Il tempo per i bambini: giorni, mesi, settimane

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    calendarioCi siamo mai chiesti davvero come percepiscano il tempo i bambini?
    Di solito i ricordi che riusciamo a conservare in età adulta appartengono ai 5/6 anni di età e degli anni precedenti (di solito mai prima dei 4) si ha memoria solo di episodi singoli, di luoghi, di situazioni precise. Quindi, da adulti, è praticamente impossibile, per i più, ricordare come sentivamo scorrere il tempo in età prescolare.

    Per i bambini è più facile percepire le scansioni temporali naturali, piuttosto che quelle “artificiali” o antropiche, quelle che abbiamo creato per l’organizzazione sociale. Quindi è facile percepire lo scorrere dei momenti di giornata anche da piccolissimi, ma non comprendere la durata di un’ora. E’ praticamente impossibile che un bambino di pochi anni possa aver chiaro il concetto di settimana e anche il mese è difficile da inquadrare, mentre le stagioni sono già più chiare.

    Cosa comporta questo? Che spesso ci innervosiamo inutilmente, cercando di spiegare ai nostri figli che oggi è giovedì e non si può rimanere al parco perché c’è la lezione di psicomotricità, o che è impossibile restare a cena dai nonni, perché domani è martedì e voi dovete essere al lavoro presto.

    Giovedì? Martedì? Settimana? Mese? Ma cosa vuol dire?
    La divisione del tempo in settimane è quella che maggiormente scandisce la nostra vita di adulti (giorni feriali e fine settimana sono l’alternanza che più ci condiziona l’umore e le energie) e nello stesso tempo quella più ostica per i bambini.
    Nulla in natura ha un ciclo che dura una settimana. La settimana è un tempo artificiale.
    Pensate alla divisione dei nove mesi della gestazione in settimane? Quanto ci avete messo per dimenticare come si conta il tempo in settimane dopo l’ultima gravidanza? Probabilmente un mese scarso e già 20esima o 28esima settimana non vi dicevano più nulla di rilevante.

    I bambini iniziano a percepire lo scorrere del tempo secondo la divisione in sette giorni solo con l’ingresso nella scuola primaria e neanche troppo facilmente nei primi due anni di scuola elementare.
    Anche un bambino abituato fin da piccolo ad andare all’asilo o alla scuola dell’infanzia, riuscirà solo a percepire che ogni tanto ci sono delle giornate in cui si sta con mamma e papà e non si va a scuola, ma senza capire bene la cadenza dei fine settimana. Fino a una certa età, ogni sabato e ogni domenica sono una specie di sorpresa! Cosa bellissima, se vogliamo, ma non utile a spiegare a un bambino che può dormire tranquillamente un po’ di più, senza bisogno di saltare sul letto di mamma e papà alle 6, tanto c’è tutto il giorno per stare insieme.

    Anche la giornata è facilmente e naturalmente scandita con l’orario dei pasti e con la luce (giorno e sera), ma il senso di quanto possa durare un’ora o dieci minuti arriva piuttosto tardi. Addirittura serve una certa dimestichezza con l’orologio per capire davvero cosa intende papà quando dice trafelato che tra 10 minuti bisogna essere pronti, altrimenti non arriveremo mai a scuola in tempo. O quando mamma avverte che tra 5 minuti si mangia e quindi è meglio mettere via le costruzioni o spegnere la tv.

    Insomma, noi genitori finiamo per prenderci tante arrabbiature e tanto nervosismo inutile, quando proviamo ad applicare ai nostri figli le categorie di tempo adulte.
    Un bambino di tre anni, per esempio, non ha idea di cosa voglia dire “al mare andiamo domenica, non oggi” oppure “sbrigati siamo in ritardo, tra un quarto d’ora dobbiamo essere dal pediatra”. Una spiegazione del genere finirà per generare un capriccio e una ferma resistenza.
    Soprattutto perché a questa assoluta mancanza di comprensione per le categorie temporali, si associa la percezione del solo tempo presente. Qui e ora. Senza un dopo e un prima. Quello che un bambino sta facendo in un determinato momento è tutto il suo universo temporale: pensare che dopo dovrà fare altro, è già di per sé un concetto strano.

    Non per niente nei primi due anni della scuola elementare, i programmi affrontano la comprensione dei giorni della settimana e della sequenza dei mesi: concetti che devono essere proprio memorizzati e appresi. Così come si lavora molto sulla “linea del tempo”, per comprendere passato e futuro, prima e dopo, ieri, oggi e domani.
    Una esatta percezione del tempo “adulto” arriva non prima degli 8 o 9 anni.

    E allora? Come si fa a superare questo gap? Si può rispettare totalmente la naturalità del tempo dei bambini, ma mi chiedo in quale mondo ideale ciò sia veramente possibile. Bisognerebbe non lavorare, non avere incombenze di alcun genere e annientare completamente le esigenze dei genitori.
    Oppure si trova un modo per rendere comprensibile anche ai bambini il “nostro” tempo. Senza però pretendere da loro l’elaborazione di concetti che non possono inquadrare.
    Allora è inutile dire a un quattrenne che tra un’ora dovrete essere di qua o di là. Meglio dire per tempo che, finita quella certa attività, sarà necessario uscire di casa: “Puoi completare altre due file di macchinine, ma poi dobbiamo uscire per andare dal dottore”.
    Meglio identificare i giorni della settimana con qualcosa che sappiamo si farà quel giorno: “Andremo a casa dei nonni dopo essere stati a nuoto, non ora”.
    Insomma, meglio scandire il tempo con dei fatti. In questo modo un bambino, anche piccolo, saprà quando aspettarsi un certo evento, mettendolo in relazione con un altro.

    Questo spesso richiede una certa capacità di previsione dei tempi necessari ai nostri figli per svolgere una certa attività. E non è detto che la previsione sarà sempre rispettata. A quel punto non resta che collaborare con loro per cercare di sveltire qualche operazione, ma di sicuro è inutile tirare fuori concetti come “ritardo”, “ora di…”, o ancora peggio “alle cinque”, “dopodomani”.
    Certo, è più difficile e meno naturale per noi adulti “calendarizzati” e “pianificati”, ma è di sicuro un metodo per arrabbiarci di meno. E quanto vale l’eliminazione di qualche fonte di stress?

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    11 COMMENTI

    1. Non si evince l’autore del post? In alto a sinistra sopra la foto c’è sempre scritto l’autore del post in questo sito.
      La mia fonte è l’osservazione della realtà, sicuramente con occhio “profano” o almeno non professionistico del settore (si, ma quale settore? Quale professione?)
      Immagino che ci saranno teorie contrastanti in proposito. Giustamente bene discuterne e confrontarsi

    2. Che cosa bizzarra! Sarebbe troppo lungo scriverne ora in questa sede, ma possiamo dirvi che noi sosteniamo l’esatto contrario e reputiamo che le incomprensioni tra genitori e figli non nascano dall’incapacità di comprendere dei significati ma dal non saper tradurre i significati più complessi, senza abbondare termini e legami logici, in un metalinguaggio comprensibile per i bambini. Non bisogna eliminare il lunedì ma saper fare l’impossibile, ovvero evitare di creare un sovraffollamento di informazioni discordanti e condizionanti per i bambini mentre si parla del lunedì! I fatti non sono meno complessi del nome di un giorno, soprattutto se ben conditi di aspettative e convinzioni sbagliate. Discutere del tempo e della temporalità come scansioni artificiali e naturali è trasporre l’uso strumentale del tempo che ne fanno gli adulti, a un uso fisiologico e pre-logico del bambino senza alcuna giustificazione. Dall’articolo non si evince l’autore, peccato, mi farebbe molto piacere sapere, a partire da quali esperienze e se ne ha fatte ha elaborato tali convinzioni. Cmq grazie per averlo postato, è sempre fruttuoso discutere e far discutere di certi argomentazioni apparentemente secondarie.

    3. BM, 4 anni, ha fondamentalmente due tempi oltre al presente: domani, che vale per ogni cosa nel futuro, e l’anno scorso, che vale per ogni cosa accaduta nel passato, e me fa tanto ridere ‘ sta cosa! È verissimo quello che dici, probabilmente in teoria lo sappiamo tutti bene, ma in pratica c’è ne dimentichiamo facilmente. Dopo un po’ di errori per esempio, ho capito che dare anticipazioni può essere deleterio, quindi niente più “sabato possiamo prendere la bici e andare al parco” o “la prossima settimana andiamo a fare la cosa bella che ti piace tanto!”. Creano entusiasmo immediato per qualcosa che non accadrà per un bel po’ e l’immediata delusione dopo aver provato a fargli capire che non può essere “adesso!”.

    4. Davide ha 5 anni e la sua percezione del tempo è molto personale. Sa che ci sono date importanti nel prossimo futuro: la fine della scuola, la partenza per il mare, il suo compleanno, l’inizio del campo estivo… Date la cui trepida attesa provoca non poco stress, a lui e a me. La costruzione di un nostro calendario, dove abbiamo evidenziato i giorni clou e dove quotidianamente mettiamo una bella X a testimoniare che un altro giorno è passato, ci è d’aiuto. Ha capito il passare dei giorni, sa che periodicamente arrivano sabato e domenica e non si va a scuola e sa che in estate, quando farà caldo, andrà al mare.
      Se vogliamo è anche consapevole della scansione dei diversi momenti della giornata, ma le cose si complicano notevolmente quando si parla di “prima” e “dopo”. Concetti assolutamente inaccettabili, soprattutto se legati all’interruzione di un’attività piacevole, grave causa di tensione. Capricci, litigi, estenuanti discussioni, fino a quando, lui, da solo, ha trovato una soluzione. Lui conta. Se deve interrompere un gioco mi dice «Conto fino a venti e arrivo». E lo fa davvero! Oppure se sta aspettando qualcosa mi dice «Mamma, fino a quanto devo contare?». E la cosa funziona. Non sempre, non in tutti i casi, ma è qualcosa!

    5. @lorenza: non sara’ fair ma se funziona!!
      @susy: certe mattine senza gatto non so come farei. Poverino!

      Io mi chiedo come percepiscano a due anni le ore di assenza dei genitori.
      Da quanto leggo sopra, stasera la mamma torna è un concetto troppo vago. Boh, spero non ne soffra troppo
      Ciao e grazie
      V

    6. @Susy coraggio,
      capisco la tua ansia, la mattina da noi ci sono dei giorni che fila tutto liscio, ma molto spesso è un continuo correre qua e là, io mi vesto a pezzi, cambio il piccolo, infilo la maglia alla grande, la merenda nello zaino, mio marito cerca di far restare il piccolo sul passeggino o lo stacca da qualche mobile su cui si è arrampicato…quando usciamo sembra abbiano gettato una molotov in casa. E’ normale, purtroppo…
      Il campanello dei 10 minuti vale solo per cose tipo il bagno, la fine dei giochi per mangiare etc. La mattina sarebbe impraticabile, lì mi appoggio alla tv o se riesco con le buone inventandomi qualcosa che strappi mia figlia dal sonno, tipo “vuoi vedere di che colore è oggi la cannuccia del latte?” oppure “guarda che tuo fratello sta bevendo dalla tua tazza” (vabbè, quest’ultimo non è proprio fair, però funziona :-))

    7. io ho iniziato da poco a elencare i giorni della settimana associandoli alle attività della giornata, ma più che altro da noi è capitale la questione “oraria”, dobbiamo sbrigarci perché se no la scuola chiude, dobbiamo andare via adesso perché la scuola chiude, oggi è lunedì e la biblioteca è chiusa, la scuola è aperta ma la chiesa è chiusa e cose così. da un po’ ha iniziato a chiedermi se il mare e la montagna sono “chiusi”, perché ha capito che ci andiamo in vacanza ma non sempre.

    8. Ciao Susy, quando la mia è addormentata come un sasso per svegliarla metto un disco che le piace (tipo Peppa Pig o cose del genere). Quello che devo ancora imparare invece è vestirla giocando senza sclerare, lì è decisamente più bravo mio marito =_=

    9. Questo è un argomento che è fonte di forte stress per me, mamma lavoratrice, perennemente in ritardo.
      Ho un bambino adorabile di 2 anni e 4 mesi che mi chiede OGNI SANTA MATTINA, “dalla zia NO???” (traduzione: oggi non andiamo dalla signora -per giunta bravissima- che me lo CRESCE). Poi arriva il venerdì ed io con soddisfazione gli rispondo “no, domani dalla zia NO, evviva!”. Ultimamente mi ha anche detto: “mamma, OGGI NON HAI TEMPO???”. Evidentemente ripropone frasi che io dico ripetutamente.

      Ci tiene molto a fare colazione assieme. Da questa mattina ho deciso di portarlo via in pigiama per dedicare piuttosto quel tempo che resta alle chiacchiere fra noi due. Sono in difficoltà e mi piacerebbe sapere per un bambino così piccolo quali stratagemmi usare (quale è quello del campanello ogni 10 minuti???).
      Inoltre, se prima si alzava alle 7.00 ora col cambio di orario non riesco a farlo anticipare, anzi ha allungato il sonno ancora di più ultimamente. Mi si spezza il cuore alzarlo quando è profondamente addormentato. Ditemi qualche buona parola, datemi un consiglio perchè forse il problema sono io che mi faccio troppi problemi.
      P.S. GRAZIE PER QUESTO SITO.

    10. A mia figlia verso i 4 anni hanno spiegato i giorni della settimana all’asilo e da lì ha iniziato a chiedere “mamma che giorno è? E’ vacanza?”. Oppure alle 8 di sera chiede “è vacanza ora?” perché per lei stare a casa = vacanza indipendentemente dalla durata.
      Ha comunque capito che nella settimana normalmente ci sono un certo numero di giorni di scuola (5 per lei è ancora indefinito) e 2 giorni di vacanza (2 invece riesce a padroneggiarlo, oggi + altro giorno).
      Quindi di solito chiede “mamma, domani 2 (giorni di) vacanza?”
      Se la risposta è “no, 3” perché c’è il ponte giubilo, se è “no, domani di nuovo scuola” perché si è dimenticata che è domenica allora pianti.
      E’ affascinante vedere come man mano diventi più consapevole del tempo che passa.
      Per quanto riguarda invece i tempi di preparazione, da noi o si mette il timer (10 minuti e esci dalla vasca) oppure usiamo la TV (alla fine delle winx ti vesti), funziona però quando cambiano gli orari dei cartoni per una settimana siamo fregati 🙂

    11. Buffo che tu lo dica, io mi ricordo che per spiegarmi il corso dell’ anno mi ero fatta uno schema topografico. Dicembre a casa vecchia dove abbiamo vissuto fino ai miei 8-9 anni, forse perché i Natali lì. Era una specie di ellissi basata sul mio paesello dell’ Adriatico, con la prima parte dell’ anno dove c’ era casa nostra e ancora più a sud non conoscevamo nessuno. L’ estate arrivava andando verso est, alla spiaggia. Con l’ autunno eravamo a nord, a scuola che ricominciava. E dopo l’ estate ricominciava la scuola, c’ era nebbia e grigio e si aspettava e poi di colpo era Natale. e Poi tornava la primavera e il giro ricominciava.

      Questa struttura geografica ancora mi influenza: a Toronto, che la grande massa d’ acqua ce l’ ha a sud e non a est come ero abituata io, mi perdevo per quei reticolati ordinati di strade, ma sempre con uno scarto di 90 gradi, fino a che non ho capito che il lago stava a sud. E la mia casa più accogliente ad Amsterdam era quella con un canale davanti casa, a est. Mi svegliavo la mattina con il sole che si rifletteva sull’ acqua.

      È evidente che per me lo spazio si capisce meglio del tempo.

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