In tre nel lettone?

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Che annosa questione! Lettone sì, lettone no: ritorno ad abitudini ancestrali e naturali od orribile vizio duro da sconfiggere e lesivo dell’armonia di coppia?
Secondo me nessuna posizione è vera in assoluto e nessuna soluzione è sbagliata se “funziona”. Però, senza dubbio, dobbiamo riflettere sull’argomento perchè, ho notato, è una questione che solleva sempre un ampio dibattito.
Il bebè spesso entra nel lettone durante l’allattamento: quando ci si deve svegliare di notte ed allattare, è molto comodo avere il bimbo accanto, dargli il seno restando sdraiate o comunque senza uscire dalle coperte, soprattutto quando si nota che il contatto con mamma e papà lo fa riaddormentare più in fretta e più facilmente. Ma quando uscirà dal lettone?
Secondo me non è un bene né per il bambino, né per i genitori la permanenza per tutta la notte nel lettone: i genitori sono inquieti e preoccupati per la naturale paura di dormire con quell’esserino così fragile accanto ed il bambino non si abitua ad avere uno spazio suo. Una soluzione mediana è quella di tenere la culla e poi il lettino, per un primo periodo, accanto al letto di mamma e papà: il vantaggio di non alzarsi è ugualmente assicurato, il contatto fisico può limitarsi al momento della poppata e poi essere sostituito da quella forma di sicurezza più gradata che offre il sentire la presenza di mamma e papà vicini, con il loro respiro e, magari, per qualche minuto con il contatto di una mano. Per esempio io ho sperimentato l’effetto rassicurante di una mano sulla testolina: Il bebè viene dagli ultimi mesi di gravidanza trascorsi con la testa a contatto con qualcosa di morbido, caldo e leggermente mosso da un battito cardiaco, sostituirlo con la mano della mamma (che impercettibilmente trasmette lo stesso battito) può essere una soluzione che, nel contempo, aiuta a sviluppare l’indipendenza.
Senza dubbio la permanenza nel lettone è sconsigliabile ancor di più dopo i primi mesi. Il letto è uno spazio privato e personalissimo (anche per noi genitori): nostro figlio deve averne uno suo, per sperimentare il senso di “proprietà” di un luogo. Rendiamo piacevole il suo lettino e, rendiamolo, soprattutto “suo”: un bel lenzuolino colorato, il suo pupazzo preferito, il suo pigiamino sotto il cuscino, da prendere tutte le sere.
Il lettone di mamma e papà dovrebbe restare un piacevole extra: un luogo dove sgattaiolare la domenica mattina o dove rifugiarsi dopo un sogno bruttissimo e poi, da più grandini, purtroppo, dove saltare in libertà distruggendolo…!
Certo, se il bambino si sveglia spesso o tende a rimanere sveglio lungo, è difficile sottrarsi alla facile soluzione di metterselo accanto se questo comporta un ritorno al sonno più veloce. Però, per la mia esperienza, favorire l’autonomia è una scelta che paga sempre, ed offre risultati più duraturi sul lungo periodo, magari pagando il prezzo di qualche sacrificio.
Un bambino che rimane a dormire nel lettone, tutta la notte e tutte le notti, anche da più grandicello, diventa una barriera tra i suoi genitori. Attenzione, facciamoci un esame di coscienza e non permettiamo che nostro figlio diventi un alibi per non affrontare gli squilibri che può aver portato nella coppia il nuovo ruolo di genitori. Dopo la nascita (in particolare) del primo figlio, riorganizzare la vita sessuale di una coppia non è facile: ci sono nuovi ruoli da comprendere e nuovi ritmi da metabolizzare. Sicuramente parleremo più in dettaglio di questo in un prossimo post. Ma per amore di nostro figlio, tenendolo con noi nel lettone, non rendiamolo una barriera per evitare di affrontare la riconciliazione tra i nostri ruoli di mamma e papà e quelli di compagni ed amanti.

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