantino volenterosa.
Si procede con una meticolosa opera di selezione e un gioco di equilibri e di public relations che malgrado gli sforzi e un’agenda d’impegni da far impallidire Obama, si rivela fallimentare.
Conclusione, la mamma media è una che dopo il lavoro gira come una trottola da un’attività all’altra e per anni non riesce a mettere in tavola qualcosa che non provenga dal freezer. La stessa appare come una che schiva gli impegni come una campionessa di slalom gigante.

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10 COMMENTI

  1. Vivo anch’io in Inghilterra da diversi anni, sono una mamma lavoratrice e ho figli che svolgono attività diverse. E’ indubbio che i comitati di genitori sono una realtà viva e impossibile da ignorare. Ma la mia esperienza in merito è del tutto diversa da quella di Alessandra. Nessuno mi ha mai chiesto in modo più o meno esplicito di partecipare a un comitato e, soprattutto, non ho mai pensato che i miei figli fossero trattati in modo diverso dagli altri solo perchè non faccio parte dell’esercito volenteroso di mamme e papà.
    Ritengo che affidare ai genitori compiti diversi come quelli elencati dall’autrice non faccia altro che tornare a vantaggio di tutti in quanto i costi rimangono accettabili e le attività mantengono un certo grado di organizzazione.
    Allora mi domando e domando ad Alessandra, cosa c’è di tanto negativo?
    E’ vero, la mamma media si trasforma in giocoliere alla fine della propria giornata lavorativa, ma non è così per tutti? E in fondo nessuno obbliga nessuno a svolgere 5000 attività, basta fare le proprie scelte in modo ponderato e onesto (Ce la faccio a seguire tutte le attività dei miei figli o l’ansia da orologio mi stressa in modo esagerato?). Magari trovando il giusto equilibrio scompare anche quel vago senso di inadeguatezza…. d’altra parte non facciamo tutte del nostro meglio?

  2. Uhm che ansia! Non fa per me, per carattere sono molto schiva… Posso partecipare con torte fatte in casa o cose similari ma organizzare, presenziare no non ce la faccio proprio. Quando lavoravo dalle 8.30 alle 18.30 sarebbe stato impossibile! Infatti ho notato che le madri lavoratrici iper presenti sono quelle che hanno un lavoro in proprio (poi magari recuperano di notte), chi deve “timbrare cartellino” fa già i salti mortali per andare alle riunioni e ai colloqui. Non è per amor di polemica è dura realtà, mi ricordo le facce stralunate -eufemismo- del capo per la richiesta permessi…
    Il compagno esce alle 8.00 e torna quasi sempre alle 20.00. Ergo? Non partecipa, se non ai colloqui ed a una riunione all’anno circa.
    La famosa conciliazione famiglia/lavoro per molte aziende/enti non esiste proprio e il singolo (singola va là) spesso si trova abbandonato, con le armi spuntate.
    Domanda per Alessandra:
    Ma i padri si prestano a far parte di questi comitati? In che percentuale circa?

  3. @mammamsterdam – Sì anche qui sono enti giuridici ed essere attivi all’interno dei comitati aiuta il CV. Molte mamme che lasciano il lavoro quando i figli sono piccoli sfruttano proprio queste esperienze per riempire il curriculum. In realtà è una cosa molto positiva. Io però pur essendomi sempre tenuta alla larga da ruoli di responsabilità finisco che – una mano qua, una mano là – sono ridotta una larva.

  4. Il nostro comitato genitori è fortissimo e quello che apprezzo da neofita che ha appena varcato la soglia della primaria e non riesce molto a partecipare, è che le varie attività e iniziative rispecchiano anche gli interessi dei singoli e la volontà di portarli come pezzi di vita scolastica per tutti quelli che vogliono partecipare. In questo modo si crea una rete di cose da fare, interessi comuni, relazioni che secondo me è utile dal punto di vista pratico e bella. Io non so se poi da alcuni questo viene tradotto in termini di “prestazione” o se se la fanno e se la dicono solo tra di loro: non ho ancora sufficienti elementi di valutazione, però sapere che si portano a scuola attività pomeridiane che, per esempio, se dovesse frequentare mio figlio mi costerebbero trasbordi per la città di un paio d’ore tra andare e tornare, oppure che si creano attività con una certa attenzione alla conservazione dell’ambiente o iniziative di solidarietà di un certo tipo secondo me è un modo di dare messaggi importanti ai bambini oltre che costruire delle pratiche per vivere un attimo meglio in una città che già è difficile di suo e per i genitori che lavorano ancora di più. Poi chi può contribuire bene, chi non può o non vuole bene lo stesso, io credo.

  5. Credo che la differenza fondamentale tra i rappresentanti dei genitori in Italia e i consigli di genitori e i consigli di concertazione olandesi è che questi ultimi sono enti giuridici e quindi se ti ci metti e fai casini sei pure perseguibile penalmente. Però fa curriculum, mi sa.

    Anche mio marito è stato tesoriere per anni del consiglio genitori su implorazione della direttrice disperata, e il tesoriere dei consiglio di concertazine era contabile di professione, altrimenti non ne esci vivo. Ma se ti fai un’ esperienza del genere è meglio di un corso accelerato, impari a fare e leggere bilanci e un mucchio di altre cose.

    poi è chiaro che nel consiglio genitori ci sono un mucchio di volontari, magari estremamente presenti, che appendono le decorazioni di natale e organizzano la festa di fine anno o i pomeriggi di lavoretti, o la gita scolastica, io mi ricordo come un incubo l’ anno che abbiamo anticipato i soldi per l’ affitto urgente di tre pullman granturismo o saltava la gita scolastica e poi le maestre consegnavano i soldi raccolti in una busta e mancavano tipo 1500 euro. Si è risolto, ma sai lo stress.

  6. naaaaa il mio karma mi impedisce di esserne afflitta 🙂 Io tengo da fare, le attivita’ le organizzano a scuola e il mio contributo e’ andare a prendere i boys all’ora prefissata quando tutto e’ finito, con un gran sorriso di ringraziamento a 32 denti.

  7. Esistono anche qua in Italia (per fortuna) i comitati genitori, o associazioni genitori o come si vogliono chiamare.
    E penso che quell’ansia da prestazione descritta qui sia vissuta probabilmente anche da alcuni genitori italiani.
    Però proviamo a ribaltare la frittata: ci sono genitori che si dànno anima e corpo, che lavorano, che hanno i figli anche loro che seguono diverse attività, magari pure impegnati in politica o in associazioni di volontariato ma che comunque partecipano alle attività della scuola come e nei tempi che possono . Non sono dei super eroi dotati di superpoteri, ma semplicemente fanno quello che possono (per fortuna, altrimenti con i tagli alla scuola presenti in Italia la situazione sarebbe davvero difficile). E spesso e volentieri se ce ne sono che si offrono… poi sono sempre e solo quelli che fanno tutto perchè visto che nessun’altro si fa avanti allora pur di fare l’attività per i bambini, si ripropongono nuovamente (e sembra che siano loro a voler far tutto quando in realtà sono gli altri che non vogliono partecipare).. .. poi seguono la pesca di natale, le scenografie per le recite etc.. e poi si sentono pure criticati da chi non ha partecipato, quando spesso basterebbe poco sforzo da parti di tutti e le fatiche (quando ci sono) sono suddivise e maggiormente affrontabili, mentre si ha tanto di guadagnato in socializzazione e divertimento.

    Se uno lavora o ha mille altre attività e non può seguirne una in più amen, si è esseri umani e si fa quel che si può, ci mancherebbe, ma questo non vuol dire che queste realtà siano sbagliate! Ebbasta con la discussione genitoriacasahantuttoiltempocheglipareperfartutto vs genitorichefannomillelavoripartonoprestolamattinatornanotardilaseranonhotempoperrespirare.
    E’ una cosa che sento molto in chi mi circonda.. ragioniamo e cerchiamo di collaborare, non di metterci l’uno contro l’altro, ribaltando le parti si capirebbe che proprio non ha senso discuterne (ovviamente questa è solo la mia opinione).

  8. Riconosco tutto. Per anni sono stata in comitati della qualunque, associazione traduttori, consiglio nazionale insegnanti di lingue vive, fondazione culturale, Cmera di commercio italiana, e progetti ad hoc qui e lì, e ti sto solo parlando delle cose che non mi faceva fare la scuola, ma di cose mie adulte. Poi figlio 2 è andato in un’ altra scuola con raddoppio di feste, recite, cene di natale e colazioni di pasqua, pomeriggi creativi con i genitori. E io ho scoperto che si può dire di no e lasciare alle presenzialiste. Alle quali ritiro i figli da scuola insieme ai miei quei pomeriggi che non hanno nulla, li strafoco di pasta al sugo e li rimando a casa già mangiati, se è bel tempo li porto al parco mentre leggo il giornale, se non lo è, be, da 4 mesi abbiamo una wii con tre controlli. Pace.
    Tanto, per citare supermambanana, sei comunque una bloody foreigner, inutile dover fare più di quanto abbiamo in corpo se tanto non ti integrerai mai davvero. Se mi devono trovare strana, meglio che lo facciano perché faccio poco che non perché mi sbatto e comunque quello che faccio non `abbastanza. E da quest’ anno a parte il calcio di figlio 1 l’ unica attività extrascolastica è il maestro di chitarra che viene la domenica per lezioni private prima a uno e poi all’ altro. Italiano, che così pendo pure due piccioni con una fava, devono parlarci in italiano. Le lezioni di nuoto facciamo i corsi intensivi durante le vacanze. Con quello che non spendo di benzina, parcheggio e tempo perso mio che posso fare a casa qualcos’ altro, alla fine ci guadagniamo. (non menarmi)

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