Il viaggio di Navigare Sicuri e il dialogo

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NS romaMercoledì scorso, 15 maggio, a Roma l’ultima tappa di Navigare Sicuri di Telecom Italia. Dopo tanti temi trattati, siamo giunti all’incontro in cui si tiravano le somme.
E dunque? Cosa abbiamo imparato seguendo questo tour? Sicuramente abbiamo approfondito molti temi della rete, sicuramente abbiamo avuto l’occasione di parlare di consapevolezza nell’uso di internet, abbiamo affrontato argomenti a volte quasi del tutto sconosciuti.
Eppure mercoledì scorso, stando su quel palco, davanti a centinaia di dodicenni, mentre mi tremava la voce dall’emozione, perché sentivo che era un pubblico difficilissimo da avvincere, ho capito quale era davvero il tema centrale della campagna Navigare Sicuri.

Parlare davanti a quei ragazzi è stato emozionante e coinvolgente. Erano attenti, curiosi, partecipi. Ho capito solo da quel palco che il vero nodo centrale della questione è quello di trovare un linguaggio comune per parlare di temi che ci riguardano tutti allo stesso modo: adulti e ragazzi.

La generazione dei trentacinque/quarantenni e quella dei dodicenni sono praticamente allo stesso livello di esperienza sui temi della rete: molti hanno quasi gli stessi anni di navigazione alle spalle. Noi genitori e i nostri figli, in questo aspetto della vita, siamo del tutto alla pari.
E da qui nasce un’opportunità di dialogo che non possiamo perdere, perché forse storicamente non si ripeterà mai più. I prossimi genitori saranno più esperti e i prossimi figli ancora più digitalizzati.
Noi abbiamo l’occasione di imparare insieme ai nostri ragazzi, parlando la stessa lingua e trovando tanti argomenti e interessi in comune.

Come dicevo, sono stata coinvolta nella tappa di Roma e invitata a parlare ai ragazzi in sala e in diretta streaming, probabilmente a molti genitori. Avevamo tutti alle spalle un lavoro durato settimane sulla dipendenza da internet, sul cyberbullismo, sul sexting, sulla prevenzione dell’illegalità, sulla difesa della privacy e sull’adescamento on line.
Ma solo lì ho capito che l’interesse dei ragazzi per quei temi non era solo stato sollecitato dalla scuola: era reale e concreto. Erano davvero gli argomenti sui quali volevano essere informati e sui quali volevano chiedere sostegno agli adulti. Argomenti “loro”, sui quali noi siamo tenuti a informarci e a renderci competenti.
Vedere questi ragazzini travolgere di domande il Generale Rapetto è stata una boccata d’aria fresca.
Domande concrete, specifiche, curiose. A dimostrare che i ragazzini vogliono risposte precise e dirette ai loro dubbi. E l’unico modo per dare risposte soddisfacenti è… ovviamente sapere la risposta!
Per questo non mi stancherò mai di dire che noi genitori dobbiamo informarci, non banalmente per “controllare” i nostri figli, ma per saper dar loro le risposte che cercano, per dimostrarci presenti e credibili quando hanno bisogno di noi.

Ma non basta. I ragazzi devono poter trovare risposte anche a scuola. La loro istruzione deve passare anche attraverso il tema della consapevolezza in rete.
Non dovrebbe più essere un argomento collaterale, occasionale, spesso del tutto ignorato, bensì un’informazione consueta e frequente e dovrebbero trovare insegnanti preparati e informati.

Non perdiamo l’occasione di instaurare un dialogo con i ragazzi proprio in un’età in cui è difficile avvicinarsi a loro e impariamo a usare un linguaggio comune. Impariamo a chiedere a loro, a non nascondere i nostri dubbi, a confrontarci.
Non c’è niente di più elettrizzante e gratificante di sentire viva la loro attenzione e di poterli ascoltare e imparare da loro.

Se avete voglia di ripercorrere insieme a noi la tappa finale di Roma del tour Navigare Sicuri, potete rivederla a questo link. Dal minuto 38° troverete anche me!

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