Il Vikingo e Pollicino: tecniche di sopravvivenza da fratello maggiore

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Dalla nascita di Pollicino, avvenuta circa un mese fa, molte cose sono succese. Soprattutto nella testa del Vikingo. Che sia chiaro però che non si sono limitate a rimanergli nella testa. Come suo solito le pensa, le elabora, le digerisce e ce le getta addosso, travolgendoci.
Quando ho scritto i post per preparare il primogenito all’arrivo del fratellino, qui e qui, ho cercato di immedesimarmi il più possibile in tutto quello che il Vikingo sarebbe riuscito a combinare. Dopo un mese, sono pronta (???) a farvi un breve resoconto, cercando di tirare le somme.

Innanzitutto siamo costretti ad un ritmo di lavanderia che non avremmo mai osato immaginare. E non abbiamo ancora iniziato con i pannolini lavabili! Riusciamo a riempire le 3 lavatrici dimensione industriale disponibili nel nostro condominio, ogni 4 giorni circa. I vestiti sono quasi tutti del Vikingo, che sembra aver dimenticato lo scopo di quel mobile in bagno sul quale normalmente ci si siede più volte al giorno.

Il suo affetto nei confronti del fratellino è comunque commovente. Se piange, corre a mettergli il ciuccio, mentre dichiara “ci penso io a lui, mamma“. La mattina corre nel lettone e lo inizia ad accarezzare, poi mi guarda e dice: “sai mamma, è proprio bello fare le coccole a Pollicino“. Quando lo andiamo a prendere all’asilo, dice orgoglioso a tutti i suoi amichetti che quello è il suo fratellino, e non permette a nessuno di toccarlo. Insomma, sembra decisamente andare tutto per il meglio.
Con me personalmente ha pochissime rimostranze. Accetta con somma pazienza il fatto che io non ho molto tempo per giocare con lui, e mi richiama all’ordine se Pollicino piange, dicendo che devo sbrigarmi ad allattarlo. Certo poi capita che mentre allatto, devo leggergli 3 libri dei Barbapapà. Ma questo è poco male.

Tutta la sua gelosia, che comunque c’è, si è invece concentrata sul padre. GG non è più libero di fare nulla da solo. Viene seguito in ogni operazione, e costretto ai giochi più noiosi (ditemi chi tra voi non odia spingere il trenino di legno di Ikea, lungo la ferrovia, incessantemente per 1 ora di seguito). Ogni minimo rifiuto di collaborare al gioco, viene seguito da una crisi di pianto isterico, pipì incontrollate, e lanci pericolosi di oggetti.
Ieri la conversazione tra padre e figlio ha assunto una chiave quasi comica:
GG: “ma lo sai che io ti adoro
Vikingo: “Te adori me. Io adoro mamma e Pollicino
GG: “….
Vikingo: “E pure mamma adora me e Pollicino. Te invece adori solo me.
Insomma si è letteralmente impossessato del padre, che, a differenza della mamma, non vuole dividere con nessuno.

Oggi poi le ha superate tutte. Il Vikingo ha fatto un disegno da regalare al padre per il suo compleanno, raffigurante GG, io, e se stesso nella mia pancia. Alla domanda “e Pollicino dov’è?” mi ha risposto che Pollicino non c’è ancora. Prima lui, il Vikingo, deve crescere, poi quando lui è grande arriva anche Pollicino.
Tutto ciò per parlare delle infinite possibilità di forme di regressione.

(…to be continued)

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