Il mio bambino non mangia: il problema

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Questo è un problema molto diffuso e particolarmente insidioso per la mamma. Ne parlo perchè mi ci sono ritrovata in prima persona e perchè solo ora, quando l’approccio di mio figlio con i suoi pasti si è normalizzato, mi rendo conto di aver vissuto la sua strenua opposizione al cibo come una questione personale, un duello tra me e lui e, peggio ancora, un rifiuto da parte sua, non solo verso il suo pasto, ma anche verso di me.
Il vero problema è proprio questo: la mamma, ed insisto, soprattutto la mamma, perchè il papà spesso riesce a rimanere più lucido in merito, tende a caricare di molti significati il rifiuto di mangiare del bambino. Non bisogna essere degli psicologi per rendersi conto che la mamma ha un rapporto diretto con il nutrimento del figlio nei primi mesi e tende ad estendere questo rapporto anche oltre l’allattamento, dato che nella maggior parte dei casi il cibo, che non produce più lei direttamente, è comunque scelto, acquistato e preparato da lei. Quindi il meccanismo è semplice, banale direi, quanto sbagliato: se rifiuta il “mio” cibo, rifiuta me.
Non c’è niente da fare, non lo neghiamo noi mamme che ci siamo ritrovate con davanti un bambino con la bocca serrata! Facciamoci un esame di coscienza ed ammettiamo che quella bocca perentoriamente chiusa ci getta nell’angoscia più nera… e, se siamo lucide e presenti a noi stesse, riusciremo a renderci conto che fame, nutrimento, crescita e pasti equilibrati c’entrano ben poco.
Lo so, non è facile: io lo capisco solo ora e, per questo, vorrei aiutare qualche mamma (ed insisto solo in questo caso sulla “mamma” e non sul genitore in genere) ad uscire dall’ansia un po’ prima di quanto è accaduto a me.
Continua con la parte seconda: affrontiamo il problema

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8 COMMENTI

  1. vi prego aiutatemi!! Ludovica che tra poco farà 23 mesi pesa solamente 9 kg spaccati ne di + ne di -…. Il problema è che non mangia nulla, cioè il nulla!!!! passa giorni interi dove nel suo stomaco non entra niente ne a pranzo ne a cena e in + sono tipo 2 settimane e mezzo che non vuol sapere nulla della pasta (nessun tipo e con nessun condimento) riesco solamente a darle i latte assolutamente senza biscotti (xkè sennò lo sputa). Le ho provate di tutte, a farla mangiare con altre persone, andando fuori, con la tv accesa, con la tv spenta, giocandoci in tutti i modi ma nulla!!! Io sono disperata. Abbiamo fatto ieri la celiachia a la tiroide e io spero che sia ttt a posto, ma almeno sarebbe una risposta se fosse malata… Sono disperata x me è diventata una malattia arrivare al momento del pasto.

  2. Ah, leggo ora questo post.
    Ma allora sapevi già tutto dal 2008 🙂 Ma allora che mi fai perdere tempo a rispondere quando basta linkare questo post davvero attuale :D:D

  3. Questo è stato il primo post che ho scritto per questo blog, proprio perchè una delle più grandi difficoltà della mia esperienza di mamma è stata proprio quella di fare i conti con il rifiuto del cibo del mio bambino.
    Come ho già detto, soltanto oggi, che posso dire di esserne più o meno uscita, mi rendo conto che il modo in cui io ho vissuto la cosa non ha fatto altro che peggiorarla.
    Quindi non me la sento proprio di pormi come esempio: se non avesse cominciato il mio sorcetto a nutrirsi in modo più o meno normale, io forse ora sarei depressa ed avrei dato il colpo di grazia al mio matrimonio. Infatti la questione è stata anche alla base di molte liti familiari, dato che mio marito riteneva che io mi accanissi sulla questione dei pasti di nostro figlio in modo assolutamente esagerato ed immotivato.
    Ad oggi mi rendo conto che, come spesso succede, la verità (che “molto spesso non è pura e mai è semplice”, come diceva O. Wilde) stava nel mezzo: se io sopravvalutavo ed interiorizzavo il problema cibo di mio figlio, mio marito, per reazione, tendeva a sottovalutarlo. Siamo stati ad un passo dal rendere il rapporto di nostro figlio con il cibo molto problematico.
    Alla fine il piccoletto è stato più equilibrato di noi ed ha deciso di interrompere il digiuno, restando però SEMPRE e COMUNQUE uno a cui il mangiare interessa poco.
    Ed anche oggi si fa le sue serate di digiuno… ed anche adesso io ho la tentazione di disperarmi perchè ha saltato la cena… poi rifletto, mi ricordo che ha mangiato colazione, pranzo e merenda… faccio un bel respiro… e cerco di far finta di nulla.
    Tutto sommato per essere due genitori che tendono abbondantemente al sovrappeso entrambi, abbiamo un figlio snello e, quindi non possiamo che rallegrarcene.
    Però non sai quanto ti capisco. Perchè ora tu sei nel bel mezzo dell’inquietudine.
    Quello che posso consigliarti, se può servire a quelcosa, è di non “arrabbiarti”, perchè stimoli in tua figlia un atteggiamento di chiusura ancora maggiore nei confronti del cibo: più mi arrabbiavo, più mio figlio piangeva e si arrabbiava a sua volta, meno sentiva lo stimolo della fame. Infatti ho notato, anche oggi, che lui più e rilassato e più mangia volentieri.
    Cerca di avvicinarti all’ora del pasto senza angoscia. Si, lo so, non è facile, ma i bambini avvertono la tensione: prova a non sederti a tavola come se stessi seduta su una sedia di chiodi!! Prova a pensare ogni tanto “come va, va!”.
    Non so se hai letto il mio post “scoprire le verdure” in cui consiglio di coltivare insieme ai bambini qualche piantina di ortaggi insieme. Lo stesso principio può valere per ogni cibo: PREPARATELO INSIEME.
    Visto che la tua bambina ha già 3 anni e mezzo, sarà perfettamente in grado di aiutarti a fare, per esempio, delle polpette, oppure un bel pesto per condire la pasta (magari con del basilico coltivato da voi in balcone o in un vasetto su un davanzale). Alleggerisci la tensione legata al cibo ed al pasto: falle preparare un bel piatto per il papà, che potrà esibire come un trofeo.
    Divertiti anche tu. Rilassati: con i bambini è come una formula magica!
    Il mese prossimo il tema sarà tutto dedicato all’alimentazione, dall’allattamento in poi. Continua a seguirci.

  4. ciao , mi serve proprio questa tua mail , ho una bimba di 3 anni e mezzo che addirittura alle volte salta i pasti e arrva a quello successivo senza troppo entusiasmo, che angoscia per me, alcune volte mi sforzo di non arrabbiarmi ma quando anche alla mattina rifiuta una misera tazza di latte , cado nella disperazione ….cercherò di fare come te , anche se non so se riuscirò.

  5. […] (Segue dalla prima parte) Vi racconto, per prima cosa, la mia esperienza. A., a 7 mesi ,ha smesso di prendere il mio latte. Già dal 6° mese avevamo iniziato lo svezzamento e, proprio in que momento, si è presentato l’angoscioso problema. A., oggi lo so meglio di allora, non è un tipo che ama le novità, figuriamoci perciò passare dal meraviglioso latte, rassicurante e consueto, a quella strana pappa… Ed infatti A. ha deciso di chiudere la bocca e, se do retta alla mia memoria più emotiva, l’ha chiusa per tutti i due anni successivi… A. mangiava anche un solo cucchiaino a pasto. E per me era una specie di alto tradimento. Ho preparato di tutto: creme, pappe, carni al vapore omogeneizzate in casa, omogeneizzati comprati, brodi, passati… Ma era sempre la stessa cosa: nei giorni buoni arrivava a 5 o 6 cucchiaiate, nei giorni neri decisamente meno… Ed io mi disperavo. Ho discusso con tutti i miei familiari, marito in testa: per me era impensabile che non condividessero la mia angoscia. La pediatra non era preoccupata: A. cresceva, anche molto bene: poco peso e molta altezza, fasce muscolari più sviluppate della media per la sua età. Insomma nessuno si preoccupava tranne me: la mia conclusione, ovviamente, era che loro erano incoscienti! Anche se mi rendevo conto che A. stava benissimo, ma non capivo il perchè di quel suo rapporto con il cibo. A lui il cibo proprio non interessava: era un fastidio, un’inutile interruzione delle sue attività, una faccenda da sbrigare prima possibile, quindi, appena la fame si era un po’ placata, per lui poteva bastare. Ma A. aveva anche un segreto: beveva tanto, tantissimo latte. Prima latte in polvere di proseguimento, dal 7° mese all’anno di età, poi, dopo il nulla osta della pediatra, comune latte intero di centrale. E li sì che era felice! Latte buono, veloce da bere, che riempie il pancino senza perdere troppo tempo! Insomma A. sapeva cosa fare! Aveva ragione la sua saggia pediatra: A. sapeva regolarsi. L’istinto del bambino, ancora non inquinato dalle abitudini e dalle convenzioni, dagli stimoli esterni ed estranei, lo portava a regolarsi e ad assumere esattamente le calorie necessarie. Certo! Magari sul torace gli si intravedeva qualche costoletta di troppo… però era alto e longilineo!! Il primo anno di asilo però, è stato terribile! A. l’aveva presa malissimo e non avevamo trovato sostegno da parte delle maestre: ha pianto praticamente per un anno, ma di questo parleremo senz’altro un’altra volta. In quell’anno ha saltato tutti i pranzi. E li era ancora peggio da sopportare, perchè non mangiava per il disagio. L’anno successivo, cambiato asilo, cambiato approccio ed insegnante, i pasti andavano giù che era una bellezza! Insomma, oggi, a 5 anni A. mangia di tutto, mangia più o meno volentieri, mangia la quantità che crede, nulla di più. A volte non ha voglia di mangiare… ma è giusto così! Capitasse più spesso anche a me! Ed io? Io mi angoscio ancora, che credete! Ma ho capito che è inutile e nocivo e cerco di controllarmi e di rilassarmi, riflettendo su quello che vi dirò. Secondo me, i primi punti essenziali da tenere a mente sono: […]

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