Imparare a sciare e petrificus totalus

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Si è da poco conclusa la nostra prima settimana bianca e ho bisogno di raccontarvi qualche aneddoto di questa esperienza vissuta a bordo delle piste in attesa dei miei sciatori.
Il Vikingo infatti ha frequentato il suo primo corso di sci. Io e GG, non sapendo come avrebbe reagito, eravamo un po’ preoccupati al momento del primo incontro, come si intuiva abbondantemente dal livello di stupidità delle domande che ci siamo posti “ma hai detto al maestro che soffre di asma? Che se inizia a tossire come un ossesso deve farlo fermare?” oppure “ma gli hai detto che è bilingue e che magari non li capisce quando parlano in accento trentino?”
Intorno a noi altre mamme e papà a lasciare i loro figli ai maestri. Alcuni piangevano. Moltissimo. Una bambina cercava ogni scusa per evitare quel momento dei distacco. Urlava disperata. Tremava dai singhiozzi. Aveva paura. Non era l’unica bambina a non sentirsi a suo agio con gli sci. Cinque o sei piccoli di nemmeno 4 anni si alternavano a piangere. Alla fine hanno imparato tutti a sciare, chi meglio e chi peggio.
Però mi è rimasto il dubbio: valeva la pena farli piangere così tanto per ottenere questo risultato? Non so, mi sono chiesta cosa avrei fatto io al posto di quei genitori, e non ne sono affatto sicura.

Per fortuna, nonostante le aspettative, il Vikingo sembrava avere deciso di volerla fare questa cosa. Lui voleva imparare a sciare. Ed è per questo che ancora prima che iniziasse la lezione, mentre i maestri cercavano di memorizzare i nomi di tutti, e tranquillizzare i piccoli impauriti, lui si è lanciato giù in discesa. Così senza pensarci troppo, tanto per provare quesi cosi ai piedi. Fortunatamente è stato bloccato in tempo prima di trasformare il buon inizio in una terribile fine.

Alla fine della prima lezione abbiamo saputo che glielo aveva detto lui di parlare italiano e svedese, e non aveva avuto apparentemente nessun problema di comprensione delle istruzioni, visto che lo hanno passato immediatamente al corso più avanzato. Il secondo giorno il nuovo maestro di sci me lo ha lasciato dicendo che ha una gran forza in corpo, una grande grinta fisica che gli permette di fare qualsiasi cosa e dopo un attimo di esitazione, quasi a voler cercare le parole giuste, ha aggiunto “ma una camomilla la mattina, no?!” Ho sorriso, ma in realtà non sapevo se mettermi a ridere o piangere.

E’ stata una settimana dura per lui, nonostante sembrava essere nato con gli sci ai piedi (con mia profonda invidia!) però tutte quelle istruzioni da seguire, i rapporti umani con persone sconosciute, nuovi ambienti con cui confrontarsi, lo facevano arrivare alla sera stanchissimo anche se felice dei progressi fatti.

Al terzo giorno ho assistito allo sbrocco del suo maestro di sci. Causa? Dopo aver fatto lo slalom in discesa senza nessun problema apparente, il Vikingo non era però in grado di risalire con il tapis-roulant. Ora vi sembrarà strano perchè risalire con un tapis-roulant non richiede grandi capacità, visto che bisogna starsene fermi e lasciarsi trasportare. Il problema era ovviamente la sua incapacità a starsene fermo in paziente attesa, quindi camminava, con gli sci ai piedi, per arrivare più in fretta.
Viceversa, visto che camminare con gli sci ai piedi su un tappeto mobile non è affatto semplice, gli capitava di cadere, e di far cadere quindi come birilli tutti i bambini che arrivavano dietro di lui trasportati (loro) fermi.
Il maestro ha dovuto fermare il meccanismo per 3 volte di seguito, e rimettere in piedi i “birilli”. E io a bordo pista con una gran voglia di sotterrarmi. Quando l’ho sentito imprecare in dialetto trentino ho ripensato alla camomilla la mattina chiedendomi se non potesse essere veramente di aiuto.
Nonostante le spiegazioni sulla pericolosità, le minaccie di portarlo via dalle piste di sci, e di tenerlo in punizione a vita, ad un tratto ho visto il Vikingo camminare con gli sci sul tapis-roulant, arrivare ad un bambino che invece si faceva trasportare rimanendo fermo, e decidere in un lampo di scendere al volo per poterlo superare in salita sulla neve. Con gli sci ai piedi!
!!!!!
Ho lanciato un urlo che ha rischiato di provocare la slavina del secolo.
A quel punto ho capito di avere bisogno di un piano.

E allora ho pensato ad Harry Potter. Ho detto al Vikingo che era importante che lui imparasse a rimanere fermo su quel tapis-roulant e che mi rendevo conto che doveva essere molto noioso per lui, ma dovevamo trovare una soluzione.
E così gli ho suggerito di fare una magia. Alla fine a pensarci bene basta fare un petrificus totalus! Mi è sembrato contento dell’idea, e abbiamo immaginato insieme cosa poteva succedere che gli facesse venire voglia di muoversi. Un improvviso prurito al naso, una mosca dispettosa che voleva entrargli in un orecchio, uno gnomo delle nevi che lo solleticava sotto l’ascella. Il petrificus totalus gli avrebbe permesso di rimanere immobile e impassibile. Fino in cima.
A volte basta avere un piano per risolvere un problema, senza nemmeno bisogno di attuarlo. Il giorno dopo alla fine della lezione il Vikingo mi ha detto “sono stato fermissimo. E non ho nemmeno fatto il petrificus totalus!”

Al quinto giorno c’era la gara. Ci era stato detto di non dirgli nulla per non caricare l’evento di aspettative. E noi siamo stati ligi. Infatti lui è arrivato assolutamente ignaro. Ha sciato come gli aveva detto il maestro.
Ha superato il traguardo e si è fatto accogliere dai genitori festanti.
Ha gioito per la nostra gioia senza capirne il perché. Al momento della premiazione ha capito ancora meno.
E’ salito sul podio, ha afferrato la coppa, e l’ha alzata in alto, seguendo le istruzioni che gli venivano impartite. Il suo volto era impassibile.
Lo sguardo coperto dietro gli occhiali scuri, sembrava un piccolo John Belushi, incurante di quello che accadeva intorno a lui.
Dopo un po’ gli ho chiesto “ma hai capito perché ti hanno dato la coppa?” No, non ne aveva la minima idea.
Gli abbiamo spiegato che era stato il più veloce del suo gruppo, e solo in quel momento gli si sono illuminati gli occhi.
Era felicissimo.
E la coppa è stata un giusto coronamento di una settimana impegnativa. Per tutta la famiglia.

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16 COMMENTI

  1. Noi uguale un paio di inverni fa, in Polonia. Quindi manco la lingua comune e siccome ci siamo decisi tardi per le lezioni, ogni giorno avevano altri maestri, ognuno col suo approccio.

    Orso anche indisciplinato ma pieno di energia e voglia di buttarsi giù, solo le istruzioni, che palle. Una sera, all’ ultima salita, l’ ho beccato sullo ski-lift che saliva facendo dei piccoli zig-zag ondeggianti cantando “Edelweiss, edeweiss” (prova a immaginartela al ritmo dello zig zag sullo skilift). Mi faceva troppo ridere, ma era chiarissimamente lui.

    Fino a che non ha beccato un maestro giovane e cazzone quanto lui. Che sullo skilift, dietro di lui, ha iniziato a sfidarli.
    “Orso, guarda” e saliva su uno sci solo, alzando la gamba.
    Ti pare che non ha voluto farlo lui? L’ ha fatto, si è schiantato, il maestro l’ ha raggiunto, tirato su e se lo è caricato e l’ ha fatto salire con lui. E Orso non ha piu fattom lo scemo sullo ski-lift.

  2. Bravo Vikingo!
    Noi siamo ancora al palo, per quanto riguarda lo sci. La piccola ha 6 anni, ma non ha ancora deciso di voler imparare a sciare. E noi siamo nel dilemma di cui parli nel post: lasciarla piangere ed affrontare la nuova esperienza, oppure portarla via e riprovarci l’anno prossimo?
    Io l’ho portata via, ma me ne sono pentita… o meglio, sto facendo i conti con questa scelta che forse non è stata quella giusta. Perchè lei ha paura di tutto, ora sono gli sci, ma nemmeno a nuoto vuole andare, nemmeno a danza, nemmeno in bici senza rotelle, sui pattini, …. . Inizialmente eravamo convinti che fosse giusto non forzarla, ogni bimbo ha i suoi tempi… Ma adesso capita sempre più spesso che in compagnia lei sia l’unica a non saper sciare, nuotare, andare in bici senza rotelle, pattinare, ecc… Lei è sempre l’unica che rimane in un angolo e non può condividere le attività con i coetanei. Lei ci sta male, ma la paura è ancora troppa per decidere di provarci. Io sto peggio di lei, perchè temo che sia colpa mia, di non aver saputo motivarla e spronarla nel modo giusto ad affrontare le sue paure e avvicinarsi a qualche sport (non importa quale)…
    Penso che non sia indispensabile saper fare tutto, ma più si sa fare, meglio è, per la socializzazione e per godere il più possibile della vita. Ma mi chiedo: fino a che punto dovrei forzarla?

  3. 🙂 se e’ per quello qui sono settimane che siamo invasi da vari Darth something, Jedi, Jabba the Hutt, R2D2 (che se li fanno anche di lego) etc 😀 tutto cio’ dopo aver passato l’inverno come Arthur e Merlin e maghi/trolls/golems di varia guisa.

    comunque son daccordo sulla questione attivita’ fisica, i nostri vanno in bici senza rotelle da parecchio (il piccolo si e’ incaponito e ci e’ riuscito in 3 giorni a quattro anni e mezzo) e andiamo in strada senza problemi, la piscina e’ ormai una consuetudine del sabato da anni, la partita a pallone con i ragazzini del vicolo in strada di estate, insomma non e’ che sono contro il farli sfrenare (e sfracellare se e’ il caso) e’ proprio sullo sci che ho il fremito, ma e’ sicuramente perche’ non ho esperienza ne’ diretta ne’ in terza persona, proprio e’ una cosa che mi e’ aliena del tutto 🙂

  4. Ho un’amica il cui figlio, 5 anni, si è spezzato la tibia sciando.
    E’ caduto a spazzaneve col maestro. A sfatare il mito che i bimbi son di gomma.
    Mi ha fatto tanta tenerezza la descrizione dei bambini in lacrime sugli sci. Imparare a sciare può essere divertente , ma non è indispensabile.

    • @Deborah se iniziamo a pensare a questi esempi i figli li teniamo chiusi in casa e non li facciamo uscire più, salvo che gli incidenti avvengono anche dentro casa. Ad esempio il Vikingo cade puntualmente dalla sedia ogni due sere, mentre sta “seduto” a cena. Io mi dico sempre che prima o poi si romperà qualcosa e imparerà a stare fermo! 😉
      Però sono d’accordo con il fatto che magari imparare a sciare non è una priorità se non si vive in un paese nordico, e quindi se il bambino piange molto e la prende male, forse si può anche evitargli la tortura 🙂

      @supermambanana rileggendo il mio commento, mi rendo conto di essere stata confusa, intendevo dire che mio figlio quando guarda un certo genere di film riesce ad entrare in simbiosi con il personaggio che lo ha colpito di più, mediamente il più cattivo, e va avanti per parecchio tempo impersonando quel personaggio. Ecco perché preferisco gli sci 🙂

  5. allora, i miei figli (5 e 7) hanno gia’ visto tutti e 6 i guerre stellari, e i tre lord of the rings, e anche i primi due HP, e si vedono la serie di Merlin su BBC da 3 anni ormai… pero’ mi sentirei morire a metterli su una pista di sci (sara’ che noi siamo gente di mare). Vedi come l’ansia materna si estrinseca in mille modalita’ varie ed eventuali?

    • @supermambanana hai ragione. L’ansia materna ha mille forme e normalmente, ma non sempre, si adatta al tipo di figlio che ci è capitato in sorte. E così mentre io ho piena fiducia nelle capacità atletiche di mio figlio, so di avere un figlio altamente suggestionabile, e allora ci penso un po’ su 😉

  6. io non so sciare (e mi pesa molto) ma ci terrei che i miei figli imparassero, non presto ma magari bene. così da un paio d’anni andiamo in montagna e mio figlio di 8 anni fa il corso di sci. altre occasioni di montagna d’inverno non ne abbiamo, e così imparerà grazie ai soli 5 giorni in cui ci andiamo . il piccolo ha compiuto 4 anni adesso e per il momento ci siamo litiati a piste e bob, e abbiamo capito che è già spericolato.
    per quanto riguarda harry potter, lo conosce solo il mio figlio di 8 anni a cui abbiamo letto un paio di estati fa il primo libro. i film non ancora. magari il primo si potrebbe provare.

    ciao!!

  7. Mi hai fatto tornare in mente che io ho imparato a sciare inseguendo mio padre che voleva lasciarmi alla scuola di sci…
    Penso che non sia giusto forzare i bambini a fare uno sport come lo sci, che può presentare aspetti spiacevoli come il freddo o la paura di cadere, il racconto di Paolo Giordano ne “La solitudine dei numeri primi” descrive in modo molto incisivo il punto di vista dei bambini obbligati dai genitori a praticare questo sport.

  8. Bellissimo! I miei mi misero gli sci ai piedi che avevo due anni e mezzo, portandomi giù per le piste in mezzo alle loro gambe. Mia madre sbiancò quando scendendo con lei mi misi a urlare “mamma più forte! Come papà!!”. Benvenuto fra gli sciatori, Vikingo!!

  9. mi sono commossa leggendo il post. Quando hai scritto che aveva lo sguardo impassibile e poi gli si sono illuminati gli occhi (=

    riguardo la tua domanda se far fare una cosa al bambino nonostante i pianti e l’ apparente o reale controvoglia del bambino…io mi ricordo quando i miei mi portavano a nuoto, era il periodo delle elemenatri ma non ricordo quanti anni avessi, forse 6-7. Io ero terrorizzata dallo stare in acqua e facevo di tutto per evitare quel momento, inventando falsi malori oppure entrando col mio gruppo e uscendo con quello che aveva terminato… alla fine dopo un pò i mieie hanno ceduto però mi è rimasta la paura dell’acqua, ho imparato a nuotare con mio nonno qualche tempo dopo al mare, ma non so tuffarmi, non so nuotare, diciamo che so stare a galla e sopravvivere se cado in mare. Io non sono d’accordo sul far fare uno sport o attività a tutti i costi, se c’è solo un’insicurezza iniziale e poi vedo che piace è un conto, ma se è una cosa che crea disagio allora no. Non potrei pensarla diversamnete visto il mio trascorso ma chissà cosa succederà quando sarà l’ora per i miei figli…intanto sono contenta che il grande, 3 anni, faccia “nuoto” (acquaticità) con l’asilo così io non ci sono e non trasemtto l’ansia che avrei di sicuro (anche in estate in piscina va sempre in acqua con mio marito se no gli rovino il momento…)

  10. Bellissimo post, molto dovertente!!

    I miei bimbi hanno 7 e 3 anni; Harry Potter non lo conoscono: che dite, è ora di farglielo conoscere o è ancora presto?

    Ciao
    Grog

    • @supermambanana non ci ho pensato, ma in effetti sarebbe stato più utile…non so se avrebbe funzionato però 😉
      @Grog in realtà il Vikingo non conosce direttamente Harry Potter, ne ha sentito parlare da un suo amico all’asilo, come ho raccontato qui: Griffindoar Io ancora non mi sono decisa a fargli vedere i film che secondo me sono troppo paurosi per la sua età (5 anni) ma gli racconto io le storie tagliando le parti che non ritengo adatte.

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