Il mio problema con il mommyblogging

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Ripensandoci, con i figli nati nel 2004 e 2005, mi sono accorta dell’esistenza del mommy-blogging italiano molto tardi, quando avevano già quattro o cinque anni, e infatti in un certo senso devo dire che conservo nel cuore, con molto affetto verso la mamma che ero nei primi tempi, quegli anni di solitudine, e quindi anche di decisioni prese senza sentire il peso del confronto, non avendo neppure amici italiani con figli piccoli all’epoca, se non le mamme compagne delle sessioni prenatali, che poi ho ritrovato nei “play group” da piccolini.

Foto utilizzata con licenza CC0

E infatti riesco a collocare precisamente come e quando, e soprattutto *chi*, è stato il mio primo incontro con questa realtà: con il grande che cominciava la scuola dell’infanzia, volevo trovare sillabari o libri in italiano adatti alla sua età, per analogia con quelli che aveva qui. E così ho trovato un post in merito di Milano e Lorenza, su blogspot addirittura, che quindi voglio menzionare qui come la mia porta di ingresso, ma a nome e in rappresentanza di tutte le altre amicizie virtuali che ho stretto da allora, nella mia incarnazione in Supermambanana, e che ancora mi accompagnano, ancora spesso solo virtuali ma non per questo meno tangibili e presenti, sui social.

Sono stata comunque fruitrice del mommyblogging un po’ di striscio, e di nicchia, non ho avuto troppi contatti con quelli “famosi”, o i forum plurifrequentati, ma più con singoli blog individuali che mi colpivano per le affinità elettive, o per il modo veloce e snello di raccontare il quotidiano genitoriale della prima infanzia, o per come si fermavano a tentare di guardarsi da lontano, con obiettività e autoironia. È quindi in questo stesso spirito che ora mi sento di dire che ho, sì, un problema col mommyblogging.

È lo stesso problema, ripensandoci, che ho con le campagne, ora sempre più comuni, partite dalla famosa brand di prodotti di bellezza, sull’accettazione del proprio corpo per come è: il problema di quando un messaggio, dall’essere di rottura degli schemi, diventa pensiero comune. E non solo questo.

La rivoluzione dell’ammettere che si può essere genitori “non perfetti”, soprattutto madri, è stata fondamentale. Fondamentale e al contempo stupefacente nella sua ovvietà: ovviamente non si può essere genitori perfetti, anche perché cosa vorrebbe dire “perfetti”, non lo siamo tutti, imperfetti? Ovviamente non si può essere tutte modelle e modelli dal corpo perfetto, qualunque cosa significhi, non lo siamo tutti “imperfetti”, con i nostri corpi di tutte le fogge e misure? Cosa c’è di rivoluzionario nell’ammettere che il 99% della popolazione, nonostante non possegga un fisico conforme alle riviste patinate, vive, ama, ride, dorme, lavora, mangia normalmente giorno per giorno, E VA BENE COSÌ? Basta guardarsi intorno, come basta guardarsi intorno per trovare esempi di genitori incasinati esattamente come noi, e vanno bene così. Sono il 99%, togli o metti un punto percentuale.

La rivoluzione, dice, è ammetterlo. La rivoluzione, anzi, è non solo ammetterlo, ma esserne fieri. Del corpo taglia larga. Del capello cicorioso. Della carnagione non eterea. E della ineffabile, meravigliosa attitudine approssimativa del genitore appena diventato tale.

OK, la rivoluzione è ammetterlo, ma quando la rivoluzione esplode, e scende nelle piazze, e diventa “mainstream”, rischia di essere fagocitata dal mainstream, e di snaturarsi. Nel mondo della bellezza, per continuare l’analogia, “accetta il tuo corpo” è ora quasi un topos letterario, ci sono campagne e campagne, dopo quella prima, in cui i grandi marchi usano questo topos. E lo usano proprio nello stesso modo in cui prima usavano il corpo perfetto: non vi stupirà (o si?) apprendere che alcuni marchi che adoperano modelle di taglia larga nei loro spot, poi non hanno nella loro linea di produzione che va al pubblico i prodotti per le taglie larghe, come non li avevano per le taglie mini del resto. E così anche la mamma imperfetta, “splendidamente ironica”, è un topos, ce lo ritroviamo riproposto in tanti contesti, film, libri, spot.

Va bene, direte, l’importante è la diversità, la pluralità nell’offerta. Certo. Ma esiste un rischio più insidioso.

Nel mondo della bellezza, dal messaggio iniziale di “siete belle come siete” si è passati, nella corsa a trovare sempre idee di cui la gente possa parlare, cose che vengano rimbalzate, mipiacciate, e viralizzate sui social, al messaggio più sinistro di “non vi piacete come siete”. Tornate con la mente alle ultime campagne pubblicitarie. Voi pensate di essere così, e invece no. Vi vedete così, ma avete torto. Voi avete un’opinione bassa di voi stesse. Il problema non è il mondo che vi ha propinato un’immagine falsa, no, il problema è la vostra autostima. Il problema è nella vostra testa. Il problema siete voi. Quindi, siete voi che attivamente (vedi, usando i nostri prodotti, ma va bene lo sappiamo che è lì che volevano arrivare) dovete adoperarvi per cambiare, pensare diversamente, essere diverse. Che, se ci pensate, è lo stesso identico messaggio “aspirational”, che passa attraverso la auto-deplorazione, di quando ci volevano “perfette”.

E insomma a volte mi chiedo se non sia successo in fondo lo stesso con la percezione della genitorialità. Se dall’ “accettatevi come siete, con tutti i vostri casini” non si sia passati, gradualmente, magari inconsciamente, ad un’esaltazione di un certo comportamento arraffazzone e negligente da un lato, e dall’altro alla colpevolizzazione più o meno esplicita del genitore che si sente in difficoltà perché “non sa vivere in modo semplice”, non sa ironizzare, non sa trovarsi modi e termini per downshifting, decrescere, tornare al peace&love. E giù di ricette di “bellezza interiore”, ché dobbiamo essere aspirational.

Mi piacerebbe capire se questa è solo una percezione di quelli “della vecchia guardia”, che al solito vestono gli occhiali rosa quando si parla dei bei vecchi tempi, o se i genitori che ora hanno bimbi piccoli sentono il peso di questa visione della genitorialità sbattuta davanti ai loro occhi assonnati dalle notti bianche. Se ve la sentite, commentate qui sotto? E’ un appello.

Questo, certo, per la genitorialità dei primi anni. Per quella dell’adolescenza no. O non ancora. Ma di questo, come si suol dire, ne parleremo la prossima volta.

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8 COMMENTI

  1. Ciao
    My two cents, ti ringrazio per l’analisi. In effetti spesso il messaggio è “colpevolizzante”: prima era non riesci ad essere il super genitore tutto perfetto che lavora, studia, viaggia e fa solo cibo bio; adesso non riesci a ironizzare abbastanza (che alla terza notte in bianco sfido chiunque ad ironizzare su qualsiasi cosa). L’avevo notato più nelle campagne beauty, ma in effetti anche in ambito genitoriale c’è sempre una certa pressione.

    Io il mommy blogging italiano l’ho consosciuto intorno al 2011/12 per cui non sono della vecchia guardia, ma nemmeno di primo pelo. Però alla fine GC è rimasto l’unico che leggo. Più un paio di altri blog, ma che sono molto meno assidui.
    Grazie
    V

  2. “L’esaltazione di un certo comportamento raffazzone”
    Qui mi è partita la ola?
    L’articolo dice benissimo un pensiero che avevo in mente confuso, un certo fastidio che, a volte, provo nel leggere i post delle blog-mamme.
    C’è stata una tappa importante raggiunta negli scorsi anni, abbiamo scoperto che non c’è un solo tipo di mamma. Si è interrotto il tramandare di famiglia del modello genitoriale che aveva i suoi dogmi, il confronto tra pari e con ironia è stata una conquista. Ma, come benissimo è scritto nell’articolo siamo in parabola discendente. Perché non solo i figli crescono ma anche le mamme dovrebbero farlo, volenti o nolenti e se raffazzonare per poca esperienza o sovraccarico è inevitabile all’arrivo del primo bimbo o quando sono piccolini, questo resta un punto di partenza. L’adolescenza vuole mamme ben salde in mezzo alla tempesta. Ci vuole preparazione e conoscenza più che ironia e approssimazione acchiappa like.
    Complimenti per l’articolo.

  3. Devo dire che nel post ci sono diverse riflessioni che mi è capitato di fare spesso ultimamente. Sarà che ho una figlia preadolescente, una in mezzo e una di cinque e tantissime amiche che invece hanno figli più piccoli, dall’età della mia terza in giù… sarà che dopo anni in cui hai seguito più o meno tutto il mommyblogging italiano ti pare tutto già scritto, già letto… però ho addosso quella sensazione di “ok, passiamo al prossimo argomento” 😀

    • Ma questo mi pare anche giusto, che chi ha figli grandi cerchi altri spunti, ma non mi sento di voler dire “tutto è stato già detto” perché ogni nuova generazione deve confrontarsi con i suoi problemi, non so quanto sia di aiuto dire si di questo si è parlato in un blog nel ’99 ad una nuova famiglia. Quello che mi chiedo è un’altra cosa, e cioè se il blogging ora è di aiuto alle nuove famiglie, se lo percepiscono con lo stesso sentimento consolatorio con cui lo abbiamo percepito noi, o se si sentono ulteriormente avviliti dal non riuscire ad essere leggeri e ironici 😀

  4. Non so decidere se anche questa riflessione sia, come spesso è già accaduto, un pensiero d’avanguardia a cui nessuno sa arrivare come Supermambanana, con la sua capacità di vedere al di là, di sentirsi diversa tra i diversi e per questo più “uguale” di chiunque altro, o se sia un complicato virtuosismo. Probabilmente, proprio perchè la ragazza ci ha già stupito in passato, la prima che ho detto. ?

    • non lo so neanche io Marica 😀 Supermambanana è nata come la realizzazione di essere un clone identico a tutti gli altri, come dicevo nel mio post di presentazione anni fa, quindi magari sono vere entrambe

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