Il magone del primo giorno di scuola

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La timeline di Facebook è tutta un fiorire di foto di bambini in grembiule, o con lo zaino sulle spalle, o seduti al banco, tutte corredate con frasi di orgoglio genitoriale (per onestà devo dire più materno), di nostalgia per quando la creatura era un tenero frugoletto roseo, di rassegnazione per il tempo che passa…
E io invece ho un magone che levati!

Foto di Ian Burt utilizzata con licenza CC
Foto di Ian Burt utilizzata con licenza CC

Non è per tutte quelle storie di figli che crescono e mamme che imbiancano: il passare inesorabile del tempo, me lo restituiscono tanti altri particolari quotidiani, senza attendere giornate emblematiche. E’ proprio un problema di primo giorno di scuola.
Da circa 41 anni della mia vita è così: a me settembre piomba in testa come una tegola, lasciandomi un senso di ineluttabilità. Tocca cominciare!
Con l’inizio della scuola di Andrea, questa sensazione, che prima era diluita nelle prime settimane del mese, è tornata a concentrarsi proprio sul primo giorno di scuola. Fino a ieri, anche se io ero tornata al lavoro, lui era in vacanza e ci potevamo ritagliare degli spazi per sentirci tutti in vacanza. Oggi no. E’ proprio finita!

Avessi poi un figlio di quelli che esultano per il rientro a scuola! No, lui condivide perfettamente con me questa sensazione di: ok, magari mi annoio anche dopo troppa vacanza, ma preferisco annoiarmi che tornare a scuola.
Ti capisco! Pure io preferisco ciondolare che prendermi le mie responsabilità, sai?

Il punto è che averlo intorno tutto il giorno a volte è complicato, a volte molto complicato, ma il più delle volte è piacevole. Ma non è solo questo.
E’ un problema mio personalissimo: se lui inizia scuola, l’estate è davvero finita e non ci sono più scuse per…… [riempire lo spazio a piacere con tutte le cose da cambiare e sistemare nella vita].

Esprimo la sensazione di magone ai miei colleghi che scrivono qui su genitoricrescono e, come spesso accade, mi aiutano loro a mettere in ordine i motivi di questa sgradevole sensazione.

– Ad esempio, quest’anno mi sono accorta di un cambiamento epocale. Quando erano più piccoli non vedevo l’ora che finissero le vacanze, quest’anno non volevo proprio. Non volevo rientrare al lavoro, non volevo che loro iniziassero la scuola, volevo trascorrere più tempo con loro, perché finalmente in vacanza si sta in vacanza. E’ iniziata l’era in cui sono sufficientemente grandi per fare conversazione, godersi una gita, fare cose insieme con il piacere di stare insieme, meno litigi, meno crisi, meno preteste. Loro si intrattengono di più da soli, giocano insieme, e ti lasciano anche del tempo per te stessa.

– Non lo so, forse a questo ci ero arrivata da tempo, al fatto che con loro mi diverto. Mi sembra normale che ricomincino la scuola, la vivo come una cosa serena. E’ stata dura quest’estate stare tre settimane senza di loro, ma anche quello è stato importante, ricordarmi chi sono a prescindere dalla famiglia. I figli a volte sono un alibi per non affrontare cose profonde di noi.

Il magone non c’entra niente con loro, è che a volta capita, punto, anche in mezzo all’anno, la giornata che dici maronna li vorrei qua, ma credo, ahimè, che abbia poco a che fare con la maTritudine e molto a che fare con inquietudini interne, e visto che poi passa così come é venuto, di solito, cerco di scindere le cose e non pensare ai ragazzi in queste situazioni, se ci riesco. (Nel senso tutto particolare che la genitorialità è una cosa così forte che quando annaspi, allunghi la mano, e nove volte su dieci è loro che ti capitano sotto le dita, ma non è detto che siano la causa dell’annaspare o la conseguenza).

Ed ecco qui, begli amici! Mettermi davanti al fatto che il primo giorno di scuola, col mio magone, c’entra poco.
C’entra il passare delle stagioni che cozza contro la voglia di fare dei cambiamenti che non si realizzano mai in concreto.
C’entra quella sensazione sgradevole davanti ai mutamenti, che siano anche un banale cambiamento di ritmo.
C’entra con la distrazione che ti dà avere un figlio intorno, mentre invece, da soli, è più facile concentrarsi, anche e soprattutto su se stessi.
Ma poi basta dargli il via, fare un bel respiro, prendere un altro caffè e guardare il sole che ancora entra dalle finestre. L’autunno è una stagione lieve e piena di possibilità.

“Ah, when to the heart of man
Was it ever less than a treason
To go with the drift of things,
To yield with a grace to reason,
And bow and accept the end
Of a love or a season?”

Robert Frost

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4 COMMENTI

  1. Cavolo, ma dov’ero io quando avete fatto questa conversazione?
    Probabilmente ad annaspare, a tergiversare, a osservare stupita il mio capello bianco, a cercare di capire se Lucia, quando le ricordo che è nata di neanche 2 kg e giovedì inizia le medie, ride ancora, o è un po’ scocciata.

  2. Oh ecco grazie eh finalmente qualcuno che ha capito il mio discorso, io questa sensazione ce l’ho anche che sono piccoli, con Stefano posso fare dei discorsi, Paolo mi riempie le giornate, prendermi dei momenti di vacanza che non torneranno, si mi mancano terribilmente, difficile lavorare con loro intorno, difficilissimo, ma ne vale la pena, ci sono momenti che non torneranno più, e il magone è qui a prendermi.
    Elena

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